Tra le mie varie manie, c’è quella di collezionare vecchie riviste; e quando dico vecchie intendo proprio vetuste.

Tra quelle “femminili”, come l’ “Encyclopédie des Jeunes Femmes”, un periodico francese annata 1875, una tal Madame Myosotis -“esperta d’igiene muliebre“- insegnava alle giovani donne:
Come lavarsi quotidianamente in modo perfetto senza sprecar né tempo né acqua”.

Allora l’acqua corrente nelle case era ancora ben poco diffusa, e il riscaldamento non era certo quello a cui siamo abituati oggi; lavarsi la mattina era quindi un’operazione che – soprattutto in inverno – andava svolta nel minor tempo possibile onde evitare la broncopolmonite.

Innanzitutto occorreva ovviamente “cavar l’acqua dal pozzo”; di quest’acqua, “porne a bollire tre litri, avendo cura d’unirvi qualche scorza di limone per disinfettarla”.

Poi “versate l’acqua calda nella brocca, e ponetevi spogliate di fronte alla bacinella del lavabo, avendo cura di porre sotto i vostri piedi un largo canovaccio atto ad assorbire le gocce cadute”; ricordo che i “lavabi” con le relative brocche erano nelle camere da letto o posati sui comò  (per questo i comò antichi hanno spesso il piano di marmo) o su strutture in ferro battuto .

Madam Myosotis, con tono da istruttore di palestra, prosegue con la descrizione delle “manovre nettatorie” :

Immergete una spugna nell’acqua, strizzatela e passatela velocemente su braccia, spalle, collo, busto e pancia affinché la pelle risulti umida; sfregate ora sulla spugna un poco di sapone, e risfregate le stesse zone con energici movimenti circolari.
Con una pezzuola di lino intrisa d’acqua e ben strizzata, togliete immediatamente ogni traccia di sapone, e asciugatevi rapidamente per non prender freddo
”.

Me la immagino col cronometro in mano, a misurare il tempo alla lavante…

Pulita la parte alta del corpo, si passa a quella bassa:

Con la spugna strizzata inumiditevi ora anche, gambe, estremità inferiori (alias piedi, ndr) e là (“là”, sic); insaponate, e sfregate con energia- stavolta con movimenti verticali- sulle parti.
Colla pezzuola bagnata togliete il sapone, e asciugatevi con cura.
Versate infine l’acqua sporca della bacinella in un secchio; sarà preziosa per detergere i pavimenti della cucina
”.

Alla faccia del Mastro Lindo.

©Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

24 Replies to “”

  1. Quei completi bacinella e brocca sono bellissimi; nella vecchia casa dei nonni in campagna ce ne sono ancora, uno in ogni stanza da letto, in bella mostra sui comò.

  2. Siamo stati tre giorni senza riscaldamento e per tre giorni ci siamo lavati esattamente in quel modo lì ;oDD

  3. Me la sono anche figurata Madam Myosotis. Alta, magra, seno alla Lollobrigida, labbra sottili. Della serie, guardmi ma nun me toccà che prendi la scossa.

  4. Madam Myosotis già profumava di suo per via del nome? E i myiosotis si chiamano così per via della Madam? Mitì sopporta le mie allegrotte esternazioni,oggi in ufficio si è brindato con il Brachetto D’asti, per festeggiare una fresca 60enne, e siamo tutti un pò appannati;@)

  5. i poveracci un tempo si lavavano solo per le feste e una volta al mese, di domenica, immagino che quell’acqua dei piedi usata per i pavimenti abbia ben contribuito alle varie febbri e malattie endemiche che hanno colpito l’Europa alla fine dell’800 e agli inizi del 1900.
    ;)

  6. Mi hai fatto ricordare lo sconcerto di una pro-prozia che non risuciva a capacitarsi della necessità della doccia quotidiana da parte di noi gggiovani debosciate e maniache igieniste :)

  7. {°)), sapessi quanti ancora oggi – pur avendo in casa fior di bagni- fanno la doccia/bagno completo una sola volta alla settimana…E i risultati “si sentono”, ahimé.

  8. Gennaio 1999 trasferito per due settimane nella vecchia casa della nonna per alcuni lavori in casa, ho lottato strenuamente con la vecchia caldaia a gasolio per farla ripartire, senza esiti per 10 giorni, e mi si diceva fossero lavaggi tonificanti:)

  9. E i bambini nudi in piedi nella conca di plastica con abluzioni che vanno dalla testa ai piedi? Tenendo conto di come si conciano i bambini in campagna tanto valeva leccarli come fa il gatto! … Comunque mia nonna di 93 anni continua a lavarsi con le pezze, infilata nella doccia e strigliandosi fino a farsi andar via la pelle, altrimenti con la sola doccia e bagnoschiuma non si viene puliti!

  10. mia madre mi raccontava che ogni mattina, alle 6, a reno di tizzano, scendeva nell’aia, il contadino spaccava il ghiaccio nell’abbeveratorio delle mucche, e lei, bimba di 7 anni si lavava; poi nel sentiero, fra due alte pareti di neve, andava fino a scuola, erano 4 chilometri; mi raccontava che quell’acqua gelida poi provocava una reazione di calore, camminando; mi è venuta in mente questa cosa in una magnifica sequenza del film “l’uomo che verrà” di giorgio diritti;
    oggi, lavarsi e potersi lavare non è considerato un lusso, anche se l’accesso all’acqua pulita è negato a molti cittadini del pianeta, ma questo è un altro discorso

  11. hai detto giusto alla faccia di mastyro lindo che profumo di pilito i pavimenti, capiscox ivari prodotti x pavimenti ecc hanno super profumazioni disgustose e poi se non hai per ambiente il glende che ti profuma l’ariain soffi progtammati, come ricevi le amiche? sempre forte roger buona serata baxin

  12. Ricordo ancora negli anni ’50-’60 prima che mio padre costruisse nel nostro angusto WC la zona doccia, le due grandi tinozze che usavamo sia per il bucato, che per lavarci: quelle portate dall’Istria erano di metallo, poi dato che erano pesantissime, mamma le volle di plastica appena inventarono il Moplen (che Gino Bramieri pubblicizzava alla televisione, vi ricordate?.. ma signora guardi ben che sia fatto di moplen!). In queste noi entravamo in tanta acqua calda e dopo un “ammollo” mamma ci strofinava ben bene e ricordo sempre il bruciore degli occhi allo shampo VO5, cambiato poi con il Johnson per bambini che non bruciava. E poi con le dita energiche mamma strofinava la zona delle orecchie che pareva una punta d’acciaio entrasse nelle carni.

    Mitico nella mia memoria il bagno che feci nel febbraio del 1961: avevo avuto la varicella ed a fine febbraio dopo i fatidici 40 giorni in cui ovviamente l’acqua non si doveva toccare perchè deleteria per la malattia, mamma mi immerse nell’acqua calda. Fu la prima volta che apprezzai il vigoroso strofinio di mamma, perchè avevo patito tantissimo il prurito della varicella ed ero totalmente e costantemente ricoperta da talco mentolato, che ormai se mi davate una pacca sulla spalla appariva la nuvoletta, anche se mamma mi cambiava spesso il pigiama.
    Che ricordi Mitì, sei fantastica, entrare da te è sempre una bella sorpresa ed un piacevole ritrovarsi.

    Buon week-end Mitì, bacioni!

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