Dai Sottabiti a Tubo al Quasi Nulla

Storia delle mutande femminili

mutandoni

(immagine da qui)

Mentre il sesso maschile, appena iniziò a coprirsi per ripararsi dal freddo, inventò sin di primordi della civiltà sorte di patelli via via sempre più lunghi, che diedero poi origine a pantaloni prima e mutandoni poi, quello femminile per secoli interi non fece uso dell’intimissima biancheria. 

Il perché è dovuto alla moda dei lunghi vestiti femminili; se erano strettissimi e a tubo, nessun colpo di vento malandrino avrebbe potuto giocar brutti scherzi; se erano dotati di larghissime gonne, le tonnellate di sottovesti e crinoline che le sorreggevano erano ugualmente un buona difesa, anche se talvolta accadevano incidenti come quello narrato da Rousseau nelle Confessioni :
“Potrei raccontarvi l’aneddoto di Mademoiselle Lambercier che, per un’infelice caduta in fondo al prato, finì lunga e distesa mostrando en plain air il suo posteriore al re di Sardegna”.

I mutandoni comparvero in Europa come biancheria femminile solo agli inizi dell’Ottocento grazie alle studentesse inglesi appassionate di gare di salto in alto; venivano chiamate “sottabiti a tubo”, due cannoni di stoffa fermati alle caviglie da un volant più o meno elaborato.

Ma il loro uso, anziché essere apprezzato nell’Europa e soprattutto nell’Inghilterra vittoriana, scatenò scandalizzate proteste.

I medici di allora dicevano che la stoffa avrebbe impedito il regolare passaggio d’aria nelle nascoste zone, favorendo malattie e conseguenti disturbi alla procreazione. 

I benpensanti contestavano il fatto che le donne osassero indossare indumenti fino ad allora riservati ai maschi; i moralisti facevano notare che, con quelle “robe” addosso, le donne avrebbero avuto più libertà di movimento, perdendo così la classica compostezza femminile.

I  bigotti sottolineavano che non per nulla le prime a utilizzare con entusiasmo i “pantalons pour femmes” erano state proprio le ballerine e le meretrici d’alto bordo e Jean Commerson chiosava:
“Diffido sempre delle donne che li indossano: è il pudore con una bandiera”.

Tutto questo pandemonio era in realtà scatenato dal fatto che gli uomini furono immediatamente e piacevolmente attratti dal femineo nuovo indumento; ricordiamo che era un periodo  in cui – nelle case nobiliari e altoborghesi –  le cosce di pollo venivano lasciate ai domestici pur di non mostrarle a tavola…

Ma in seguito, il pattinaggio, l’equitazione, i vari sport sempre più esercitati dalle donne, nonché balli in voga come il valzer e la polka, convinsero gran parte delle signore dell’alta società a impiparsene dei giudizi morali e indossare disinvolte “gli innominabili”, che venivano sempre più abbelliti nell’aspetto con merletti vezzosi.

Poco per volta, seguendo sempre la moda e relativa lunghezza dei vestiti, i mutandoni si accorciarono: prima a metà polpaccio, poi sotto al ginocchio, poi a metà coscia.

Però il loro utilizzo quotidiano rimase sino ai primi decenni del Novecento una prerogativa di nobili e borghesi, mentre in Italia popolane e contadine continuavano a considerarle un optional da indossare solo in occasioni particolari e non certo per andare a lavorare quotidianamente nei campi o ai lavatoi.
Poi finalmente, dalla fine degli anni ’50 tutte si convertirono.

Oggi i mutandoni non s’usano più manco per andare in alta montagna; si chiamano culotte, slip, tanga, fili interchiappali: ma sotto i vestiti ci sono (quasi) sempre, anche se spesso solo sottoforma d’idea.

©Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


35 Replies to “Dai Sottabiti a Tubo al Quasi Nulla”

  1. Ultimamente, tra le più giovani, spesso si trovano anche sopra i vestiti.
    Non nel senso di OliviaNewtonJohn, che quella è più roba da anni ’80, ma non so se ti è capitato di notare la moda del jeans col tanga che esce praticamente tutto.
    Che poi mi dicessero che è igienico o comodo…

  2. Il filo interchiappale…fastidioooooo. Molto meglio i mutandoni della nonna. E poi, saran poco sexy, ma io amo le mutande ascellari, quelle che hanno l’elastico fin sopra l’ombelico e che posso infilarci dentro la maglietta della salute!

  3. Adesso, non si corre certo il rischio di non far passare aria nelle zone nascoste,con quei fili in bella mostra. Senz’altro preferisco le mutande che abbracciano bene il mio popoff… che non possa fuoriuscire da nessuna parte.

  4. ho letto con interesse e sono stupita arrivare agli anni’50 per diffusione,adesso il probblema non si pone! buon inizio di settimana

  5. bè il perizoma che esce alle adolescenti lo posso anche comprendere, ma a certe…mamme li piegate con tutta la mercanzia fuori sta proprio male

  6. Canzone popolare

    E’ la mazurka
    che ballava la mia nonna
    con le trecce a penzoloni
    e quei MUTANDONI
    sotto la sua gonna..
    Quando mio nonno, caporal di fanteria
    stette 4 giorni in posa
    per mandare a Rosa la fotografia.

    E i giovincelli di vent’anni
    o poco piu’
    com’ eran belli
    coi baffetti un po’ all’insu’.

    Buongiorno Miti’ stamattina sono canterina… vabbè meglio cosi’
    :-)) Abbracci.

  7. Antar, capitato eccome…passerà mai di moda?
    Ma come, non lo sai che il perizoma è comodissimo? così come le autoreggenti e i tacchi da 18 cm. ;-D

  8. Alianorah, e non dimentichiamo quanto tengan ferma la cintura gibaud ;-DD
    Scherzi a parte, detesto anch’io i fili interchiappali (brrrr), così come tutte quelle che segnano e si vedono sotto i vestiti. :-*

  9. Mimosa, leggevo l’altro giorno una vecchia (1990)intervista-biografia delle sorelle Fontana, altissima sartoria.
    Dicevano che la sciatteria in una donna era dimostrata soprattutto dalel spalline del reggiseno in vista e mutande visibili sotto gli abiti. Ora urlerebbero ;-D

  10. Luca, una cosa che mi stupisce è che le miande in vista in generale agli uomini non piacciono. Si vede che è una passione soprattutto femminile. :-)

  11. È paradossale quanto i maschi rompano le palle alle femmine per rompersele a se stessi (è ovvio che piacesse loro il nuovo indumento, come ben dici, ergo, perché privarsene della gioiosa visione?).

    Certo, c’è un discorso “di gretta politica” sotto, che non solo tendeva a mettere all’nagolo la donna, ma anche il maschio che non poteva godersi la donna in privato.

    Ok, sto procedendo verso un’analisi pericolosamente marxista, recedo!

    Bel post!

  12. anticamente avevano già previsto tutto…

    Mutatis mutandis …..

    questo si che è prevedere il futuro… :)))

    chissà in futuro come si evolverà la mutanda….????….guardando la storia della taglia dell’indumento…potrebbe se i cicli si ripetono…tornare a sparire…????

  13. da notare…..e tener bene a mente…

    Il termine italiano “mutanda” deriva dal gerundivo latino mutandus (del verbo “muto-as-avi-atum-mutare”) che significa “DA CAMBIARSI”……..

    PAROLE SANTE………a prescidere dalla taglia…

  14. mea culpa….in parte…

    una volta ,per il matrimonio di un amico, come scherzo agli sposi….invece del solito riso sotto il lenzuolo..o della cucitura dello stesso… abbiamo annodato le mutande sia di lui che di lei formando una lunga fila….e poi le abbiamo riposte nei rispettivi cassetti….

  15. Nel corredo di mia nonna (leva 1904) le mutante comparivano regolarmente, di tela, con elastico in vita e lunghe sino a 1/3 di coscia, con spacchetto laterale ad angoli arrotondati e graziosi fiorellini ricamati: lei però mi raccontava delle pescivendole che in caso di plin plin allargavano appena le gambe. Se le ricorda anche mio padre e quindi dovremmo essere negli anno 40

  16. “Fili interchiappali”..fantastico Mitì, rendono l’idea alla grande :D

    Un abbraccio di buona giornata

    Basstest

  17. c’è stato pure un periodo in cui era pericoloso portarle….vedesi la Rivoluzione Francese….e i famosi … SANCULOTTI…

  18. Interessante proprio non ne avevo idea.
    Quando le donne avevano le mestruazioni come facevano? Non uscivano di casa?
    ciao

  19. Mio padre raccontava la sua infanzia da sfollato in Emilia, quando spiava con altri ragazzini le donne chinate sui lavatoi che “mostravano tutto”…Un’educazione sessuale un po’ arcaica e selvatica, però forse più naturale e spontanea? Chissà. Oggi credo che i ragazzini non si stupirebbero per niente.

  20. tratto da…

    Breve storia delle mutande

    “Dal passato al futuro: gli astronauti americani della Nasa in orbita cambiano le mutande tutti i giorni, mentre i russi solo ogni tre, ma le navicelle spaziali non sono provviste di lavatrici. Quindi fino ad oggi si gettavano gli indumenti sporchi in un container che veniva distrutto nell’atmosfera terrestre solo due volte l’anno, con un notevole problema di ingombro. Pare però che dopo lunghe ricerche i russi abbiano messo a punto un nuovo sistema biodegradabile grazie a un cocktail di batteri per ridurre immediatamente in polvere gli indumenti sporchi indesiderati. Fra le stelle, ma con le mutande pulite.”

    qui l’articolo completo con molte altre curiosità…

    http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_contemporanea.asp?id=229

  21. Se non ricordo male, slip e tanga hanno ceduto il passo, dopo il film di Bridget Jones, ai mutandoni contenitivi della nonna.
    Pare ci sia stata, in quel periodo, un’inversione di tendenza verso quel tipo di “intimo”, sconsigliato però dagli angiologi…

  22. ti assicuro che non tutte si convertirono negli anni ’50 :-)) la mia bisnonna non le ha mai portate!
    come wolly, anch’io ho sempre avuto quella curiosità, peccato non poterlo più chiedere all’interessata :-(

  23. Roger, poco tempo fa ho letto un’inchiesta europea (e mannaggia non ricordo dove, di sicuro non in rete) in cui si dimostrava che esistono ancora persone (soprattutto uomini) che cambiano la biancheria intima una volta alla settimana, quando fanno il bagno (sempre una volta alla settimana)…argh.

  24. Nives, pensa che da ragazzina giravo d’estate con i copricorpetti e le “camiciuole” ricamate della mia bisnonna…(che si scandalizzava molto perché esponevo la sua castissima biancheria intima ;-DD)

  25. a proposito di filo interchiappale…
    tempo fa ho sentito questa barzelletta: “Una volta per vedere le chiappe di una donna dovevi scostare le mutande; ora devi scostare le chiappe per vedere le mutande!

  26. Quest’anno, contro il gelo di dicembre, per la prima volta nella mia vita ho indossato i mutandoni: è una goduria.
    Qui si imparano tante di quelle cose.

  27. Mitì ciao, passo e purtroppo commento poco. Ma qui non potevo mancare. In Italia la prima (una delle prime via, o quanto meno l’unica che essendo nota fu documentata) ad indossare le mutandone fu la splendida Isabella d’Este. Più o meno fine ‘400 inizio ‘500. Lo racconta lei stessa in una lettera.

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