Sceneggiamo?

 

che è successo
(Miezekatzen)

Che è successo?
Cosa pensa/dice il gatto bianco e grigio?
E quello in primo piano?
Che musica proponete come colonna sonora?
E che titolo date alla scena?

Mimosafiorita
Gatto in primo piano: sta scappando dalla camera da letto di una gatta, il maritogatto è arrivato all’improvviso.
Gatto biancogrigio; sta pensando je stà bene cosi se’mpara.
Gatto in primo piano:porca di una miseria, nun c’ho piu’ l’età pe corre.
Colonna Sonora: La Cavalleria Rusticana.
Titolo: Fuga per la vittoria.

Sancla
Gatto in primo piano: Andale, Andale, arriva arriva!
Gatto bianco/grigio: Qualcosa mi dice che non lo prenderanno mai come controfigura di Speedy Gonzalez
Colonna sonora: La Cucaracha
Titolo: Mission Impossible

Boh:
Il grigio ovviamente sta correndo al lavoro ma è in ritardo, il bianco e grigio pensa che si poteva alzare prima, il grigio pensa che stavolta lo sbatteranno fuori, la musica è quella di Speedy Gonzales. Titolo: Il cassaintegrato.

Beppe:
Cortile di casa.
Gatto bianco e grigio: Oddio, deve essere arrivato il veterinario per le vaccinazioni!
Colonna sonora: Guglielmo Tell
Titolo: Il terrore delle punture

ZiaPaperina:
Cortile di casa, ora di pranzo.
Gatto bianco e grigio: “Qualcosa mi dice che oggi la pappa ce l’ha preparata la figlia piccola…”
Colonna sonora: Ma tu vuri’ ‘a pizza
Titolo: Abbuffata mancata

MaxG:
Titolo: Il Topo
Musica stile sigla di Stanlio e Ollio.
Gatto bianco e grigio: – Che hai visto?
Gatto di corsa: – Un topo!

Breve Storia delle Pettinature

Già gli uomini primitivi avevano l’abitudine di acconciarsi i capelli con conchiglie e sassolini; gli Egiziani, per questioni igieniche dovute al clima, li tagliavano a zero e indossavano parrucche.

Le donne Assire li tenevano pioventi sulle spalle e intrecciati con fili di coralli e monete d’oro mentre per gli uomini la chioma aveva il ruolo di contrassegnare classe sociale, grado militare o politico: più erano alti in grado, più lasciavano crescere le  capigliature in matasse che coprivano spalle e schiene, adornandole con collane d’oro e perle, e più erano i giri delle collane, più importante era il personaggio.

I Greci consideravano i capelli un simbolo soprattutto maschile: più erano folti, più era “notevole” la virilità: essere calvo voleva dire essere presi in giro per tutta la vita.

FANCIULLAPOMPEIANA

Nella Roma della prima repubblica esisteva un’acconciatura obbligatoria per le zitelle e una per le maritate: le prime dovevano tirare e legare i capelli a coda con un semplice nastro chiaro detto anadema, le seconde intrecciarsi nastri di porpora tra le ciocche.
Il giorno del matrimonio, le fanciulle avevano i capelli sparsi sul collo e adorni di fiocchi di lana, simbolo di purezza secondo l’uso delle vestali; dopo la cerimonia, i capelli venivano intrecciati a forma di freccia, per simboleggiare il dardo sacro che lo sposo lanciava verso l’altare di Marte.

Per le matrone l’acconciarsi i capelli era azione complicatissima, che si svolgeva in una sala appartata della casa e, come diceva ridacchiando Terenzio, “durava un anno“.
La matrona entrava nella sala e per prima cosa compiva sacrifici alla Fortuna Virile, divinità che rendeva belle le donne brutte.

Poi veniva attorniata da minimo quattro “schiave ornatrici” armate di pettini e unguenti e ferri da ricci: se la pettinatura veniva male, la signora seccata le pungeva a sangue con gli aghi crinali, un incrocio tra forcine e spilloni.

acconciatura roma

All’epoca di Giulio Cesare (che nascondeva la pelata con un riporto e corone d’alloro naturale o di metallo prezioso) furoreggiò il colore biondo; ma dato che le romane erano tutte brune, all’inizio si accontentarono d’indossare parrucche create coi capelli di Galli e Germani; poi iniziarono a schiarirsi con decotti naturali o intrugli strani, come una pomata fatta con uova di corvo e sanguisughe putrefatte lasciate macerare per 60 giorni nel vino.

medioevo

Nel Medioevo si dedicavano ai capelli soavità spirituali; i cavalieri li spolveravano d’oro prima d’un incontro galante o li tingevano di rosso vivo prima d’una battaglia.

Le donne, che solitamente li avevano lunghissimi ma tenuti per pudore velati o nascosti in cuffie e particolari turbanti, se li tagliavano in segno di mortificazione e lutto sulle tombe degli amanti defunti; un debitore insolvibile presentava al suo creditore un paio di forbici affinché lo rapasse a zero: sarebbe stato suo schiavo fino alla totale ricrescita dei crini, che significava l’estinzione del debito.

Un guerriero catturato dal nemico e condannato a morte, chiedeva come grazia a chi doveva decapitarlo di non lasciargli intridere i capelli di sangue.
Si suggellava la pace tagliando ciuffi  ai contendenti e mescolandoli insieme, così come facevano i partecipanti a una congiura.

Nella Francia di Luigi XVI le pettinature divennero incredibilmente esagerate e dalle forme più assurde; quella del parrucchiere divenne una vera arte tanto che si fondò un’Accademia apposita.

Nel 1770, per acconciare il cranio di una nobildonna, oltre tonnellate di capelli posticci venivano usate sino a 14 canne di stoffa rigida che sostenevano pettinature alte anche 370 centimetri.

paolina

In epoca napoleonica, grazie alla passione per il classicismo, le acconciature femminili imitarono quelle delle antiche romane e greche.

Invece i capelli corti per le donne sono sempre legati a qualche rivoluzione.
Comparvero per la prima volta dopo il Terrore; Madame Thermidor aveva i capelli corti, e corti li portarono tutte le nobildonne sfuggite alla ghigliottina.

coco_chanel

Anche durante la Rivoluzione Russa le donne si tagliarono i capelli, e così durante la Prima Guerra mondiale, con la benedizione di Coco

Però generalmete in caso di guerra – e relativa miseria- il taglio dei capelli da parte delle donne aveva sopratutto un risvolto pratico; i crini venivano venduti a fabbricanti di posticci e toupet, in cambio di discrete somme. 

monroe

In seguito furono soprattutto le Dive a lanciare le mode delle acconciature: negli anni ’40 furoreggiavano permanenti con le onde  piatte alla Gilda/Rita Hayworth ; nel ’50 riccioli e onde (possibilmente platinate) alla Marilyn; nel ’60 cotonature esagerate o chignon a siluro  o a melone amati dalla Bardot, dalla Hepburn e da Mina; nel ’70 sia capigliature selvagge alla hippy, sia riccioli auricolari secondo la moda lanciata da Mia Farrow nel Grande Gatzby, sia il caschetto indeformabile della Carrà, sia gli scalati vaporosi alla buonanima della Farrah Fawcett

Dalla fine degli anni Ottanta abbiam visto di tutto; crini lunghi e corti; capelli dai colori arcobaleno, sparati, istriciti, ingommati, scolpiti, increspati, persino tante giovanissime teste pelate apposta, in macabro stile chemioterapia: il che faceva sospettare che si trattasse soprattutto di teste vuote.

Oggi la parola d’ordine pare essere “Fai un po’ come ti pare, che tutto va ben e pure lo spettinato è fashion”.

Il che, in fondo, è bello, consolante e pure molto comodo.

©Mitì Vigliero

Colonna sonora: Come porti i capelli bella bionda, Cochi e Renato

La Vita: Proverbi e Modi di Dire

Contessa, che è mai la vita? E’ l’ombra d’un sogno fuggente
diceva Carducci.

Ma dato che non siamo gatti che ne di vite ne hanno sette (o nove, a seconda delle latitudini) mentre noi ne disponiamo di “una sola”, è giusto cercare di trascorrerla al meglio, senza “rovinarsela” troppo e armandoci di santa calma; in Costa d’Avorio dicono “La pazienza é il vero amuleto per la vita”: e in fondo il “quieto vivere” cos’altro è se non un “elisir di lunga vita”?

Gli eventi esterni fanno di tutto per complicarcela; “La vita è un ramo di palma piegato ai venti”, affermano nel Gabon e i cinesi meno aulici chiosano “La vita è come una cipolla: se ne stacca un pezzo alla volta e ogni tanto si piange”: in poche parole, alla tedesca,La vita è bella, ma costa cara”.

Certo darsi alla bella vita restando in panciolle sarebbe un sogno, ma si sa che “La vita è fatta a scale, c’è chi scende e chi le sale” e in ogni caso tutti abbiamo le nostre lotte quotidiane: “La vita dell’uom su questa terra, altro non è che una continua guerra” o “Vivere, mi Lucili, militare est” (Seneca), “La vie est un combat” (Voltaire) o, più pacificamente, “La vita dell’uomo è un mare quasi sempre in burrasca” (Shakespeare).

Secondo gli indùOgni giorno della tua vita è una pagina della tua storia” e occorre scriverla il meglio possibile per noi, ma soprattutto per chi ci ricorderà quando saremo “passati a miglior vita”.
Perciò è utile rammentare sempre, come dicono a Milano, che “La vitta l’è on bòof”, un soffio o semplicemente, alla napoletana, “N’affacciate de fenestre”, un affacciarsi rapido al balcone del mondo.

Cerchiamo quindi di tenercela buona il più possibile la nostra vita, senza correre stupidi rischi inutili, arrabbiarsi troppo o affogare negli stravizi; basta seguire semplici consigli che non includono terroristiche proibizioni salutistiche, ad esempio il salentinoLettu e manciare picca (poco), vita longa e ricca”.

Perché, come affermano gli spagnoli, “La vita non sta nel vivere, ma nello stare bene” sia mentalmente che fisicamente: occorre possedere spirito d’adattamento, “L’uomo sapiente è capace di adattarsi alle sorprese della vita come l’acqua si modella all’otre in cui è versata” dicono stavolta aulicamente i cinesi.

Far tesoro inoltre del proverbio lombardoGhè piuse temp che vitta”, c’è più tempo che vita; ergo non affannarsi più del necessario, ma nello stesso tempo accettare le novità di qualunque genere esse siano perché “Variety is the spice of life”, la varietà è il condimento della vita, e soprattutto dar ragione ai lodigiani quando constatano che “La vita l’é düra, ma la mòrt l’é peg”.

Infine, ricordarsi sempre che davver “Finché c’è vita c’è speranza” e che una delle armi migliori per vivere al meglio è il buon umore che ci esorta a stare “Su con la vita!”.

A questo proposito un bel proverbio giapponese recita (scrivo come mi dicono si pronunci, visto che la scrittura nipponica ho deciso di studiarla in una mia “prossima vita”) “Egao wa ikiru enerugi”: il tuo sorriso è la forza della tua vita.

© Mitì Vigliero