Motti di Vita: qual è il vostro?


(immagine tratta da Wikipedia)

Un tempo li usavano in molti, incisi sugli stemmi di famiglia o su quelli delle Corporazioni lavorative; parole e piccole frasi  che rappresentavano l’ideale di pensiero e comportamento.

Erano i Motti di Vita, miniguide dell’esistenza.

Ora son passati di moda, ma molti di noi continuano ad averne uno.

Succede di solito durante l’adolescenza, quando leggiamo una frase di un libro, il verso di una poesia, di una canzone, un aforisma, un proverbio, che ci colpisce particolarmente perché pare “illuminare“ ciò che vorremmo.

E quelle parole diventano immediatamente nostre, spesso per sempre: si tramutano nel nostro Motto di Vita.

E’ quello che ripetiamo più spesso a noi e agli altri; quello che farà dire ai nostri posteri familiari: “Mio nonno (mio zio, mia madre) diceva sempre…”

Il mio motto lo trovai a 14 anni come dedica a un vecchio romanzo trovato nella biblioteca in campagna; del romanzo ricordo poco o nulla, in compenso quella frase mi è rimasta stampata in testa e nel cuore, per sempre:

Guardati da ciò che desideri perché finirai per ottenerlo.
(Ralph Waldo Emerson )

Crescendo, ne ho sperimentato la verità nel momento dei sogni, dei progetti, delle scelte.
E continuo a farlo.

Voi avete un Motto di Vita? E se non ci avete mai pensato, quale vorreste che fosse?

Volta la Carta e il Gioco dell’Oca. E voi, quali filastrocche o “conte” infantili conoscete?



(Lele Luzzati)

La donnina che semina il grano
volta la carta e si vede il villano.

Il villano che zappa la terra
volta la carta e si vede la guerra.

La guerra con tanti soldati
volta la carta e si vede i malati.

I malati con tanto dolore
volta la carta e si vede il dottore.

Il dottore che fa la ricetta
volta la carta e si vede Concetta.

La Concetta che fa i brigidini
volta la carta e ci sono i bambini.

I bambini che van per i campi
volta la carta e si vedono i lampi.

I lampi che fanno spavento
volta la carta e si vede il convento.

Il convento con frati in preghiera
volta la carta e si vede la fiera.

La fiera con burle e con lazzi
volta la carta e si vedono i pazzi.

I pazzi che cantano a letto
volta la carta e si vede lo spettro.

Uno spettro che appare e va via
volta la carta e si vede Lucia.

Lucia che fa un vestitino
volta la carta e si vede Arlecchino.

Arlecchino che fa gli sgambetti
volta la carta e ci sono i galletti.

I galletti che cantano forte
volta la carta e si vede la Morte.

La Morte che falcia la gente
volta la carta e non si vede più niente.

Questa è una delle tante versioni  di una delle più celebri filastrocche, che venne musicata anche da De Andrè (che ne variò il testo), e che forse però pochi sanno essere ispirata alle tavole del Gioco dell’Oca.

I primi esemplari del gioco, in stampe, li troviamo nel 1600; ma probabilmente esisteva anche prima.

Gli Enciclopedisti francesi nel 1792 pubblicarono lo schema tipico: 63 caselle nella caratteristica successione a spirale ellittica, che riportano disegnate oche in modo sparso e poi numeri fissi caratterizzati da figure fisse (6 il ponte, 19 l’ospedale, 26 e 53 i dadi , 58 la Morte ecc.)

Quei numeri e quelle immagini non sono affatto posti a caso; le oche sono messe tutte sul 9 e i suoi multipli (18, 27, 36 ecc).
E il 9 è considerato il numero della perfezione.

Tutto il gioco è diviso in 7 sezioni, e il 7 nella numerologia antica è il numero del “periodo vitale”: 7 i giorni della Creazione, 7 le Fasi Lunari, 7 le epoche della vita .
Infatti Dante stabilisce la metà del cammin di nostra vita (esistenza attiva) a 35 anni (multiplo di 7).

E le 63 (9×7) caselle del gioco dell’oca simboleggiano il “gran climaterio”, nel Seicento (tempi in cui la vita umana era più breve) considerato la fine del ciclo fisiologico della vita umana e il conseguente arrivo alla vecchiaia.

E propro con la vecchiaia finisce il gioco , col verso finale ”La Morte che falcia la gente/volta la carta e non si vede più niente”.

©Mitì Vigliero

E voi quali filastrocche (o “conte”) conoscete?

(QUI i commenti su FriendFeed, che ha deciso di far sciopero e non traslocarli)

Una Coperta di Linus Fatta di Note: Qual è la Vostra?

Staccare anche solo per 70 ore (sì, le ho contate) da ogni e-impegno, è stato salutare.

In compenso ora mi trovo immersa in un mare – all’apparenza tempestoso - di mail, documenti, appuntamenti, telefonate, robe varie da sbrigare e risolvere.

Ricomincia il galòp, insomma.

Quindi, mentre cerco di mettere un vago ordine logico nelle cose da fare, ascolto una canzone che  amo tanto da tanti anni e che mi rasserena sempre, perché sembra capace di effondermi luce e quiete dentro, rassicurando e alleggerendo  ogni volta i pensieri.

Una specie di “coperta di Linus” fatta di note.

Voi ne avete una?