N° 8

E’ il trasloco di oggi.

Ne mancano ancora due, e poi forse avrò finito.

Se non schiatto.

Intanto vi lascio in compagnia del PlacidoTumblr, e di quello di Dario, dove ho trovato questa cosa meravigliosa; dovete trascinare le righe nere a destra sull’immagine centrale.

Ma prima leggere il titolo sotto l’immagine.

Chi vi ricorda? ;-)

Perché si dice: Contare le Pecore

Nella raccolta di novelle del XIII sec. chiamata, appunto, Novellino, si racconta che Ezzelino III da Romano detto Il Terribile, soffrendo gravemente di insonnia, avesse assunto un Novellatore personale per intrattenerlo durante le notti in bianco, narrandogli storie.

Il Novellatore però, al contrario del padrone, aveva sempre un sonno tremendo; così una sera gli raccontò di un pastore che, col suo grande gregge, si trovava sulla riva di un fiume.

Dovendo portare il gregge sulla sponda opposta, si servì di un traghettatore e di una piccolissima barchetta che poteva contenere solo una pecora alla volta.

Il traghettatore caricò la prima pecora e a portò sull’altra sponda.
Tornò indietro, caricò la seconda pecora e la scaricò.
Ritornò indietro, caricò la terza pecora

All’improvviso il novellatore, tacque.

Ezzelino spazientito lo sollecitò a continuare la storia; ma lui serissimo rispose: “Signore, dobbiamo prima farle passare tutte!”. 

Il Terribile si mise miracolosamente a ridere, e per quella notte il Novellatore poté finalmente addormentarsi ad un’ora decente. 

© Mitì Vigliero

 

Noia

Forse sarà questo tempo umido, appiccicoso e bigio; forse il galòp che mi sfianca; forse semplicemente che oggi ho il berrettino inverso, fatto sta che gran parte delle cose che mi circondano mi dà noia.

Mi dà noia notare in ogni campo l’assoluta latitanza del buon gusto e della buona educazione.

Mi dà noia l’assenza generale di rispetto nei confronti degli altri; il parlare sempre solo di diritti e mai di doveri, il giudicare la libertà e la democrazia strumenti del tutto personali, utili solo per poter fare gli affaracci propri e averne un tornaconto. 

Mi dà noia la carenza di professionalità e serietà in qualunque mestiere, sostituite da pressapochismo e superficialità.

Mi dà noia l’arroganza spacciata per cultura, la furbizia per debolezza,  la spudoratezza per sincerità, l’odio per giustizia. 

Mi dà noia l’apparenza prediletta alla sostanza, l’urlo al posto del dialogo, la violenza e l’insulto usati come ragionamento.  

Mi dà noia l’agire prima di riflettere, il pontificare senza conoscere, il leggere senza capire, il giudicare senza sapere. 

Mi dà noia il trionfo del banale e del vuoto in ogni ambito, la mancanza di approfondimento e attenzione in ogni azione.

Mi dà noia la sempre più diffusa apologia del cialtronismo; il disprezzo per la fatica altrui e la conseguente poca voglia di sudare e applicarsi prima di arrivare. 

Mi dà noia il veder manipolare le menti, inculcando il desiderio continuo e collettivo di essere trendy, di possedere, indossare, mangiare, dire, fare esclusivamente cose “alla moda”; atteggiamenti livellanti che impediscono ogni originalità di idee e crescita di personalità.

Mi dà noia anche provare noia per tutte queste cose; è segno di poca integrazione e allineamento.

Fa sentire soli.

Ma forse sentirsi poco integrati e allineati oggi – in questo mondo sbarellato – è solo una fortuna.

E speriamo che domani torni il sole.