La Signora Vestita di Nulla

Proverbi e Modi di Dire sulla Morte

Oggi è il 2 novembre, ricorrenza dei Morti.
Certo si è tentati di non non pensarci troppo alla Morte, mascherando all’americana questo giorno in un pagliaccesco Carnevale anticipato che “scherza con la morte”.

Lo sappiamo benissimo che “chi muore giace, chi vive si dà pace”, ma anche da vivi  continuiamo ossessivamente a usare nei nostri modi di dire quotidiani l’immagine di quella che Gozzano definiva la “Signora vestita di nulla” come simbolo della nostra avventura terrena.

Diciamo “ti amo da morire“, “mi fa morir dal ridere“, “ho un’asia mortale“.
Ce l’abbiamo spesso “a morte con qualcuno”; più volte al giorno ci capita di sentirci circondati da “morti di sonno”; ci sono sere che torniamo a casa definendoci “stanchi morti” o “più morti che vivi” e magari le incertezze sul lavoro, causa fusioni esuberi chiari di luna, impediscono a molti di “sapere di che morte morire”, mentre il mobbing in ufficio ci fa sentire vittime di “morte civile“.

Ma in fondo sono esperienze che insegnano sempre qualcosa – “fino alla bara sempre s’impara” – e “a tutto c’è rimedio, fuorché alla morte” che altro non è che “un debito comune” che abolisce ogni preoccupazione materiale: infatti “l’ultimo vestito ce lo fanno senza tasche” dato che, come rammentano i milanesi, “se ven al mond biott (nudi), e se va via senza fagott”.

Qualcuno si consola sapendo che da Unica Vera Democratica, la morte tocca veramente a tutti prima o poi, piombando in casa di chiunque, povero o ricco, umile o potente. 

I salentini infatti dicono “sulu la morte è giusta a stu mundu” e i napoletani chiosano “‘a morte nun tene crianza”, non conosce educazione o etichetta.
Arriva a qualunque ora del giorno – “tanto è morire all’alba che a levar di sole”- in qualsiasi momento. Non rispetta feste e intimità né fa tanti complimenti: “la mort le ven denter senza piccà, le traffega senza parlà, e le te indormenta senza fatt ninà”, entra senza bussare, traffica senza parlare, e ti addormenta senza farti ninnare.

Assodato che “si muor giovani per disgrazia e vecchi per dovere”, un poco provocano ansia quelle saggezze lievemente retoriche che proclamano “un bel morir tutta la vita onora”.
Si vabbé, ma se si potesse rimandare ancora un cicinìn, eh?

Siamo d’accordo, la vita non sarà sempre rose e fiori, però mica hanno tutti i torti i veneti quando affermano “tacai a on ciodo, ma vivi” (attaccati a un chiodo, ma vivi) o i toscani quando dicono “piuttosto can vivo che leon morto”.

Perché la Signora vestita di Nulla non è lieve per niente;  lo ricordano bene gli spagnoli dicendo “a cavar di casa un morto, ce ne voglion quattro vivi” , mentre i parsimoniosi scozzesi aggiungono sospirando: “Persino la morte non è gratis: ci costa la vita”.

©Mitì Vigliero

Ne conoscete altri di proverbi e modi di dire sull’argomento?
***

Mimosafiorita: Ad una persona dall’aspetto pallido e smunto si dice: me pari la morte in vacanza. (continua)

Sonny&Me: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Michele: ovviamente mi viene in mente la livella di totò: “A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella” e poi mi viene in mente un divertentissimo modo napoletano di augurare a qualcuno di passare a miglior vita: “he fa’ ‘e piedi fridde e ‘a ggente a capa ‘o lietto” :)

Anna: “Chi ha vissuto bene, muore bene”; “Si può morire del male ma anche dei rimedi

Cristella: “L’è la su morta” (è la sua morte), secondo Quondamatteo (Dizionario Romagnolo Ragionato) significa “il modo migliore – fra tanti che ce ne fossero – di cuocere, preparare un pesce o altre cibarie in maniera di esaltarne il gusto e la bontà. “Fé la morta de sorg” (fare la morte del sorcio): morire intrappolato.

Luca: Devo citare un Chiavarese un mio cliente ormai defunto lo chiamerò il Signor B. che quando qualcuno gli chiedeva come stesse (aveva passato i 90 da un pò) rispondeva “Finna-a morte se g’arriva vivi” fino alla morte ci si arriva vivi (continua)

Invernomuto: “Per pagare e per morire c’è sempre tempo

PaoloBeneforti: in espressioni scherzose la morte è anche “la comare secca”.

Krishel: Mi vengono in mente: la commedia “La morte ti fa bella”, “Ti presento Joe Black” (tra l’altro Joe Black in inglese è uno degli appellativi della morte) (continua)

Floria: Folgorante il fincipit che ho trovato sul libro di Eio e Stark: “All’ombra dei cipressi /e dentro l’urne confortate dal pianto/ è forse il sonno della morte men duro? NO”. Della morte, non c’è verso, prima o poi parlano tutti, ma come ne hanno parlato gli antichi…(continua)

Roger: Altro è parlar di morte…altro è morire. Morto un Papa se ne fa un altro. Partire è un pò morire (continua)

GigiMassi: Non è proprio un modo di dire, ma un aneddoto: mia nonna, per farmi mangiare da piccolo, mi raccontava sempre la storia di un suo alunno povero – lei era maestra elementare – che non aveva mai la merenda, e alla domanda: brutta la fame, eh?, quello rispondeva meglio la moooorte!!!. Tu capisci che son cresciuto con degli abissali sensi di colpa :)

Valentina: A parte quelli già citati, di modi di dire conosco “Chi di speranza vive, disperato muore”, che ha anche una versione più volgarotta: “Chi vive sperando muore ca*gando”.

Rosidue: Due detti siculi: “Guai ccu la pala e morti mai
Guai a palate ma mai la morte.
Ognuno mori ccu lu so vizio allatu
Ognuno muore con il suo vizio vicino.

Eìo: Sempre da quel libro fantastico che cita Floria: “Verrà la morte e avrà le crocs” ;)

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


33 Replies to “La Signora Vestita di Nulla”

  1. Ad una persona dall’aspetto pallido e smunto si dice: me pari la morte in vacanza.
    Oppure, morte tua, vita mea.
    ” ” con te? manco morta.
    ” ” giocamo a tresette cor morto(gioco di carte)
    ” ” La morte arriva coi tacchi alti(film di Dario Argento)
    ” ” A morto de fame!
    ” ” Finche’ morte non ci separi.
    E per finire, come disse Ymotep nel film ” LA MUMMIA”: la morte, non e’ che l’inizio…:+((((

  2. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo…

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
    Sarà come smettere un vizio,
    come vedere nello specchio
    riemergere un viso morto,
    come ascoltare un labbro chiuso.
    Scenderemo nel gorgo muti.

    (Pavese)

  3. ovviamente mi viene in mente la livella di totò: “A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella”

    e poi mi viene in mente un divertentissimo modo napoletano di augurare a qualcuno di passare a miglior vita: “he fa’ ‘e piedi fridde e ‘a ggente a capa ‘o lietto” :)

    spero non ci sia bisogno di traduzione ;)

  4. “Chi ha vissuto bene, muore bene”
    “Si può morire del male ma anche dei rimedi”
    Mitì, oggi ho un raffreddore che mi annebbia la mente.
    Della morte, per quanto mi riguarda, ho pensato a lungo che fosse il naturale, biologico, ultimo atto del nostro ciclo vitale, angosciandomi al solo pensiero di quella dei miei cari. Da un po’ di tempo però, comincio a vedere le cose diversamente… ma è meglio sdrammatizzare, finché si può, no?
    Un abbraccio.

  5. “L’è la su morta” (è la sua morte), secondo Quondamatteo (Dizionario Romagnolo Ragionato) significa “il modo migliore – fra tanti che ce ne fossero – di cuocere, preparare un pesce o altre cibarie in maniera di esaltarne il gusto e la bontà.
    “Fé la morta de sorg” (fare la morte del sorcio): morire intrappolato.
    ciao da Rimini, Cristella

  6. Devo citare un Chiavarese un mio cliente ormai defunto lo chiamerò il Signor B. che quando qualcuno gli chiedeva come stesse (aveva passato i 90 da un pò) rispondeva
    “Finna-a morte se g’arriva vivi” fino alla morte ci si arriva vivi
    e poi citerò i mjiei inglesi preferiti i Pink Floyd che in “the great gig in the sky” cantano…
    And I am not frightened of dying, any time will do,
    I don’t mind.
    Why should I be frightened of dying?
    There’s no reason for it, you’ve gotta go sometime.
    I never said I was frightened of dying
    parole che peraltro io sottoscrivo:)

  7. Mi vengono in mente: la commedia “La morte ti fa bella”, “Ti presento Joe Black” (tra l’altro Joe Black in inglese è uno degli appellativi della morte). Ricordo il titolo della poesia di Foscolo “In morte del fratello Giovanni” (chiedere tutta la poesia sarebbe voler troppo dalla mia memoria)Inoltre ci sarebbe anche un sito in cui si calcola l’ora della tua dipartita…

  8. Folgorante il fincipit che ho trovato sul libro di Eio e Stark: “All’ombra dei cipressi /e dentro l’urne confortate dal pianto/ è forse il sonno della morte men duro? NO”. Della morte, non c’è verso, prima o poi parlano tutti, ma come ne hanno parlato gli antichi…
    “Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,
    neppure un soldo stimiamo le chiacchiere dei vecchi brontoloni. I giorni possono tramontare e poi risorgere, ma noi, quando sarà tramontata questa breve luce, dovremo dormire un’unica notte eterna”. Catullo, “Carme dei baci”, tradotto a memoria. Orazio riprese il tema nel famoso “Carpe diem” (Mentre parliamo, il tempo invidioso è già fuggito. Sii saggia, filtra il vino, e taglia via una speranza troppo lunga per un tempo troppo breve. Cogli il giorno – come un frutto maturo – il meno possibile fiduciosa nel futuro) ma Orazio è già avanti negli anni, è ironicamente disilluso … in Catullo c’è tutto l’ardore della giovinezza, l’equivalenza di vita e amore contrapposta appassionatamente all’oscurità opprimente della morte.
    E tanto per fare la prof fino in fondo, posso dare un cosiglio di lettura? Cacciari, Dionigi, Malliani, Ravasi, Vegetti Finzi “Mors. Finis an transitus” BUR 2207

  9. Altro è parlar di morte…altro è morire.

    Morto un Papa se ne fa un altro

    Partire è un pò morire

    Servire e non gradire, aspettare e non venire, stare a letto e non dormire, aver cavallo che non vuol ire e servitore che non vuole obbedire, esser in prigione e non poter fuggire, essere ammalato e non poter guarire, smarrir la strada quando un vuol ire, stare alla porta quando un non vuol aprire, avere un amico che ti vuol tradire, son dieci doglie da morire…..

    però……si può fare come prete Ulivo..

    http://www.edres.it/batacchi.pdf

    e divertirsi un pò..

  10. Non è proprio un modo di dire, ma un aneddoto: mia nonna, per farmi mangiare da piccolo, mi raccontava sempre la storia di un suo alunno povero – lei era maestra elementare – che non aveva mai la merenda, e alla domanda: brutta la fame, eh?, quello rispondeva meglio la moooorte!!!. Tu capisci che son cresciuto con degli abissali sensi di colpa :)

  11. “Già cominciava a declinar l’estate,
    Cedendo il regno al delizioso autunno,
    E di poma gentili e delicate
    La campagna adornava il buon vertunno:
    E prete Ulivo stavasi in giardino,
    Assiso sotto il suo bel pero spino.
    Egli la Morte in quel loco attendea,
    Sapendo ben che n’era giunta l’ora,
    Ed una burla tal far le volea,
    Onde campar cinquecent’anni ancora.
    Ella comparve, e disse: Oh, prete Ulivo!
    Son di grand’anni ch’io vi veggo vivo!
    Parmi tempo che meco alfin venghiate;
    E il prete alzando il capo: Oh, benvenuta
    Signora Morte! un gran piacer mi fate,
    Disse, la vita a noia m’è venuta:
    Vi seguo, andiam … ma vorrei prima avere,
    Se v’è grato, da voi lieve piacere.
    Sento la gola arsiccia: ho molta sete,
    Vorrei due pere e coglierle non spero;
    Son tanto grasso! Voi che asciutta siete,
    Montate con la falce su quel pero,
    Cogliete le più belle in cortesia,
    Quando l’avrem mangiate andremo via.
    Volentieri, la Morte gli rispose,
    Ciò che si chiede in cortesia va fatto;
    E sul pero a montar tosto si pose,
    Presto così, ch’è men veloce un gatto,
    Allor quando succede che si veda
    Seguir d’un topo la gradita preda.
    Colse le pere, e quando l’ebbe colte,
    Gettolle al prete, e scender poi volea;
    Ma invan provossi a farlo mille volte,
    Che sull’albero sempre rimanea;
    Ed attaccando un moccol grosso grosso,
    Disse al prete: Per Dio! scender non posso.”

    il resto leggetevelo da soli…

  12. A parte quelli già citati, di modi di dire conosco “Chi di speranza vive, disperato muore”, che ha anche una versione più volgarotta: “Chi vive sperando muore cagando”.

  13. c’è anche chi,nonostante alla morte non si sfugga,…coglie l’occasione per farci un pò di spirito…come il pievano Arlotto ……

    tratto da Wikipedia

    “Egli non smentì il suo spirito faceto neanche sulla sua lastra tombale (morì nel 1484), conservata in questo oratorio al centro del pavimento appena dopo l’ingresso, dove fece scrivere: Questa sepoltura il Pievano Arlotto la fece fare per sé, e per chi ci vuole entrare!”

    “Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze 1426-1468) fu un sacerdote fiorentino, famoso per il suo spirito e le sue burle diventate proverbiali, grazie ad una letteratura popolare fiorita per tutto il Rinascimento.

    Parroco della Chiesa di San Cresci a Macioli, vicino a Pratolino, era celebre per le storielle che raccontava, per la sfrontatezza dei sui gesti e le sua malizia venata di uno spirito boccaccesco. Personaggio amato dal popolo per la sua bonaria schiettezza, fu talvolta un problema per la curia vescovile, retta all’epoca dal pio Antonino Pierozzi che tentò di redirmerlo senza successo.”

  14. Due detti siculi
    “Guai ccu la pala e morti mai”
    Guai a palate ma mai la morte.

    “Ognuno mori ccu lu so vizio allatu”
    Ognuno muore con il suo vizio vicino.

    Come stai oggi? Baciuz

  15. CU TI LU DISSI

    Cu ti lu dissi ca t’aiu a lassari
    megghiu la morti a no chistu duluri
    ahi ahi ahi ahi moru moru moru
    ciatu di lu me cori l’amuri miu si tu

    Cu ti lu dissi a ttia nicuzza
    lu cori mi scricchia a picca picca picca picca picca
    ahi ahi ahi ahi moru moru moru
    ciatu di lu me cori l’amuri miu si tu

    Lu primu amuri lu fici cu ttia
    e tu schifiusa ti stai scurdanno i mia
    paci facemu o nicaredda mia
    ciatu di l’arma mia l’amuri miu si tu

    Chi te l’ha detto che ti devo lasciare? Meglio la morte che questo dolore! Ahi, ahi, muoio, fiato del mio cuore, il mio amore sei tu! Chi te l’ha detto, piccolina, il cuore mi si spezza poco a poco! Ahi, ahi, muoio, fiato del mio cuore, il mio amore sei tu! Il primo amore l’ho fatto con te, e tu, schifiltosa, ti stai dimenticando di me?! Facciamo pace, piccola mia, fiato dell’anima mia, il mio amore sei tu!
    (rosa balistreri)

  16. Mors tua, vita mea

    La morte viene quando meno la si aspetta

    I1 tempo passa e la morte viene, guai a chi non ha fatto il bene

    Contro la morte non vale né muro né porte

  17. Scusandomi per il fuori tempo massimo, ricordo un corsivo in cui il leggendario Fortebraccio si scagliava contro “quei cialtroni che proclamano: Chi per la Patria muor, vissuto è assai; tutti vivi, naturalmente”.

  18. Camera ardente

    In pace il morto riposava assente
    E tutt’attorno un casino di gente
    Che lo vegliava con aria sommessa

    Vicino a lui un figone piangente
    Con l’espressione distrutta e commossa
    Addolorata parèa seriamente
    Ché suo marito s’avviasse alla fossa.

    Ma malignando il Poeta pensò
    “Che te ne fotte se lui sta partendo
    Pel lungo viaggio da cui alcun non torna?
    Or non c’è più il periglio tremendo
    Che lui s’accorga d’avere le corna”

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