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Il Tortino di Pan Vecchio

di Placida Signora - 4 Dicembre 2008

Questa volta il minuscolo foglietto ingiallito trovato nel libro non è scritto a mano, ma ritagliato da chissà quale giornale e incollato all’interno della copertina. 

Non so se succede anche a voi, ma tante volte in casa nostra il pane o sparisce di botto a pranzo e a cena non ce n’è più manco una briciola, o è capace di restare intonso per più giorni.

Certo dipende molto da quello che cucino, ma essendo spesso fuori o avendo spesso ospiti a mangiare - mi capita anche di sbagliare le dosi di acquisto e trovarmi poi con panini o mezze forme stazionanti nel sacchetto  a diventar dure come sassi o, sacrilegio, ad ammuffire

E ricette come questa mi piacciono particolarmente, perché suggeriscono appunto come riciclare il pane avanzato

800 ml di latte
300 gr. di pane vecchio
300 gr. di ricotta
1 cucchiaino da caffè di peperoncino
1 cucchiaino da caffè di origano
olio di oliva

Tagliare il pane a pezzettini, con una forchetta mescolare bene la ricotta col peperoncino e l’origano, far bollire il latte, accendere il forno a 250 gradi.
Appena il latte bolle unire piano pane e ricotta mescolando molto bene.
Appena gli ingredienti si sono amalgamati perfettamente, spegnere il fuoco.
Ungere di olio una teglia, disporvi il composto, mettere nel forno e cuocere per 20-25 minuti.
Gustare caldo accompagnato da fettine di formaggio, salumi, olive, pomodori secchi.  

E voi conoscete altre ricette da fare con il pane avanzato?

Le Svizzerine alla Crema di Boh

di Placida Signora - 26 Novembre 2008

Riportando qui il testo dell’ennesimo foglietto pescato nel libro , ho scritto di Boh intendendo non la nostra Boh ma il fatto che ignoro assolutamente di chi sia, questa ricetta…

In ogni caso mi sembra molto appetitosa; mi piacciono molto le Svizzerine, bistecchine di carne tritata: e lo so che va di più chiamarle Hamburger, però Svizzerine mi fa più “affetto”, ricordo d’infanzia, profumo di casa…Oh insomma, me gusta così, ecco. ;-D

Eccovi la ricetta per 4 persone.

600 gr. di polpa magrissima tritata di manzo - 50 grammi di prosciutto crudo con un bel po’ di grasso attorno - burro - mezzo limone - panna liquida - sale - pepe - noce moscata
In una ciotola mescolare la polpa di carne con il prosciutto tritato anche lui, un poco di sale una passata di pepe e una di noce moscata. Farne 4 svizzerine piatte e tonde.
In una padella larga sciogliere un pezzone di burro e quando soffrigge metterci le svizzerine a rosolare prima a fuoco alto da tutte e due le parti poi abbassare la fiamma e finire di cuocerle dolcemente a fuoco basso. Toglierle dalla padella scolandole bene senza spegnere il fuoco magari abbassandolo ancora un po’ e metterle nel piatto di portata. Nella padella unire velocemente mezza tazza di panna e il succo del limone, alzare il fuoco. Mescolare salando ancora un poco e quando inizia a sobbollire spegnere e versare sulle svizzerine. Servire immediatamente in tavola magari con contorno di spinaci bolliti che ci stanno bene.

La Petrafèrnula di Anna, amica di Montalbano

di Placida Signora - 18 Novembre 2008

Oggi vi “spio” una ricetta tratta da un libro, ma non dal libro quello là, da un altro, che ho visto su ibs giorni fa e mi ha fatto gridare subito “E’ MIO!”.

Si chiama Nìvuro di sìccia, sottotitolo Le ricette i spirate alle avventure del più astuto commissario siciliano.

Ce ne sono tante, ma una che mi ha affascinato particolarmente è quella della Petraférnula, magica parola che avevo trovato tanto tempo fa ne Il Cane di terracotta , senza allora riuscire a capire cosa fosse:

Anna lo baciò sulle guance, gli pruì un pacchetto. “Ti ho portato la petrafèrnula”.
Era un dolce oramai difficile a trovarsi, a Montalbano piaceva molto, ma chissà perché i pasticceri non lo facevano più

E la ricetta riportata da quel libro è questa.

Ingredienti per 8 persone
800 gr di miele millefiori
400 gr di bucce d’arancia
200 gr di bucce di cedro e/o limone
vaniglia e cannella in polvere
olio d’oliva
.

In una casseruola mettete le bucce d’arancia e di cedro (o di limone) tagliate a listarelle; aggiungete il miele e fate cuocere il tutto al fuoco lento finché il composto diventerà abbastanza consistente.
Togliete dalla fiamma, aggiungete un pizzico di cannella e di vaniglia e amalgamate bene il tutto.
Versate quindi il composto in contenitori cilindrici unti di olio lunghi 10-12 cm. Una volta freddi, aprite i cilindri e avvolgete i dolci in fogli di carta paraffina per conservarne al meglio i sapori
.

Ora io non so dove trovare contenitori cilindrici adatti; immagino si possa usare qualcosa tipo carta d’argento oliata, facendo dei mini salamini non troppo cicciotti…

Nasàndo poi nei sacri testi della mia collezione culinaria (di cui ho superato i 150 volumi, alè), ho trovato la Petrafennula; credo sia solo differenza di trascrizione e/o pronuncia, visto che la ricetta è praticamente identica.
Esclude solo la vaniglia, e al momento della fine cottura, quando il composto si sarà indurito, viene suggerito di stenderlo su un piano di marmo unto d’olio, facendone uno strato di circa 3 cm. Aspettare che si intiepidisca, e tagliarlo a bastoncini lunghi 8, 10 cm. Come un croccante, insomma.

Comunque sia, credo sia perfetto per le prossime feste natalizie.

Profumato di buono; semplice, genuino, sincero e dolce.

Tutte cose di cui oggi abbiamo tutti un gran bisogno, vero?

La Zuppa Sardovaldostana di Mitì

di Placida Signora - 10 Novembre 2008

E’ il secondo foglietto scritto da me che trovo nel libro; sono riconoscibili, digitati al pc e poi stampati.
Confesso che mi divertono di più quelli scritti a mano: è come una sorpresa ogni volta.

Però questa zuppa è davvero buona, o almeno, a me piace molto e riscuote sempre un grande successo ogni volta che la cucino.
Ricordo di averla “inventata” una domenica invernale, con 4 amici milanesi bloccati dal traffico del ritorno e ospitati per una cena al volo e il frigo languente; solo del brodo (grazie a un bollito fatto il giorno prima), nessun tipo di pasta in quantità sufficiente (persino il riso bastava al massimo per un risottino per due), due etti di fontina… Ma come si dice, necessità aguzza l’ingegno ;-)

Brodo di carne
Pane carasau (quello sardo sottilissimo e secco in forma rotonda)
Fontina
Grana grattugiato
Pepe nero

In ciascun piatto fondo dove si servirà la zuppa, mettere uno strato di pane carasau, cospargerlo di grana e fontina tagliata a lamelle sottilissime, altro strato di pane, altro cospargimento di formaggi, spolverata finale di pepe.
Quando gli ospiti saranno seduti a tavola, versare nei piatti due o tre mestoli di brodo bollente; il pane si ammorbidirà, i formaggi fonderanno e buon appetito.

Le Focaccette allo Stracchino della Elsa

di Placida Signora - 3 Novembre 2008

Stavolta nel libro ho pescato un foglietto riportante una ricetta che mi ha fatto ripiombare nei tanti, bellissimi  momenti trascorsi da ragazzina coi miei a casa di cari amici portofinesi doc.
Le focaccette della Elsa erano il miglior antipasto/aperitivo/merenda/spuntino di mezzanotte esistente al mondo.
Ogni occasione era buona per mangiarle, bollenti e gustosissime, riuniti tutti attorno a un lungo e spesso tavolone di legno d’olivo…Oh basta, me ne è venuta troppa voglia: me le faccio!

Prendi 4 etti di farina grano duro, olio oliva, sale, acqua tiepida, 3 etti di stracchino, un piattino da tè o da frutta piccolo, una rotella per ravioli.
Con la farina, un po’ di acqua, un goccio d’olio e sale fai una pasta elastica e soda. 
Tirala in una sfoglia non spessa e prendendo come stampo il piattino tagliane dei cerchi con la rotella. In mezzo a ogni cerchio metti un po’ di stracchino poi piega il cerchio a metà unisci bene bene gli orli della pasta chiudendoli bene bene se no il formaggio esce durante la cottura. Friggi le focaccette in tanto olio caldissimo ma non rovente, appena saranno gonfie tirale su, sciugale bene sulla carta e servi a tavola.

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