La Compagnia della Teppa

Perché si dice: “essere una teppa” 

 Alla fine del 1816 si formò a Milano quella che Francesco Angiolini nel suo Vocabolario Milanese-Italiano (Paravia, 1897) definì : “una compagnia di giovinastri, prepotenti e crudeli che fanno il male per amore del male e per smania di sbevazzare“.

Quasi tutti di ottima famiglia, viziati, fannulloni e decisamente scapestrati, poiché si radunavano nelle gallerie sotto il castello Sforzesco – umide e piene di muschio detto in lombardo “tèpa” – vennero definiti La Compagnia della Teppa.

Giuseppe Rovani nel capitolo XVIII dei “Cento anni” racconta qualcuna delle teppistiche imprese, come questa:
Una mattina la folla si accalcò alle sbarre di quel tratto di naviglio che corre dal Palazzo del Senato a Porta Nuova, per vedervi galleggiar sull’onde, come se fosse un canotto americano, una garitta dipinta in giallo e nero. Quella navicella di nuovo genere non voleva dir nulla per sé; ma il gran ridere che faceva il pubblico accorso dipendeva da ciò, che sapevasi come quei della Compagnia della Teppa, colta l’occasione che la notte era stata piovosa e che la sentinella col suo cappotto erasi messa al coperto, presero la garitta e la gettarono con gran disinvoltura nel naviglio, tutt’insieme, guscio e lumaca.”

 I loro scherzi però, partendo da una base goliarda, degeneravano regolarmente in violenza e vandalismo; perciò erano temuti e malsopportati non solo dalle autorità, ma pure dai cittadini che non vedevano l’ora che la Giustizia, austriaca o divina che fosse, desse loro una sacrosanta lezione.

E ciò accadde una notte del 1821.

Il capo della Teppa era un certo Ciani, soprannominato Baron Bontemp; aveva affittato come sede della ghenga Villa Simonetta di via Stilicone 36, già allora celebre per un curioso effetto acustico che amplificava l’eco.

Qui la teppaglia si riuniva in cene e danze che regolarmente finivano in orge da “balabiott(letteralmente “ballar nudi”; in senso figurato “esser matti, stupidi”).

Però anche lì subentrava la noia e così un bel dì la Compagnia decise di organizzare una festa lievemente più movimentata.

I più fascinosi reclutarono numerose fanciulle di buona famiglia e desiderose di incontri con papabili scapoli ricchi, colti e di classe, mentre gli altri – battendo le zone più malfamate – assoldarono tutti i nani, gobbi e deformi della città promettendo loro una notte de fuego con quelle che assicuravano essere “abili professioniste“.

Le ragazze arrivate alla villa, solo al momento della cena si accorsero che i  loro cavalieri non sarebbero stati i (per loro) “mitici” Compagni della Teppa, bensì l’orda selvaggia da Corte dei Miracoli sino ad allora tenuta nascosta in una stanza a fianco, che si lanciò infoiata su di loro credendole consenzienti.

Il Ciani e compagni all’inizio sghignazzavano divertiti, ma ben presto furono obbligati a difendere le signorine e sé stessi menando coltellate e sediate.

Arrivò la polizia, e trovando fra le urlanti e isteriche damigelle anche la rampolla d’una nobile famiglia strettamente legata al Vicerè austriaco, arrestò i 60 (!) componenti della Compagnia della Teppa che, in un processo per direttissima, vennero in parte (i più raccomandati) esiliati in Svizzera e Piemonte e in parte obbligati, “campus disciplinare” di allora, ad entrare nell’esercito asburgico come semplici soldati.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

21 Replies to “La Compagnia della Teppa”

  1. Vedi, credevo fosse un termine “locale”. E indica sempre le stesse persone!
    Mattiniera eh?! Oggi, io al galop…
    baciotti
    angela

  2. Se tì te voeuret minga vess on teppa
    stà attent a catta foeura ben la peppa.

    [se non vuoi diventare un teppa / scegli bene la donna della tua vita ]

    (variazione brianzola dell’immortale detto: la donna può essere la fortuna o la rovina di un uomo).

  3. Quelle rare volte che riesco a farti visita l’entusiasmo va alle stelle. Da curioso qual sono ADORO le tue chicche linguistiche. I giovinastri all’epoca si incontravano nelle gallerie tra il muschio (tèpa) mentre oggi gli stessi magari si incontrano in galleria a consumar aperitivi magari di sapor spagnolo (tapas). Tappo e muschio.

  4. Una compagnia della teppa di altissimo livello compare in Guerra e Pace. Ne fanno parte Anatolio Kuraghin, che sarà poi il tentato seduttore di Natascia, Dolokov, personaggio vivissimo, che sarà poi ferito in duello da Pierre Bezucov, ne fa parte soprattutto Pierre stesso, che alla fine di una serata di baldoria lega un poliziotto ad un orso e li getta nella Moskova. All’inizio della serata, c’era stata la sfida fra Anatolio e un inglese, ed Anatolio vince, perché riesce a bere, seduto con le gambe penzoloni fuori,una intera bottiglia di liquore. Mi ricordo ancora Gassman (Anatolio) fare alla grande questa scena nel Guerra e Pace di King Vidor.

    buona giornata a tutte e a tutti
    Primo

  5. Almeno una volta li punivano.
    Oggi a quelli che regolarmente devastano [per esempio] Campo de’ Fiori manca poco che media e forze dell’ordine facciano l’applauso…

  6. Qualche anno fa venivano organizzate delle visite nei sotterranei del Castello…di teppa (intesa come muschio) ce n’era veramente tanta.

  7. Neppure io pensavo fosse un modo di dire legato ad un avvenimento di cronaca.
    Grazie, preziosa come sempre Miti’:-**

  8. Ho una tale “teppa” sul prato… proprio canaglia! Ma non ho il tempo per battermi con lei. Un abbraccio

  9. Davvero interessante. Credevo che queste espressioni fossero tipiche del dialetto locale che qui, in Ticino, si usa ancora molto.
    Rosy

  10. e io che pensavo che teppa derivasse da qualche modo di dire in dialetto genovese “lascilu perde u le ‘na teppa”
    ….informazione preziosa…

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