Storia delle Scatolette


(Manifesto pubblicitario di Leonetto Cappiello)

Napoleone Bonaparte, geniale condottiero e potente imperatore, ma anche uomo che detestava gli sprechi, era abbastanza stufo di spendere un sacco di soldi per approvvigionare di vivande le sue truppe durante le varie campagne e di veder poi andare a male ogni volta il cibo.
Emanò quindi un bando di concorso in cui prometteva 12.000 franchi a colui che fosse riuscito a progettare un efficace metodo di conservazione del rancio.

Il vincitore fu il cuoco pasticciere Nicolas François Appert, che già nel 1795 aveva inventato un particolare tipo di sterilizzazione (detto appunto “appertizzazione”) in grado di fermare la fermentazione delle verdure e la putrefazione della carne: prima li bolliva, poi li poneva in spessi barattoli di vetro, li sigillava con la pece e li faceva ribollire ancora.
Coi soldi guadagnati Appert aprì a Massy la prima fabbrica di conserve della storia: ebbe un grande successo tra gli eserciti di terra e di mare di tutta Europa, nonostante i suoi prodotti fossero decisamente cattivi di sapore e avessero perso nella lavorazione quasi tutte le loro proprietà nutrizionali.

Ma nel 1830 in Inghilterra i contenitori di vetro (considerati troppo fragili e pesanti negli spostamenti delle truppe), iniziarono ad essere sostituiti da quelli in latta; e nel 1840 in Germania gli industriali Daubert e Hahn fondarono una grossa fabbrica di cibo in scatola metallica basato soprattutto sulle verdure: l’agricoltura stessa della nazione venne allora modificata orientandosi verso i prodotti (ad esempio gli asparagi) che potevano venire meglio conservati.

In Italia il primo che si occupò della materia fu l’industriale torinese Francesco Cirio che nel 1857 abbandonò la sua precedente specializzazione (esportatore di prodotti freschi su vagoni frigoriferi) mettendosi a produrre piselli in scatola (i pomodori pelati arrivarono solo ai primi del ‘900).

Però non erano tutte rose e fiori; innanzitutto la lavorazione dei singoli prodotti era lunghissima, poteva superare tranquillamente le 6 ore.
Spesso poi le scatolette arrugginivano o esplodevano ; si formavano reazioni pericolose tra l’acidità del contenuto e il metallo del contenitore, ma soprattutto la non perfetta sterilizzazione causava intossicazioni anche mortali dovute alla presenza di microrganismi patogeni come il Clostridium botulinium, in grado di resistere alle alte temperature. A questi ultimi nel 1860 mise freno il biologo francese Louis Pasteur tramite un nuovo procedimento di sterilizzazione chiamato, dal suo nome, “pastorizzazione”.

Da quel momento anche l’America si interessò all’industria conserviera; dal 1860 al 1869 a Chicago e in molte altre città degli USA vennero aperte decine e decine di stabilimenti di “scatolette”. Vennero dimezzati i tempi di manipolazione, portandoli dalle 6 ore ai 30 minuti, e poco per volta venne pure allargata la tipologia dei prodotti conservati e pronti per la consumazione. Ravioli spaghetti compresi. Sigh.

©Mitì Vigliero

(Segnalazio’: sul blog di Marco Minghetti Nova 100-IlSole24Ore, a firma di Caterina Bonetti troverete una Placida Intervista ;-) 

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

31 Replies to “Storia delle Scatolette”

  1. A me certe scatolette piacciono, soprattutto quelle di legumi come ceci e fagioli, per non parlare del mais e dei pelati. Da campeggiatore accanito, senza di loro sarei perduto! ;)

  2. interessantissimo come sempre, durante le campagne napoleoniche, sembra che napoleone s x motivi di risparmio ,promosse un’alternativa al burro elemento base della cucina francese, ed è cosi che fù inventata la margarina. buona giornata

  3. io faccio (facevo) antipasti e marmellate col metodo della tindalizzazione.

    Lunghissimo ma sicuro. Niente esplosioni, le cose rimangono anni e anni buone come appea fatte. Da provare..

  4. SPAMMMMM(Lo Spam è un tipo di carne in scatola (Spam: Spiced Ham) della Hormel Foods Corporation entrato a far parte del folklore grazie allo sketch dei Monty Python)…..ecco le scatolette…che è meglio non rompere..???..ops….aprire..

    in genere non mi piace il cibo in scatola…lo sopporto…io e lui(cibo in scatola)viviamo come separati in casa …ognuno nella sua scatola…

  5. Beppe, ti vedo bivaccare davanti al focherello, mentre cuoci in un pentolino di latta i fagioli stile Far West…;-D Però è vero, alcune sono decisamente pratiche e anche buone (i ceci ad esempio, e anche le lenticchie)

  6. e di quando ero bambino mi ricordo di quando a Carosello andavano in scena le storielle di Gringo ,del cattivo ,che mi pare si chiamasse Jack….e di Dolly

    che finivano sempre….così…

    …..E adesso siam giunti alla resa dei conti
    siam fermi di fronte immobili e pronti
    qualcuno di noi deve fare trasloco
    sarà mezzogiorno, mezzogiorno di cuoco

    e vedendo la carne Montana che stringo
    alé, vengon tutti a mangiare con Gringo
    Mangiate Montana, è carne ben scelta,
    così, in gelatina, è pratica, svelta,
    il tipo normale o esportazione,
    in casa, all’aperto, in ogni occasione.
    C’è poi Jambonet che puoi fare a fette, comunque le mangi son sempre perfette.

    Così nutriente, appetibile, sana,
    è carne ben scelta, è carne Montana.

    DATEMIIIIIII PANEEEE E OLIOOOOOOO…..

  7. Il rituale di preparazione di pelati, marmellate, tonno e verdure sottolio è un impegno primaverile- estivo al quale non rinuncio: io e mia mamma ci ritroviamo tra pentole, fornelli e barattoli nel caos cosmico della cucina.

  8. Soledimattino, mah, per certe marche sarei abbastanza fiduciosa…Certo non bisogna abusarne, ma utilizzarle solo in caso di fretta o necessità o stagione non adatta a certe verdure :-)

  9. Il cibo in scatola e’ un mondo a se’ non ha piu’ nulla a che fare con la sostanza di partenza.
    Lo prova il fatto che quando sono costretta a spiegare che non mangio carne e pesce spesso mi viene detto:
    “La Simmental si, vero?”
    “E il tonno lo mangi?!”
    Non si tratta piu’ di carne o pesce, ma solo di scatolette!

  10. la pasta in scatola mi lascia molto perplesso. Non sapevo però che il signor CIRIO, che ora si starà rivoltando nella scat…nella tomba causa Cragnotti, fosse uno dei pionieri dell’inscatolamento alimentare…

  11. Non vivrei a scatolette, ma ne ho sempre in dispensa: tonno, fagioli, mais e pelati mi aiutano a risolvere i pasti dell’ultimo minuto.
    Se non ho tempo, e mi viene voglia di pasta e fagioli, posso usare quelli in scatola. Non ho idea di come siano ravioli e spaghetti, ma li proverei. Ero prevenuta anche sui liofilizzati che, invece, sono buoni e validi…in certe situazioni.

    Ho letto l’intervista: tutta la mia ammirazione per quello che riesci a trasmettere!
    Un abbraccio

  12. leggendo l’intervista , e pensando che per lavoro sei sempre al galop….GRAZIE PER IL TEMPO CHE DEDICHI AL BLOG….e perciò….anche a NOI….tuoi LETTORI….

    di nuovo GRAZIE….. :)))

    e scusa se alcune volte rompo le…scatole(uscita con scuse… in tema col post….)…. :-))))

  13. L’arte di conservare io l’ho appresa fin da piccolo dalla mia mamma che il mese di agosto faceva e fa sempre le bottiglie di passata di pomodoro. Io giro la manovella dello spremi pomodoro e lei riempie le bottigle e poi le sterilizza a bagno/maria. ogni estate ne facciamo sempre un bel numero che poi mutilizziamo d’inverno.

  14. ho letto l’intervista,sei uno spasso! adesso aspettiamo quali bei particolari estrappoli dalla margarina buona giornata

  15. approvo l’idea di metterti sottovetro. senza cattiveria, ovviamente, ma solo con il grande affetto di tutti noi per te. un abbraccio cara Mitì.

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