Dialetti Italiani: Le Parole Più Belle

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Oggi 17 gennaio 2013 è la “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali“. 
Raccogliamo qui le parole del nostro dialetto che ci piacciono di più?
Quelle belle per il suono, quelle che “rendono l’idea” dei concetti, quelle che dovrebbero entrare nei vocabolari d’italiano?

Inizio con le genovesi rumenta (spazzatura), magun (tristezza-malinconia), brìgola (non pustola o brufolo, ma semplice ponfetto rosa, non esiste termine in italiano)

E ora le vostre, in progress (continuate pure a segnalare qui, su friendfees o twitter, mettendo per favore traduzione e luogo d’origine, e io pubblicherò):

Spәrәdәgghiàun (pipistrello) [Andria - Bt] “ә” è da pronunciare come “eau” francese –  Smeerch

Taparlin, che era un modo tenero di mia nonna di chiamare noi bimbi “trottolini”, più o meno – monicabionda

Mi limito a ricalcare in limba logodurese le parole che proponi tu (ne amo talmente tante!) e dunque: spazzatura > “àrga“, tristezza > “amargùra“, brufolino > “sanzoléddu” – bianca

Mannéil (asciugamano) [Barletta - Bt] – Smeerch

Illèghәnә (le lasagne) [Barletta - Bt] – Smeerch

Marantega (strega) [Venezia] – boltz

Stramasso (materasso) [Venezia] – boltz

Bleon (lenzuolo) [friulano] – 1la

Cәmmèun (fognature) [Andria - Bt] – Smeerch

Sparatràps (cerotti) [Andria - Bt] – Smeerch

Tiella (teglia) Roma; Pirula pentula (altalena)- Mentana, Roma; – scatola 

Llingillàngiә (altalena) [Andria - Bt] – Smeerch

Ràan (sabbia) [Barletta - Bt] – Smeerch

Attigghiu (il solletico) (Palermo) – shannafra

Radàblo tecnicamente dovrebbe essere una specie di rastrello senza denti per il letame, ma si usa per definire persone “scomode da guardare” – [Pinzolo -TN] – corax

Napoletano: arrassusia (non sia mai), ‘nziria (desiderio inappagato, capriccio), crisommola (albicocca), zezzenella (letteralmente il latte al seno, figurativo la pacchia), ciore (fiore) – Cogitabondo

Caramadalia (camera d’aria della bicicletta, Oltrepò mantovano). – Alice Twain

Un “vohabolario fiorentino” intero…. – Stefano

Pincanello (biliardino/calcio balilla) (Brescia) – Snowdog

Spareciu, grandissimo divertimento, ma anche il fratello sguariare, svagarsi / divertirsi  (Lecce) – HoldMe

Ghëddu: intenzione particolare; “tocco in più”. Nella musica forse traducibile con l’inglese groove (piemontese di Torino e provincia) – Raffaella Carrera

Ciaparat: lett. acchiappa-topi, persona incapace. (piemontese di Torino e provincia) – Raffaella Carrera

Giacufumna: lett. Giacomo-donna, uomo effeminato. Definizione che ha sempre fatto ridere anche i miei amici gay. (piemontese di Torino provincia) – Raffaella Carrera

Lendenùn (profondo nord) = capellone, ossia pieno di lendini dei pidocchi – Elvetico

Muè (madre), ‘nemmu (andiamo), ancoe (oggi), depuidirnà (pomeriggio) e ce ne sono mille altre (Genova,) – zuck

Bagolar(se), infinito, riflessivo. Significa perder tempo, gingillarsi, girare a vuoto… dicono derivi dal fatto che dal bagolaro ricavassero bastoni da passeggio – Franka®

Pistapoci (che pesta le pozzanghere, si dice ai bambini), sghiriàt (scoiattolo), arcbaléstor (arcobaleno), arzintéla (lucertola), gurgnagh (radicchi) (Parmigiano) – Chiaracaffè

Cerchiolla (arcobaleno) sizzimurreddu (pipistrello) Sardo Campidanese – Rosalba

Merenda sinoira, come usanza anche, al posto dell’orrido “apericena” (cos’è? Ecco qui) – Nervo

Milano: bagulùn, buono a nulla. – Alice Twain

Ficozzo (bernoccolo) [Roma] – Smeerch

Sardo Logudorese: arcobaleno > “arcu ‘e chelu“, pipistrello > impeddhòne – bianca

Trà’tur (cassetto), zàmmammar (buono a nulla), uzòca (zitella acida), tràndan (elastico)…ribatto al pipistrello col mio sc’mpìccie :) (Basso Lazio quasi Abruzzo) – Violette

A me piace tanto s’ciantìso (scintilla) e poi trovo che scarpìa (ragnatela) abbia un che di poetico (Veneto) – chiaratiz™

Bisa scudlera (biscia con la scodella) è la tartaruga (Pc/Pr) – lanf3anc

A p’kkondrì che sarebbe la malinconia mischiata allo scazzo. (Rutigliano-Bari) – Domenico Renna

Schincapène. A VE è l’impiegatuccio travet di basso livello che non conta nulla. Da schincàr. Alberta

Anche “scravassòn” (acquazzone) in veneziano mi piace molto. Onomatopeico al massimo. Quando vivevo a TS era “slavazzòn“. Alberta

Carolao: vecchio, rugoso (Veneto-Gradese) – Enio Pasta

Ratavuloira = pipistrello (piemontese, dalle mie parti a Vercelli e dintorni si pronuncia anche “ratavulùra”), è evidente il francesismo rat=ratto. Meravigliosa l’immagine del topo volante! Parpaion = farfalla, sempre in piemontese, anche se sempre dalle mie parti si dice parpajola (che credo sia il sostantivo femminile) Cu-na = culla, con un curioso problema di pronuncia: tra la “u” e la “n” ci dovrebbe stare una “g” molto dura e “quasi” silenziosa, impossibile da spiegare per iscritto, tanto che è uno dei test tipici con cui ci scherzano i nostri vecchi per vedere se sappiamo pronunciare bene il dialetto :) – lollodj

Ràtto penûgo: pipistello (Liguria) – Zarquonit

Pedrìöl (imbuto) in dialetto cremasco – marca severgnini

A Parma l’imbuto è lorèttChiaracaffè

qui l’imbuto è “la piria” :) (o anche, più arcaico “l’impiria“) – Franka®

a Bergamo invece l’imbuto è pedriöl - eliokir

Milano, pedriö. – Alice Twain

A Venezia forchetta e’ “piron” – boltz

Sgagliozz (rigorosamente salate) Bari – Haukr

Sempre a BG il grembiule con la pettorina: bigaröla - eliokir

Bésula” che dovrebbe essere quel tremolio del mento di chi si sta per mettersi a piangere. Piemontese, forse solo torinese. Lo diceva sempre mia madre. E poi “masca” (strega) soprattutto nella locuzione “travaj dle masche“, che significa lavoraccio, compito difficile e lungo, ecc. Poi, bellissimo, “a s’ parlu“, si parlano, che traduce il più asettico “si frequentano”, detto di una coppia appena nata. – marcella

gurgnagh piacentini raccontati da Chiaracaffè, qui

Inturciuniato” attorcigliato, aggrovigliato (Sicilia). Si dice sia dei capelli ricci, sia di un pensiero contorto. coclicko

Fiammanghilla (piatto ovale di portata) mi piace tanto! (Liguria) – graziellamb

Smuginà (mescolare) vernacolo anconetano – availableinblue

QUI continuano le segnalazioni, che aggiornerò appena calmato il galòp ;-)

Il Rosmarino: credenze e nomi

rosmarino

Rosmarino significa “Rosa di Mare”, nome romantico e adatto a una delle pianticelle più profumate, benefiche e appetitose del mondo.

Ma le troppe virtù positive nelle credenze si scontano: qualcuno, come ad esempio nelle Marche, un tempo credeva  nefasto solo l’atto di piantarlo perché si pensava “succhiasse” la vita altrui per crescere bello, rigoglioso e profumato.

In Veneto ne avevano somma cura convinti che, se fosse morta la pianta, si sarebbe di certo ammalato un componente della famiglia.

Nel Meridione in generale è considerata “la” pianta funebre, perché durante le morti per epidemia si usava bruciarla per disinfettare stanze e cose.
Ancora oggi non è raro vederne dei cespugli piantati nei cimiteri dei piccoli paesi.

Invece in Albania, Romania e nell’Est Europa in genere, è creduto afrodisiaco: ma non nei cibi.
Dicono che farci pipì sopra (sic) a mezzanotte in punto, e solo  la notte di San Giovanni, donerebbe vigoria e fertilità.

In Provenza invece le ragazze si appuntavano fiori di rosmarino accanto al cuore, per avere la certezza di essere corrisposte dai loro amati.

Nel Comasco le spose lo univano al bouquet nuziale come simbolo di amor perfetto. 

I  Lombardi dichiarano che tenerne un rametto a contatto con la pelle, renda allegri

E come si dice Rosmarino nei dialetti italiani e nelle altre lingue?

Genovese - Rosmanin – Romanin
Veneto – RosmarinOsmarin
Friulano – Osmarin
Piemontese – Rosmarin
Milanese – RosmarìnUsmarìn
Bolognese – Ušmarén
Toscano – Ramerino
Siciliano- Ruscaruin
Sardo – Spiccu

Inglese – Rosemary
Francese – Romarin
Spagnolo – Romero
Tedesco – Rosmarin
Finlandese - Rosmariini

Altro?

Roger: è ritenuto la pianta del ricordo, come dice Ofelia nell’Amleto: “Ecco laggiù il rosmarino, la pianta del ricordo…” (continua)

Caravaggio:  in toscana lo chiamano “RAMERINO” in siciliano:”RUSCARUIN”,t’invio una antica ricetta toscana naturalmente è al rosmarino

Suomitaly:  in finlandese si dice rosmariini

Pimpirulin: L’olio essenziale di rosmarino è un ottimo rimedio contro la pressione bassa sia assunto al mattino (una goccia su un po’ di zucchero) sia sniffato al bisogno.

Fabio: in sardo si chiama “spiccu”

ZiaPaperina: A Genova dicono: Se tu veu fâ arraggiâ u vexin, fa-ni suffrizze aggiu e romanin (Se tu vuoi fare arrabbiare – rendendolo invidioso – il vicino, fai soffriggere aglio e rosmarino)

Tutti i nomi dell’Aglio

Gli antichi alchimisti medioevali definivano l’aglio col sublime nome di Phoetidissimum Lylium , fetidissimo, puzzolentissimo giglio, per via del bulbo che lo fa appartenere alla famiglia delle Liliacee. 

Ma sull’origine del termine “aglio” vi sono varie interpretazioni.

C’è chi dice che il latino allium derivi da alum  “aglio selvatico”, ma anche una pianta “consòlida maggiore” o “cotonea” della famiglia delle borragini di cui parla Plinio (19,116).

Altri asseriscono che derivi dall’aggettivo celtico all, significante “che brucia, che fa caldo” mentre la maggioranza dei dizionari preferisce a limitarsi a un laconico “di etimologia incerta”.

Nei lessici il nome sanscrito indicato per l’aglio è bhutaghna ; “uccisore”; in ogni caso la forma allium era presente nella lingua latina già dal I sec. d.C; aleum fu la forma volgare, così come alius e aleus.

I greci chiamavano  aglis  solo la testa dell’aglio, mentre in generale lo appellavano scòrodon

In Inghilterra wild leek è l’aglio selvatico, (allium ursinum), detto nella Svizzera tedesca Tufelschnoblech (aglio del diavolo), in Austria Judenzwifel (cipolla degli ebrei) e  Zigeunerknoblanch (aglio degli zingari) in tedesco dialettale.

Sempre gli inglesi chiamano clove lo spicchio, mentre utilizzano il termine garlic eater, “mangiatore d’aglio”, per indicare una persona di bassa condizione e scarsa educazione.

In Francia lo spicchio si chiama gousse, ed è di genere femminile; il “puzzare d’aglio” si dice déplaire, che in senso figurato significa “dispiacere, riuscire ostico”.

In Spagna  lo spicchio d’aglio si chiama diente , cosa logica se si pensa che fa parte di una “testa”, in questo caso cabeza.
  
  Da noi sono molti i cognomi derivati dall’aglio: Aglio, Dall’Aglio, Aglietta e Aglietti, Aglini, Agliotto e Agliotta, Agliole e Aglioni, Agliozzo e Agliozzi; Agliano e Agliani; Agliardi, Aglieri, Agliata, Agliarolo, Agliarulo e Agliaruòlo.

Si tratta di cognomi assai diffusi nelle diverse forme, soprattutto nel Sud; e hanno origine o da un soprannome (chi coltivava aglio, lo vendeva, ne mangiava troppo…) o come etnico dei vari toponimi che hanno alla base il latino allium

C’è anche una bella cittadina turistica il cui nome ha a che fare con l’aglio; aasci  erano infatti chiamati i venditori d’aglio che si recavano facendo chilometri per smerciare il loro prodotto nei mercati liguri: e originariamente venivano tutti da Alassio.

In Italia il dialetto che forse ha più termini riguardanti l’aglio, è il Ligure; aggétto significa “sapore d’aglio”, quello che si dà a qualcosa (pane, salame) affettandolo con un coltello prima fregato con uno  spigo, spicchio: in Veneto lo spicchio si dice spigolo, spicolo in Campania; in Piemonte fiesca e in Lombardia fésa.

La resta, sempre in Liguria, invece  è la treccia d’aglio, da cui ha origine il verbo inrestà, infilzare gli agli per farne –appunto- trecce con un filo bianco da rocchetto; dalla treccia di gambi secchi che restavano una volta spiccate tutte le teste d’aglio, le parsimoniose massaie un tempo, arrotolandole a spirale e poi cucendole, facevano altre reste, i cèrcini, che si usavano come sottopentola da posare sulle tavole.

COME SI DICE AGLIO NEI DIALETTI ITALIANI

Piemontese: Ail -aj     
Milanese, Bergamasco: Ài         
Veneto: Ajo        
Napoletano: Àglio-aglie   
Genovese: Aggio  
Emiliano-romagnolo, reggiano, bresciano: Ai 
Mantovano: Aj
Siciliano: Agghiu
Calabrese: Agghia, agghiu, aglia
Umbro: Ajio
Sardegna Loguduresu : Azu; euscordiu
Sardegna Campidanesu: Allu   
Puglia (Valentiniano): Uagghjie
Bari : Agghie
Lazio: ajo

©Mitì Vigliero, Saporitissimo giglio

Corollario

Caravaggio: in Umbria ci sono molte famiglie che hanno per cognome Cavalaglio o Cavalajo.

Mimosafiorita: Mia nonna mi diceva: Vaglio’,vamm a coglie na testa d’aglie.(ciociaro) (ragazza vammi a raccogliere una testa d’aglio)

nowaytoslowdown: Con un pò di sforzo, riporto un proverbio anche pugliese: “tu no canusci la fica ti l’agliu”, vale a dire “tu non sei capace a distinguere fra un fico e l’aglio”. Come dire: urge una visita dall’oculista oppure un’attenta rivalutazione della qualità delle proprie frequentazioni. Per favore, non fatemi aggiungere altro.

Freddo in tutta Italia: conseguenze

STARNUTO

starnudo   friulano

sternuto   napoletano

starnuo-stranuo   veneto

stranuso  veronese

stranùd   milanese

stranûo  genovese

stranuo  piemontese

shtarnut’  ciociaro

strhanutu  siciliano

sturridu  sardo campidanese

isturridu  sardo barbaricino

sternoeut comasco 

starnùd  parmense

sternuto  marchigiano

*
FAZZOLETTO DA NASO

mocioar- moccinas   piemontese

mandillo   genovese

fazzolètt   milanese

fassoleto   veneto

fassol   veronese

muccatùro  napoletano

farzulettu  salernitano

smočhid   friulano

fazzlett’ ciociaro

fazulet  romagnolo

fasulët  piacentino

muccaturi  sicilia

fazzulettu  sicilia zona jonica etnea

muccaturi  calabrese

maccaturu  pugliese

pezzola  toscano

maccatour  basilicata

muncadureddu  sardo campidanese

mucadoreddu  sardo barbaricino

fazzulett  comasco

fosolèt  parmense

fazzulettu   marchigiano

*
RAFFREDDORE

disfredôr  – sierament   friulano

catàrro   napoletano

rafredore – intasamento –  maròca- snaro   veneto

inmarocamento  veronese

raffreddòr   milanese

anfreidor   piemontese

raffreidù – costipasiun – massûcco   genovese

raffrddor’  ciociaro

candela  triestino

candela- fardasòun – rafardòur – ‘fardour   romagnolo

‘e fridàur   verucchiese (rimini)

ciamùrru  umbro

freddaia – cimurro  toscano 

zegra  calabrese

arresfriòri- puntori sardo campidanese

refrìu  sardo barbaricino

rifriddatura  siciliano (zona jonica etnea)

fregiur comasco  

 fardòr – spasèrs’al nès   parmense

cimurru   marchigiano

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Altri?

***

JohnG’ho na costipazion che me toca stranuzar de continuo. me ghe voria mille fazzoi.

Cristella: Dalla Romagna
Raffreddore: Fardòr o fridor
Modi di dire: “L’ha un po’ ad fridòr” (letteralmente “ha un po’ di raffreddore”, ma anche, come doppiosenso, “è geloso” o… “è un pederasta”).
T’è ciap e’ fridòr me cul?”, letteralmente: “Hai preso il raffreddore al cu**?”, si dice a chi… scorreggia!

Catepol: in vibonese: fazzoletto = maccaturi o muccaturi; ha il raffreddore = nci rifriddiu; ha starnutito = starnutiu

Brigida: Allora prendo nu fazzlet che mi viene uno shtarnut’ che poi ti attacco nu raffrdor’ ciociaro D.O.C.

Roger: ecco…..lo sapeò…é tu ci sei cascata
queste cose e vengano a fà le cose a “bischero sciolto”,siuramente t’harai fatto una “bardella” epoi tu sarai andata fora ,e co i fresco che fa,tu sei diventata “diaccia marmata”…oppure (continua toscana)

Vipera: Madò f’sc nu fridd ca m’è pigght na’ saiett (oppure na’ gocc’)= Fa un freddo che mi è preso un accidenti. (barese)

Blimunda: Eeetciùùù anche io, uffa. Preso alla prima. Ciù musse che mandilli, proprio! (genovese)

Luca: strunii starnutire in genovese riviera di levante
u l’a strùniu
ha starnutito
e per terminare il way to say da dire a chi starnutisce
ectciuùùù
l’altro SCIOPPA (schioppa)
chi ha starnutito primma ti (per primo te)
l’altro primma ti de mì (prima tu di me)

Anna: A Brigida, “e capace ca pò te vène pure ‘na nfruenza cò la frève ciociara, te mitt agliu létt e chisà quann t’arrizz! ” (ciociaro)

Hermansji: Starnute – teramano; Fazzulette – teramano

Sonny&Me: Mintite la maglia te lana, mmucculone, ca mo’ custipi bbuenu bbuenu!(Novoli, LE)