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Finocchi all’Odore Allegro

di Placida Signora - 3 marzo 2010

Era da molto che non guardavo il Libro di Mamma, e mentre ieri cercavo una ricetta per la Zuppa di Farro ho trovato, scritta a matita su uno spazio bianco di una pagina, un’altra ricetta che col farro non c’entra nulla, ma che mi è piaciuta molto.

Mi ha fatto ricordare mio fratello Guido che, quand’era piccolo, appena sentiva l’olezzo dei finocchi che stavano bollendo, lo definiva “odore triste“.

Effettivamente quello dei finocchi lessi non è un profumo particolarmente appetitoso e vivace come, che so, quello dell’aglio e rosmarino che sfrigolano nell’olio…

Ma con questa ricetta, sono certa che l’odore diventerà allegro di sicuro.

4 finocchi
1 cipolla
Il succo di 2 arance belle grandi e sugose (di una grattugiare la buccia e tenerla da parte)
latte
burro
curry
sale
pepe

Lessare nell’acqua salata i finocchi belli puliti e tagliati a metà.
In una padella larga soffriggere in un bel tocco di burro la cipolla tritata, anzi, quasi frullata.
Bagnarla col succo delle arance, mescolare, unire la buccia grattugiata, mescolare un paio di volte.
Unire 1 dl di latte circa, 1 cucchiaino di polvere di curry, il sale e i finocchi lessati.
Alzare il fuoco per tre minuti, girando e rosolando bene i finocchi (facendo attenzione a non spappolarli, eh?).
Abbassare un poco il fuoco, fare addensare il sugo per qualche minuto.
Unire  un altro tocchetto di burro fresco, farlo sciogliere bene.
Spegnere il fuoco, spolverare i finocchi di pepe e servirli immediatamente.


Scaloppine di Tacchino al Ginger

di Placida Signora - 19 febbraio 2010

Riordinando la dispensa in preda ad uno dei miei periodici attacchi di Casalinghitudine, ho trovato un barattolino di fettine di Ginger conservate sott’aceto di riso. Non ricordo affatto dove e quando l’avevo comprato, ma doveva trattarsi di un bel po’ di tempo fa, visto che era pericolosamente vicino alla data di scadenza.
Così, decidendo di usarlo in fretta, ieri l’ho provato in uno dei miei soliti esperimenti culinari al galòp.

Ho preso delle fettine di tacchino, le ho battute molto bene e lievemente infarinate
In una larga padella antiaderente ho sciolto un pezzo di burro.
Ho messo a rosolare il tacchino, unendo poi due bei cucchiai di fettine di ginger (il sapore del ginger sotto aceto di riso è molto meno piccante dello zenzero fresco. Ergo, se si usasse quello fresco, meglio evitare di abbondare).
Spruzzato con un poco di vino bianco tiepido.
Infine ho unito sale, una bella manciata di prezzemolo tritato, spento il fuoco e servito immediatamente.

Finito il tacchino, i commensali hanno poi accuratamente lucidato piatti e pentola  facendo goduriose “scarpette” (che in questa casa sono concesse, sempre ;-)


Feta al Forno alla Placida al Galòp

di Placida Signora - 2 febbraio 2010

Visto che qui son giorni di galòp, anche la Cucina di Casa Placida si adegua. 
Oggi Feta al Forno.

Per ogni commensale 1 fetta di formaggio greco Feta di 1 etto e mezzo.
Poi: pomodori, olive nere (io uso le liguri piccine picciò), capperi sotto sale, pinoli, olio d’oliva bòno, profumini freschi (basilico o menta o timo), origano, pepe nero. Niente sale, che già la Feta è salata di suo.
Carta d’argento.

Accendete il forno a 170°.
Tagliate una bella striscia di carta d’argento e mettetela in orizzontale. Poi un’altra sopra, in verticale, in modo da formare una croce.
Nel centro posate 4 fette di pomodoro ben vicine e spolverizzate di origano. Sopra, la fetta di Feta.
Sopra la Feta, un’altra fetta di pomodoro, poi 1 cucchiaino di capperini ben lavati e strizzati per togliere il sale, 1 cucchiaio di olivette (o un cucchiaio di fettine di oliva nera), 1 cucchiaino di pinoli, foglioline sminuzzate di basilico (o menta o timo), una spruzzatina di pepe nero, un filo d’olio.
Chiudere bene il cartoccio, schiaffare nel forno per 15/20 minuti.
Nel frattempo tagliare tante belle fette di pane fragrante. (Io questo piatto lo adoro mangiato con la focaccia…)
Sfornare, mettere il cartoccio su un piatto, aprire il cartoccio facendo attenzione a non ustionarsi.
Aggiungere ancora un filino d’olio.
E Buon Appetito.

Pasta al Tonno a Modo Mio

di Placida Signora - 12 gennaio 2010

Dedicata a Ester, Marileda, e a tutti quelli con cui ne ho parlato.

E’ una delle pastasciutte che amo di più, perché rapida, facile da cucinare, ma soprattutto appetitosissima e comoda, perché qui in casa la usiamo come piatto unico (dopo basta un frutto e bona lé).

Però come tutte le cose estremamente semplici, per risultare speciale e non banale deve essere fatta con molto…amore.

Allora, come ingredienti per 2 persone:

1 scatoletta di tonno da 200 gr. (di solito son 140 sgocciolati dall’olio. Se il tonno è di ottima marca, uso il suo olio. Se ho dubbi sull’olio, magari non d’oliva, sgocciolo molto bene il tonno e uso il mio olio solito. Quante volte ho scritto olio in questa frase, non lo so )
1 cipolla rossa piccola
2 pomodori pelati ben sgocciolati (se è estate, 2  ”perini” sugosi)
2 peperoncini piccanti freschi (d’estate li raccolgo e li schiaffo subito in un sacchetto dentro il freezer. Restano carnosi e profumatissimi anche dopo mesi)
1 cucchiaio da caffé di capperini sotto sale
5 o 6 foglie di erbette fresche (menta, o basilico, o timo, o prezzemolo)
vino bianco
origano
sale
pasta (quella che volete. Io preferisco quella corta, come sedani, elicoidali o penne grandi)

Mentre la pasta bolle, in una padella antiaderente verso un filo d’olio (del tonno o mio) e la cipolla tagliata sottilissima.
Quando inizia ad appassire, la spruzzo con pochissimo vino bianco tiepido.
Evaporato questo, aggiungo il tonno mescolando velocemente.
Alzo il fuoco e metto i pelati tagliati a filetti e i peperoncini tagliati a tocchetti.
Unisco una bella pizzicata di origano in polvere e poco sale.
Subito dopo abbasso il fuoco al minimo e in un piccolo mortaio (o in una fondina, usando la parte convessa di un cucchiaio, schiaccio i capperini ben sciacquati insieme alle foglioline di menta (o basilico o quel che c’è) fatte a pezzetti con le dita.
Scolo la pasta (non perfettamente, meglio se rimane un pochino d’acqua, ma pochissima eh? per rendere più morbido il tutto) e la verso nella padella del sugo insieme al battuto di capperini ed erbette.
Mescolo con delicatezza e servo immediatamente in tavola.

©Mitì Vigliero

Pasta al Forno alla Quelchecè Nel Frigo

di Placida Signora - 28 dicembre 2009

Uno dei metodi che amo di più per far fuori gran parte degli avanzi e avanzini che mi trovo nel frigo, è quello di tramutarli in Pasta al Forno alla Quelchecè Nel Frigo.

La Pasta al Forno alla Quelchecè è una delle più belle invenzioni dell’Arte del Riciclo Culinario; è facile da cucinare, fa da piatto unico, è sempre appetitosa.

Così ieri sera, prima ho acceso il forno a 200° e poi ho aperto il frigorifero per vedere cosa ci fosse da far fuori, e fra la miriade di tazze barattoli pacchi e pacchetti ho trovato:

1 tazza da tè contenente il sugo di lepre di pappardelle natalizie. Sarebbe bastato per una porzione solitaria (e noi in questi giorni siamo in tre), non potevo integrarlo con altra lepre perché il Bucolico Giardino non pullula di lepri ma solo di gatti, e non è assolutamente carino pensare quello che state pensando voi…

Un barattolo di besciamella avanzata da crèpes santostefanesche.

Mezza ex-enorme burrata, che mi guardava supplice dicendo “Io sino a domani non reggo”.

Una tazzona di pomodori pelati ciliegini, che mica ricordo perché avevo aperto.

Una formaggera con dentro mezzo cm di grana grattugiato.

Poi nel cassetto della pasta ho trovato un sacchetto con gr 200 di maccheroni, che ho fatto lessare molto al dente.

In una larga ciotola ho messo il sugo di lepre, la besciamella, i pomodorini schiacciati , una bella presa di origano, un pizzico di sale e ho mescolato tutto.

In un piatto ho tagliato la burrata a pezzetti piccoli piccoli.

Cotta la pasta l’ho scolata e messa in una teglia antiaderente che non ho imburrato; sopra la pasta ho versato la mescolanza di lepre-besciamella-pomodorini ecc, e ho mescolato bene bene livellando poi la pasta nella teglia e infilandoci delicatamente qua e là i pezzetti di burrata.

Sopra ho spolverato il mezzo cm di grana.

Messo la teglia nel forno per tre quarti d’ora circa (il tempo preciso non lo so, ero nell’altra stanza a prendere un aperitivo e a chiaccherare con la famigghia); però quando mi son ricordata della pasta, era dorata al punto giusto.

E buonissima.

©Mitì Vigliero

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