I frisciêu di San Giuseppe

 In italiano il termine genovese frisciêu (e il circonflesso andrebbe sul dittongo “eu”, solo che non riesco a metterlo), solitamente viene tradotto come “frittella”; ciò non rende bene l’idea, perché frittella indica una composizione di pasta fritta e piatta, mentre i frisceu sono fritti, sì, ma hanno la forma di palline gonfie, leggere, tonde e morbide.

Loro base è la “pastetta”, fatta con farina e lievito di birra, sale e un poco di acqua tiepida o latte.
In Liguria si mangiano oggi 19 marzo, giorno di San Giuseppe; e dato che San Giuseppe è anche il patrono dei falegnami, sino al 1800 nelle numerose botteghe sparse nel centro storico genovese gli artigiani del legno omaggiavano il Santo allestendo sui loro banconi, ripuliti perfettamente da trucioli e segatura, dei rinfreschi composti di vino bianco, focaccia e, appunto, grandi vassoi di frisciêu.

Tutti gli amici, colleghi, parenti, passanti, vicini di bottega erano invitati e tutti festeggiavano brindando e mangiando, nell’attesa che uno di loro addentasse un frisciêu speciale, ripieno di ovatta: il tapino vittima dello scherzo,  se non moriva soffocato, tra le risate collettive doveva pagare pegno offrendo da bere a tutti.

Ecco due ricette (per 6 persone).

Frisciêu classici salati

500 gr di farina, 25 gr di lievito di birra; 1/4 d’acqua tiepida o latte; sale; olio.

Mettere in una ciotola la farina; unire il lievito sciolto in acqua tiepida, aggiungere l’acqua o il latte, salare e mescolare bene sino a formare una pastella semiliquida. Lasciarla lievitare per un paio d’ore, quando sarà gonfia (praticamente avrà raddoppiato il volume), friggerla a cucchiaiate in olio bollente, sino a quando si gonfierà in pallle dorate e leggere che, una volta scolate e asciugate su carta assorbente, andranno mangiate bollenti. 

Frisciêu con lo zibibbo

500 gr di farina; 200 gr di zucchero; 100 gr di zibibbo (uvetta); 4 uova; 1/4 di latte; 25 gr di lievito di birra; 1 limone; olio di frantoio; zucchero vanigliato; sale.

Mettere in una ciotola farina, latte, zucchero, lievito stemperato in acqua tiepida, la buccia del limone grattugiata e un po’ di sale. Agitare bene e a lungo con un mestolo, e lasciar lievitare per circa 3 ore. Unire l’uvetta ammollata, scaldare in padella l’olio; quando fuma, gettarvi a cucchiaiate l’impasto. Una volta gonfi e dorati togliere i friscieu, scolarli, asciugarli e spolverarli con zucchero vanigliato.

Conoscete altri cibi tradizionali di San Giuseppe?

Roger: in Toscana le Frittelle di Riso (ricetta)

Angela: in Puglia Zeppole (legnetti, bastoncelli) di s. Giuseppe (ricetta)

Marchino: Da noi (Crema) si chiamano Chisòi o Chisulì, e la ricetta contempla anche l’uso di riso bollito avanzato.

Francesca: a Roma i bigné di San Giuseppe (ricetta?)

Princy: In quelli salati si può mettere anhe una cipollina novella o della lattuga tagliate finemente.

Sciura Pina: A casa mia si facevano le frittelle con l’uvetta e la mela, ma non so se si tratti di cucina tipica milanese o solo della mia famiglia

Grazitaly: A Bergamo ci sono “i fritele” che sono solo con lo zucchero.

Primo Casalini: Venetorum modum referam.

Maxime e le Zeppole di San Giuseppe

Laura: A Roma i bignè di San Giuseppe, sono fritti ripieni con la crema. Gli ingredienti sono: farina, latte, uova, burro e zucchero.

Giorgia: Bigné di San Giuseppe:

ingredienti: 100 gr di farina, 50 gr di burro, 2 uova, 3 cucchiai di zucchero, zucchero vanigliato, sale, scorza di limone grattugiata, olio extra vergine d’oliva. 

come si fanno: scaldare un bicchiere d’acqua con il burro ed un pizzico di sale; una volta che è bollente, versare la farina setacciando e continuare a cuocere a fuoco medio basso mescolando per 5 minuti; lasciare raffreddare, nel frattempo si sbattono le uova (no, non per terra, in una terrina) con lo zucchero e la scorza grattuggiata di un limone (per grattuggiare la scorza del limone senza che la maggiorparte vada perso nei denti della grattuggia, frapporre tra il limone e la grattuggia un foglio di carta forno: il limone si grattuggia ugualmente ma non rimane imprigionato, bensì, togliendo la carta forno, tutto quello che senza di essa sarebbe rimasto tra i denti della grattuggia è invece sulla carta forno e lo si recupera in mezzo secondo.).Incorporare le uova sbattute ecc nel composto di prima, ormai raffreddato. Mettere in una padella profonda (magari un wok) a scaldare un bel po’ di olio (mia mamma fa metà extravergine di oliva e metà olio di semi di arachide). *non* farlo fumare – controllare che sia al punto giusto con uno stecchino per spiedini (se immergendolo si forma uno sfrigoliìo tutt’intorno, l’olio è pronto per friggere). Versare il composto a friggere a cucchiaiate. Quando i bignè si gonfiano si scolano dall’olio e si mettono ad asciugare sulla carta assorbente. poi si cospargono di zucchero vanigliato. Infine si mangiano. :)

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


42 Replies to “I frisciêu di San Giuseppe”

  1. io conosco i bignè di s.Giuseppe, quelli ripieni di crema. Sono simili ai tuoi frisceu? Baci e buon lunedì goloso

  2. ora non posso chiedere alla mamma e alla nonna! (tutte le ricette tradizionali passo per la tradizione delle donne della mia famiglia).

  3. qui da noi in Toscana per San Giuseppe si fanno le frittelle di riso…

    Ecco gli ingredienti e la preparazione: in una pentola mettere 200 g di riso con latte freddo, in modo da coprirlo interamente; aggiungere un pizzico di sale, la buccia di un’arancia e portare a bollore: dopodiché, abbassare la fiamma e cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti per far assorbire il latte. Poi, una volta raffreddato il composto, togliete la buccia dell’arancia e aggiungete 100 g di zucchero, un bicchierino di vin santo e un uovo. Mescolate tutto l’impasto e, se risultasse troppo liquido, aggiungete un po’ di farina. Poi, formate delle piccole palline e friggetele in abbondante olio d’oliva, fino a che non saranno dorate. Infine, scolatele bene e passatele nello zucchero semolato. Buon appetito e buona festa del papà a tutti!

    Roger -6

  4. Zeppole (legnetti, bastoncelli) di s. Giuseppe. Questa è la ricetta povera delle zeppole pugliesi, dell’entroterra contadina, dove, in questo giorno si fanno pure i falò.
    Occorrono una pari quantità di acqua e di farina (un bicchiere ad es). Si mette l’acqua nella casseruola sul fuoco, appena fa gli “spilli” aggiungere un mezzo cucchiaio d’olio d’oliva, un pizzico di sale e la farina setacciata (attenti a non formare grumi). Mescolare energicamente con un cucchiaio di legno, sino a quando l’impasto si stacca dal tegame. Versarlo sul ripiano di marmo, dove va, precedentemente, versato dell’olio. Oleare anche le mani e, velocemente, (a cagione dell’impasto caldo) stendete, arrotolando, la pasta in una fettuccia dello spessore di un dito mignolo. Con un coltello la tagliate in bastoncelli. Potete anche farne palline o funghetti, premendo e tirando un pò d’impasto dal centro della pallina.
    Vanno fritti in olio di oliva bollente e poi passati nello zucchero e cannella.
    :)

  5. Da noi (Crema) si chiamano Chisòi o Chisulì, e la ricetta contempla anche l’uso di riso bollito avanzato.

  6. In quelli salati si può mettere anhe una cipollina novella o della lattuga tagliate finemente. Slurp! ;-)***

  7. Adoro i Frisciêu.
    C’è un ristorantino sopra Finale Ligure dove servono i migliori Frisciêu che abbia mai mangiato. Si chiama Il Portico.

  8. I vostri friscieu somigliano alle nostre “pettole” con il vin cotto (fatto con i fichi) si preparano per l’Immacolata. C’è anche la versione salata col baccalà.

    Grazie Mitì, io conosco solo i falò di S.Giuseppe, ho i ricordi dell’infanzia :)*

  9. A casa mia si facevano le frittelle con l’uvetta e la mela, ma non so se si tratti di cucina tipica milanese o solo della mia famiglia
    Sciura Pina
    (Sai che stamattina a scuola ho scoperto che c’è un tuo brano sull’antologia: sei quasi come Pascoli, Carducci e Manzoni. WOW)

  10. Si noi questa mattina abbiamo fatto i frisciêu cu zibibbu e cu e pumme (le mele)…. non so a Genova ma a Chiavari per san Giuseppe era tradizionalmente
    “u giurnu da paggetta” il giorno della paglietta ovvero il giorno in cui si doveva cambiare il cappello. Si toglievano quelli in lana e finalmente si potevano indossare la paglietta i capelli in paglia tipicamente estivi

  11. Ho inviato le foto delle zeppole, quelle “ricche” le ho appena prese da mamma, le ha preparate per la festa del papà
    ;)

  12. Un amico timido mi ha scritto, in una sua strana lingua. Spero non sia troppo lungo.

    Venetorum modum referam.

    Comparanda sunt
    trecenta grammata tritici farinae,
    ova duo,
    aurei mali unius sucus,
    quinquaginta grammata butyri,
    saccharum subtiliter molitum, vanillae redolens,
    sal.

    Farinam, ova et sucum adeo depse, ut singula distinguere nequeas; adde salem et liquefactum butyrum, atque accurate manibus permisce; rotundo ligno (Anglice “rolling-pin”) subtiliter sterne et rotula usus rectiangula decem centimetra longa, quattuor centimetra lata reseca; quae omnia breviter intus incides.
    Nullo tempore interposito, frige breviter multo ferventi seminum oleo (haud olivo!), ut color paululum fulvus fiat. Super charta crustula paulum maneant, ut oleo detergantur, et saccharo abunde aspergantur. Si vinum dulce et fervidum moderate alcoholicum (Italicum Moscato e. g.) simul bibas, maior voluptas.
    Valete et beate comedite!

    buon pomeriggio
    Primo

  13. @ Marchino: da noi a Piacenza invece il Chisòl (o Chisulein) è una specie di focaccina piuttosto secca… Ps non ho notizie sull’esistenza di dolcini piacentini per SanGiuseppe, ovrò informarmi bene :-)

  14. A Roma i bignè di San Giusseppe, sono
    fritti ripieni con la crema.
    gli ingredienti sono: farina, latte,uova,
    burro e zucchero. Ma non sò come si fanno.
    Abbastanza scarsa come cuoca.
    Spero che tu stia meglio.

  15. Sto ricevendo le vostre ricette anche via mail; però ho il server (forse) che cìmbala e per ora non riesco ad aggiornare. Proverò più tardi.

    Baci al galòp (mai provato a galoppar con le stampelle?) a tutti!

  16. No. Non conosco piatti tipici per la festa di San Giuseppe, però leggendo mi è venuta fame…

  17. Non lo sapevo l’ho scoperto oggi a casa dei miei chè una zia ce ne ha dati un po’. Pare che a Tropea sia tipico di San Giuseppe cucinare ceci.

  18. se il tuo cimbala….il mio è sgalembato ………. buon stampellop (galop stampellato)

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