Le Mummie di Palermo

640px-Women's_Corridor(foto Wikipedia)

I frati Cappuccini arrivarono a Palermo nel 1533 e si stanziarono in una piccola chiesa fuori le mura, Santa Maria della Pace.
Quando ingrandirono chiesa e convento, nel 1599, ampliarono anche la cripta e traslando le 45 salme dei confratelli  morti in quegli anni, si accorsero che erano rimaste incorrotte.
Ciò dipendeva sia dal particolare ambiente dei sotterranei, chiamati da allora genericamente “catacombe”, sia dal loro metodo di inumazione; i corpi venivano prima posti in una stanza detta “scolatoio”, su graticci di tubi di terracotta posti in doccioni di creta; serrata la porta, vi rimanevano quasi un anno.
Una volta prosciugati e seccati, si mummificavano, mantenendo capelli, pelle e cartilagini.

La voce si sparse, e furono moltissimi i siciliani nobili o altoborghesi che chiesero d’essere lì sepolti, convinti di sconfiggere in qualche modo la morte rimanendo – novelli semidei o faraoni – in qualche modo sempre uguali a come erano in vita, mostrando ai posteri  lo sfarzo degli abiti, la bellezza dei volti: monumenti perenni della loro superiorità sociale.

I frati perfezionarono il metodo di conservazione: dopo l’“essiccamento”, lavavano accuratamente i cadaveri con acqua e aceto o arsenico e calce in caso di epidemie, li rivestivano con gli abiti eleganti consegnati dalle famiglie e li attaccavano nella cripta tramite un gancio posto sul coppino o inchiodandoli ad assi di legno.

Sono circa 8000 i corpi imbalsamati e appesi ai muri di quelle stanze buie, lunghe e gelide; ottomila macabre parodie di quelli che un tempo erano stati principi, dame, baroni, distinti professionisti, alti prelati, colonnelli borbonici in divisa di gala.
Giovani, vecchi, bambini, uomini e donne che, nonostante le loro speranze e illusioni di terrena, eterna esistenza, la morte – sempre livellatrice – e il tempo – che non ha rispetto di nessuno – han reso tutti uguali.
Fantocci orribili avvolti in stracci bigi; maschere grottesche che non ispirano pietà, ma scherno, come esposti in una perenne gogna.
Un’enorme rappresentazione, una Caricatura della Morte.

C’è il generale garibaldino Giovanni Corrao, organizzatore e capo dei “picciotti d’Aspromonte”, assassinato nell’agosto del 1863 da un colpo di lupara; è in un feretro, lui, coperto da un lenzuolo, la barba folta e nera, il petto ancora villoso, una faccia furibonda.
Più in là la “cappella delle vergini”, con mummie femminili biancovestite come spose e appese al muro come scope; sopra di loro la scritta: “Seguono l’agnello ovunque vada: sono vergini”.
E il “reparto bambini”, con la visitatissima Rosalia e altre mummiette vestite come statue barocche di Gesù Bambino; e le donne, impilate in quelle che sembrano cuccette ferroviarie.
E poi Antonio Prestigiacomo, dongiovanni del suo tempo (‘700), il quale scrisse nelle ultime volontà che gli mettessero occhi di vetro per poter continuare a guardare le donne anche da morto.
E migliaia d’altri corpi allineati, ciondololanti, sdraiati in casse o ritti in teche di vetro…

Nel cimitero esterno del convento, terzo viale a sinistra, dal 1957 è sepolto Giuseppe Tomasi di Lampedusa; vedendo la sua normale tomba, dopo le mummie, è inevitabile pensare al finale del Gattopardo: il lancio dalla finestra dell’imbalsamato cane Bendicò, simbolo della defintiva caduta d’un mondo che fu.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

50 Replies to “Le Mummie di Palermo”

  1. Senza parole. E’ un post fantastico. Quest’estate andrò di sicuro a visitare quel luogo. Meglio però che non porti i bambini, vero?

  2. ….per la serie chiudiamo un occhio è LUNEDI..

    ….manco morto mi farei imbalsamare….IO…

    tassidermista….non mi avrai…

  3. e siccome tassidermia vuol dire in greco..
    mettere in ordine+la pelle…devo desumere che oggidì quando si dice…vado dall’ estetista…..si vada dall’ imbalsamatore..il che per alcuni/e..e molto vero…..

  4. Oddio la cappella delle vergini!!! Ne sarà valsa la pena, per finire così??
    ;OD

  5. devo cambiare tastiera….sindrome del lunedì ?????…la farò imbalsamare..

  6. Oddio che brutti!
    Peggio di quelli della cripta dei Cappuccini a Roma.

    Chissa cosa spinge la gggente a rendersi ricdicola ab æterno…

  7. eh non ho resistito a cliccare sulle foto…non so…non è solo macabro…il senso vero l’hai spiegato già tu!

  8. Noeyalin, in fondo è come andare in un museo stile egizio. Fa più effetto, perché si tratta di uomini e donne molto più vicini a noi come epoca. Ma antropologicamente, trovo sia molto interessante. :-)

  9. “Ma antropologicamente, trovo sia molto interessante. :-)”….lo dovrò suggerire ad un caro amico come scusa da usare con la moglie quando, come ieri pomeriggio a Montecatini Terme, al passaggio di giovin et prosperosa pulzella in succinte vesti, gli viene l’occhietto malizioso seguito da commento particolareggiato completo di istruzioni per l’uso……ottenendo vibrate proteste dalla moglie,spallegiata dalla mia(sono amiche d’infanzia)e il mio subitaneo nonchè diplomatico intervento pacificatore…e tutta la mia comprensione(era di tutto di più)…

    grazie Pla per la frase… :)

  10. Ehilà, argomento allegro ;) mio papà usa il termine mummiare al posto di fasciare e, dunque, se passa una prosperosa pulzella, di cui sopra (Roger) lui dice, toh! una fanciulla appena mummiata :P

  11. Non so se i chirurghi plastici possono definirsi moderni tassidermisti, ma di sicuro guadagnano bene….
    Anch’io forse mi farei cremare (…ma lo si fa in pasticceria con la crema?)…ah,ah,ah,
    Un post da 10,forte Mitì, forte!!
    Ciao…

  12. sono stata in quelle catacombe, è molto macabra la cosa, anche da pensare non solo esserci. Però ha un suo sinistro fascino, soprattutto pensare che questa mummificazione avveniva ad opera dei cappuccini, religiosi cattolici. Anche a arigi c’è una zona così, sono dette catacombe, dove nell’ ‘800 mettevano i cadaveri che toglievano dei cimiteri colmi, maleodoranti e mal custoditi, che si trovavano in centro città. Per ora non ho avuto il coraggio di andare :-)

    p.s. grazie per il tuo commento nel mio vecchio blog!

  13. “Mumma”

    Aiuto,
    mi hamno imbarzamato vivo!
    Hanno strappato le mie varie interiora
    mettendo strani unguenti.
    Ma io sono vivo.
    Hanno cavato il mio cervello dar narìce
    con un uncinetto,
    I grigi e bianchi grammoli di memoria e di sangue
    mettendo strani unguenti.
    Ma io sono vivo.
    Hanno cosparzo il mio corpo de zorfo
    e disseccato la mia pèlla cor muriatico,
    hanno disciolto i genitali cor muriatico,
    hanno sbiancato le pupilla cor muriatico
    mettendo stram unguenti tra cui er muriatico.
    Ma lo sono vivo.
    Oggi sò una mùmma residente in museo
    i bambini se impressiona: ma che è? una mùmma?
    io sempre zitto dentro alla scatola,
    ma sono vivo!
    Lo stesso nun se pò dì der custode Arvaro!

    [Corrado Guzzanti]

  14. ripensandoci….questo post sulla mummificazione…i cimiteri…la cadaverizzazione …i bigattini..l’interesse antropologico…i cappuccini incappucciati nei cappuccioni…insomma tutta quest’atmosfera catacombeggiante…..non ha mica a che fare con la riunione di condominio…?????

  15. ah….domattina al bar col cappuccino,chiedero se mi danno una mummietta….da inzuppare…

  16. Si, e magari pure vergine…
    ho visto la cripta dei Cappuccini di Palermo che avevo sedici anni. Ho pensato subito che fosse una gran coglionata e sono andato a mangiare pizza e cassata nella piazza di Monreale. Quelle si che sono cose imperdibili! Sono sempre stato un poeta…

  17. ah….no quelle…non mi piacciono…sono di difficile digestione.. non inzuppano bene e poi mi hanno detto che a fine giornata avanzano tutte e che forse non le prendono neanche più…

  18. Lesorja, cose come queste sono utili per comprendere la specie umana. Il desiderio d’eternità esiste da sempre, sotto vari aspetti…Era buona la cassata? :-*

  19. Trovo tutto ciò di una grottesca ridicolaggine.
    Non esiste l’antinomia vita-morte, semmai nascita-morte.
    Occhio, non sto giocando alla Catalano, la morte è il fenomeno terminale della vita, come la nascita ne è il fenomeno iniziale. Quindi diamo sostanza a una cosa che non ne ha: esiste solo la vita, bella o brutta non so, certamente unica e temporanea.
    Quindi, non posso dire “quando sarò morto”, è scorretto, debbo invece dire “quando non sarò”.
    Dalla cocciuta insistenza con cui gli umani – non tutti, gli indiani no – cercano di dare sostanza alla morte nascono falsi problemi e tiramenti di ogni tipo con cui i tre monoteismi fanno a gara a ricattare i vivi, con preti, mullah, rabbini tutti nerovestiti, tutti con facce alla spaventapargoli.
    La smettano, sarebbe ora.

    saluti vivi a tutte e a tutti
    Primo
    P.S. Contessa, gradisce un cordiale?

  20. Io dico “quando sarò morto”, ed i nerovestiti non mi hanno mai ricattato, nè spaventato. Anzi. Non ho paura della morte, nè della vita. Credo di poter dire che so che cosa sono tutte e due, per motivi che sicuramente capireste, ma sarebbe troppo lungo spiegare. Riflettere fa sempre bene, ma la cassata di Monreale sviluppa una quantità di endorfine che non ha eguali. Meglio di qualsiasi cordiale.

  21. No, parrocchia normale, con sacerdote e parrocchiani complessi, come in ogni città. Una di quelle troppo moderne, troppo di cemento armato, troppo rigide. Ma non è il “dove” ma il “cosa” c’è sempre stato li.

  22. A proposito della cripta dei Cappuccini a Roma, ancora mi chiedo come la cosidetta carità cristiana si concili con la produzione di lampadari fatti di tibie.

  23. Le ns catacombe hanno un fascino che ti attrae, vedere quelle mummie, ti fa tornare indietro di secoli, quando questi poveri morti erano vivi e passeggiavano nella via principale di Palermo, il Corso Vittorio gia Cassaro.
    Chissà quante volte avrò sostato negli stessi luoghi dove loro un tempo hanno vissuto. Ma il tempo è tiranno e ti porta via, e quindi cosa rimane? una mummia che sia di bambino, di donna, di uomo, di nobili o di gente comune, a cui un tempo tutti volevavo bene e stimavano, ma che adesso sta li in bella mostra come in un museo, a cui nessuno lascia più un fiore, in onore della loro vita, di un tempo che fù.

  24. io, da bambino ci andavo spesso. Per mio padre era una tappa obbligatoria. Dove faceva da cicerone, per i nostri ospiti.
    ed ancora oggi ,sono molto affascinato, dalla suggestione e dal mistero del posto.