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I frisciêu di San Giuseppe

di Placida Signora - 19 Marzo 2007

(per la serie dedicata ai blogger che verranno allo ZenaCamp )

 In italiano il termine genovese frisciêu (e il circonflesso andrebbe sul dittongo “eu”, solo che non riesco a metterlo), solitamente viene tradotto come “frittella”; ciò non rende bene l’idea, perché frittella indica una composizione di pasta fritta e piatta, mentre i frisceu sono fritti, sì, ma hanno la forma di palline gonfie, leggere, tonde e morbide.

Loro base è la “pastetta”, fatta con farina e lievito di birra, sale e un poco di acqua tiepida o latte.
In Liguria si mangiano oggi 19 marzo, giorno di San Giuseppe; e dato che San Giuseppe è anche il patrono dei falegnami, sino al 1800 nelle numerose botteghe sparse nel centro storico genovese gli artigiani del legno omaggiavano il Santo allestendo sui loro banconi, ripuliti perfettamente da trucioli e segatura, dei rinfreschi composti di vino bianco, focaccia e, appunto, grandi vassoi di frisciêu.

Tutti gli amici, colleghi, parenti, passanti, vicini di bottega Continua »

L’indimenticabile Gilberto

di Placida Signora - 1 Marzo 2007

(sempre per la serie dedicata ai blogger che verranno allo ZenaCamp)

***

Da guardare: 

Da I manezzi pe majà ‘na figgia

Steva e Giggia

(il volume è un po’ così, ma ne vale la pena! )

***

Da leggere (con calma, tanto non scappa :-):

Nel 1966 fa moriva a Genova Gilberto Govi (vero nome Amerigo Armando), uno degli attori più amati dagli italiani e che Leonida Repaci definì “un demonio che saprebbe far ridere a crepapelle anche se recitasse per tre atti la tavola pitagorica”.

Era nato nel 1885: sorprendentemente portato per il disegno, da ragazzo aveva studiato all’Accademia di Belle Arti e subito era stato assunto come disegnatore dalle Officine Elettriche Genovesi.
Ma  la sua strada era decisamente un’altra: quella del palcoscenico.
Infatti faceva parte dell’Accademia Filodrammatica del teatro Nazionale dove si recitava obbligatoriamente in perfetto italiano: l’Accademia aborriva il dialetto, Govi lo adorava e così fondò una Compagnia chiamata “La Dialettale“, con la quale recitava nei fine settimana e dove conobbe Caterina Franchi, in arte Rina Gaioni: si sposarono, e per 49 anni divisero sia la vita che la scena. Continua »

Storia d’un Amor Perfetto

di Placida Signora - 21 Febbraio 2007

(serie dedicata agli ZenaCampisti)

 

Da quando ero bambina ho sempre avuto una particolare immagine; Genova come un’immensa donna seduta nell’acqua di mare sino a metà vita, con la schiena, le spalle e le braccia spalancate appoggiate al monte, raffigurazione d’un materno golfo.

E chissà perché allora pensavo che, di questa donna, piazza Fontane Marose fosse l’ombelico dal quale partiva un passaggio segreto, via Luccoli, che immetteva in un’altra città.

Per me c’erano due città; una Nuova conosciuta più o meno a tutti, dalle strade larghe e tanto cielo sopra, e una Vecchia, misteriosa, nota solo a pochi privilegiati. Continua »

‘A Lanterna

di Placida Signora - 16 Febbraio 2007

(Per la serie dedicata agli ZenaCampisti)

Tanti e tanti anni fa, quando la storia di Genova era appena incominciata, nella notte, a Capo di Faro, bruciava già la “brisca” - i gambi di ginestra raccolti in val Bisagno - per indicare il pericolo dell’aguzza scogliera ai marinai che su fragili barche percorrevano il mare.
In quello stesso punto nel 1128 venne costruita la Lanterna, tutta in antichissima pietra Cava; la brisca venne bruciata in gabbie di ferro sospese su di lei in alto, perché la fiamma fosse maggiormente visibile a distanza.
Ma la torre non serviva solo da “faro”; quando la luce su di lei era chiara, tutto andava bene e si poteva andare a nanna tranquilli; ma quando era bruna e fumosa voleva dire di correre alle armi e di far fuggire le donne sui monti, perché si stavano avvicinando navi pirate: e sulla Lanterna si accendevano anche tanti altri piccoli fuochi quante erano le navi nemiche avvistate.
Di giorno invece erano vele issate sulla torre a segnalare gli eventuali pericoli. Continua »

L’antenna del Burlando

di Placida Signora - 12 Febbraio 2007

(Sempre per la serie: come ti erudisco i blogger che verranno allo ZenaCamp  ;-)

 Il 23 gennaio del 1934 si svolse nella Pretura di Genova un processo civile che appassionò e coinvolse tutti gli abitanti del quartiere di Portoria, soprattutto quelli residenti in via Fieschi.
 In questa strada infatti, al numero civico 23, abitava un noto farmacista, Luigi Burlando; personaggio estroso, continuava a modificare la sua alta palazzina – già “audace” nella forma liberty – facendo aggiungere sulla facciata poggioli, terrazzini, verandine, bowindini decorati con enormi statue di pietra: putti, damine, angioletti, ninfe, sirene, arabe fenici, uccelli, animali d’ogni sorta che brulicavano ovunque. Continua »

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