Canzoni tristi tristi tristi

Wittgenstein scrive di canzoni tristi, tristi, ma proprio tristi.

A me vengono subito in mente Albergo a ore cantata da Herbert Pagani, Geordie di De Andrè, Il poeta di Bruno Lauzi e Angelita, de Los Marcellos Ferial.

E poi tutte quelle popolari alpine, come Signore delle cime (qui la storia), Stelutis alpinis (qui), Joska la Rossa , Nikolajewka

E per voi, quali sono le canzoni che giudicate più tristi al mondo?
(domani  un’altra volta però facciamo quelle allegre, eh? )

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Placida Nova

Stamane, mentre  dalle 7,30 ero alle prese col trasloco n° 7 e 2 addetti alla rumenta differenziata che disintegravano a martellate i mobili della cucina e un paio di vecchi armadi stagionali e 2 idraulici + 2 muratori che sfasciavano il bagno della casa di mamma causa improvviso guasto condominiale (“Se non le spiace spacchiamo qui, tanto il nuovo proprietario butterà tutto all’aria…”) e 1 Direttrice dei lavori di ristrutturazione (di chi e cosa mica ho ancora capito, ma non indago) + 1 vicina ottuagenaria che mi conosce da 30 anni e non faceva che vagolare per le stanze vuote declamando “Ma che tristezza tutto questo vuoto, ma perché non ci sei venuta a vivere tu, ma come mi dispiace che non ci sia più nessuno di voi, ma dove li hai messi tutti i mobili, ecc ecc ecc), stamattina dicevo mi ha telefonato Enrica per dirmi che sull’inserto del 24 Ore di oggi, Nova, c’era un articolo che mi citava.

E l’articolo è bello; e che sia bello non mi stupisce, visto che l’ha scritto Luca De Biase (che bacio).

Racconta di “giochi” piccini e lievi, quelli “da spiaggia” da fare “in compilazione collettiva” fra amici; e cita il test del Quanto sei rimasto bambino, quello che abbiamo fatto insieme pochi giorni fa.

Luca scrive:
“Non c’è ovviamente nulla di infantile nel fenomeno storicamente fondamentale dell’homo ludens (il link è mio, NdPlà) studiato pioneristicamente da Johan Huizinga. Anzi. Il gioco è, per Huizinga, un vero e proprio generatore di cultura.”

Ed è proprio per questo che qui spesso io “gioco” con voi; perché ascoltare ciò che vedete nelle nuvole, o le vostre spiegazioni di un’immagine, o i vostri sogni, le vostre fantasie, altro non è che un arricchimento collettivo di sensibilità, sorriso e poesia

Lo dico sempre che la parte più bella dei post di questo blog è nei commenti; per questo motivo spesso li riporto nel testo principale: sono preziosi.

E sono felice, perché non è mica da tutti avere dei lettori speciali come voi, di cui sono estremamente fiera