Traslochi e Nonne

Alè.
Oggi trasloco n.° 2: casa mamma casa dove non fa freddo.

Stamani m’aspetta una Truppa di trasportatori un po’ più grande di quella del trasloco n°1, Truppa che – poveretta – dovrà capire quale massa di roba sarà da caricare sul camion; ché in casa di mamma – per merito mio e della mie forzutissime braccia, per tacer della mia schiena, ahia – ci son varie masse di roba racchiuse in scatole, scatoloni e sacchi d’ogni dimensione.

Già arrivate a destinazione le masse in casa qui, restano quelle che andranno appunto oggi dove non fa freddo, quelle che finiranno nella casa dei gatti, quelle che andranno a soggiornare in varie case di amici e quelle che – una prece – son destinate a un’altra vita.

E quindi ignoro a che ora riuscirò a tornare a casa.
Ossia qui.

Però vi lascio in buona compagnia: questo splendido tumblr dedicato alle nostre Nonne.

Leggete i tanti cammei pubblicati; commuovetevi, sorridete, ricordate e pensate a quello che vorreste scrivere voi. Con semplicità, di getto e di cuore: come abbiamo fatto tutti noi che già abbiamo scritto.

Se vi viene l’ispirazione, scrivetela nei commenti qui sotto.

Nik e Marchino, l’ideatore geniale di quella meraviglia di tumblr,  lo riporteranno – con tanto di vostra firma e link.  

Baci al galòp, e a presto. 

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

31 Replies to “Traslochi e Nonne”

  1. grazie, son lieto che l’idea venga apprezzata (ti ricordi cosa avevi raccontato l’anno scorso a Zena, sull’utilità dei blog come deposito di ricordi?) :)

  2. La nonna Chicca (sarebbe Gerolimina, ma GUAI a svelarlo) ha i capelli cortissimi, gira in blue jeans e camicie a scacchi armata di tele e pennelli. Di solito la si avvista in cima a qualche scoglio sopra un mare in burrasca (la sua specialità è dipingere le onde). Nonna ha 80 anni, ma se qualcuno glielo ricorda risponde piccata “Son solo 20 vissuti per 4 volte!”.

  3. ZiaPaperina, e fa benissimo. In fondo io l’anno scorso ne ho compiuti 2 volte 25…;-D Abbracciala tanto da parte mia, e dille che la ricordo sempre con tanto affetto!

  4. Ho letto belle cose in quel tumblr. Ora passerò la giornata a cercare l’ispirazione. Buon trasloco 2!

  5. ho tanti bei ricordi delle estati trascorse a casa di mia nonna e mia zia . Era il punto di riferimento di amici e parenti , lì ho conosciuto aneddoti e vicende della mia famiglia,lì ho imparato a leggere il bello nelle sue varie forme…

  6. Mia nonna si chiamava Leonilda, al paese con lei, ho passato delle bellissime estati, quando cuoceva il pane nel forno a legna, faceva per me, tanti piccoli panini, e pizzettine al pomodoro,e gia’ da allora aveva lanciato la moda della bandana, con il suo fazzolettone sempre annodato in testa. Sii buona con le truppe cammellate.:=]

  7. MIA NONNA
    PROFUMO di sugo con le tomaxelle (involtini di carne) alla domenica mattina in cucina.
    PROFUMO di sapone di Marsiglia quando faceva il bucato a mano.
    PROFUMO di Violetta di Parma che emanava la sua persona e la sua stanza da letto.
    PROFUMO di cose semplici e vere.
    PROFUMO di radici comuni e di profondo affetto che uniscono una generazione all’altra.

  8. Io ho lasciato il mio ricordo qualche giorno fa, il numero 52. L’iniziativa è bellissima, concordo, e l’ho anche io segnalata sul mio nano blog!

  9. Mia nonna Alice, insieme abbiamo fatto quintali di gnocchi e de taggein verdi, lei che ogni sera quando uscivo mi diceva “vanne cianin” vai piano (inteso con la macchina la moto ect)
    che quando mi abbracciava forte mi diceva “stu chì u l’è u bastun da me vecciaia” questo qui è il bastone della mia vecchiaia
    la sera che è morto il nonno eravamo tutti in casa zie zii nipoti pronipoti lei è uscita dalla stanza fendendo la folla ha attraversato mezza casa ed ha abbracciato me…senza parlar senza piangere abbracciati per chissà quanto tempo

  10. ah sì, io arrivo adesso, ringrazio e mo’ scrivo pure a Marchino per offrirmi di aiutarlo a traslocar le nonne .-)

    però venivo appunto anch’io a dire: ma quant’è bella quella casa! (ce lo fai, Mitì, un post dei ricordi nr. 2 con la storia delle tue case? dai faccelo! commentatori: mettete in coda le vostre adesioni alla richiesta :)

  11. Mia nonna, madre di mia madre, da ragazza era conosciuta come La Castellana.
    Abitava con la sua mamma in una grande casa in cima al paese, proprio sotto i ruderi del Castello. Sole, le due donne, dominavano con lo sguardo l’intera vallata.
    Andò sposa ad un giovanotto, povero in canna ma dalla ricca parlantina e dalla giovale ironia.
    La nonna è oggi bianca di capelli, con i miei stessi occhi chiari, e cela nel suo cuore la ferita di una bambina ammalata volata in cielo e di un padre fuggito in Sud America che lei ancora sogna di riabbracciare.
    I figli son partiti per il mondo, si commuove al loro pensiero mentre assiste il marito. E’ debole di gambe e cammina poco, ma il pane che prepara ha un profumo che supera il tempo e lo spazio dei ricordi.
    “Fate attenzione” sussurra a figli e nipoti sull’uscio di casa. Da sempre e per sempre.
    Viveva in alto tra le nuvole e il suo nome è Angelina.

    Mia nonna, madre di mio padre, da ragazza era straniera in paese perché nata in montagna dove l’acqua è più fredda.
    Donna contadina, abitava in una grande casa fuori dal paese che alla sua vista appariva come un paesaggio da cartolina. Dominava con lo sguardo i campi d’ulivo e le colline circostanti.
    Diverse vicende di gioventù le portarono un figliastro oltreoceano, poi un matrimonio, poi il vedovato.
    Oggi lavora come un uomo, sparlucchia come una comare, annaffia terreni e ciba animali, mangia una volta al giorno, d’inverno guarda la tv scaldandosi di fronte ad un fuoco scoppiettante.
    Gli gnocchi della domenica son la sua passione: li prepara per grandi tavolate ed ogni volta commenta “buoni come questa volta non son venuti mai”. Una roccia, che sgorga rigagnoli di lacrime di fronte alla parola morte.
    Viveva in basso tra i campi e il suo nome è Fiorina.

    Due donne, due mamme, due nonne.
    Due mondi diversi accovacciati alle porte del mio cuore.

  12. la nonna Antonia ce l’ho avuta per poco, è morta quando io avevo 5 anni. di lei ricordo solo che voleva sempre abbracciarmi forte e io piangevo perchè non ne volevo sapere!
    invece con la nonna Teresa ci ho vissuto i primi 8 anni della mia vita, dormivamo nello stesso lettone e d’estate la facevo diventare matta perchè invece di fare il riposino pomeridiano mi rigiravo in continuazione.
    sedeva spesso vicino alla finestra della cucina per rammendare e mi sembra ancora oggi di vedere il suo profilo, i suoi capelli grigi corti e ricci e le sue vestaglie a fiorellini con lo sfondo scuro.
    il suo profumo era inconfondibile.
    a volte mi prendeva in braccio, mi ninnava forte e mi chiamava “il mio sacco di patate”.
    quando mancava poco che mi trasferissi con i miei in un’altra casa, forse ebbi il sentore che di lì a poco l’avrei persa(infatti è morta solo dopo 5 mesi dal nostro trasferimento)e mi ricordo che corsi ad abbracciarla e lei mi strinse a sè sorridendo.
    poco dopo la sua morte ricordo che sognai di cadere dale scale e di ritrovarmi tra le sue braccia…e di ricevere da lei un bacino in testa.
    sono ancora convinta che quello sia stato il suo modo di dirmi che non avrebbe mai smesso di amarmi e di proteggermi anche da Lassù.

  13. Mia nonna è il ricordo lontano di una famiglia unita. Dieci fratelli, la mamma, il papà e lei. Mi manca la nonna, e mi manca quella famiglia.

  14. Non passa giorno…
    Trentacinque anni fa aveva 65 anni, ma ne dimostrava almeno 10 di più. I radi capelli
    grigi raccolti in una crocchia bassa sulla nuca; il viso scavato dalla malattia; gli occhi scuri ormai senza luce; il cuore, quel suo cuore buono e generoso, capace di contenere tutto l’amore del mondo, ormai stanco di battere troppo faticosamente. Passava tutto il tempo chiusa nella sua camera, quasi timorosa di infastidire le persone con cui divideva la casa e l’esistenza. Amava ascoltare alla radio gli sceneggiati a puntate: “La lettera scarlatta”, “Piccolo mondo antico”, “Anna Karenina”. Quelle voci senza volto, le tenevano compagnia, le riportavano alla mente echi di un mondo che non poteva più vedere. Non aveva più denti e mal sopportava la protesi che la costringeva ad un sorriso artificiale e le deformava innaturalmente i lineamenti. E poi la piccola, la sua adorata nipotina glielo diceva sempre: “Nonna, mi piaci di più senza denti. Sei più nonna, così!” Il viso stanco si illuminava del più dolce dei sorrisi quando la bimba le era vicina. “Tròt tròt cavalòt, su di pei giù di bòt. Bon pan bon vin, felu truté col cavalin”, cantilenava in dialetto facendo dondolare la piccola sulle ginocchia. Poi la bambina le si rannicchiava contro, appoggiava la testa sulla sua spalla e accarezzava lentamente il velluto un po’ liso che guarniva lo scollo sciallato della sua vestaglia rosa, respirando il suo profumo di borotalco ed acqua di rose.
    “Nonnina, posso dormire con te stanotte?” E la bimba si arrampicava sul lettone e si rifugiava sotto il piumino d’oca. “Mi scaldi i piedini?” e la donna paziente stringeva nelle mani fragili, solcate da vene azzurrine, i piccoli piedi gelati, mentre la nipotina sorrideva beata, gli occhi già velati da un sonno sereno.
    E poi quella sera…la televisione trasmetteva l’ultima puntata di “Pinocchio”, quello “a personaggi veri”. La bambina non aveva mai voluto vedere quello sceneggiato. Il burattino che si muoveva tra persone in carne ed ossa la spaventava, e trovava angosciante quella musica bella ma ossessiva, e inquietanti i volti grotteschi del Gatto e la Volpe. Quella sera aveva avuto coraggio, e aveva visto tutto l’episodio. Era felice, orgogliosa di sé.
    “Mamma, domani dirò a nonna quanto sono stata brava!”.
    Ma il domani non venne per quella donna dalla vita difficile e dal volto gentile. Se ne andò alle prime luci dell’alba, e non seppe mai del coraggio della nipotina, né del suo pianto disperato, né del vuoto che lasciò nel suo cuore.
    Sono passati trentacinque anni da allora e non passa giorno che io non pensi a lei.
    Si chiamava Carlotta, era una persona speciale. Ed era mia nonna.

  15. Quando la tv era in b/n, ogni volta che vedevamo Gino Bramieri vestito da donna io e i miei fratelli ridevamo come carognette, era uguale a mia nonna Rosalia….abbiamo fatto notare la somiglianza a mio rimpianto papà, ai nonni non si mancava di rispetto, e sorrideva anche lui.
    Tempo fa, in una trasmissione estiva di spezzoni della tv b/n c’era Gino Bramieri vestito da donna e ho rivisto mia nonna Rosalia!! Ho sorriso con rimpianto.:(

  16. Grazie per consentire anche ad un mio ricordo di viaggiare nell’etere e magari arrivare così alla mia dolce Nonna!!!

    Ricordo di lei i suoi meravigliosi intensi occhi azzurro cielo estivo,
    le margheritine bianche che amava e che raccoglievo con tutto il mio cuore per lei,
    le mentine ,bianche e farinose pastiglie delle quali era golosa….
    ma soprattutto ricordo quanto ci volevamo bene….
    Aglaia

    un abbraccio a tutti voi e un bacio speciale a te Mitì:-*)

  17. Pingback: 8:49 pm » Mia nonna

  18. io sogno di poter visitare LA CASA DOVE NON FA FREDDDO. l’ho vista e la guardo dall’esterno, deve essere bellissima.
    un abbraccio

  19. Nonna Rosa aveva i capelli rosso castani, gli occhi verdi, e anche da anziana un paio di belle gambe. A diciassette anni incantò un uomo più vecchio e gli fece sette figli. Riuscì a crescerne sei, anche quando i tedeschi si portarono via per due anni il suo uomo. Fece in tempo a vedere diciannove nipoti,e coi pronipoti non abbiamo ancora finito.
    Mia nonna Regina non l’ho mai conosciuta, perchè mio padre la perse a tredici anni. Era così amata dai suoi figli che due delle sue nipoti si chiamano come lei. Aveva i capelli lunghissimi e belli e quando chinava la testa pettinandosi le sfioravano i piedi, non a caso mio nonno era molto geloso. Fece in tempo, nei suoi cinquantatrè anni di vita, a fare e crescere otto figli, quasi tutti maschi, mentre lavorava nei campi e fuori. Di lei esisteva una sola foto, e ci è stata rubata. Si conserva solo una treccina di capelli presa dalle tempie, lunga settanta centimetri.

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