Usanze e Tradizioni Nuziali

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(immagine da qui)

Alcune nostre usanze nuziali hanno origine remota; l’abito bianco, ad esempio, esisteva già nei matrimoni dell’antica Roma.

La sposa infatti indossava una tunica bianca, bianca la stola che le scendeva ai piedi, bianca la regilla stretta ai fianchi da una fusciacca di lana bianca; bianche le strisce di lana che s’intrecciavano nei suoi capelli e infine bianca la corona di fiori che le cingeva il capo.

Anche l’usanza di prendere in braccio la sposa al momento di entrare in casa ha origini romane: veniva portata a braccia dal marito sino nell’ “atrium” poiché sarebbe stato di cattivo augurio farle toccare la soglia d’ingresso con i piedi.

Così come romana è pure la tradizione della fede, anello matrimoniale posto all’anulare sinistro (che si pensava direttamente collegato con una vena al cuore),  simbolo della fedeltà coniugale reciproca.

La tradizione matrimonialistica ancora oggi dice che la sposa il giorno delle nozze dovrà indossare qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di imprestato e qualcosa di azzurro; invece la nubile che riuscirà ad acchiappare al volo il bouquet lanciato dalla sposa alla fine della cerimonia, volgendo le spalle alle amiche in attesa e chiudendo gli occhi, entro sei mesi troverà l’uomo della sua vita.

A proposito di bouquet: in Romania i bouquet sono composti esclusivamente da fiori color rosso vivo (in ogni dove sono invece banditi fiori rosso cupo o violacei, che portan jella), e le spose li fanno seccare, conservandoli gelosamente insieme all’abito.

Poi ci sono i giorni fausti e infausti per sposarsi. 
Nell’Istriano  ad esempio evitano di celebrare le nozze al 1° aprile, 1° agosto, 1° dicembre; in Sicilia al lunedì si sposano solo i vedovi e in Piemonte si sconsiglia il mercoledì (“Sposa mercolina, anche tra cento non ne indovina una”).

Per quanto riguarda i mesi, in Liguria non bisognerebbe sposarsi in settembre, perché “Sposa settembrina, presto vedovina”, mentre a Napoli lo sposarsi in maggio è considerata da molti un’eresia, dato che – chissà perché- le “Nozze maggioline portano felicità breve”.

In Alto Adige, anticamente, i matrimoni venivano celebrati solo in inverno, quando i contadini non lavoravano i campi.
Ancora oggi molti scelgono di celebrare il cosiddetto “matrimonio contadino”, indossando i costumi tipici, tra musiche e danze, con un pranzo di nozze di quindici portate e viaggiando in slitta.

A Riscone e in tutta la Val Pusteria è solitamente  difficile trovare qualcuno che accetti di fare da testimone della sposa, soprattutto se avrà il sospetto che questa verrà “rapita”: la cosa ha origini medioevali, quando i Feudatari rapivano le sposine durante il banchetto per usufruire dello “jus primae noctis”.

Il testimone, allora scelto proprio come responsabile della difesa della fanciulla, partiva all’inseguimento dei rapitori e, se riusciva a raggiungerli, si riprendeva la  sposa, ma doveva pagare di tasca sua un  lauto riscatto per risarcire il Feudatario del mancato diritto.

Ora le cose si sono modernizzate: a metà banchetto gli amici rapiscono la sposa (consenziente) sotto il naso del neomarito e, correndo come pazzi in macchina,  fanno il giro di tutti i bar, “stube” e locande limitrofe, ordinando litri e litri di champagne e vino, cantando e ballando e poi riscappando in cerca di un altro locale dove folleggiare.
Il testimone che li insegue è obbligato a fermarsi nei nei vari locali per pagare  tutte le “consumazioni” fatte dai rapitori e dalla rapita: ovviamente, prima li acchiapperà, meno il costo sarà elevato.

In certi luoghi dell’Umbria, Toscana e Abruzzo esiste invece la tradizione del serraglio (o fettuccia, laccio, parata, intravata, ecc.): mentre gli sposi raggiungono in corteo appiedato la chiesa, i giovani del paese sbarrano loro la strada per mezzo di una corda impedendo così al corteo di proseguire sino a quando la sposa non lancerà confetti e monete come pagamento del pedaggio.

In Ciociaria esiste l’usanza di bombardare con confetti, durante il pranzo di nozze, piatti e bicchieri sino a fracassarli: il vino versato porta allegria, mentre i piatti disintegrati alludono alla fu verginità della sposa.

Nei paesi di tradizione Albanese gli sposi mangiano, per tutta la durata del pranzo, nello stesso piatto, come simbolo di comunione spirituale e materiale e in certi posti del Piemonte, della Lombardia e della Riviera Ligure, alla fine del ricevimento si celebra “il taglio della cravatta”.

 Girando per i tavoli, i testimoni “vendono” agli invitati una sottilissima striscia di cravatta dello sposo; l’offerta è libera e quei soldi serviranno alla coppia per il viaggio di nozze, non per comprare una nuova cravatta perché gli sposini previdenti e mica scemi, al momento del “rito” si tolgono quella nuova bella e indossano la più brutta e vecchia reperita nel guardaroba

©Mitì Vigliero
(Placidopost collegato: Proverbi, Modi di dire e Aforismi sul Matrimonio)

Ne conoscete altre?

Krishel: Di Venere e di Marte ne’si sposa ne’ si parte. Ossia non ci si sposa e non si iniziano viaggi né di martedì né di venerdì. Il primo è ovvio perchè: un giorno sotto l’egida di Marte dio della guerra non può essere buono per un unione di coppia mentre per il venerdì si dice che era il giorno in cui venivano al mondo gli spiriti. Altri invece perchè giorno dedicato alla Venere fosse più incline alla lussuria. Vai a sapere te dove sta la ragione…

Skip: Durante il pranzo nuziale un passerotto entrò svolazzando nel salone e tanti gridarono che era di buon augurio per gli sposi.

Cassandra: Sposa bagnata, sposa fortunata… forse legare a credenze un giorno così importante sottolinea il fatto che è soprattutto una cerimonia augurale (la parte impegnativa deve arrivare, scommette sul futuro) quindi: meglio non inimicarsi alcuna forza… :)

Caravaggio: in Umbria invece durante il pranzo di nozze viene tagliata la cravatta dello sposo e viene ripagato del taglio con una busta contenente denaro e durante questo rito vengono lanciati a piene mani confetti veri e non mancano i colpiti, invece in Sicilia è di super malaugurio sposarsi in agosto.

Roger: paese che vai usanza che trovi….Fonte Wikipedia: “….In Russia vi era la tradizione che il padre della sposa donasse al genero una verga, con ciò dandole l’autorizzazione a picchiarla se non fosse stata obbediente. Nel nord dell’Albania, il giorno delle nozze il padre della sposa regala al genero una pallottola, da usare in caso d’infedelta’ da parte della futura moglie”

Mimosafiorita: Sempre in Ciociaria, il corteo nunziale lanciava confetti anche lungo la strada a chi stava a guardare, lo ricordo io che mi precipitavo a raccoglierli.

Clarita: qui a Matera non si celebrano matrimoni di domenica… pare che non sia dovuto alla tradizione, ma che sia volere dell’arcidiocesi…

Scrittoingrassetto: Non conosco tradizioni locali ma ho assistito ad un matrimonio in Polonia e tutte le donne del paese partecipano alla messa portando un mazzo di fiori come augurio.

Boh/Orientalia: la cerimonia dell’India induista è meravigliosa, lunghissima.
La parte più bella secondo me è quando lui arriva alla cerimonia, con la sposa velata di rosso fiammante e oro che lo aspetta, seduta su un trono, in sella a un cavallo bianco tutto agghindato (sia lui, sia il cavallo) o a un elefante, sempre riccamente bardato; e verso la fine della cerimonia, prima del momento principale, quando il prete officiante (ce ne possono essere diversi di preti) annoda un lembo della sciarpa di lei con un lembo del kurta di lui.
Poi vengono i sette passi rituali intorno al fuoco sacro (che è anche il fuoco della famiglia, oltre a essere il fuoco vedico), dopo le sette promesse del matrimonio. E mi chiedo: noi ne abbiamo tre, e oltre tutto raramente mantenute. Loro 7 e di solito le mantengono, come faranno?:D

Fabio: In Sardegna è usanza preparare “sa ràzzia” (o razza): un piatto, pieno di riso, grano, confetti, caramelle, monetine e carta colorata tagliata a pezzi piccolissimi. All’uscita dalla chiesa, davanti a casa (e ovunque se ne abbia l’opportunità) mamme, nonne, zie e vicine di casa prendono manciate dal piatto che hanno preparato e le tirano addosso agli sposi facendo il segno della croce, poi sugli invitati e poi spaccano il piatto a terra. Ci sono paesi, soprattutto quelli piccoli e interni, in cui il lunedì mattina le strade sono bianche di cocci di ceramica! A me l’hanno fatto le nonne, mia madre, una zia e la vicina, non mia suocera ché è TdG.

MaxG: “A ogni matrimonio se ne combina un altro”! E a me è capitato davvero ;)

Pimpirulin: Anche a Padova c’era la tradizione di tagliare la cravatta dello sposo in tante striscioline. Poi gli amici passavano tra i tavoli con il tagliere, sul quale stavano i pezzi di cravatta, in una mano e una bottiglia vuota nell’altra. Chi voleva un pezzetto di stoffa doveva “acqistarla” infilando una banconota nella bottiglia che poi veniva consegnata agli sposi.

Pievigina: A questo post, Placida, non posso non commentare: io e il mio fututo marito abbiamo preparato un libricino, per il nostro imminente matrimonio, proprio sugli usi nuziali della Marca Trevigiana. Eccone alcuni:
Fino ai matrimoni dei nostri nonni, nell’altamarca trevigiana, la suocera era solita aspettare la giovane nuora sulla porta di casa (che le due, da quel giorno, avrebbero condiviso) e, porgendole una scopa, doveva recitare: “Vien dentro niora, dall’inverno semo fora, de quel che te ha vu, no state pensar pi,…” e continuva specificando che la sposina doveva tenere a bada la lingua e fare le faccende domestiche che le sarebbero state imposte lasciando però alla suocera il governo della cucina.
Durante il banchetto nuziale si dovevano inoltre intonare dei canti intrisi di doppi sensi e che richiamavano all’atto sessuale. Questi canti avevano una funzione propiziatoria, erano augurio di fertilità e probabilmente discendevano dai romani canti fesceninni che venivano intonati durante il corteo nuziale.

Sancla: In Friuli si usa far tagliare agli sposi appena usciti dalla cerimonia un tronco d’albero con la sega da boscaioli (quella doppia), a simboleggiare lo sforzo comune che dovranno affrontare ma anche i risultati che potranno raggiungere se si impegnano entrambi.Naturalmente, se il tronco viene tagliato tutto, la felicità è assicurata.

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

41 Replies to “Usanze e Tradizioni Nuziali”

  1. Di Venere e di Marte ne’si sposa ne’ si parte. Ossia non ci si sposa e non si iniziano viaggi nè di martedì nè di venerdì. Il primo è ovvio perchè: un giorno sotto l’egida di Marte dio della guerra non può essere buono per un unione di coppia mentre per il venerdì si dice che era il giorno in cui venivano al mondo gli spiriti. Altri invece perchè giorno dedicato alla Venere fosse più incline alla lussuria. Vai a sapere te dove sta la ragione…

  2. Durante il pranzo nuziale un passerotto entrò svolazzando nel salone e tanti gridarono che era di buon augurio per gli sposi.

  3. “Ora le cose si sono modernizzate: a metà banchetto gli amici rapiscono la sposa (consenziente) sotto il naso del neomarito e, correndo come pazzi in macchina, fanno il giro di tutti i bar…..”

    ma c’è anche chi salta il banchetto….magari …soffriva di mal di mare…

    http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/05/28/1029550-subito_dopo_nozze.shtml

    che dire….???…il consorte beffato si consoli,c’è un detto che dice….

    Se uno ti porta via la moglie, non c’è peggior vendetta che lasciargliela

    ed è vero….. :))))

  4. Sempre in ciociaria, il corteo nunziale lanciava confetti anche lungo la strada a chi stava a guardare, lo ricordo io che mi precipitavo a raccoglierli.

  5. Sposa bagnata, sposa fortunata… forse legare a credenze un giorno così importante sottolinea il fatto che è soprattutto una cerimonia augurale (la parte impegnativa deve arrivare, scommette sul futuro) quindi: meglio non inimicarsi alcuna forza… :)
    Cassandra

  6. in umbria invece durante il pranzo di nozze viene tagliata la cravatta dello sposo e viene ripagato del taglio con una busta contenente denaro e durante questo rito vengono lanciati a piene mani confetti veri e non mancano i colpiti, invece in Sicilia è di super malaugurio sposarsi in agosto. Buona giornata

  7. paese che vai usanza che trovi….

    fonte Wikipedia ….

    “….In Russia vi era la tradizione che il padre della sposa donasse al genero una verga, con ciò dandole l’autorizzazione a picchiarla se non fosse stata obbediente. Nel nord dell’Albania, il giorno delle nozze il padre della sposa regala al genero una pallottola, da usare in caso d’infedelta’ da parte della futura moglie …..”

    e poi c’è chi ha il coraggio di gridare … W GLI SPOSI…

  8. qui a Matera non si celebrano matrimoni di domenica… pare che non sia dovuto alla tradizione, ma che sia volere dell’arcidiocesi…

  9. Non conosco tradizioni locali ma ho assistito ad un matrimonio in Polonia e tutte le donne del paese partecipano alla messa portando un mazzo di fiori come augurio.

  10. la cerimonia dell’India induista è meravigliosa, lunghissima. La parte più bella secondo me è quando lui arriva alla cerimonia, con la sposa velata di rosso fiammante e oro che lo aspetta, seduta su un trono, in sella a un cavallo bianco tutto agghindato (sia lui, sia il cavallo) o a un elefante, sempre riccamente bardato; e verso la fine della cerimonia, prima del momento principale, quando il prete officiante (ce ne possono essere diversi di preti) annoda un lembo della sciarpa di lei con un lembo del kurta di lui.

    Poi vengono i sette passi rituali intorno al fuoco sacro (che è anche il fuoco della famiglia, oltre a essere il fuoco vedico), dopo le sette promesse del matrimonio. E mi chiedo: noi ne abbiamo tre, e oltre tutto raramente mantenute. Loro 7 e di solito le mantengono, coem faranno?:D

  11. In Sardegna è usanza preparare “sa ràzzia” (o razza): un piatto, pieno di riso, grano, confetti, caramelle, monetine e carta colorata tagliata a pezzi piccolissimi. All’uscita dalla chiesa, davanti a casa (e ovunque se ne abbia l’opportunità) mamme, nonne, zie e vicine di casa prendono manciate dal piatto che hanno preparato e le tirano addosso agli sposi facendo il segno della croce, poi sugli invitati e poi spaccano il piatto a terra. Ci sono paesi, soprattutto quelli piccoli e interni, in cui il lunedì mattina le strade sono bianche di cocci di ceramica!
    A me l’anno fatto le nonne, mia madre, una zia e la vicina, non mia suocera ché è TdG.

  12. “A ogni matrimonio se ne combina un altro”!

    E a me è capitato davvero ;)

  13. Anche a Padova c’era la tradizione di tagliare la cravatta dello sposo in tante striscioline. Poi gli amici passavano tra i tavoli con il talgiere, sul quale stavano i pezzi di cravatta, in una mano e una bottiglia vuota nell’altra. Chi voleva un pezzetto di stoffa doveva “acqistarla” infilando una banconota nella bottiglia che poi veniva consegnata agli sposi.

  14. A questo post, Placida, non posso non commentare: io e il mio fututo marito abbiamo preparato un libricino, per il nostro imminente matrimonio, proprio sugli uso nuziali della marca trevigiana. Eccone alcuni:

    Fino ai matrimoni dei nostri nonni, nell’altamarca trevigiana, la suocera era solita aspettare la giovane nuora sulla porta di casa (che le due, da quel giorno, avrebbero condiviso) e, porgendole una scopa, doveva recitare: “Vien dentro niora, dall’inverno semo fora, de quel che te ha vu, no state pensar pi,…” e continuva specificando che la sposina doveva tenere a bada la lingua e fare le faccende domestiche che le sarebbero state imposte lasciando però alla suocera il governo della cucina.

    Durante il banchetto nuziale si dovevano inoltre intonare dei canti intrisi di doppi sensi e che richiamavano all’atto sessuale. Questi canti avevano una funzione propiziatoria, erano augurio di fertilità e probabilmente discendevano dai romani canti fesceninni che venivano intonati durante il corteo nuziale.

  15. ANATRA di nozze

    Poiché l’anatra appartiene alla selvaggina, gli uomini la cacciavano con l’arco, le donne e i fanciulli con le reti. La sua caccia in palude offriva all’etrusco una delle sensazioni più raffinate, perché univa il fascino della palude, i silenzi eterni e il desiderio di preda. Gli etruschi consideravano questo animali simbolo di fedeltà coniugale, e un’anatra speciale (arricchita di nastri) veniva allevata per essere donata alla sposa nel giorno del suo matrimonio. Molte sono le superstizioni che in epoche successive si sono legate a questo animale. In alcune aree rurali, le uova di anatra portate in casa dopo il tramonto, si riteneva che avrebbero perso la “bontà”. Se l’animale deponeva uova di colore scuro, era considerata una sfortuna per la famiglia, e se delle anatre sbattevano le ali mentre nuotavano, la pioggia era in arrivo. Infine un guanciale di piume d’anatra si diceva garantisse la fedeltà coniugale ….anche se scientificamente, un esemplare maschio “accudisce” sette femmine….

    il ballo del qua qua…:))))

  16. Krishel, secondo me non bisogna tanto cercarla, la ragione. Sono “misteri” divertenti, che è bello conoscere e fare in modo che non vadano dimenticati :-)*

  17. In Friuli si usa far tagliare agli sposi appena usciti dalla cerimonia un tronco d’albero con la sega da boscaioli (quella doppia), a simboleggiare lo sforzo comune che dovranno affrontare ma anche i risultati che potranno raggiungere se si impegnano entrambi.Naturalmente, se il tronco viene tagliato tutto, la felicità è assicurata.

  18. Caravaggio, forse perché un pranzo di nozze siciliano, con numero di portate (magnifiche, ma interminabili) e il caldo tremendo, potrebbe provocare infarti a sposi e invitati? ;-D*

  19. Clarita, credo sia così in tutta Italia. Di domenica non ci si può sposare, né celebrare funerali (a meno di particolari dispense). E anche in certe feste comandate, Natale o Pasqua, se non erro…:-)

  20. da “Il Paese delle donne dai molti mariti” (una raccolta di articoli, Neri Pozza Editore) di Giuseppe Tucci

    Scriveva Tucci nel 1936:
    “Di mariti quasi tutte ne hanno più di uno, perché nel Tibet vige ancora il costume della poliandria. Una ragazza sposa non solo il suo fidanzato ma, insieme con lui, tutti quanti i suoi fratelli e, come se ciò non bastasse, può prendersi una specie di assistente, un marito più o meno legale che, essendo scelto per capriccio o per più valide ragioni, finisce presto per diventare la persona più autorevole di questo strano regime familiare…Ma con tutto questo una grande armonia regna in queste famiglie che non conoscono il tarlo della gelosia o il furore delle passioni. I mariti hanno il loro turno e si avvicendano con rassegnata sottomissione ai voleri della loro signora che di fatto gode di una grande autorità…”

    “Il Milione” di Marco Polo

    per quanto riguarda le usanze tibetane in tema di matrimonio…

    “Dovete sapere che un uomo del luogo non prenderebbe mai in moglie una donna vergine. Dicono che una donna che non ha avuto parecchi uomini non vale nulla e non è amata dagli dei perché se fosse loro cara sarebbe ricercata e desiderata dagli uomini. Sicché si portano in questo modo: quando sono di passaggio per quella contrada uomini forestieri e hanno piantato le loro tende, vanno a quelle tende le vecchie del paese con le loro figliole, a gruppi più o meno numerosi di dieci, venti, trenta, quaranta ragazze e le offrono ai viaggiatori perché facciano il loro piacere giacendo con esse. Le giovani che piacciono di più vengono accolte, e le altre tornano a casa dolenti. Gli uomini godono le ragazze tenendole tutto il tempo che a loro piace, sempre però in quello stesso luogo. Quando poi ne hanno abbastanza e vogliono partire, devono dare alla loro ragazza un gioiello o un ricordo che ella possa mostrare come prova di avere avuto un amante. In tal modo una giovane che abbia al collo più di venti tra gioielli e ricordi può mostrare di avere avuto almeno venti amanti. E quelle che hanno più ricordi e che possono mostrare di essere state con molti uomini sono ritenute le migliori e sono richieste in moglie perché, per giudizio comune, sono le più graziose. E quando le hanno sposate, i mariti se le tengono care perché considerano un gran peccato toccare la donna d’altri e da questo peccato si guardano molto.”

  21. Taglio della cravatta dello sposo e della giarrettiera della sposa, dalle mie parti, Venezia, con pezzetti poi messi all’asta per raccogliere soldi per gli sposi. E poi per la sposa, si invita ad indossare sotto l’abito qualcosa di rosso, di nuovo e di vecchio. :) Ciao Mitì

  22. la giarrettiera della sposa…ovvero…i pericoli dell’alcova …

    fonte Wikipedia…

    “Due delle usanze tipiche del matrimonio occidentale sono il lancio del bouquet di fiori e della giarrettiera (quest’ultimo in Italia meno diffuso del primo): la tradizione vuole che gli sposi lancino a turno i due oggetti verso gli invitati non sposati e che i prossimi a sposarsi siano (non necessariamente tra di loro) chi tra le donne nubili viene colpita dal bouquet e chi tra gli uomini celibi viene colpito dalla giarrettiera.
    Un bouquet di fiori.
    L’usanza ha probabilmente origine nell’Europa del XIV secolo, quando si riteneva che ottenere un pezzo del vestito della sposa portasse fortuna, per cui gli invitati cercavano di procurarsene o farsene consegnare una porzione. In alcune versioni più tarde, risalenti al XVII secolo, la tradizione voleva che gli invitati celibi cercassero di impossessarsi delle giarrettiere della sposa, appena questa e lo sposo si fossero coricati sul letto nuziale, fissandole poi al loro cappello, come segno di buona fortuna. Col tempo queste usanze si sono trasformate nel lancio degli accessori (i fiori, i guanti, la giarrettiera stessa, ecc..), anche per evitare che il vestito della sposa venisse rotto, dato che allora era uno degli abiti migliori, ma non necessariamente usato solo in occasione della cerimonia nuziale, o che lei venisse involontariamente ferita nel tentativo di uno degli invitati di impossessarsi di parte del vestito o delle giarrettiere.”

  23. Ho assistito alle nozze di un’amica del Camerun celebrate con rito civile nel Comune di Trieste. Il marito era venuto su dall’Africa, si sono sposati vestendo due abiti confezionati per l’occasione nella stessa stoffa di cotone variopinto bianco grigio perla e fiori stilizzati gialli, in lungo lei con acconciatura e fiori in testa, in giacca/camicia e pantaloni lui. Per il banchetto tutte le amiche hanno contribuito cucinando e portando tutto nella sala di un ricreatorio. C’era piatti di cous-cous con carne e verdure, agnello, montone arrostito con spezie ed erbe tipiche del Cameroun, pollo cucinato in diversi modi.
    Verdure in varietà mai viste, dolci di diversa cottura.
    La sala aveva dei tavoli disposti a ferro di cavallo per gli ospiti, al centro il tavolo con tutto il cibo. Bibite varie, vino e spumante del luogo.
    Quando gli sposi hanno raggiunto il ricreatorio, cambiati per il pranzo in abiti occidentali, si sono fermati sulla porta e le ragazze amiche della sposa, si sono avvicinate a loro ed hanno cantato alla sposa una canzone di buon augurio per la nuova vita: da oggi non dormirai più sola, ti sveglierai con il tuo uomo accanto, cucinerai per lui ed alleverai i suoi figli, ricordati di noi, tue compagne d’infanzie, ti saremo sempre amiche.

    Dopo aver mangiato, è stato fatto spazio al centro ed abbiamo iniziato a ballare, dal pomeriggio si è andati avanti per più di 12 ore. I ritmi ovviamente erano per lo più africani: pop, rock e jazz rivisitato in chiave afro-moderna, ma d’altra parte Manu Dibangu, Fela Kuti, Miriam Makeba ed altri che non mi vengono in mente ora, sono popolari da decenni anche da noi…

    La sposa confessò che le era stato più facile prendere la laurea a Trieste in scienze politiche ed il master in management alla Sorbona,che far andare bene il matrimonio … sfortunatamente (per il marito) finito con il divorzio…

  24. mi hanno raccontato che in Ungheria non c’è la tradizione della “torta nuziale” ma quella delle torte portate da tutti gli invitati. peccato non sia mai stata invitata… :D
    :-*

  25. – La tradizione vuole che si inseriscano cinque confetti nelle bomboniere. Ciò deriva dal fatto che cinque sono gli ingredienti per un buon matrimonio: salute, ricchezza, gioia, longevità e fertilità.

    In Puglia le donne piu’ anziane suggeriscono di far preparare il letto nuziale da ragazze non sposate.

  26. Non conoscevo l’usanza ciociara di fracassare i bicchieri con il lancio dei confetti… ricordo, invece, la tradizione del lancio dei confetti in strada.
    Ora sembra sia stata definitivamente superata, già da diversi anni…

  27. Una mia amica si sposa di lunedì e mi costringe a pagare un botto per i biglietti aerei a partire di martedì alle 7 di mattina ed a saltare una giornata di master…vale come tradizione? O______o

  28. Dopo circa un mese e mezzo aver letto questo post il mio convivente mi ha chiesto di sposarlo.
    Tra meno di due settimane saremo marito e moglie … non sapevo ci fossero tante tradizioni-detti-proverbi-usanze!

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