Diretta discendente di Demetra – Cerere, dea dei campi e della luce della bella stagione , alla quale in questo periodo gli antichi offrivano in voto frumento bollito e fiaccole luminose, Santa Lucia viene festeggiata a Circello (BN), Atena Lucana (SA) e Lenna (BG) con un grande falò che ricorda quello in cui venne gettata durante il martirio e dal quale uscì indenne.
Sì perché  i modi che la tradizione religiosa-popolare vuole usati per ucciderla son parecchi.

Poiché si era convertita e fatto voto di castità,  ruppe il fidanzamento con un giovane patrizio.
Questo prima fece il romanticone dicendole “Senza i tuoi occhi non posso vivere”, e lei se li strappò servendoglieli su un vassoio; allora lui la denunciò come cristiana al proconsole Pascazio, che la condannò prima ad essere rinchiusa in un lupanare, dove però né uomini né buoi riuscirono a trascinarla; poi ad essere arsa viva, indarno: infine decapitata, stavolta con successo.

Santa Lucia è simbolo dell’amore luminoso e generoso; la filastrocca “l’è rivàda Santa Lùssia/ i morosi i se dà al saco (si nascondono)/ per no pagarghe (alla morosa) el mandolàto”, si riferisce a  un’usanza veneta di questo giorno che imponeva ai fidanzati di acquistare alle varie fiere dedicate alla Santa gran copia di dolci da donare alle fidanzate.

A Forlì erano le castagne i doni amorosi, e dovevano essere così tante da rimpinzare anche la famiglia di lei e avanzare abbondantemente: se così non fosse stato, il futuro sposo sarebbe stato tacciato di tirchieria e accusato di amarla poco, quella povera ragazza…

E poiché la notte di S.Lucia è la più lunga che ci sia, le fanciulle forlivesi – seguendo il proverbio “Per Santa Lòzia un cul d’gocia (una cruna d’ago, che avevate pensato?)”- la passavano a cucire la camicia da notte che avrebbero indossato la prima notte di nozze.

Fungeva anche da barometro, Santa Lucia; ancora oggi i contadini annotano il tempo che farà dal 13 a Natale: il 13 sarà il gennaio del prossimo anno, il 14 febbraio e così via.

E in certe zone d’Italia (Sicilia, Emilia Romagna, parte della Lombardia, Veneto, Calabria e Campania), un tempo era solo lei che portava i doni ai bambini al posto di Babbo Natale o del Bambin Gesù .

A Verona arrivava aprendo un buco sul tetto e richiudendolo velocissima; per tutta la settimana precedente i bimbi venivano bersagliati da misteriosilanci” di dolci, (confetti di quelli chiamati “ghiaia dell’Adige”o le caratteristiche pastafrolle a forma di stella o cuore) che piombavano improvvisamente dall’alto; e subito gli occhi correvano al soffitto per vedere il “buso”, ma niente, s’era già chiuso.

E chiusi dovevano rimanere i loro occhi, la notte della sua venuta; perché lei è gentile e buona, ma su questo intransigente e avrebbe lanciato una manata di cenere sulle pupille del piccolo curioso.

Infine, i bambini di Bergamo da secoli portano la loro letterina di richiesta doni e cose buone a Santa Lucia in una delle grandi ceste poste ai piedi del suo altare nel Santuario della Madonna dello Spasimo.

Ma da un po’ anche lei s’è adeguata ai tempi; infatti ora è raggiungibile anche per posta elettronica, basta scrivere a santalucia@mmps.it.

©Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


52 Replies to “”

  1. _Io lasciavo sempre anche un pò di latte per S.Lucia, oltre al fieno per l’asinello…che bei ricordi!!!!

  2. Pingback: Placida Signora » Blog Archive » Il Monumento di Caterina