Storia del Rasoio

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Pitture rupestri ci mostrano uomini primitivi quasi sbarbati; e ritrovamenti archeologici hanno riportato alla luce valve di conchiglie affilate che molto probabilmente servivano a tagliare barbe troppo fluenti.

Il rasoio più antico si trova al Louvre: anatolico, datato 3000 aC, è un piccolo coltello in bronzo dalla punta ricurva.

Nel Museo Egizio di Torino invece c’è una borsa in pelle del 1450 aC appartenuta all’architetto Kha che contiene tre rasoi sempre in bronzo; uno tutto di metallo, due col manico in legno e la forma di bisturi.

Gli Etruschi prima del 1000 aC usavano o rasoi a forma “lunata, perfetta per seguire i contorni del viso, o “fenestrati”; due lame unite al centro da una griglia.

Questi tipi di rasoi continuarono ad esistere anche durante il periodo del ferro; alcuni modelli con impugnature a ricciolo o anello furono trovati in Svizzera nei corredi funebri dei guerrieri.

Nella città di Cancuén, foresta del Peten in Guatemala, sono state trovate botteghe di coltellai Maya specializzati anche nella fabbricazione di rasoi in ossidiana.

Il macedone Alessandro Magno nel 333 aC obbligò i suoi soldati a radersi completamente di modo che le barbe lunghe non potessero essere afferrate dai nemici durante le battaglie corpo a corpo; perciò equipaggiò l’esercito con rasoi le cui lame potevano essere ripiegate dentro al manico.

I Romani li chiamavano “novacula” o “culter tonsorium”; a Pompei ne sono stati ritrovati di bellissimi, con i manici di avorio o osso finemente scolpiti e dalle lame in ferro sottile a forma di trapezio; novacule dalla lama e dall’impugnatura più lunga sono anche raffigurate su alcuni loculi marmorei delle catacombre cristiane.

La prima bottega ufficiale di barbiere nacque a Roma nel 300 aC; il proprietario era un siciliano fatto venire nell’Urbe da Publio Licinio Mena.

Subito si diffusero molte altre botteghe di “tonsores”, che il poeta Giovenale accusava di “disturbo alla quiete pubblica” a causa delle urla raccapriccianti che da lì si levavano ad ogni ora; questo era dato dal fatto che non solo i barbieri  spesso ferivano gravemente le facce dei clienti, ma anche perché si improvvisavano dentisti o microchirughi, con prevedibili risultati.

Lo storico Carcopino, nei suoi libri dedicati alla vita quotidiana nella Roma antica, dedica molte pagine al dramma delle barbe che dovevano essere obbligatoriamente tagliate per distinguersi dai barbari selvaggi; la lettura, che è davvero esilarante, vede i “tonsores” nella parte di sadici sanguinari e i clienti in quella di vittime sacrificali ai quali, più d’una volta, oltre i baffi veniva tagliato di netto il naso (e poi ricucito immediatamente dallo stesso tonsores-chirurgo plastico).

Questa mescolanza di 2 mestieri in uno durò ben 20 secoli; ma a causa delle continue “stragi”, la Francia (1718) e l’Italia (primi ‘800) decisero di sciogliere definitivamente la corporazione dei Barbieri-Chirurghi; si dice che l’insegna classica del barbiere, quel cilindro verticale a strisce colorate trasversali detto dagli inglesi “pole”, simboleggiasse in realtà il blu delle vene, il rosso del sangue e il bianco delle fasciature

Per vari secoli la forma dei rasoi restò più o meno la stessa; però variarono e migliorarono molto i materiali e le fatture.

Nel 1770 Jean Perret, coltellinaio francese, pubblicò la “Pogonotomia” (dal greco “pogon” barba e “tomia”, taglio); per essere precisi, il titolo originale era
La Pogonotomie, ou l’art d’apprender à se raser soi-même.

Perret aveva notato che quando la lama stava per tagliare il pelo, questo usciva un poco dalla pelle; ma la lama non riusciva mai a tagliarlo alla radice: perciò inventò nel 1762 un rasoio affilatissimo detto “a pialla”, con due lame.

L’idea era buona; i barbieri che – senza averlo provato prima su loro stessi -iniziarono ad usarlo entusiasti sui clienti, lo erano un po’ meno tanto che, in breve, quel modello venne chiamato senza tanti eufemismi “tagliagole”.

I progressi della metallurgia permisero però di ottenere lame sempre migliori; le più ricercate venivano prodotte a Toledo, Valencia, Solingen, Sheffield, e poi distribuite in tutto il mondo per essere montate sui rasoi.

Ai primi dell’800 nei laboratori “Feinschleiferei” in Germania venne creata la “bilama”, ossia una lama unica affilata da tutte e due le parti.

Nel 1847 il coltellinaio inglese William Henson inventò il “rasoio a zappa”, con la lama rettangolare e posta perpendicolarmente rispetto all’impugnatura; nel 1880 i fratelli Kampfe di New York brevettarono il primo “rasoio di sicurezza” chiamato Star; il succeso fu enorme, nonostante la poca praticità della lama che doveva essere ri-affilata in continuazione.

E negli USA, nel 1855 nacque King Kamp Gillette; giovane intelligente e di bell’aspetto, era un vero narciso che dedicava somma attenzione alla rasatura.

Aveva circa 30 anni quando pensò di inventare un rasoio in cui fossero visibili solo le parti taglienti, piccole e igieniche, da gettare dopo ogni uso per evitare continue e pericolose riaffilature.

Dando fondo a tutti i suoi risparmi e licenziandosi dal lavoro di rappresentante, cercò di convincere decine di imprenditori a finanziare il suo progetto.

Ma nessuno gli diede importanza: anzi, molti lo presero per un fissato.

Solo nel 1901 un ingegnere meccanico, William Nickerson, gli credette; con lui brevettò il primo rasoio a lame intercambiabili, che venivano inserite in un dispositivo a scatoletta con manico.

Fabbricate dalla Safety Razor Company (la futura Gillette) in acciaio e doppio filo, vendute in confezioni da 12, le lamette garantivano 20 rasature.

In pochi anni ne vennero distribuite decine di migliaia di pezzi e il bel Gillette divenne miliardario.

Invece Jacob Philip Schik, nato in USA nel 1878, durante il servizio militare in Alaska costretto immobile sdraiato a letto causa un infortunio, pensò che quel rasoio non era affatto pratico da usare in quelle condizioni.

Nel 1923 brevettò così un rivoluzionario rasoio a secco, che non aveva bisogno d’acqua e sapone perché azionato da un motorino elettrico.

Ma anche lui, come Gillette, fece una fatica terribile a trovare finanziatori del suo progetto.

Nel 1931 ipotecò la sua casa e fondò la Schick Shavres Inc, dove fabbricò il primissimo rasoio elettrico della storia.

Quell’anno ne vendette 3000 pezzi a 25$ l’uno.
Cinque anni dopo, oltre due milioni.

Da allora ad oggi, la Philishave da sola ha venduto circa 350.000.000 di rasoi elettrici.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

37 Replies to “Storia del Rasoio”

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  2. Dammi una lametta che mi taglio le vene
    ploploploploplo – coro-
    diventa bieca questa notte di falene
    ploploploploplo -coro-
    promette bene si promette tanto bene
    ma gimme gimme gimme
    ma dammi una lametta che mi taglio le vene
    ploploploploploplo -coro-
    ti faccio meno male del trapianto del rene
    ……. senti come affetta questa lametta
    da destra verso il centro zac!
    dall’alto verso il basso zip! – che non e’ il zip del post-
    Ricordo solo queste strofe, che, come un lampo mi sono venute in mente, mentre leggevo il post.
    Ma io dico, e’ mai possibile che, a quest’ora del mattino TU istighi all’omicidio appena -na’ poveraccia- mette piede in ufficio e trova la pila di atti, carte, decreti sulla proprissima scrivania? CIAO TESORISSSSSSIMA-

  3. Poi c’erano quelli che puntavano direttamente alla carotide per diletto…

    [Mancano gli ultimi: quelli a lame intercambiabili e elettrici… ;) ]

  4. Ancora un post da citare e un’immagine da riportare.:)

    E come al solito conoscevo i tonsores ma assolutamente non sapevo dei rasoi (e dei relativi barbieri) presso gli etruschi.

    Come si dice in America, imparando divertendosi:)

    Ciao cara e buona giornata

  5. p.s. comunque il “rasoio a zappa” ha un nome che proprio non mi ispira, mi fa un po’ paura e mi fa pensare alle sepolture nella terra, anche se è quello regolare di un tempo..
    ;)

  6. un sonetto del Burchiello dove rasoio e poesia si contendono il poeta (Burchiello era anche un barbiere) che interrompe la lite con un motto……

    La Poesia combatte col Rasoio ,
    E spesso hanno per me di gran quistioni;
    Ella dicendo a lui, per che cagioni
    Mi cavi il mio Burchiel dello Scrittoio?
    E lui ringhiera fa del colatoio,
    E va in bigoncia a dir le sue ragioni;
    E comincia: Io ti prego mi perdoni
    Donna, s’alquanto nel parlar ti noio.
    S’i’ non fuss’io, e l’acqua, e ‘l ranno caldo,
    Burchiel si rimarrebbe in sul colore
    D’un moccolin di cera di smeraldo:
    Ed ella a lui: Tu sei in grand’errore,
    D’un tal disio porta il suo petto caldo,
    Ch’egli non ha ‘n sì vil bassezza il cuore:
    Ed io: Non più romore,
    Che non ci corra la secchia, e ‘l bacino;
    Ma chi meglio mi vuol, mi paghi il vino.

  7. mi ricordo che quando ero piccolino mi divertivo …. con uno stecco di legno da gelati,e dopo essermi insaponato le guance…. ad imitare mio padre mentre si faceva la barba…devo dire che…farsi la barba dopo aver mangiato il gelato,era un piacere….ALLORA…. :))

  8. battuta a volo….RADENTE…

    Archelao, avendogli chiesto il barbiere: “Come ti devo tagliare i capelli?”

    rispose:…..”Tacendo”
    (Plutarco).

  9. Belllo il post e bellissima l’immagine, che dovrebbe essere intorno agli anni ’20, o forse sbaglio?
    Lo sai Miti’ che negli anni ’60, nei paesi della Puglia (racconta mio marito)i ragazzini quando andavano dal barbiere per un taglio di capelli non potevano sedere in poltrona, ma toccava loro stare in piedi durante il taglio della zazzera!
    Ciao Ciao

  10. Mitì, e i rasoi da donna? Ieri sera leggevo su una rivista affidabilissima in materia (la versione spagnola di Cosmopolitan) che il motivo per cui si stanno evolvendo così tanto negli ultimi anni è dovuto al fatto che le americane disprezzano ceretta e altri metodi di depilazione… beate loro! :D

  11. bello questo excursus.
    Io rimpiango le insegne dei barbieri, mi piacevano tanto!
    C’è un barbiere vicino al Senato che chiudeva la bottega tutte le mattine e andava a fare la barba a Letta in Senato.
    ciao, marina

  12. O_o quanta storia dietro quell’affarino che per me è il semplice strumento per rendere presentabili le mie gambe!!! Come mai questa carrellata storica? Molto originale direi!
    Ps,grazie per le tue parole.

  13. Kristyna, le faccio sempre queste carrellate di “storia piccola” (prova a cliccare nei link a fianco, “placide storie”) :-)
    ps. te le meriti tutte! :-*

  14. Non è perchè erano troppo piccoli per le sedie del barbiere, era una “usanza” di quei posti; figurati che la stessa cosa succedeva quando i ragazzini andavano al cinema, ovvero non si potevano sedere, ma dovevano assistere all’intera proiezione del film in piedi. Meno male che con il passare del tempo questo poco rispetto per l’infanzia si è evoluto per il meglio, ma se consideriamo che queste discriminazioni erano ancora in auge negli anni ’60…
    Ciao carissima Miti’.

  15. chissà se anche allora le donne rubavano i rasoi ai consorti, oppure si facevano crescere la foresta sul corpo?
    … questo argomento potrebbe essere lo spunto per un altro bel racconto :)

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