Lu Tintu


Proverbi e Modi di Dire sul Diavolo


Un cinico proverbio sardo, ma esiste identico anche in torinese e milanese, recita: “De amigos est bonu a nd’haer finzas in domo de su diaulu”, è bene avere degli amici anche nella casa del diavolo.

Poiché “è il padre della menzogna”, “il diavolo è nero, ma appare rosa”; da buon “Seduttore” attrae, nonostante il monito napoletanoquann’ ‘o diavulo t’accarezza, vo’ ll’ ànema”, quando il diavolo ti accarezza, desidera la tua anima.

Per gli scozzesi è un vescovo attivo nella sua diocesi”, che “seduce il giovane con la bellezza, l’avaro con l’oro, l’ambizioso col potere e il dotto con la falsa dottrina”: in compenso i veneti, più attenti al sodo, affermano “chi che ga paura del diavolo no fà schei”, non fa soldi.

Dicono che il diavolo “non sia brutto quanto lo si dipinge”; che il male che fa sia sempre imperfetto (“fa le pentole ma non i coperchi”, “insegna a rubare ma non a nascondere”); in realtà “il diavolo non va mai in ferie”, è sempre presente nella sua negatività: e, come affermano i francesi, “ciascuno ha il suo diavolo privato”.

Possiamo fare progetti sperando che “il diavolo non ci metta la coda” e ce li butti all’aria; ci sono giorni che abbiamo “un diavolo per capello”, ed è meglio girarci alla larga onde non essere “mandati al diavolo”.

Esistono persone che ne sanno “una più del diavolo”, e vivono sull’inganno; altre che paiono “avere un diavolo in corpo”, inquiete, mai soddisfatte, alla perenne ricerca di qualcosa d’impreciso che le realizzi, così come ci sono quelle che “fanno la parte del diavolo” in ogni istante della loro vita, come si divertissero ad instillare zizzania (“erba del diavolo“) e insicurezze.

I posti lontani e difficili da raggiungere sono “a casa del diavolo” (località che esiste per davvero, una frazione in provincia di Perugia) e talvolta ci troviamo di fronte a lavori o grane talmente complicati da risolvere che per riuscirci dobbiamo fare “una fatica del diavolo”.

Anticamente (come tutte le cose che incutevano paura) si credeva che solo pronunciare il suo nome ne suscitasse la collera e ne provocasse la comparsa: “parla del diavolo e verrà“. Da qui lo scherzoso modo di dire, quando si sta parlando di un assente e lo si vede arrivare, “parli del diavolo, e spunta la coda“.

Addirittura sotto il Governo Pontificio era assolutamente proibito dire in pubblico la parola “diavolo”; perciò, nei linguaggi popolari di tutta Europa, il suo nome è stato alterato o sostituito con altri.

Per questo motivo ancora oggi nello stesso ambiente clericale troviamo “la Bestia, il Nemico, il Maligno, l’Anticristo, l’Avversario, l’Incarnazione del male”; nel linguaggio popolare in Inghilterra è “il forte Dick” o “the old Mairy”, il vecchio peloso; in PortogalloScimmia di Dio”; in Spagna Don Martìn el Verdugo”, il carnefice; in Germaniader Leibhaftige” (lui in persona). In Ucraina è “quello che non va nominato”, in RussiaSpirito non nostro”.

In Valtellina lo chiamano “Sozzaroba”, a ParmaCullu là zo” o “Cullu da i cornén” (quello laggiù, quello dai cornini); in CalabriaLucibellu”, in Sicilialu Tintu”, il nero, l”Arsu cani” (da Cerbero) e “Maumma” (Maometto); nella Sardegna campidanese su Bugginu”, il boia e infine, in Piemonte, “Barbarustì” (zio arrostito).

E voi avete altri proverbi, modi di dire o nomi dialettali del Diavolo da suggerirmi?

Molengai: “parli del Diavolo e spuntano le corna”
“fare il diavolo a quattro”
“è un buon diavolo”
a pochi km da Lucca poi c’è “il ponte de Diavolo”

Mimosafiorita: Che diavoleria è mai questa?
Diavolo di un amico, che ci fai qui?
Porco diavolo! adesso ti faccio vedere di cosa sono capace…

Antar: Però non scordiamo che il Diavolo è anche Lucifero, colui che porta la luce. Appellativo con cui, data la mia abitudine di regalare candele, lanterne, lampade e affini, sono stato spesso indicato.

Roger: Dio ci manda la carne, e il diavolo i cuochi…
Quando i furbi vanno in processione, il diavolo porta la croce…
Silenzio perfetto
c’è il diavolo a letto
chi fa una parola
va fuori di scuola

Tittieco: Filastrocca che dicono i bambini quando hanno litigato e vogliono far pace:
“E’ arrivato il diavoletto che ci ha fatto litigà, è arrivato l’angioletto che ci ha fatto ripacià…pace pace pace… e libertà.


A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

24 Replies to “Lu Tintu”

  1. “parli del Diavolo e spuntano le corna”
    “fare il diavolo a quattro”
    “è un buon diavolo”
    a pochi km da Lucca poi c’è “il ponte de Diavolo”

  2. Che diavoleria è mai questa?
    Diavolo di un amico, che ci fai qui?
    Porco diavolo! adesso ti faccio vedere di cosa sono capace…
    Buongiorno e serena giornata.

  3. Però non scordiamo che il Diavolo è anche Lucifero, colui che porta la luce.
    Appellativo con cui, data la mia abitudine di regalare candele, lanterne, lampade e affini, sono stato spesso indicato.

  4. Dio ci manda la carne, e il diavolo i cuochi…..

    Quando i furbi vanno in processione, il diavolo porta la croce…..

    Silenzio perfetto
    c’è il diavolo a letto
    chi fa una parola
    va fuori di scuola

  5. Filastrocca che dicono i bambini quando hanno litigato e vogliono far pace:

    “E’ arrivato il diavoletto che ci ha fatto litigà, è arrivato l’angioletto che ci ha fatto ripacià…pace pace pace, … e libertà……

    buona giornata Mitì e a tutte/i !

  6. Giuseppe Giochino Belli – Sonetti

    ER DIAVOLO

    Un giorno Rugantino der casotto
    Liticanno un goccetto co la mojje
    Pe vvia de scerte bbuggere de vojje,
    Perze la fremma e jje gonfiò un cazzotto.
    «Diavolo porta via sto galeotto
    Che mme sfraggella indove cojje cojje,»
    Strillò Rrosetta: e, tràcchete, se ssciojje
    Un lampo, e scappa er diavolo de sotto.
    Cqua Rrugantino, appena c´usscì ffora,
    Je disse: «Avete mojje voi, sor diavolo?»
    E er diavolo arispose: «Nonziggnora.»
    Ma ddannoje un´occhiata ar capitello,
    Repricò ll´antro: «Nonziggnora un cavolo!
    Cuesta nun è ccapoccia da zitello.»

    Roma, 22 novembre 1832.

  7. fa le pentole….non fa i coperchi….ma fa le crostate….

    ricetta calabrese…adatta a palati resistenti…

    Crostata del diavolo
    Preparazione:

    Lavorate il burro con lo zucchero aggiungendo i due tuorli, l’uovo intero e la scorza di limone grattugiato. Successivamente unire lentamente la farina e il lievito fino ad arrivare ad un impasto omogeneo. Con una metà “foderate” la teglia dopo averla imburrata cospargendola con uno strato di marmellata di arance e aggiungendone sopra un altro di confettura di peperoncini. Ricoprite la teglia con l’altra metà dell’impasto al quale avrete aggiunto precedentemente le mandorle tritate. Cuocete in forno caldo per almeno mezz ‘ora e servite dopo aver spolverato di zucchero a velo. La confettura di peperoncini è facilmente reperibile nelle migliori gastronomie

    Ingredienti

    300 gr. di farina
    150 gr. di burro
    150 di zucchero
    due tuorli di uova
    un uovo intero
    un cucchiaio di lievito per dolci
    scorza di limone grattugiato
    150 gr. di marmellata di arance
    100 gr. di confettura di peperoncini
    100 gr. di mandorle pelate
    50 gr. di zucchero a velo.

    Tempo di preparazione:

    60 minuti

  8. “Il diavolo è sottile, ma fila grosso” con la sua subdola perfidia.

    C’è chi fa la parte del diavolo ( induce in tentazione o provoca in un contraddittorio) ,chi vende l’anima al diavolo (scende a qualsiasi compromesso) e altri che sono come il diavolo e l’acquasanta (non vanno assolutamente d’accordo) . “La farina del diavolo va tutta in crusca” cioè la ricchezza non acquistata onestamente si riduce a zero… così credono il buon diavolo e il povero diavolo :)

  9. Jnnùi non penetrada sa femina, non penetrada mancu su bugìu
    Dove non entra la donna , non entra nemmeno il diavolo.
    Ciao Mitì, scusa se ti correggo, ma si scrive “De Amigos” Ciao ciao!!!

  10. Su Bugginu pare derivi da uno sbirro aragonese molto temuto in Sardegna tempo fa, tale Bogin, così mi raccontava mio padre. Merita indagine ulteriore :-)

  11. E’ dièvul l’insegna a rubè, ma na a masè (il diavolo insegna a rubare ma non nascondere, come già scrivi tu).

    Quando c’è il temporale e si sentono tuoni fragorosi: L’è e’ dièvul che e bòta zò la mòi d’al schèli (è il diavolo che butta giù la moglie dalle scale).

  12. L’Alpe di Siusi è sempre stata un luogo storicamente prediletto per riti propiziatori pagani che affondano le radici nella preistoria dell’uomo. Con l’avvento del cristianesimo queste pratiche vennero considerate diaboliche e si diffuse la credenza che le streghe organizzavano sabba sull’Alpe con la presenza del diavolo in persona, ovviamente. Tuttora sul versante sinistro (in tutti i sensi !) dell’Alpe, alla Bullaccia, Puflatsch, esiste una “Hexenbänke” (panca delle streghe). Può essere interessante notare che il termine tedesco per strega, Hexe, filologicamente deriva dal greco aix, che significa “capra “, un simbolo demoniaco per eccellenza.
    Da ricordare infine i celebri Krampus tirolesi, in cui il diavolo assume forme anche femminili.

    ciao e a presto sui ns Blog Silenzi d’Alpe

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