Vincere e Perdere

Proverbi e Modi di Dire

Poiché “la vita è un gioco”, molte sono le situazioni che ci vedono vincitori o vinti; ma sia che si tratti di competizioni facili e innnocue, sia che si tratti di tenzoni all’ultimo sangue, si ha un bel dire “l’importante è partecipare”, perché ormai è assodato e purtroppo insito nell’animo umano che l’importante sia sempre vincere. 

 “A giocare e perdere son buoni tutti” dicono gli spagnoli; conquistare una vittoria comporta attenzione massima nel curare anche i minimi particolari: infatti un proverbio russo recita “per un chiodo si perde un ferro di cavallo, per un ferro si perde un cavallo e per un cavallo si perde un cavaliere”, e tutti noi sappiamo che “per un punto Martin perse la cappa”.

 Soprattutto colui che guida alla vittoria è responsabile del risultato; “chi per piacere a uno dispiace a un altro, perde cento per cento” dicono gli inglesi, mentre i cinesi affermano “un esercito di ciechi al seguito di un generale cieco, è condannato alla sconfitta”.

 Per i tedeschivince colui che soffre e dura” (per noi “chi la dura la vince”), ossia vince chi fatica di più ma persevera, non perdendo di vista la mèta; solo in “amor vince di chi fugge” (anche se qui ci sarebbe da discuterne), mentre nelle altre tenzoni per “ottenere la palma della vittoria” occorre presenza continua e sollecitudine, oltreché rispetto per i compagni di gara.

E quando si da’ “scacco matto” facendo “cappotto” all’avversario, è giusto e umano sì esultare, mantenendo però una signorile calma e rispetto per l’avversario: guai ai vinti lo dicevano i Barbari.

Al vincitor la preda”, è risaputo: ma che non sia sbranata in egoistica solitudine.

Il vincitor firma la pace con la spada”, certo; ma che non giunga ad umiliare gli sconfitti gridando troppo presto – appunto-  “Vae victis!” perché, come affermano i danesi,una cosa è il vincere, altra il servirsi bene della vittoria”.

A questo proposito gli austriaci dicono “il vinto piange, ma il vincitore è morto”; poiché “la vittoria ha cento padri e la sconfitta è orfana”, ed esistono orde di sconfitti sempre disposti a “saltar sul carro del vincitore” rischiando di farlo franare sotto il peso.

Ma spesso è anche bene non fidarsi di questi nuovi arrivati inneggianti alla vittoria poiché soprattutto loro, come ricordava Marcello Marchesi in una poesiola intitolata Premio letterario: “brindan tutti alla salute del vincitore / con un bicchierino di livore”.
E prima o poi volteranno gabbana e il “vincitore” lo manderanno al diavolo.

Poiché vincere implica spesso enormi responsabilità, mal gestirle può avere come conseguenza per il vittorioso quella di “perdere la faccia” definitivamente; per questo Victor Hugo era solito ripetere “Niente è stupido come vincere: la vera gloria è nel convincere”.

Infine tener sempre a mente il detto “chi vince non dileggi, chi perde non s’adiri”, perché “sconfitte e vittorie non son mai per sempre”.

Le ultime molto spesso sono ottenute “ai punti”, “a piede zoppo”, “di stretta misura”, “di corto naso”, quando non sono vere e proprie “vittorie di Pirro”.

E per gli sconfitti può essere consolatorio ricordare quello che dicono i venezianise ho perso i anei, non ho perso i dèi” (se ho perso gli anelli, non ho perso le dita); “tutto è perduto fuorché l’onore” significa “anche se sei rimasto in braghe di tela puoi ricominciare a lottare ugualmente” facendo però – per la prossima volta – tesoro dell’antico e vero proverbio francesele sconfitte sono grandi maestre”.

©Mitì Vigliero

Corollario

Graziano: E’sempre meglio vincere: Il secondo è il primo degli ultimi!

Princy: La mia bisnonna diceva, riferendosi alla sua vita famigliare: “Abbiamo sempre lottato e sempre vinto

Roger: veni vidi vici….e a casa tornai in bici…(continua)

Beppe: Come colonna sonora propongo questa cantata dai Rokes e questa nella versione di Elio ;D

Mimosafiorita: …All’alba vincero’, vincero’, vinceeeerooooo! ti e’ arrivato l’acuto?

PaoloBeneforti: Vincet amor patriae laudumque immensa cupido (virgilio)
Rosina: “Lo giurai, la vincerò!” (Barbiere di Siviglia)
Veni, vidi, vici.
E poi ribalterei così lo slogan del gioco d’azzardo statale: “Se non giochi non perdi”.

Mari: ricordo che la nonna paterna mi diceva “se ta seguis i oltar ta riarèt mai prim” tradotto: se segui gli altri non arriverai mai primo
un modo simpatico di dire che la vittoria è sulla strada che percorriamo da soli 

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


24 Replies to “Vincere e Perdere”

  1. La mia bisnonna diceva, riferendosi alla sua vita famigliare: “Abbiamosempre lottato e sempre vinto” . ;-)***

  2. veni vidi vici….e a casa tornai in bici….

    dissi…dopo che in vacanza in montagna,vinsi ad una lotteria la bici,che non essendo possibile traspotare in auto,mi obbligò a farmi ben 8 km di salita ,per tornare a casa….
    ah..la vittoria……..è cosa dura..

    ASSAI…..

  3. Questo post dovrebbe essere imparato a memoria da tutti i politici che si presentano alle elezioni!!

  4. Ehmm..” le sconfitte sono grandi maestre”, ma perdere, chissà perché, mette sempre …..di malumore!!! ;-DDD

  5. …All’alba vincero’, vincero’, vinceeeerooooo! ti e’ arrivato l’acuto? Bisogna saper perdere,non sempre si puo’ vincere, lo dicevano anche i Roks,gruppo degli anni 60.
    Guai ai vinti! Lo disse Brenna, condottiero dei Galli.Ciao specialissima Signora.;+]

  6. Vincet amor patriae laudumque immensa cupido (virgilio)

    Rosina: “Lo giurai, la vincerò!” (Barbiere di Siviglia)
    Veni, vidi, vici.

    e poi ribalterei così lo slogan del gioco d’azzardo statale: “Se non giochi non perdi”. :D

  7. ricordo che la nonna paterna mi diceva
    “se ta seguis i oltar ta riarèt mai prim”
    tradotto: se segui gli altri non arriverai mai primo
    un modo simpatico di dire che la vittoria è sulla strada che percorriamo da soli
    :P

  8. “e poi ribalterei così lo slogan del gioco d’azzardo statale: “Se non giochi non perdi”. :D”

    EH…NO ….qui si tenta di ribaltare una tradizione…ecchecavolo…millenaria che vede il politico…SEMPRE…e ribadisco…SEMPRE….FELICE E VINCENTE…

  9. del vincere e del perdere si può dire che:
    mio padre
    le vere vittorie non sono contro gli altri ma su se stessi
    e poi un gioco di parole ligure
    “a l’è ciu persa che baxaicò”
    e più maggiorana che basilico
    quando una sconfitta è palese
    si gioca sul fatto che persa in genovese significhi sia perduta sia maggiorana

  10. Vittoria e sconfitta: due aspetti della stessa medaglia.
    Se “vince solo chi è convinto di poterlo fare”(Virgilio)e “nessun vincitore crede al caso”(Friedrich Nietzsche) è anche vero, secondo me, che “il vincitore appartiene al suo bottino” (Francis Scott Fitzgerald) perché bisogna saper perdere in quanto “ Imparano più i popoli da una sconfitta, che non i re dal trionfo.” ( Giuseppe Mazzini) e “bisogna sempre giocare lealmente, quando si hanno in mano le carte vincenti.”( Oscar Wilde).
    Ma Tagore riassume meglio il concetto in “La nuvola nasconde le stelle e canta vittoria ma poi svanisce: le stelle durano.”

  11. Di avvocatucolo, azzeccagarbugli, a Rimini si dice ancora: “L’avuchèd znòv” (l’avvocato diciannove).
    perché… “u n’avéva mai vint!”, cioè
    Non aveva mai vinto (vint=venti in dialetto).
    Ciao ciao.

  12. Da ieri il database/register del blog da’ i numeri; lentissimo, crolla, mi impedisce di lavorarci. E dato che ora devo schizzar fuori per urgentissimo galòp, rimanderò a stasera (se il blog sarà vivo) risposte e aggiornamenti)
    Perdonatemi, ma non è colpa mia…:-(

  13. ciao cara Mitì, in ritardo auguri di buona Pasqua…a me piace dire “ha vinto per il rotto della cuffia”. una metafora proverbiale romagnola per definire un risultato positivo che alla fine non è “valso la candela” è dire “t’ì fat e guadagn de castagnér”, hai fatto il guadagno del venditore di castagne, noto per ricavare ben poco dal suo commercio…mica come i chioschi di caldarroste di oggi! baci cara!

  14. “E ora con l’aiuto del sole vincerò, Attacco solare, energia!”
    Proverbio giapponese applicato alla mia infanzia

  15. Oggi sono, forse, l’ultima commentatrice…
    vabbè, posso augurarti per prima la buonanotte!
    Un abbraccio :-*

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