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Gli Ospiti

di Placida Signora - 20 Luglio 2008

Nell’altra PlacidaCasa su Donna Moderna

L’Antigalateo: Come liberarsi di Ospiti a stazionamento lungo

E se avete altri suggerimenti, scriveteli!

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La Danza del Lombrico

di Placida Signora - 16 Luglio 2008

Osservando Librai, Lettori e Scrittori in Libreria

I Librai fanno uno dei mestieri più belli del mondo e a me sono molto simpatici.
Anch’io credo di essere simpatica a loro, forse non tanto per il fatto che scrivo libri, ma soprattutto perché compro i libri altrui.
A vagonate.
C’è chi deposita i soldi in banca e chi in libreria; io preferisco le librerie alle banche, ed è per questo che i librai mi vogliono bene.

Le librerie dei Librai sono frequentate sia dai Lettori che dagli Scrittori: i primi amano trascorrere il tempo libero perlustrando librerie alla ricerca di novità da leggere, i secondi amano trascorrere il tempo libero scrivendo e poi perlustrando le librerie alla ricerca dei loro libri.

Quando uno Scrittore (di solito alle prime armi, poi smette perché si rassegna) passa davanti a una libreria, la prima cosa che fa è ispezionarne con occhio di falco le vetrine onde controllare se il suo ultimo parto cartaceo, mettiamo dal titolo La danza del lombrico , sia esposto.

Se non lo vede, prova un grande dolore; però stoicamente fa finta di nulla e prosegue nell’ispezione, entrando con aria noncurante nel negozio.

I casi sono tre:

1) Trova immediatamente il suo libro in bella mostra.
Allora, petto in fuori e pancia in dentro, si avvicina al Libraio con espressione cordialissima, gli tende la mano, si presenta come l’autore de La danza del lombrico e gli fa tanti complimenti per la sua splendida libreria.

2) Dopo un’ora di spasmodica ricerca, lo Scrittore finalmente scopre il suo libro seppellito da altri.
Perciò lo diseppellisce e lo mette in cima a tutti, possibilmente in piedi.
Successivamente va dal Libraio e, senza presentarsi, indicando La danza del lombrico  chiede con estrema noncuranza:
“Si vende quel libro lì?”
Domanda cretina che lo smaschera immediatamente perché nessun Lettore si sognerebbe di entrare in una libreria per informarsi sulle vendite dei libri.
Il Lettore al massimo può chiedere: “Di cosa parla quel libro lì?” e casca male perché i Librai migliori sono quelli che non leggono affatto i libri che vendono. Potrebbero rimanerne contaminati e perdere la loro obiettività.
In ogni caso il Libraio d.o.c. è quello che a una domanda del genere non risponde “Boh?”, bensì:
“Guardi, è stupendo. Va via come il pane”
E questa risposta convince sia il Lettore che lo Scrittore.

3) Lo Scrittore non trova il suo libro. 
E s’inquieta.
Molto.
Così, con sguardo incupito dal rancore, ma tentando di mantenersi calmo, incede lentamente verso il Libraio e con voce gelida gli sibila: 
“Mi scusi, avete La danza del lombrico?”  
Il Libraio d.o.c. risponde:
“Mi spiace, ma ho venduto dieci minuti fa l’ultima copia”
oppure
“Si è esaurito subito e ho dovuto riordinarlo”
Ciò soddisfa molto lo Scrittore e un po’ meno il Lettore, che aveva davvero tutte le intenzioni di acquistarlo.
Qualcuno può anche sentirsi rispondere:
Danza del lombrico? Mai sentito.”
In questo caso lo Scrittore tenta discretamente il suicidio, mentre il Lettore si limita ad andare in un’altra libreria.

©Mitì Vigliero

E voi come vi comportate in libreria?

Graziella: anch’io frequento almeno settimanalmente i librai, ho il mio preferito e poi dovunque mi trovo i primi posti dove entro sono le librerie. Scelgo i libri per autore, titolo, a volte per la copertina, insomma compro tanto tanto.

Tittieco: Librerie e la biblioteca del mio quartiere, sono per me essenziali.
Leggo di tutto tranne che i “Gialli”. Non ho mai capito bene il motivo di questa mia riluttanza verso queste letture? Dovro’ mica andare in analisi?

Franco Zaio: Si vede che hai esperienza, è proprio come hai raccontato tu. Io sono un L che risponde “Si è esaurito subito e ho dovuto riordinarlo” anche quando il libro non era neanche arrivato. Non voglio mica suicidi sulla coscienza :o)

Guido: Io cerco sempre i miei libri, e se li trovo mi meraviglio…non li ho mai scritti!

Ioepapperina: io frequenterei più volentieri i librai che le librerie ma sono tutti sposati e quelli che non lo sono manco mi guardano per cui sconvolta e con lacrime agli occhi continuo solo a leggere e a spendere soldi in libri.. e a vivere di fantasia. Per quanto riguarda il cercare sullo scaffale un mio libro…mah difficile trovarlo… credo di averne vendute due copie che ho comperato io per regalarle a due povere cavie che dopo di ciò sono spirate…per il resto devo anche ammettere la mia cecità per cui io vedo solo libri grandi come case o meglio come un grattacielo di 127 piani che date le dimensioni delle librerie moderne…

Eio: OH, UGUALEEEEE :D

Beppe: Da quando ha chiuso la piccola libreria vicina a casa, dove mi rifornivo sin da bambino, ormai nelle altre vado pochissimo; compro tutto online, IBS in testa. Mi concentro meglio, e trovo anche tanti remainders o testi di piccolissime case editrici che nelle pur enormi librerie di oggi non troverei.

Roger: io in libreria mi libro come un falco tra i libri in attesa di ghermire la preda. Ma,ultimamente devo dire che sto tornando a becco asciutto…mi si deve essere accorciata la vista

In silenzio viaggiando: Una volta sola mi è capitato di andare in una libreria con l’intenzione di comprare un libro ben preciso e ho trovato, per caso, il suo autore all’interno ! Era Pontiggia. Così dissi al libraio che la settimana successiva sarei venuto per comprare i Sonetti di Shakespeare e quindi si doveva attrezzare !!!

Cristella: Anch’io grande lettrice. Ma pure piccola autrice di provincia, con un libro (Trama e ordito) che a livello locale potrei definire di successo (2 ristampe da 2000 copie ciascuna) e uno “così-così” (Cristella, praticamente copie regalate qua e là), ho dovuto occuparmi personalmente della distribuzione. Funziona così (continua)

MademoiselleAnne: In libreria sembro una pazza, cado in trance, vivo come in una situazione di catalessi e apatia totale… comincio a sfogliare tutto, persino i manuali sull’autostima, quelli sul sesso tantrico e quelli con le foto di gianni agnelli! Alla fine esco sempre con tantissimi libri, la maggior parte sconosciuti (le ultime uscite me le regalano, grazie al lavoro che faccio!), la tesserina piena di punti, la busta piena e scomodissima. Adesso sto aspettando che esca il mio primo libro da scrittora… come mi comporterò? Come una pazza, come al solito…

Nikink: io ti dico solo che sono diventato amico del mio libraio, una sorta di necessità esistenziale; però poi di libri (salvo per scorticare la molta spazzatura) non parliamo mai, perché le cose belle nell’amicizia sono implicite

Stark: Presentarmi ai librai, mi vergogno. Ancor più se dovessi chiedere delle vendite. Però quella cosa di metterlo davanti agli altri, sì, la faccio :-)

Alianorah: Al mio paese non ci sono librerie degne di questo nome. Ma appena vado a Roma, ci passo sempre qualche ora, anche se magari non ho soldi per comprare nulla. Mi piace l’odore dei libri nuovi e mi piace anche toccarli.

Giarina: ultimamente compro solo libri di scrittori morti. devono essere morti da almeno dieci anni.

Nerina dal Gambero Rosso: io invece faccio parte della categoria editore…o meglio lavoro per un editore e quindi ho lo sguardo da editore che cerca di capire se i distributori sono stati bravi e se hanno convinto i librai. quindi oltre ai nostri libri cerco di vedere quelli dei competitor, dove sono, quanto costano, come sono esposti…i librai purtroppo sono sempre meno, sostituiti da direttori di negozio dove puoi comrare dall’i-pod al diario con penne abbinata, soprattutto catene di lbrerie/media store…quando incappo in una bella e piccola libreria vecchio stile, provo nostalgia e felicità.

Il Tacchinatore

di Placida Signora - 2 Febbraio 2008

(Homo Mandrillus)

Filippo le studiava tutte pur di conquistare qualche sottana; raggiungeva dei veri e proprio parossismi mentali nel progettare nuovi metodi di caccia a quello che gli avi - ignari del futuro - chiamavano Sesso Debole, ed era convinto da sempre che le donne si lasciassero catturare più facilmente dagli appariscenti e costosi mezzi di trasporto di un uomo, anziché dalla sua anima romantica.

Per questo decise di comprarsi una moto di grossa cilindrata.

“Nessuna donna potrebbe resistere all’idea di accettare un passaggio su un bolide rombante come questo! Correre nel vento, una buona occasione per abbracciarmi, l’ebbrezza erotica della velocità…”

L’ebbrezza erotica venne però alquanto smorzata dalle orribili condizioni atmosferiche che caratterizzarono quel tardo inverno: il Centauro Cucador, come Filippo amava definirsi, vagolò indarno per interi week end dalla Riviera Ligure alla Versilia alla Romagna, sempre il sella al suo tonante destriero, sfidando tempeste e bufere.

Ma ogni volta ritornava a casa solo, bagnato fradicio e in preda a mostruosi raffreddori.
Tra uno starnuto e l’altro si lamentava:

“Perché mai nessuna, ma proprio nessuna ragazza vuole accettare di venire in moto con me? Il mio fascino è forse in declino?”

Dopo tre mesi trascorsi in coattivi viaggi in treno, dato che il perdurare delle piogge lo obbligava ad abbandonare la sua Suzuki B-King nel garage di vari amici pietosi sparsi per l’Italia, Filippo prese una grande decisione:

“Basta, la moto mi ha scocciato: la vendo e mi compro una macchina da strafigo!”

Infatti acquistò una Porsche nera e, con proverbiale finezza, non faceva altro che ripetere agli amici parlando in stretto torinese un acuto gioco di parole: “L’hai catàme la Porsche per cariè le porche!”, ossia “Mi sono comprato la Porsche per caricare le donnine di facili costumi”.

Ma i suoi biechi e lussuriosi propositi vennero disintegrati dalla Malavita locale, che gli rubò l’auto ventidue ore esatte dopo l’acquisto.

“La barca, ecco cosa ci vuole per conquistare le donne! Mi faccio la barca”

Comprò così un piccolo cabinato di seconda mano, che battezzò Tombeur de femmes; ma quella volta fu la stagione estiva ad essere inclemente.

Mare grosso, onde lunghe, scirocco e maestrale imperversanti: tutte le ragazze che accettavano di fare una romantica gitarella sui flutti, trascorrevano il loro tempo piegate in due sul parapetto della barca, a vomitare anche l’anima.

“Ho capito. Vendo la barca e mi sposo”.

Difatti Filippo, poco tempo fa, è convolato a nozze con l’impiegata dell’agenzia presso la quale aveva assicurato, nel giro di un anno, la moto, l’auto e la barca.

Ora girano in bicicletta tutti e due e sono molto, molto felici.

©Mitì Vigliero

E la chiamano Voce degli Angeli

di Placida Signora - 28 Gennaio 2008

 Ogni tanto penso che i bambini piccoli siano esseri strani: li osservo sempre con un po’ di sospetto, e confesso di temerli molto.
Forse perché non ci sono abituata, non ho figli; in compenso, oltre un nipotino legittimo, ho un plotone di figli di amiche che hanno deciso di eleggermi Zia ad honorem.

  Non so perché, ma si tratta di pargoli i quali, appena nati, hanno provato nei miei confronti un’attrazione irresistibile, decidendo di fare il ruttino, con relativo rigurgito, solo sulla mia spalla, disdegnando quella dei legittimi genitori. Ignorando i rapporti di sangue che implicherebbero una particolare intimità, si rifiutavano di fare  popò per giorni, restando nell’attesa di vedermi e di essere da me presi in braccio.

Riflessi condizionati? Può darsi.

Certo che gioie me ne hanno date, i miei nipoti ad honorem; soprattutto il giorno in cui pronunciavano la prima parola possibilimente di fronte a tonnellate di nonne e zie vere.

I primi balbettii stile “am, ma, ba, pa..”, che venivano entusiasticamente tradotti  come “mamma” o “papà”, venivano immediatamente declassati nel momento in cui pronunciavano in modo chiarissimo “mitì”; certo qualcuno diceva pitì, ma non si può pretendere tutto dalla vita.
I familiari veri ci restavano ovviamente molto male ed io li consolavo dicendo:-”Ma su, l’ha detto solo perché è un nome facile. Vedrete che fra poco parlerà in modo perfetto dandovi tante soddisfazioni…”.

Infatti i bambini cominciavano ben presto a parlare, con quella  che per tono e contenuti è da sempre defintita la Voce degli Angeli

Ricordo Violetta, una splendida bimba di due anni e mezzo; bionda, capelli a boccoli, occhi azzurri, boccuccia a cuore e pelle di porcellana.
Era talmente bella che le persone si fermavano per la strada a guardarla e tutte, chinandosi su di lei, le dicevano:
 ”Ma che amore di bambina! Ma che bambolina! Ma come ti chiami, carina?”
E la pargoletta, vestita di sangallo rosa confetto, rispondeva serissima: ”Filippo”.

Violetta crescendo, sviluppò un notevole senso logico, tanto da far supporre una sua futura carriera politica. 
A sei anni,  iniziata la scuola da una settimana, un giorno chiese a suo padre:
 ”Papino, pensi che la maestra mi possa sgridare anche se non ho fatto niente?”
 ”Ma no, ci mancherebbe altro!”
 ”Bene: allora non faccio i compiti”.
 
Ben altro accadde invece alla mamma di Fabrizio, 5 anni.
Aveva invitato gente a pranzo; le sedie attorno al tavolo erano molto sottili e strette, e dato che tra gli invitati c’era anche una signora grassissima, la sventurata madre - pensando ad alta voce di fronte a suo figlio (errore imperdonabile) - disse sarcastica: ”Per la signora Rossi dovrò mettere un’altra sedia dato che per lei, di queste, ce ne vorrebbero due!”.
E così, quando arrivarono gli ospiti, Fabrizio si precipitò immediatamente dalla signora Rossi domandandole pieno di curiosità:-”Ma sei tu la signora con due culi?”.

Andrea, a 6 anni, stava attraversando un poco in ritardo la fase dei “perché”: faceva domande a raffica a tutti e su qualunque argomento, domande alle quali bisognava rispondere per forza, anche perché dimostravano un notevole interesse culturale.
Un giorno si recò con sua madre a Carrù, a trovare una signora di nome Teresa; mentre passeggiavano nei campi attorno alla casa della Teresa, Andrea, indicando degli alberi, chiese alla mamma:
”Cosa sono?”
”Pioppi”
”Di chi sono?”
”Di Teresa”
”A cosa servono?”
”A fare la carta”
”Chi ha inventato la carta?”
”Credo gli Egizi…Mah…”
“Avevano un capo gli Egizi?”
“Ma certo” 
”Come si chiamava?”
 ”Faraone”
E via di seguito.
Dopo due o tre giorni, la mamma di Andrea ricevette una telefonata dalla maestra di suo figlio:
-”Signora, lunedì ho fatto fare un temino in classe dal titolo Come ho trascorso la domenica. Lei ora mi dovrebbe spiegare ciò che ha scritto Andrea: “Ho trascorso la domenica passeggiando con la mia mamma in un campo di carta. La carta era di Teresa, il Faraone di Carrù”.

Infine, quella accaduta a un fastoso matrimonio.
Gli sposi erano giovani rampolli dell’alta società nobiliare;  parenti di vescovi e papi, estremamente religiosi, facenti parte di Azione Cattolica, San Vincenzo e gruppi Scouts.
La messa era concelebrata da una decina d’alti prelati, tutti amici di famiglia, e la predica ebbe come punto cardine la purezza e la castità, ben simboleggiata dalla sposa avvolta in un turbinìo di pizzo valencienne e dal bouquet di candidi gigli; e di candidi gigli era addobbata pure tutta la cattedrale.

Al momento della lettura delle “intenzioni”, molte persone sfilarono sull’altare leggendo al microfono il loro cristiano augurio agli sposi.

E arrivò anche la cuginetta della sposa, Laura, 8 anni, che, di fronte a trecento invitati declamò commossa, ma con vocetta squillante:
 ”E per il bambino che tra quattro mesi nascerà, preghiamo”.

Ma è la Voce degli Angeli…No?

©Mitì Vigliero

Corollario

ZiaPaperina: L’ultimissima di “Tuo Nipote” Attilino. Usciamo sabato con lui in maschera (Gormita) per portarlo a una festicciola di Carnevale da un amichetto, e incrociamo sul portone una vicina giornalista di moda. Bardata al solito con scarpe stranissime, pinocchietti, giaccone d’oro, carica di gioielli luccicantissimi. Lui la guarda serissimo e fa ” Vieni alla festa anche tu?”

Tittieco: Sul mio blog ho addiritura pubblicato alcuni “pensierini” dei miei pargoli.

Odiamore: Racconta mia madre che la sottoscritta, all’età di tre anni e mezzo, tutte le volte in cui lei in un negozio si avvicinava alla cassa, urlasse a gran voce, pestando i piedi: “Non pagare! Non pagare!”. Chiamami scema ;-)

Luca: La nostra “bambina” avrà avuto 4/5 anni bella educata praticamente una santa…Muore il suo coniglietto dopo averle spiegato cosa era successo si decide di partire per la sepoltura si va nel bosco si fa uno scavo mettiamo il defunto e copriamo… io e mia moglie ci guardiamo impauriti per il fatto che lei possa soffrire per l’accaduto.. lei ci guarda e fa “Abbiamo finito? ok andiamo alle giostre?”
Invece in negozio il premio bambino del secolo. Mio padre, se ha tempo, da sempre regala un lecca lecca ai bambini e così ci siamo tramandati questa tradizione, tempo fa arriva un bel bambino a pagare alla cassa a malapena parlava… io gli allungo il lecca lecca lui lo prende… e la mamma “cosa si dice?”…”Matteo cosa si dice?” intendendo ovviamente grazie …lui la guarda poi mi guarda mi porge indietro il lecca lecca e fa “APRIMELO”

MissKlorina: Io ne ho una personalissima della quale vado fiera :) Avevo 5 anni e mezzo.
Io: Papi, come vorrei avere i capelli neri come la mamma di Giorgio. E’ bellissima!
Papà: Ma figurati, ha i capelli nero bal*dra*cca.
Io: Ah pensavo fossero nero corvino.
GIORNI DOPO.
Io: Tua mamma è tanto bella.
Giorgio: Sì, poi ha solo 24 anni.
Io: Sì… e ha quei bei capelli nero bal*dra*cca!
Per fortuna neppure lui sapeva ancora il significato della parola bal*dra*cca…

Cristella: Le mie (allora) bimbe, ai tempi 5 e 6 anni, sono state cresciute a “per favore”, “permesso”, “grazie”, “scusi”. Una sera eravamo a cena con due amichette, stessa età. Una di loro mi porge il bicchiere dicendo: “dammi l’acqua”. Io, automaticamente, come facevo sempre con le mie figlie, suggerisco “come si dice: per…, per….?”. E lei, tranquilla e sicura: “per me!”

Roger: io e mia moglie abbiamo sempre parlato con i nosti figli apertamente chiamando le cose con il loro nome e cercando di renderle conprensibili per l’età che avevano. Quindi,per capirsi, niente cavoli e niente cicogne…Orbene spesso, anzi,quasi sempre quando torniamo da casa dei miei suoceri, siamo costretti con l’auto a percorrere un tratto di tangenziale dove, purtroppo, alla sera ci sono molte donnine. I nostri figli,  allora avevano 7 anni di età, ci chiedevano che cosa ci facessero tutte quelle ragazze li a quell’ora…(continua qui

Albarosa, la Bella di Torriglia

di Placida Signora - 28 Marzo 2007

vanita-scultura-di-serena-belfiore.jpg
(Vanità, scultura di Serena Belfiore )

In Liguria esiste il detto: “E’ come la bella di Torriglia, tutti la voglion e nessuno la piglia“.
Albarosa è un classico tipo Bella di Torriglia; a sentir lei, e la di lei madre, nessun uomo sarebbe in grado di resistere al suo fascino.
E così Albarosa è corteggiatissima: racconta di ricevere ogni giorno enormi mazzi di rose e orchidee, immense scatole di cioccolatini, gioielli, profumi e omaggi vari da parte di qualificatissimi spasimanti.
Ma di questi, non le va mai bene nessuno.
Sono sempre o troppo alti o troppo bassi, o troppo meridionali o troppo settentrionali, troppo magri, troppo grassi, troppo giovani o troppo vecchi, troppo bruni o troppo biondi…
E la sua anziana madre conclude ogni volta gli sfoghi della figlia, fatti in tono tra l’annoiato e il lamentoso, scrollando la testa e mormorando compiaciuta:
“Eh, deve ancora nascere l’uomo adatto a questa perla di ragazza…”
La vita di Albarosa non è facile.
Confessa di non poter fare un viaggio in treno da sola perché trova sempre in ogni scompartimento torme di brillanti ed avvenenti maschi che le fanno delle “proposte”; non può andare al cinema perché i vicini di poltrona le toccano le gambe; non può salire sull’autobus perchè c’è regolarmente qualcuno che le pizzica il sedere e, se utilizza i taxi, non v’è taxista al mondo che non tenti di rapirla.
Se cammina per strada è perennemente pedinata da insistenti ammiratori; qualunque email mandi deve sprizzare sensualità perché immediatamente chi le risponde lo fa con appassionate dichiarazioni a luci rosse e, sugli ascensori, si imbatte ogni volta in qualche gentiluomo caliente che tenta di sedurla bloccando a tradimento la cabina.
Se va a una festa, deve patir gli sguardi d’odio delle altre donne che di colpo- appena arriva - si trovan da sole mentre tutti gli uomini le volano attorno come api sul miele; in ogni ristorante ogni cameriere la serve con sguardo lascivo; in ogni negozio il proprietario/commesso abbandona le altre clienti per servirla immediatamente tentando in cambio approcci sessuali; se malata non può curarsi perché ogni medico, dal dentista al gastroenterologo al dietologo, come la sfiora perde la testa e si tramuta in un assatanato Casanova…
Non per nulla ha cambiato ventotto lavori perché ventotto Capi (dal Capoufficio all’Amministratore Delegato) la molestavano: così come ha dovuto rinunciare a tutte le amiche, perché i mariti e i fidanzati di queste prima o poi la corteggiavano spudoratamente…
Queste cose Albarosa ha iniziato a raccontarle quando aveva diciott’anni e continua anche ora, che ne ha cinquantacinque.
Vive sempre con la madre, ora decrepita, che ogni volta conclude i discorsi della figlia, fatti in tono tra l’annoiato e il lamentoso, scrollando la testa e mormorando compiaciuta:
“Eh, deve ancora nascere l’uomo adatto a questa perla di ragazza…”

© Mitì Vigliero

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