Palazzo Ducale di Genova: Piccole Curiosità Storiche

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(©Palazzo Ducale)

Lì a fianco bruciavano le streghe 

In piazza De Ferrari, sede dell’ingresso secondario del Ducale (quello della foto) e dove ora c’è il teatro Carlo Felice, esisteva il convento di San Domenico, sede dell’Inquisizione.
Le punizioni delle maliarde genovesi nel 1492 inizialmente erano in complesso abbastanza gentili: “La colpevole sia scoata (lett. scopata, nel senso di trascinata, non pensate subito male) per la terra, aut sia marchata cum ferro ardente in lo volto, aut tagiato lo naso o una de le orechie o cavato un oiho a iudicio del Podestà“.
Poi con la Controriforma le pene divennero più severe; gli annali del 1587 ci informano che nella sola Genova in tre mesi furono messe a morte più di 500 persone accusate di stregoneria. 

Le carceri dai nomi vezzosi 

  L’ingresso principale del Palazzo si trova invece in una piazza i cui nomi variati nei secoli sono un vero sunto di storia italiana; prima si chiamava della Signoria, poi Nuova, poi Umberto I, poi (durante la Repubblica di Salò) Ettore Muti, infine – oggi – Matteotti.
Lì il popolo si riuniva regolarmente nelle grandi occasioni; lì avvenivano le esecuzioni capitali più importanti e venivano esposti i cadaveri dei condannati più Vip come Paolo da Novi, popolano divenuto Doge dopo una sommossa contro i nobili e i francesi che mai gliela perdonarono; decapitato, il suo corpo venne diviso in quattro parti esposte in altrettanti quartieri e la testa finì sul Palazzo, in cima alla torre Grimaldina sede delle carceri con celle dai nomi vezzosi quali Reginetta, Colombina, Diana e Gallina

Com’era difficile fare il Doge 

 Nella Sala del Maggior Consiglio, di una bellezza da togliere il fiato, i posti a sedere oggi sono 600 massimo mentre un tempo vi si riunivano più di 800 persone; nonostante il numero dei partecipanti le decisioni anche più delicate venivano prese molto in fretta, forse perché durante le assemblee stavano tutti in piedi (e di certo si evitavano robe così).
E nel Palazzo Ducale viveva il Doge; dal momento in cui veniva eletto, dopo una lunga serie di gioiosi e allegri festeggiamenti, ci veniva letteralmente chiuso dentro.
Poteva uscire solo in cinque occasioni a data fissa (di solito cerimonie ufficiali da svolgersi in città), rarissime volte per casi eccezionali; anche fosse stato per andare a trovare la mamma malata, il Capo del Governo genovese doveva chiedere prima il permesso al Senato il quale, con apposito decreto, glielo dava o negava.
E non solo; dopo due anni di “prigionia di stato“, una volta tornato normale cittadino era obbligato a condurre la sua rimanente esistenza in modo schivo e soprattutto modestissimo e austero, per dimostrare di non essersi arricchito né montato la testa nel periodo di comando.

Le porte più assaltate della storia 

Un discorso a parte meritano le porte di Palazzo Ducale, che hanno resistito a secoli d’assalti furibondi.
Tutte le volte che qualcosa non andava a qualcuno, questo andava lì e cercava di sfondarle; come i “Macellari“, la più antica corporazione genovese (XI sec.).
Furono loro che, a causa delle immani gabelle, nel 1339 rovesciarono il governo facendo eleggere Simon Boccanegra.
Furono sempre loro che, sempre contestando le tasse, per tutto il dogato di Nicolò Guarco (1378-83) organizzarono rivolte e assedi al Ducale un giorno sì e uno no, sino all’ultima che costrinse il Doge a fuggire passando per un sotterraneo che immetteva nella vicinissima cattedrale di San Lorenzo: per la cronaca le tasse vennero diminuite.
Un altro terribile assalto alle ducali porte avvenne il 14 gennaio del 1747; pochi giorni prima, Balilla aveva lanciato il sasso dando vita alla rivolta di liberazione dallo straniero.
Il Senato dei nobili si barricò nel Palazzo cercando di metter su un nuovo governo indipendente dallo straniero austriaco, finanziato in compenso da quello francese; così i genovesi si riunirono nell’allora piazza Nuova accusando i nobili di tradimento, urlando, insultando, lanciando sassi e rumenta e infine trascinando un cannone davanti alle immense porte sbarrate, minacciando di farle saltare.
Ad un tratto queste si schiusero e uscì Giacomo Lomellini.
U Lommellìn l’ha avèrtu u pòrtego!”, esclamò la folla mentre costui urlava “Non distruggerete il Palazzo senza avermi prima buttato per aria dopo avermi fatto a pezzi; giuro che i nobili non hanno tradito la democratica libertà di Genova!”.
Il popolo democratico, colpito dal coraggio del nobile, si calmò e i capi della rivolta vennero democraticamente impiccati.

 ©Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

46 Replies to “Palazzo Ducale di Genova: Piccole Curiosità Storiche”

  1. bello, bello!
    io so già tutto! Non la storia completa di palazzo ducale, s’intende, ma conosco Genova, i luoghi, Mentelocale!
    Che bello!!!!!!!!!!
    non vedo l’ora!!!
    Ma cos’è un sabato????
    Beneeeeee!

  2. Interessante.
    Ho già organizzato il fine settimana dei pargoli con le nonne così sarò presente anch’io. Le porte si apriranno anche per un Cremasco? (Belìn, però c’ho un cognato ligure) :)

  3. Marchino, le porte sono aperte a tutti tesoro. Basta solo venire armati di sorriso ;-)
    Pensa che su Porta Soprana, una delle più grandi di Genova, c’è scritto:
    “Sono difesa da uomini, circondata
    da mura meravigliose e, con forza,
    respingo lontano le armi nemiche.
    Se porti la pace, puoi toccare
    queste porte ; se porti la guerra,
    tornerai indietro triste e vinto.
    L’Austro e il Ponente, il Settentrione
    e il Levante, sanno quante vicende
    di guerra io, Genova, ho superato. “

  4. Marchino, diciamo che Genova fra le città italiane è stata quella che di guerre e baruffe varie ne ha vissute più che altre…Per questo metteva le mani avanti, avvisando i foresti sin dal 1155!
    ;-D

  5. Primitivi e sanguigni glii zeneizi di allora. Però certe cose sarebbero da ripristinare e non solo a Zena, come la vita del Doge DOPO il periodo di comando e le assemblee decisionali da svolgere in piedi!!!!!!!!!!!!!!! ;O)))

  6. Essendoci manifestati da poco al mondo blogger, non ci abbiamo capito molto (carenze di geni), ma dobbiamo leggere meglio.
    Tu, però, a furia di fare la Placida, ti sei fatta battere sul nostro blog, da Crepes Suzette.
    Ciao, cara.

  7. Una scimmia sta seduta su un albero e si fa una canna.
    Una lucertola passa lì sotto, guarda in alto e dice:
    – Ehi! Che stai facendo?
    La scimmia le dice:
    – Sto fumando una canna, sali e fatti un tiro!
    Così la lucertola sale, si siede accanto alla scimmia e si fanno un po’di
    canne.
    Dopo un po’ la lucertola dice di avere la bocca asciutta e va al fiume a
    bere.
    La lucertola è così fuori che si sporge troppo dalla riva e cade nel fiume.
    Un coccodrillo vede la scena, nuota fino alla lucertola e la aiuta a
    raggiungere la riva, poi le chiede:
    – Ma che stai a fa’?
    La lucertola gli racconta che stava su un albero a farsi la canne con una
    scimmia, si è sballata troppo, ed è caduta in acqua mentre beveva.
    Il coccodrillo, che non vede di buon occhio il consumo di sostanze
    stupefacenti, va allora nella giungla, trova l’albero dove la scimmia si sta
    finendo l’ennesima canna, guarda su e dice:
    – Hey, tu!
    La scimmia guarda giù e fa:
    – Da pauuuuraaaa…………ma quanta c a z z o di acqua hai bevuto?!?

  8. Mia adorata Mitì, solo per dirti che ho stampato la tua poesia, l’ho ritagliata e l’ho appiccicata sull’album delle foto di Micol…perchè quando sarà grande e lo sfoglierà e leggerà tutte le cose che ho scritto ed incollato, vorrei che ci fosse anche un pezzettino di te, del tuo grande cuore…scusa se mi sono permessa, ma rimarrà nell’intimità di una mamma con la sua bambina…
    Bacioni grossi così
    Gra o Lemoni (come più ti garba)

  9. Pingback: Zenacamp, blogger al pesto at Blimunda

  10. Ma che bel post!! non lo avevo ancora letto…e per una volta sono fortunatissima. A genova vivo, potrò mica perdermi l’evento vero????
    salutoni, a genova!

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