Pigrizia e Memoria

 

snoopy

In questi giorni mi è tornata all’improvviso in mente la primissima poesia studiata alle elementari:

La Pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò,
mezzogiorno era suonato
quando a casa ritornò.
Prese l’acqua,
accese il fuoco,
si sedette e riposò
ed intanto a poco a poco
anche il sole tramontò.
Così persa ormai la lena,
sola al buio ella restò
ed a letto senza cena
la comare se ne andò
.

E’ La Pigrizia, di Francesco Pastonchi.

Perché sia resuscitata così di colpo dai meandri della mia memoria, lo ignoro.
O forse posso supporlo: in questo periodo non ho né la forza né la voglia di fare assolutamente niente.
Ergo, sono pigrissima. E mi identifico perfettamente con l’ultima battuta di Snoopy, lassù.

Però è sorprendente rammentare  una cosa di 46 anni fa e mai più ripetuta o ascoltata, e poi magari non riuscire a ricordarsi il menù della cena fatta 12 ore prima…

Voi ricordate ancora le poesie studiate a memoria da bambini? E se sì, quali?  

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


36 Replies to “Pigrizia e Memoria”

  1. Lavorando a tempo pieno, spesso le ferie sono anche momento di grandi pulizie : dato che ho l’abitudine di alzarmi sempre tra le 5:30 e le 6.00 la mattina (salvo rare eccezioni) il riposo pomeridiano è d’obbligo.

    La poesia che non mi ha mai abbandonato è San Martino di Carducci.

    Ciao Mitì : come va il piede ???
    Spero tu abbia recuperato ! un abbraccio ! Renata

  2. w la pigrizia! non ricordo nessuna poesia x odiavo tutto quello che andava a memoria sarà x questo che non ricordo l’ultimo pasto! buona giornata

  3. grazie, Mitì, avevo questa poesia nel cervello, ma non ricordavo le ultime due strofe…..

    ma ricordo benissimo l’illustrazione sul mio libro di lettura delle elementari, una “strega” seduta davanti al fuoco.

    ancora grazie, paola

  4. “La vispa Teresa” (frequentavo una scuola elementare italiana a Buenos Aires) più tante poesie in spagnolo.

  5. Ricordo ninna nanne, poesie tante,ma dopo, non proprio da piccola. Voglio approfittare di questo post per dirti invece che mi piacciono tantissimo le tue di Poesie, quelle di Teatrino: Le ho stampate perchè non riesco a trovare il libro.Le mie preferite sono Gioiello di famiglia, Pulizie di primavera,Mare calmo e…tutte. Ci sono altre raccolte di tue poesie che non conosco? E come le trovo? Scusa se mi sono dilungata troppo ma è da tempo che volevo dirtelo. Ciao

  6. RIO BO
    Tre casettine
    dai tetti aguzzi,
    un verde praticello,
    un esiguo ruscello: rio Bo,
    un vigile cipresso.
    Microscopico paese, è vero,
    paese da nulla, ma però…
    c’è sempre disopra una stella,
    una grande, magnifica stella,
    che a un dipresso…
    occhieggia con la punta del cipresso
    di rio Bo.
    Una stella innamorata?
    Chi sa
    se nemmeno ce l’ha
    una grande città.
    (Aldo Palazzeschi)

    Ciao MIti’, a prestoooo…..

  7. Una delle primissime poesie che mi hanno fatto studiare alle elementari è stata “er grillo zoppo” ti Trilussa. E calcola che i primi anni di elementari li ho fatti in Umbria.

    Vado a memoria senza controllare [e quindi non garantisco che sia esatta…]

    Er grillo zoppo

    Ormai so’ rimasto co’ na cianca sola, diceva un grillo. Quella che me manca
    è rimasta attaccata alla cappiola.
    Quanno m’accorsi d’esse priggioniero
    cor laccio ar piede in mano ar regazzino
    non ebbi che un penziero:
    de rivolà in giardino
    Er dolore fu grande ma la stilla
    de sangue che sortì da la ferita
    Brillò ner cielo come una favilla
    E forze un giorno Iddio benedirà
    Ogni goccia de sangue ch’é servita
    Pe’ scrive’ la parola Libbertà

    Tu, a proposito, ti sei rimessa in piedi?

  8. Renata, alzarsi alle 5,30 per me è uno degli incubi peggiori visto che vado a dormire sepre dopo l’una e mezza :-D
    Il piede è sempre bello gonfio e dolorante, sigh.
    Grazie del link, andrò a vederlo con calma! :-*

  9. Paola, anche la mia era così…La pentolona sospesa sul fuoco del camino, la Pigrizia su una sedia a dondolo con un grosso cavolo verde posato per terra, di fianco. :-)*

  10. Ne ricordo tante di Natale, sai quelle da recitare in piedi sulla sedia, a tavola, davanti a tutti i parenti e una gran voglia di scappare? Ad esempio ricordo questa di Gozzano:

    La pecorina di gesso,
    sulla collina in cartone,
    chiede umilmente permesso
    ai Magi in adorazione.

    Splende come acquamarina
    il lago, freddo e un po’ tetro,
    chiuso fra la borraccina,
    verde illusione di vetro.

    Lungi nel tempo, e vicino
    nel sogno (pianto e mistero)
    c’è accanto a Gesù Bambino,
    un bue giallo, un ciuco nero.

  11. … in questi giorni , me n’ è venuta in mente una di Diego Valeri . ” Com’ è triste il giorno di maggio , dentro il vicolo povero e solo . Di tanto sole nemmeno un raggio , di tante rondini , neanche un volo ………. ” wally

  12. il sabato del villaggio ha imperversato durante elementari e medie, ed è in effetti una bella poesia; la memoria in realtà comunque non è che funzioni ricordando, ma dimenticando, perchè altrimenti potremmo impazzire dal ricordare troppe cose; in fondo poi, a causa del linguaggio, possiamo ricordare, portare alla stretta fessura della coscienza, una sola cosa alla volta; meno male che dimentichiamo, sennò che casino sarebbe!!, però da vecchietti, si rompe un pò la cassettiera, i ricordi vecchi sgusciano fuori, e le cose recenti, ovviamente, le perdi; del resto, se non c’è più il futuro, fai un giro a U, e scavi nel passato

  13. Le prime due strofe di Sant’Ambrogio si Giusti. E’ l’unica poesia che ho imparato a memoria alle elementari (non sto a raccontare il perche’). Non ho mai dimenticato i versi iniziali perche’ sono nata il giorno di Sant’Ambrogio e poi sono andata a vivere da Perugia a Milano e ho studiato accanto alla chiesa di Sant’Ambrogio “quello vecchio, là, fuori di mano,” che e’ poi bellissimo.

  14. Grazie Mitì,non conoscevo l’autore di questa poesia. La recitavo con mia zia, durante le vacanze estive trascorse a casa sua, quando le campane segnavano mezzogiorno.
    A scuola, invece, detestavo imparare a memoria le poesie, forse perchè tristi o difficili. Ricordo San Martino, Alle fronde dei salici e “O Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini…Un cocco! Ecco ecco un cocco un cocco per te!”(allegria! ;) )

    Buon “pigro” relax per una pronta guarigione :)

  15. Avendo degli orari da rispettare la mattina presto e restando fuori casa per più di 10 ore (lavoro 8 ore e l’intervallo è troppo breve per tornare a casa), succede che spesso crollo molto presto la sera! andare a letto /dormire alle 23 per me è tirar tardi! ;)

    AUGURI ANCORA MITI’ LE STORTE SON TALMENTE NOIOSE! e quella che hai descritto è stata veramente dolorosa.
    Un abbraccio ;)*

  16. Mi viene in mente quella del pulcino, di cui non ricordo il titolo ma la recitavo spesso anche a casa, mi faceva tanto ridere eccola:

    Oh buondì signor pulcino donde viene?
    Pì, pì, pì
    Fui nel mondo della luna
    un ovino mi fu cruna
    ruppi il guscio ed or son quì
    Pì, pì, pì.

    Cara Mitì, auguri per la storta e bacissimi:*)

  17. «Paggio Simone, paggio Simone,
    con il berretto di lana marrone,
    con il farsetto di verde velluto,
    paggio Simone, ti do il benvenuto».
    «Mastro Michele, mastro Michele,
    sento nell’aria profumo di mele,
    vedo le torte che odoran di forno,
    ho tanta fame ed è già mezzogiorno».
    «Compera dunque, paggio Simone!
    Per tre soldini ti do un panettone,
    per due soldini una torta squisita,
    per un soldino una mela candita».

    Chiccolino dove stai?
    Sotto terra, non lo sai?
    E là sotto non fai nulla?
    Dormo dentro la mia culla.
    Dormi sempre, ma perché?
    Voglio crescer come te!
    E se tanto crescerai
    Chiccolino che farai?
    Tanti chicchi ti darò
    fresco pane diverrò.

    bacioni.

  18. Filastrocche imparate da bambina, quasi tutte in genovese, insegnatemi dai nonni. Poesie studiate alle elemantari. Molte le ho usate con mia figlia nel periodo (3 anni!!!)durante il quale non voleva dormire. Quanto a pigrizia, quest’estate non mi viene neppure in mente di cuocer un cavolo, figuriamoci di andre al mercato a comprarlo!

  19. Mia madre mi canticchiava la canzoncina della pigrizia con un elementare accompagnamento al pianoforte. Diceva che l’aveva imparata da piccola.
    Come va il piede?
    Irma

  20. Pianto Antico me la ricordo ancora e mi fa una tristezza ogni volta che dal fruttivendolo arrivano i melograni…
    Ma dire che porto ancora incisa a fuoco nella mente anche il 5 maggio e un sacco di canzoni, tipo Bella Ciao (la mia maestra era una signora cattolicissima e conservatrice, per cui questa le deve essere sfuggita), il Piave ed altre. E poi so a memoria, sempre grazie alla maestra delle elementari, tutto l’Inno di Mameli e adesso mi fanno solo ridere quelli che blaterano per la conservazione del “nostro sacro inno nazionale” e se capita si vede che fanno finta di cantarlo.

  21. Ricordo:
    Che dice la piogerellina di marzo che picchia argentina sui tegoli vecchi del tetto, sul fico e sul moro, ornato di gemule d’oro?….

    e ancora:
    Oh! Valentino vestito di nuovo come le bacche del biancospino….

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