Cosa ha visto?

 

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Ha visto che dopo il 10° capitolo c’è da fare il regesto dell’11°, e non se lo ricordava! Un po’ è stupita, un po’ terrorizzata! (Boh)

Quella tipa con gli occhiali, di là (qua) dal video, che invece di andare a fare un giro in spiaggia, con quel bel sole che c’è oggi a Rimini, sta lì a spataccare sulla tastiera…. sarà scema? (Cristella)

Un film di Fellini? (pessima questa, vado a nascondermi…) (Sancla)

Prodi? Franceschini? Veltroni? (Wolly)

Il gatto con gli stivali! (Nonsisamai)

Una piccola ombra muoversi velocissima rasente al muro (MaxG)

I SORCI VERDI! (Tittieco)

Gli è parso di vedere l’ombra della porta del frigo che si apriva…(Beppe)

La mensolata di birre sotto (Antar)

Il gatto mammone (Skip)

Una combriccola di belle miciotte!! (AndreA)

Un gattasma, un gatto fantasma…(Krishel)

Sta guardando i suoi titoli in borsa . Lui è il direttore generale della whiskas, è chiaro. (Camu)

“Mai vista una gattina così bella, sono già innamorato” (Soledimattino

Ha visto i pappagalli verdi che ’svulazzano’ urlando come dei selvaggi!!! (MisskLorina)

Avrà visto il suo fortunato simile uscire da un divano americano! (Caravaggio)

Ha visto il fotografo, se ingrandisci si può vedere negli suoi occhi!! (Conchi)

L’ultima sfilata di moda (Rosy)

…me appena alzata al mattino!!!:-)) (Aglaia)

Ha girato un po’ per Friendfeed ;D (Paola)

Ha visto… Jessica Rabbit (Anna righeblu)

Una Storia Bionda

 tante-birre

Traducendo i caratteri cuneiformi di alcune tavolette trovate nella zona calda e umida compresa tra il Tigri e l’Eufrate, si è scoperto che ad inventare la birra furono, quattromila anni prima della nascita di Cristo, i Sumeri.
Si erano accorti che il pane d’orzo, andando regolarmente a male a causa del clima, fermentava trasudando uno strano liquido dorato.

Uomini assetati per natura, lo assaggiarono e lo battezzarono “sikaru”, pane liquido.

Dopo averla modificata in vari modi, creandola chiara e scura, profumata alla cannella o “nature”, la birra divenne per loro così importante che aveva addirittura una sua dea protettrice: Nin-Kasi-Bi. 
I medici la prescrivevano come ricostituente, le spose la portavano in dote, lo Stato la usava come benefit variabile a seconda delle gerarchie sociali: due litri al dì agli operai, tre ai funzionari di stato, cinque ai sacerdoti.

Gli Assiro-Babilonesi la chiamarono “se-bar-bi-sag”, cioè “la bevanda che fa vedere chiaro”; le loro donne, forse perché gli uomini dopo qualche bicchiere di birra diventavano improvvisamente romantici e galanti, erano convinte che favorisse la bellezza: per questo la regina Semiramide passava ore e ore immersa dentro una vasca colma di birra.

La moda di usarla come cosmetico però ebbe anche effetti nefasti sul sesso femminile; Nabucodonosor, per sbarazzarsi di amanti rompiscatole, aveva trovato il modo di farle fuori prima coprendole di pesantissime catene d’oro e bracciali mastodontici, invitandole poi a tuffarsi in piscine di birra dove le poverette annegavano felici di tanta amorosa attenzione alla loro beltà.

Sempre gli Assiri divennero grandi produttori di birra, tanto che ne inventarono ben venti qualità: otto d’orzo (“sikaru”), otto di spelta (“kurunnu”) e quattro miste. 

Il loro monopolio però fu ben presto sostituito da quello degli Egizi; loro la birra la chiamavano “zithum” se semplice, “dizithum” se doppia”, “carmi” se dolce, “korma” se allo zenzero e “cevrin” se chiara.

Era il primo bagnetto dei neonati; bevuta a grandi dosi curava i morsi degli scorpioni; veniva usata tra i balsami delle imbalsamazioni e infine come antidepressivo consolatorio dei parenti dei defunti durante le veglie funebri.

Cleopatra la usò per sedurre il bell’Antonio, e alla fine morì tenendo l’aspide in una mano e una coppa di birra nell’altra, forse per darsi coraggio.

I Greci invece non furono mai entusiasti della bevanda, preferendole il vino.
Eschilo, nelle “Supplici”, scriveva: “La Grecia è terra di uomini veri, non di gente che beve orzo”.

Anche i Romani prediligevano il vino, ma non disdegnavano la birra (che chiamavano “cervisia”).
Pur considerandola bevanda da barbari villanzoni e cosa umile e di poco valore (“farci la birra” è infatti un modo di dire prettamente romano), Augusto le dava il merito di averlo guarito dal mal di fegato (!) e Agricola, tornato dalla Britannia, decise di sfruttare la pensione aprendo una pubblica birreria.

Nel Medioevo la birra trionfò ovunque, riuscendo a sfuggire persino alle ferree leggi dietetiche del Corano perché considerata antidoto di morbi quali il vaiolo; in Europa furoreggiavano birre franche, venete, inglesi, cecoslovacche, e i più grandi fabbricanti di birra furono i monaci, come il patrono dei birrai, Sant’Arnoldo.

I tedeschi la migliorarono assai introducendo malto e luppolo; Martin Lutero la adorava, tanto che nelle sue riforme non la volle mai abolire né condannare.
E infine furono proprio gli emigranti tedeschi a farla conoscere negli Stati Uniti, dove gli americani ne crearono una tutta loro, quella dry, secca e aromatica.

©Mitì Vigliero

Spot Story: vi racconto com’è nata la pubblicità

Com’è nata la Pubblicità

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(immagine tratta da qui)

La pubblicità, parola che deriva da “pubblico” inteso nel senso “rendere noto”, è antichissima; la sua nascita non ha una data precisa, perché coincide con la nascita del Commercio stesso di cui continua, indubbiamente, ad essere l’anima.

Ad esempio già i commercianti greci esponevano le loro merci accompagnandole da scritte accattivanti e pure i librai della Roma imperiale, sotto i portici della via “Argiletum”,  attaccavano gli antenati dei manifesti (in pergamena, cera o, per far prima, scolpiti direttamente sui muri) raccomandanti la lettura delle opere di vari scrittori.

Anche a Pompei sono state ritrovate iscrizioni (sia sui muri che su oggetti comuni quali vasi o piatti) che pubblicizzavano i servizi delle terme, spettacoli, gare,  offerte speciali delle botteghe, apertura di nuovi negozi, l’onestà dei candidati alle elezioni ecc.

L’aumento della produzione e il proliferare di mestieri e merci nuove diede vita alla concorrenza tra vari imprenditori e quindi alla necessità di farsi conoscere a pubblici sempre più vasti.

Nel XIII sec. i commercianti assoldavano banditori ed araldi che giravano per le vie cittadine suonando tamburi e strillando primitivi slogan  tipo “Mastro Guglielmo fa bellissimi bicchieri! Fatevi cavare i denti da Mastro Brunello!”.

Dal XVI sec. furono gli stessi commercianti a diventare banditori di loro stessi, girando a bordo di carri per paesi e per città annunciando -sempre con grida- le meraviglie dei loro prodotti ed esponendo rudimentali cartelloni indicanti i loro nomi.

Il primo annuncio pubblicitario a pagamento sulla stampa apparve nel 1630 sulla “Gazette” francese; ebbe molto successo tanto che il direttore Théophraste Renaudot il 30 maggio del 1631 fece uscire il “Feuille du bureau d’adresses” , il primo giornale della storia fatto esclusivamente di annunci a pagamento, seguito nel 1640 dall’inglese “Mercurius politicus”.

Per due secoli la pubblicità rimase legata ai giornali; fu solo nell’Ottocento, con lo sviluppo della litografia, che iniziarono a vedersi sui muri di locali e città i primi manifesti disegnati da grandi artisti come Manet, Jules Cheret, Toulouse-Lautrec  e innumerevoli altri.

Nel 1904 i fratelli Lumière realizzano per lo champagne Moët et Chandon il primo filmato pubblicitario che andò in onda al cinema; nel 1923 l’industriale André Citroën tappezzò Parigi di manifesti con su scritto “Se questa settimana il tempo è bello guardate il cielo”, mentre un aereo formava col fumo in cielo il nome Citroën (il pilota quasi s’ammazzò per poter  scrivere la dieresi) e nel 1925 sempre lui mise sulla Torre Eiffel un’immensa insegna col suo nome illuminata da 200 mila lampadine (e lì rimasta sino al 1934).

Ma la prima grande rivoluzione nella pubblicità avvenne il 28 agosto 1922, quando la stazione radio AT&T trasmise il primo spot della storia (durata 10 minuti): sponsor la Queensboro & Co, che vendeva appartamenti in un quartiere di New York.

La seconda rivoluzione avvenne negli anni ’50 sempre negli USA, con la nascita delle prime tv commerciali senza canone, che per campare avevano assoluto bisogno di pubblicità: per la cronaca, il primo “commercial” andò in onda sulla Nbc nel 1953.

Infine il primo banner pubblicitario della storia di Internet  risale al 1994, e reclamizzava uno dei primi siti commerciali: HotWired

© Mitì Vigliero