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8 maggio ViaDelCamp 2010: tutto ciò che c’è da sapere

di Placida Signora - 3 maggio 2010

 

Allora, cerchiamo di ricapitolare.

Sabato 8 maggio un nutrito gruppo di blogger, twitteri, friendfeddari, accompagnati da mogli mariti figli amici fidanzati, si troverà a Genova.

Già l’anno scorso vi fu un Viadelcamp, in cui vennero mostrate ai partecipanti le bellezze architettoniche della città.

Quest’anno invece ci dedicheremo alla gastronomia ligure, magica occasione innanzitutto per stare insieme, conoscere chi si è sempre solo letto, rivedere chi si è già visto ma causa lontananza si può abbracciar poco, ridere, chiacchierare, vedere la Superba con una faccia un po’ così e soprattutto provare  la sua meravigliosa, golosissima cucina.

Si andrà a mangiare al Porto Antico, allo splendido ristorante I 3 Merli; questo il pantagruelico e genovesissimo menù:

- Focaccia col formaggio di Recco
– Farinata

- Pansoti di magro in salsa di noci
– Trofiette al Pesto

- Ripieni e Cima
oppure
– Spigola alla Ligure con olive taggiasche e pinoli

- Gran finale con il semifreddo “Vecchia Zena” (con salsa di cioccolato)
– Caffè, acqua e vini inclusi

Il tutto per 30 euro a testa.

(Lo staff dei 3 Merli)


Chi arriverà in treno, possibilmente non oltre le 10, dovrà scendere alla Stazione Principe.

Ed ecco come raggiungere da Principe il secondo e definitivo punto di ritrovo: il Bigo al Porto Antico (che si trova quasi di fronte al ristorante 3Merli): il Bigo è un ascensore panoramico, riconoscibile da lontano per questa struttura:

1)questa la mappa per arrivarci a piedi (20 minuti circa)

2)questa la mappa per arrivarci in metro

Invece, chi arriva in macchina, potrà seguire le dettagliatissime dritte di Andrea Beggi .

IMPORTANTE:

al Bigo l’appuntamento sarà inderogabilmente alle ore 11.00: lì io e Confuso e Barbara e Gaia segneremo definitivamente i partecipanti al pranzo, e distribuiremo i badge di riconoscimento.

Senza badge, niente pappa né posto a sedere. ;-)

Dopo pranzo chi vorrà potrà:

- passeggiare a naso all’aria per vedere case e palazzi e/o fare shopping nei vicoli

- andare a visitare la Lanterna (informazioni orari e costi biglietto qui)

- rimanere lì al Porto Antico a pigronare e cazzeggiare

- visitare a prezzo specialissimo (3 euro anziché 8) mostrando il badge la mostra Isole mai trovateLa Torre Grimaldina e le antiche Carceri a Palazzo Ducale

…massima libertà, insomma.


Che altro dire?

Ah, sì. Vi stiamo preparando una sorpresa…QUESTA!

Ci vediamo l’8 maggio a Zena!

PS Per essere sempre aggiornati su notizie e novità e comunicazioni, leggete e iscrivetevi al FriendFeed del Viadelcamp

Dichiarazione d’Amore alla mia Città

di Placida Signora - 4 marzo 2010

Colonna sonora

Genova col porto che ti accoglie come un abbraccio spalancato; con piazze come De Ferrari, o Corvetto,  che vista dall’alto sembra il perno di un ventaglio di strade aperto sul turchese del mare.

Vedere la Foce, che i foresti non capiscono perché mai si chiami così, e scoprire che è a causa di un fiume che a un tratto scompare coperto da viali e giardini; ed abbinare all’immagine le parole del recitativo “La nostra spiaggia” di Bruno Lauzi (interprete anche della colonna sonora lassù, NdPS), che alla Foce nacque e passò gli anni più belli della giovinezza:

“Ricordo che c’erano solo i relitti delle chiatte da sbarco,
quello che era il parco giochi di chi sognava l’avventura
e lungo tutta la Foce l’acqua era limpida e pura
e sugli scogli i pescatori avevano la mano sicura:
è così che tanti anni fa era il nostro quartiere…”

Vedere all’improvviso Boccadasse, sorpresa sempre nuova in riva a mare, intatto borgo pescatore superstite glorioso alla civiltà urbanistica e romantico testimone di un tempo che fu.
E osservandola così ritratta nella sua pace, si capisce bene la poesia di Edoardo Firpo

O Boccadaze, quando a ti se chinn-a
sciortindo da-o borboggio da çittae,
s’à l’imprescion de ritorna in ta chinn-a
o de cazze in te brasse d’unna moae.
Pa che deslengue un po’ l’anscia da vitta
sentindo come lì s’eggian fermae
ne-a bella intimitae da to marinn-a
a paxe antiga e a to tranquillitae.

O Boccadasse, quando si scende a te
uscendo dal subbuglio della città,
si ha l’impressione di ritornare nella culla,
o di cadere fra le braccia d’una madre.
Pare che si sciolga un po’ l’ansia della vita
sentendo come lì si sian fermate
nella bella intimità della marina
la tua pace antica e la tranquillità.

Ecco, tranquillità; pura serenità il sentimento che si prova a guardare Genova in alcune sue giornate.

Immergersi nei suoi colori; colori tenui, nulla di urlato: cipria, terracotta, cenere, albicocca. E pistacchio, sale, pepe, zafferano, un pizzico di cannella e peperoncino: quelle “droghe” un tempo così amate dagli antichi mercanti di qui, spiccano ancora nel paesaggio con funzioni di chiaroscuro.

E scoprire così che la luce di Genova è dolce e lenitrice.

Di giorno, un giorno magari sferzato dalla tramontana, la luce è vitale, tutto sembra nitido, lavato di fresco e si rischiarano anche le idee, si raffreddano le rabbie, svaniscono le nebbie della malinconia.
Invece la luce della sera ricopre per un lungo attimo di rosa, tra l’antico e il confetto, le facciate delle case e d’argento le centinaia di tetti d’ardesia, facendoli luccicare come altrettante scaglie di mare.

E Genova, così come sa regalare tramonti struggenti, sa donare notti di fiaba; quando sulle alture si accendono lumini da presepe, la città dorme sotto la Luna mentre il porto e i lungomare indossano i loro gioielli più belli che riflettono sull’acqua lunghe catene scintillanti, palpitanti scie d’oro e diamanti che  fanno sognare l’anima.

©Mitì Vigliero

Cosa si stanno dicendo?

di Placida Signora - 10 novembre 2009

 

cosa si stanno dicendo
(*)

Scrittoingrassetto: - Ehi tu! Finiscila di guardarmi in gattesco!!!

Aglaia: - Ti ho detto che le acciughe sono mieeeee!!!

Krishel: - Giù le zampe dal salmone!!

Mimosafiorita:
- Adesso bastaaa! Il soufflé che ha preparato Placida dov’è?
- E’ nella mia pancia, hai qualche problema palla da biliardo? Vuoi la guerra? Fattene cucinare un’altro.

Tittieco: – No,no e ancora no, non se ne parla nemmeno, devi mangiare la pappa che ti metto nella ciotola capito ? Eppoi il filetto di vitello costa tanto…

La Giraffessa: “Ma me lo fai per dispetto!!??!!? mi hai proprio stufato! devi smetterla di farti le unghie sul mio divano!”

MaxG
- Perché mi hai lanciato per terra l’iphone?
- Perché TU hai passato tutta la giornata a cazzeggiarci con questi e ti sei dimenticato di comprarmi i croccantini!

 

Genova: Dichiarazione d’Amore

di Placida Signora - 5 giugno 2009

genova-by-pietro-calzona
(©Piero Calzona)

Genova col porto che ti accoglie come un abbraccio spalancato; con piazze come De Ferrari o Corvetto  che viste dall’alto sembrano il perno di un ventaglio di strade aperto sul turchese del mare.

Vedere la Foce, che i foresti non capiscono perché mai si chiami così, e scoprire che è a causa di un torrente che a un tratto scompare coperto da viali e giardini; ed abbinare all’immagine le parole del recitativo “La nostra spiaggia” di Bruno Lauzi, che alla Foce nacque e passò gli anni più belli della giovinezza:

Ricordo che c’erano solo i relitti delle chiatte da sbarco,
quello che era il parco giochi di chi sognava l’avventura
e lungo tutta la Foce l’acqua era limpida e pura
e sugli scogli i pescatori avevano la mano sicura:
è così che tanti anni fa era il nostro quartiere
…”

Vedere all’improvviso Boccadasse, sorpresa sempre nuova, intatto borgo pescatore in riva al mare, superstite glorioso alla civiltà urbanistica e romantico testimone di un tempo che fu.

E osservandola così ritratta nella sua pace, si capisce bene la poesia di Edoardo Firpo:

O Boccadaze, quando a ti se chinn-a
sciortindo da-o borboggio da çittae,
s’à l’imprescion de ritorna in ta chinn-a
o de cazze in te brasse d’unna moae.
Pa che deslengue un po’ l’anscia da vitta
sentindo come lì s’eggian fermae
ne-a bella intimitae da to marinn-a
a paxe antiga e a to tranquillitae.

O Boccadasse, quando si scende a te
uscendo dal subbuglio della città,
si ha l’impressione di ritornare nella culla,
o di cadere fra le braccia d’una madre.
Pare che si sciolga un po’ l’ansia della vita
sentendo come lì si sian fermate
nella bella intimità della marina
la tua pace antica e la tranquillità.

Ecco, tranquillità; pura serenità il sentimento che si prova a guardare Genova in alcune sue giornate.

Immergersi nei suoi colori; colori tenui, nulla di urlato: cipria, terracotta, cenere, albicocca.
E pistacchio, sale, pepe, zafferano, un pizzico di cannella e peperoncino: quelle “droghe” un tempo così amate dagli antichi mercanti di qui, spiccano ancora nel paesaggio con funzioni di chiaroscuro.

E scoprire così che la luce di Genova è dolce e lenitrice.

Di giorno, un giorno magari sferzato dalla tramontana, la luce è vitale, tutto sembra nitido, lavato di fresco e si rischiarano anche le idee, si raffreddano le rabbie, svaniscono le nebbie della malinconia.

Invece la luce della sera ricopre per un lungo attimo di rosa confetto le facciate e d’argento le centinaia di tetti d’ardesia, facendoli luccicare come altrettante scaglie di mare.

E Genova, così come sa regalare tramonti struggenti, sa donare notti di fiaba; quando sulle alture si accendono lumini da presepe, la città dorme sotto la Luna mentre il porto e i lungomare indossano i loro gioielli più belli che riflettono sull’acqua lunghe catene scintillanti, palpitanti scie d’oro e diamanti che fanno sognare l’anima.

©Mitì Vigliero

Meme 2: La Cucina di Fran(cesca)

di Placida Signora - 19 luglio 2007

La mia tesora Fran(cesca) (che non ha un blog e si firma così perché sennò la confondo con altre Fran e Francesche), ha partecipato nei commenti

cucina-fran.jpg 

“Ho abitato per anni in una casa con la cucina da gnomi, quando ho cambiato ho rinunciato a una stanza per avere una cucina ENORME, con tavolone in mezzo dove siedono gli amici cazzeggiando mentre io cucino, facendomi compagnia. Allungando il tavolo ci siamo stati in 17 :D

Gli ospiti di riguardo .. li mando al risorante :P

Comunque, ecco la  mia cucina.
con la sottoscritta (quella che ride come una pazza, ovviamente) e un po’ di amici.

E non perderti il mio lavandino!

Ed infine il pezzo forte.

cucina-micia-francesca.jpg

 






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