La dea della Dodicesima Notte

Storia e origine della Befana

Epifania deriva dal greco “tà epiphan(e)ia”, e significa “manifestazione di divinità”; per i cristiani indica la visita dei Re Magi a Gesù, ossia la visione della manifestazione di Dio da bambino.
Ma l’origine di questa notte magica, che è la 12^ dopo il solstizio d’inverno (Natale), è paganamente agreste ed è dedicata a una figura femminile dai romani considerata divina: Madre Natura, identificata con Diana, dea della Luna e dei cicli della fertilità.
In quei 12 giorni, cruciali per i contadini che avevano appena seminato, si riunivano le speranze di un buon raccolto per l’anno appena iniziato; Madre Natura, che aveva lavorato e “fruttato” per tutto l’anno precedente ed era ormai vecchia e rinsecchita, era destinata a morire per poi rinascere giovane e bella: proprio come la Luna che nasce, diventa piena, muore diventando nera e poi risorge.
Prima di defungere però, portava ultimi doni agli umani  compiendo veri prodigi, volando in cielo rendendo fecondi i campi, salubri le acque, fertili gli esseri viventi.
La successiva corruzione dialettale della parola Epifania in Befan(i)a e il variare della religione, creò la Befana; anche lei vecchia donna magica, mezza strega e mezza fata che vola, e che prima di sparire lascia doni.
Ha vari soprannomi: Donnazza (Cadore), Pifania (Comasco), Marantega (Venezia), Berola (Treviso), Vecia (Mantova), Mara (Piacenza), Anguana (Ampezzano) ecc.
E spesso la sua fine è truculenta: nei piccoli centri della Toscana, Emilia Romagna, Ticino, viene prima portata in giro su un carro e poi bruciata in piazza.
A Varallo Sesia è la Veggia Pasquetta (e “pasquetta” al posto di Epifania si usa anche a Genova, Legnano, Molise ecc. nel significato di “passaggio”) e la raffigurano come una orribile vecchia che tiene in braccio un neonato: lei sarà arsa sul rogo ma prima consegnerà il bimbo, simbolo della sua resurrezione.
Nel Veneto invece vi è la tradizione del Panevìn, una grande pira di legno che ha sulla sommità il fantoccio della Vecia; una volta appiccato il fuoco, mentre si mangia la pinza (dolce di fichi secchi e zucca) e si bevono ettolitri di vin brulé, guardando la direzione del fumo e delle faville si traggono “pronosteghi” per il raccolto futuro: se va a nord o est “tol su el saco e va a farina” (prendi il sacco e va a elemosinare), a ovest o sud “de polenta pien caliera” (la pentola sarà sempre piena di polenta), nettamente sud-ovest “tol su el caro e va al mulin”, (prendi il carro e va al mulino, il grano sarà abbondantissimo).
E dato che fertili e felici non dovevano essere solo i campi, nella 12^ notte molti erano gli antichi riti amorosi; in Toscana vigeva l’usanza dei “Befani”, fidanzati in prova, di solito scelti dalla sorte: in una focaccia veniva nascosta una fava secca (simbolo di fertilità), chi la trovava diventava Re o Regina della Fava e sceglieva il compagno/la compagna gettandogli la fava nel bicchiere.
Infine, le nubili molisane sapevano che quella notte avrebbero potuto sognare l’uomo della loro vita; perciò prima di addormentarsi recitavano “Pasqua Bbefania, Pasqua buffate, manneme ‘nzine (in sogno) quille ca Die m’è destinate”.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


28 Replies to “La dea della Dodicesima Notte”

  1. Buongiorno Mitì, sempre interessanti i tuoi articoli!

    PS. Poi mi veniva una domanda: e tutti i post precedenti a questo nuovo blog, dove si possono ritrovare? Ho visto che su Splinder non ci sono più… :-(

  2. Mi viene in mente il rito di bruciar la “fogarazza” che c’è in Amarcord di Fellini, e la Gradisca che dice “mo è l’inverno che muore, e arriva la primavera! Io me la senta già adosso, la primavera…” Ciao e grazie!

  3. in Francia il giorno dell’epifania si mangia una torta nella quale è nascosta una fava, chi trova la fava nella sua fetta sarà la regina e indosserà una corona di carta dorata che viene venduta insieme alla torta.
    emilyfair

  4. Emily, i reali delle fave sono internazionali ;-) Però, ora che mi ci fai pensare….anche a Torino esisteva un dolce così (ricordi d’infanzia)

  5. Tanti auguri in ritardo cara signora e complimenti per il nuovo sito…per quanto riguarda poi i reali con le fave, porta pazienza ma essendo toscano mi vien solo da ridere…Saluti (z)

  6. Qui, da ste parti, “La befana vien di notte, co le cioce tutte rotte ,fa li gnocchi alla romana, viva viva la befana”
    Ma i gnocchi alla romana a Roma nu li magna nessuno.
    Mille auguri.

  7. Pla…sempre interessanti i tuoi post, pieni di sorprese e di curiosità ….

    ma….purtroppo è arrivata l’ Epifania che tutte le feste porta via( …e fin quì…poco male)….ma…..qui si rischia il linciaggio da parte dei commensali..

    ti spiego….domani sera ho amici a cena a casa mia, quindi, avevo pensato di dare una mano alla consorte in cucina…ed appunto…volevo fare una torta, ora…leggendo il tuo post…la tradizione della fava nella torta mi sembrava simpatica….

    ma…poi ripensandoci….mi sono visto…io,mentre sto portando la torta fatta da me in tavola….

    Amici- OHHHHHHHHH !!!!!
    Io- questa l’ho fatta io….e c’ è pure la sorpresa……
    A- ….Che sorpresa…????…Dicciiii ..
    I-…..C’ ho messo la fava…..!!!!
    A-…………………………….

    quindi…ho deciso di lasciar perdere le tradizioni…Befana normale e via…e che dopo si porti via pure le feste( e speriamo pure i 5 kg in piu che mi son preso)…..quindi…..

    Buon Epifania a te dal Granducato di Toscana

    Roger….Re della Fava

  8. Finalmente ti ho ritrovata e non ho nessuna intenzione di perderti.Sempre con molto piacere verrò a leggere i tuoi interessanti post.
    Buona befana a tutti!

  9. Però, la storia del “fidanzato in prova” è interessante, fava a parte dico… ;-)

    Buona Epifania bella Mitì.

    P.s.: della Sardegna non hai trovato nulla eh? :-D

  10. Buon anno placida signora, anche a valeggio (dove abitano i miei) si brucia la vecia e si osservano le falive (scintille), da noi, in alto adige, passano invece i cantori della stella (ragazzini vestiti da re magi, che in cambio di canzoni e benedizione beneaugurale chiedono piccole offerte; la benedizione consiste nel tracciare con il gesso le lettere”20 KMB 07″ sulla porta d’ingresso, saluti cat

  11. A casa mia si diceva così:
    La Befana vien di notte
    con le scarpe tutte rotte
    con le toppe alla sottana
    Viva viva la Befana!

    che anche come logica mi sembra più conseguente.
    A casa di mia suocera si cantava così:

    Befana Befana
    con l’abito di lana
    con l’abito di rosa
    che ci butti qualche cosa?

    Seguiva lancio di caramelle, apparentemente dalla cappa della cucina.

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