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Il Sole: Proverbi e Modi di dire

di Placida Signora - 17 marzo 2010


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(Sole di Lele Luzzati)

Il Sole è un gran democratico, come dicono i danesi, infatti “risplende tanto per il re quanto per noi”, anche se da secoli si afferma che abbia una particolare predilezione per le fattezze gradevoli; non per nulla “il sole bacia i belli”, però pure lui non è perfettissimo: “anche il sole ha le sue macchie” dicono gli irlandesi alle fanciulle che si lamentano delle troppe lentiggini.

Nihil sub sole novum” era solito ripetere il saggio re Qoelet, figlio di Davide (Ecclesiaste, I,9); da quando la terra è stata creata, non accade nulla di nuovo su di lei: da millenni si ripetono situazioni e fatti.

C’è sempre chi “ha qualcosa al sole” e può stare tranquillo, perché possedere terreni e immobili è sempre una sicurezza economica; certo le tasse sono tante, e se non si pagano si rischia di “andare a vedere il sole a scacchi” attraverso i riquadri delle sbarre di una cella.
E c’è sempre chi invece, come dicono i napoletani, “tene ‘a panza a ‘o sole” e non è felice perché significa che, causa indigenza, è vuota di cibo  e l’unico modo che ha di scaldarla è esporla a quei raggi che non costano nulla.

Tutti invece da sempre devono diffidare di quelli che tentano di “vendere il sole di luglio”, seguaci dei piccoli truffatori che cercavano di rifilare ai turisti stranieri la Fontana di Trevi o il Colosseo, tutte cose che non gli appartenevano; e sono pure da evitare quelli (numorosi in ogni ambiente) che “si fan belli del sole di luglio” come se fosse opera loro, vantandosi cioè di successi e lavori altrui.

Invece chi “gira come il sole” è semplicemente irrequieto, non riesce a trovar pace in nessun luogo, corre di qua e di là senza fermarsi mai, forse alla ricerca di qualcuno “bello come il sole” che riesca finalmente a fargli metter radici.

Perché sole e amore stan spesso insieme, anche nelle minacce che gli innamorati siciliani fanno alle metà troppo rompiscatole “Lu suli si ni va, dumani torna. Si mi ni vaju iù, non torno chiù!”: il sole se ne va e domani torna; ma se me ne vado io non torno più.

Questo alla faccia del vecchio detto un po’ cretino – ma onnipresente in ogni dialetto italiano – che recita “Non c’è sabato senza sole, non c’è donna senza amore”, proverbio irritante per tutti quelli che dopo una settimana di “sole che spacca le pietre” agognano l’arrivo del week end per poter raggiungere il mare ed abbronzarsi “là dove non batte il sole”,  e sanno ormai che ogni fine settimana, spesso e volentieri, diluvia.

Anche la sorte buona o cattiva è legata al sole; per indicare una situazione di sfortuna cronica un proverbio Yiddish recita Se vendessi candele il sole non tramonterebbe mai”, e le massaie campane per definire un perseguitato dalla jella nera dicono “Facesse na colata e ascesse o sole!” (facessi un bucato e uscisse il sole): quest’ultimo detto, come tutti sanno, oggi potrebbe modernamente essere variato in “ci fosse una benedetta volta che lavo la macchina o i vetri di casa e non piove!”.

©Mitì Vigliero

Ne conoscete altri?

Roger:
O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? (F. Nietzsche)
Anche il sole ha le sue macchie. (Napoleone Bonaparte)
Tutti vogliono un posto al sole, e in più, possibilmente, all’ombra. (Stanislaw J. Lec)
Il sole passa sul fango e non ne viene sporcato (intendi: la vera virtù non teme nulla. Proverbio toscano).

Mimosafiorita:
Il sole bacia i belli e acceca i brutti.
Chi sta vicino ar sole se scalda
(“trarre vantaggio stando vicino ad una persona importante”)

Marina Cepeda Fuentes-Cuoca Itagnola: “Se piangi per il sole non vedrai le stelle”, per consolarci…
Quanto alla sua luce, quella del sole, da me nella cattolica e soleggiata Andalusia con l’estate più calda di tutta l’Europa, si dice che ci sono tre giorni all’anno che brillano ancora più del sole, Giovedì Santo, Corpus Domini e la festa dell’Assunta, ma in spagnolo fa rima. “Tres dias hay que relucen màs que el Sol: Jueves Santo, Corpus Cristi y el dia de la Asunciòn”.

Marzipan:  mio padre nel suo dialetto mi chiamava “panosa” ovvero lentigginosa.


Innamòu cumme ‘n gattu de frià: Proverbi e Aforismi sull’Amore

di Placida Signora - 3 febbraio 2010


(*)


 A Genova, per definire una persona “innamorata cotta”, da secoli si dice “innamòu cumme ‘n gattu de frià”, innamorato come un gatto in febbraio, inizio della felina stagione degli amori.

Una volta innamorati, proprio come i gatti, è difficile nasconderlo; “l’amore presto o tardi si svela dagli sguardi” e a Milano dicono “amòr e tòss se fan conòss”; si è distratti, inappetenti: “l’amore fa perder l’appetito e ne risveglia altri”, dicono gli inglesi.

Poiché l’ “amore è cieco” tutto di lui/lei pare bello; però col passare del tempo l’amore può diventare “presbite: infatti comincia a vedere i difetti man mano che si allontana”.

E ogni lontananza fa male all’amore; “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”: ma “per l’innamorato le miglia son passi”, l’importante è che non vi sian autostrade bloccate o scioperi dei mezzi di trasporto.

L’amore è una malattia”, Jerome lo paragonava al “morbillo, prima o poi ce lo prendiamo tutti” perché, dicono i veneti, “amor no porta rispetto a nissun”, non risparmia nessuno, ricchi, poveri, giovani, vecchi che, appena colpiti dai “dardi di Cupido”, avranno in comune una caratteristica: la follia.

L’amore consiste nell’essere cretini insieme” (Paul Valery); “ l’amore e’ come una clessidra: quando si riempie il cuore, si svuota il cervello” (Jules Renard), perché “l’amore non ha niente a che fare con l’intelligenza” (Jean Renoir): e ciò infatti è perfettamente dimostrato dai vari nomignoli amorosi di cui abbiamo già parlato.

Ma sentirsi un poco idioti in due è piacevolissimo; “più scalda amor che mille fuochi”, scompare ogni paura perché “omnia vicit amor” –l’amore vince ogni cosa – e se anche “amor non è senza amaro” è anche vero che “chi soffre per amor non sente pena” poiché quasi sempre “delle pene d’amor si tribola e non si muore”.

Insomma, “rifiutarsi di amare per paura di soffrire e’ come rifiutarsi di vivere per paura di morire”.

In realtà che cosa sia i realtà l’amore non lo sa nessuno; se per Leo Longanesie’ l’attesa di una gioia che quando arriva annoia”  e per quel cinicone di Ambrose Bierce è “una parola inventata dai poeti per far rima con cuore”, per La Rochefoucauldnon c’è che una specie d’amore, ma in mille versioni diverse” e per Emily Dickinsonche l’amore e’ tutto, e’ tutto cio’ che sappiamo dell’amore”: fatto sta che “ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male” (Nietzsche).

E anche il perché ci si innamori di una persona piuttosto che di un’altra non si sa; soprattutto questione d’affinità dato che “chi si somiglia si piglia”?
Ma è inutile farsi tante domande visto che “al cuor non si comanda”.

Infine, i francesi sono convinti che “on n’aime qu’une fois” e “il primo amore non si scorda mai” è una delle convinzioni più diffuse al mondo; ma temo avessero ragione i Gufi quando in “Porta Romana” cantavano: 

Ci son tre cose belle in fondo al cuore
la gioventù, la mamma e il primo amore
La gioventù ti passa, la mamma muore,
te restet come un pirla col primo amore.

 

 

©Mitì Vigliero

Freddo cane, boia, ladro…

di Placida Signora - 28 gennaio 2010

Proverbi e Modi di Dire sul Freddo

Potrà fare un freddo “cane”, “boia”, persino un “ freddo ladro”, ma forse in qualche modo potremmo sempre difenderci più facilmente da lui piuttosto che da chi, con tono “freddo come il ghiaccio” ci spara “a freddo” una brutta notizia, un insulto, una minaccia,  sciogliendo magari “come neve al sole” la nostra felicità e le nostre speranze.
Sono momenti in cui “cala il gelo” tutt’attorno, e persino la nostra anima s’impietrisce divenendo “fredda come il marmo”.

Dicono che “Dio manda il freddo secondo i panni”, cioè sottopone ogni uomo a prove e dolori adeguati alla sua capacità di sopportazione; ma talvolta il sospetto di venire un tantinello sopravvalutati può davvero far “sudare freddo”.

Meteorologicamente parlando invece, siamo in inverno, è ovvio che faccia freddo, che nevichi, che geli; sarà anche vero che, come dicono i pisani’ver che para ‘r freddo para anco ‘r cardo”, ciò che ripara dal freddo ripara anche dal caldo (chissà se girare ad agosto in città con berretto e  pelliccia funziona?), ma di sicuro hanno ragione i varesotti quando assicurano con un certo umorismo surrealista che “ul frecc’ al séntan anca i sturni”, il freddo lo sentono anche i sordi.

Proverbi dell’Europa del Nord recitano lugubri “contro il freddo poco giova tremare ma solo pregare”; “nel freddo s’impara a tremare, e nella sventura a piangere”; “il freddo fa la prova generale della morte”.

Ma è logico che il freddo ispiri sovente tristi pensieri, è una cosa collegata alla vita stessa: “tutti nascon caldi e muoion freddi”.

L’odio è gelido e l’affetto è caldo, così, per definizione naturale; un “amore freddo” è orribile, così come un “caloroso nemico” inquietante, mentre dei “piedi freddi” danno di certo più noia che delle “mani calde”.

E a proposito di temperature di mani, Pitigrilli scriveva: “Mano fredda, cuore caldo. Anche in francese si dice così; anche in russo, anche in arabo. Ciò dimostra che l’imbecillità è universale”.
   
Infine poi non è mica detto che il freddo sia sempre sgradevole.

Nel campidanese infatti esiste il detto sorridente “acqua e frius, annada de pipius”, pioggia e freddo annata di bambini, perché quando fa brutto tempo e fa freddo si sta tanto volentieri in due dentro un lettone caldo…

In Friuli invece consigliano un altro metodo per scaldarsi, leggermente meno romantico: “quattro bicchieri fanno una bottiglia e tre litri fanno un tabarro” e magari fanno anche un fegato così, ma è difficile sottilizzare quando  il termometro segna meno venti gradi, e bisogna per forza affrontare quello che a Milano definiscono “on frecc de biss”, un freddo da biscia.

Vabbè che i friulani dicono anche “cui ch’el à cjalt al è malàt, cui ch’el à frèt ‘l è inamoràt”, chi ha caldo è ammalato, chi ha freddo è innamorato; mentre barbelliamo alla fermata di un tram che non arriva mai, battendo i denti e col naso talmente congelato che pare proprio sul punto di staccarsi, potremmo sempre consolarci pensando che quei brividi probabilmente son tutta colpa di Cupido, e riscaldarci almeno il cuore.

©Mitì Vigliero

Lu Tintu

di Placida Signora - 20 gennaio 2010


Proverbi e Modi di Dire sul Diavolo


Un cinico proverbio sardo, ma esiste identico anche in torinese e milanese, recita: “De amigos est bonu a nd’haer finzas in domo de su diaulu”, è bene avere degli amici anche nella casa del diavolo.

Poiché “è il padre della menzogna”, “il diavolo è nero, ma appare rosa”; da buon “Seduttore” attrae, nonostante il monito napoletanoquann’ ‘o diavulo t’accarezza, vo’ ll’ ànema”, quando il diavolo ti accarezza, desidera la tua anima.

Per gli scozzesi è un vescovo attivo nella sua diocesi”, che “seduce il giovane con la bellezza, l’avaro con l’oro, l’ambizioso col potere e il dotto con la falsa dottrina”: in compenso i veneti, più attenti al sodo, affermano “chi che ga paura del diavolo no fà schei”, non fa soldi.

Dicono che il diavolo “non sia brutto quanto lo si dipinge”; che il male che fa sia sempre imperfetto (“fa le pentole ma non i coperchi”, “insegna a rubare ma non a nascondere”); in realtà “il diavolo non va mai in ferie”, è sempre presente nella sua negatività: e, come affermano i francesi, “ciascuno ha il suo diavolo privato”.

Possiamo fare progetti sperando che “il diavolo non ci metta la coda” e ce li butti all’aria; ci sono giorni che abbiamo “un diavolo per capello”, ed è meglio girarci alla larga onde non essere “mandati al diavolo”.

Esistono persone che ne sanno “una più del diavolo”, e vivono sull’inganno; altre che paiono “avere un diavolo in corpo”, inquiete, mai soddisfatte, alla perenne ricerca di qualcosa d’impreciso che le realizzi, così come ci sono quelle che “fanno la parte del diavolo” in ogni istante della loro vita, come si divertissero ad instillare zizzania (“erba del diavolo“) e insicurezze.

I posti lontani e difficili da raggiungere sono “a casa del diavolo” (località che esiste per davvero, una frazione in provincia di Perugia) e talvolta ci troviamo di fronte a lavori o grane talmente complicati da risolvere che per riuscirci dobbiamo fare “una fatica del diavolo”.

Anticamente (come tutte le cose che incutevano paura) si credeva che solo pronunciare il suo nome ne suscitasse la collera e ne provocasse la comparsa: “parla del diavolo e verrà“. Da qui lo scherzoso modo di dire, quando si sta parlando di un assente e lo si vede arrivare, “parli del diavolo, e spunta la coda“.

Addirittura sotto il Governo Pontificio era assolutamente proibito dire in pubblico la parola “diavolo”; perciò, nei linguaggi popolari di tutta Europa, il suo nome è stato alterato o sostituito con altri.

Per questo motivo ancora oggi nello stesso ambiente clericale troviamo “la Bestia, il Nemico, il Maligno, l’Anticristo, l’Avversario, l’Incarnazione del male”; nel linguaggio popolare in Inghilterra è “il forte Dick” o “the old Mairy”, il vecchio peloso; in PortogalloScimmia di Dio”; in Spagna Don Martìn el Verdugo”, il carnefice; in Germaniader Leibhaftige” (lui in persona). In Ucraina è “quello che non va nominato”, in RussiaSpirito non nostro”.

In Valtellina lo chiamano “Sozzaroba”, a ParmaCullu là zo” o “Cullu da i cornén” (quello laggiù, quello dai cornini); in CalabriaLucibellu”, in Sicilialu Tintu”, il nero, l”Arsu cani” (da Cerbero) e “Maumma” (Maometto); nella Sardegna campidanese su Bugginu”, il boia e infine, in Piemonte, “Barbarustì” (zio arrostito).

E voi avete altri proverbi, modi di dire o nomi dialettali del Diavolo da suggerirmi?

Molengai: “parli del Diavolo e spuntano le corna”
“fare il diavolo a quattro”
“è un buon diavolo”
a pochi km da Lucca poi c’è “il ponte de Diavolo”

Mimosafiorita: Che diavoleria è mai questa?
Diavolo di un amico, che ci fai qui?
Porco diavolo! adesso ti faccio vedere di cosa sono capace…

Antar: Però non scordiamo che il Diavolo è anche Lucifero, colui che porta la luce. Appellativo con cui, data la mia abitudine di regalare candele, lanterne, lampade e affini, sono stato spesso indicato.

Roger: Dio ci manda la carne, e il diavolo i cuochi…
Quando i furbi vanno in processione, il diavolo porta la croce…
Silenzio perfetto
c’è il diavolo a letto
chi fa una parola
va fuori di scuola

Tittieco: Filastrocca che dicono i bambini quando hanno litigato e vogliono far pace:
“E’ arrivato il diavoletto che ci ha fatto litigà, è arrivato l’angioletto che ci ha fatto ripacià…pace pace pace… e libertà.


Felicità è una piccola cosa

di Placida Signora - 9 novembre 2009

Proverbi e Modi di Dire sulla Felicità

Gli antichi greci dicevano “la felicità è la dote della gioventù”, forse perchè da ragazzi si è più incoscienti, ma soprattutto più pieni di speranze e slancio vitale; per questo Mark Twain era solito ripetere “La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a 80 anni e gradualmente ci avvicinassimo ai 18”.

In realtà il bipede implume nomato uomo va alla caccia della Felicità sia da giovane che da vecchio, perché essere felici fa bene alla salute: “gioia in cuore fa bel colore” e l’”allegria fa bello il viso”.

Quando si è sereni sembra che tutti ci vogliano più bene, i musi lunghi non piacciono a nessuno: “Ridi e il mondo riderà con te, piangi e sarai solo a piangere” diceva Herbert Wilcox.

Però è anche indubbio che “non tutti son felici quelli che sembran tali” e  a questo proposito il Metastasio scriveva :

Se a ciascun l’interno affanno
si leggesse in fronte scritto
quanti mai che invidia fanno
ci farebbero pietà
.

E’ la dura legge della convivenza civile e di alcuni mestieri: spesso la bocca ride mentre il cor piange”, da qui il drammatico grido “ridi pagliaccio!” del Leoncavallo, o il cinico motto hollywoodiano show must go on , lo spettacolo deve continuare.

Però è anche indubbio che “gioia e sciagura sempre non dura”, nonostante qualche saccente ci tenga a sottolineare che “non v’è gioia senza noia”.

Il percorso per essere felici è difficoltoso e pieno di ostacoli; “la gioia è sospesa alle spine”, qualche volta per raggiungerla si soffre molto e una volta arrivati con estrema fatica, si ha sempre paura di perderla:

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina
.

(Montale).

In ogni caso non bisogna mai dimenticare che “un momento di gioia compensa cent’ anni di amarezze”; infatti da sempre “i numi danno la gioia dopo il dolore” e “dopo la pioggia torna il sereno”: un po’ d’ottimismo è fondamentale, e quello possiamo trovarlo solo dentro di noi.

Ma anche un po’ d’aiuto esterno non guasta; per i napoletanie denare non fanno felicità, quanno sun poche…”; i soldi non daranno la felicità, però indubbiamente aiutano a sopportare meglio il dolore.

L’importante è rendersi conto di essere – nonostante tutto - felici, dato che “la felicità e l’arcobaleno non si vedono mai sulla propria casa ma solo su quelle altrui”.

Bisognerebbe anche imparare ad essere felici con poco:

C’è un’ape che se posa su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa
.
(Trilussa)

E infine tenere sempre a mente quella che forse è l’unica vera ricetta della felicità: Chi vuol vivere e star bene, pigli il mondo come viene.

©Mitì Vigliero

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