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Stupidando ancora un po’

di Placida Signora - 2 Luglio 2008

Pare che il mio Stupidario della Maturità abbia un effetto rilassante; almeno così afferma questo articolo di Simona Santoni su Panorama (con un unico piccolo errore; il libro è del 1991, non del 2001. Magari! Sarei molto più giovane ;-)

Così, come carica finale ai Maturandi annata 2008 e stimolo di ricordi sorridenti per quelli d’antan, ne riporto un ”bignamino” tratto dai vari capitoli.

IL DETESTABILE UGO (PAG.69)
Dai temi:
- “Foscolo descrive le “urne dei forti” perché esse spingono gli uomini forti vivi a fare grandi cose per avere anche loro, un giorno, delle tombe belle e imponenti come quelle di Santa Croce
- “Non vorrei sembrare superstizioso, ma questo parlare sempre di morti e tombe proprio l’anno della Maturità, secondo me porta sfiga
- “Scrive l’Ortis che è un’opera autobiografica, dove racconta come andò in esilio di sua volontà e si uccise preso dalla disperazione

Credo che l’Ugo si suiciderebbe volentieri ascoltando le parafrasi dei suoi versi. Dalle Grazie:

Le amorose Nereidi oceanine
a drappelli agilissime seguendo
la Gioia alata

Le Nereidi oceanine amorevolmente
seguivano velocissime e a brandelli
la Gioia alata
.
(…)

E i travagli passionali del Foscolo? La celeberrima strofa finale del sonetto Alla sera, “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”, viene così parafrasata: “e mentre guardo la tua pace dorme / quello spirito guerriero che dentro di me russa“.
(…)

Nei Sepolcri infine, raggiungiamo il culmine dell’alienazione mentale; non c’è modo di spiegare altrimenti le visioni del navigante che, veleggiando sotto l’Eubea, “vedea larve guerriere / cercar la pugna”, alias “magrissimi guerrieri / in cerca di pugni“, mentre “all’orror de’ notturni /silenzi si spandea lungo ne’ campi / di falangi un tumulto”, follemente parafrasato “nell’orrore del notturno / silenzio si sentiva nei campi / un rumore tumultuoso di pezzi di dita“.

E dopo ciò è anche possibile la domanda: “Ma Prof, che senso ha? Come facevano a raccogliere tante falangi, falangine e falangette e perché poi le scaricavano nei campi, eh, Pròof?”

L’INFELICE GIACOMO (PAG.100)
Leopardi gode della simpatia maturanda, perché suscita nei ragazzi dal cor gentile sentimenti di dolce compassione, stando almeno a ciò che scrivono nei temi:

- “Leopardi fu un poeta infelice perché brutto, gobbo e sfigatissimo
- “Aveva dei cari amici, come Pietro Giordani e Massimo Ranieri” (Antonio Ranieri)
- “Leopardi era un po’ troppo intelligente perché a sette anni sapeva già il greco e il latino e studiava come un matto senza mai uscire di casa; per questo diventò malaticcio e gobbo
(…)

Dalla malinconia più totale, si passa a toni decisamente goliardici. Parafrasi de La sera del dì di festa:

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia

Questo di sette è il giorno più gradito,
pieno di sperma e di gioia
.
(…)

La follia colpisce anche gli animali leopardiani. Leggete cosa combina la gallina della Quiete dopo la tempesta:

Passata è la tempesta
odo augelli far festa e la gallina
tornata in su la via
che ripete il suo verso

La tempesta è passata
sento gli uccelli festeggiare e la gallina
tornata sulla strada
che imita il verso della tempesta
(…)

e per concludere in bellezza:

Leopardi scrisse un’operetta morale intitolata Il cantico di Gatto Silvestro

IL POVERO GIOVANNINO (PAG. 119)
Pascoli è un poeta che, come Leopardi, ispira tanta tenerezza agli studenti perché orfano, sensibile, solo e, a loro avviso, un po’ gnocco:
Il gelsomino notturno ne è la prova lampante: “Gli amici di Pascoli si sposano e vanno a casa, mentre lui resta solo a guardare le api
(…)

E le galline cantavano, un cocco!!
ecco ecco un cocco un cocco per te!

Siamo tutti perfettamente convinti che le galline possano essere degli animali mattacchioni (ricordate quella de La quiete dopo la tempesta?). Ma secondo voi cosa mai avranno da offrire delle pennute pollastre al Valentino vestito di nuovo? Indovinate un po’…

E le galline cantavano, una noce di cocco!
ecco ecco una noce di cocco una noce di cocco tutta per te!

IL TENERO GUIDO (PAG. 125)
“Guido Gozzano faceva tanto il duro, ma in realtà aveva una paura boia della morte”.

Povero Guido! Sfortunello nella vita, nella salute, nel destino, nell’amore…

Di lui si innamorano sempre donne racchie come Felicita, vecchie come la bionda amica de Le due strade, oche come le cuoche diciottenni, poco serie come Cocotte o sapientone come l’Amalia Guglielminetti

L’unica bella e giovane, Graziella, lo tratta malissimo andandosene senza neanche salutarlo, saltando aggraziata e vezzosa sulla bicicletta:

Non mi parlò. D’un balzo salì, prese l’avvio:
la macchina il fruscìo ebbe d’un piede scalzo

Le diciottenni d’oggi così spiegano la scena:

Non mi parlò. Salì in auto con un balzo, mise in moto facendo rumore passandomi sul piede nudo.

Tenere, delicate fanciulle in fiore, soavi più di mille Carlotte!
Però anche Carlotta e Speranza si dimostrano delle adolescenti un po’ strane, visto che giocano  “a volare” anziché “a volàno”; di un ragazzo “ammirano solo gli occhi, per via dell’educazione restrittiva dell’Ottocento” e “sospirano guardando le stelle del lago riflesse nel cielo“.

Strabiche? Pipistrelle?
Anche l’abbigliamento delle due damigelle lascia un po’ perplessi:

Entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande

ovverossia

Tutte e due hanno addosso uno scialle, delle arance, dei fiori, degli uccelli, delle ghirlande.

Una volta azzardai dire che quegli scialli avevano la stessa fantasia dei mèzzari genovesi, ottenendo così il seguente risultato:

Entrambe le fanciulle avevano un mezzadro genovese sulle spalle

L’INFERNALE ALIGHIERI (PAG.146)
(…)
Nel canto XII del Paradiso viene delineata la figura di San Domenico, la cui madre si chiamava Giovanna; Dante, volendo sottolineare il significato etimologico del nome “Giovanna” che è “colei che vive nella grazia del Signore”, nel verso 80 scrive:

O madre sua veramente Giovanna!

e gli studenti parafrasano:

1) Oh che sua madre si chiamava veramente Giovanna!
2) Oh che Giovanna sua madre era sul serio Giovanna!
3) Oh sua madre Giovanna Giovanna davvero!

Se un commissario, a questo punto, osa domandare loro: “Sì, ho capito che si chiamava Giovanna; però voglio sapere COSA vuol dire “veramente Giovanna”!”, si sente rispondere: “Beh, che non aveva un altro nome, che so, Francesca, Teresa…”
(…)

Ma i maturandi fanno di tutto per sottolineare il fatto che il personaggio preferito da Dante sia, senza ombra di dubbio, Beatrice,  fanciulla della quale il poeta s’innamorò sin da bambino, adorandola fino alla di lei morte, e anche dopo. Ora, nel Paradiso, sono di nuovo insieme…

III vv. 1-3
Quel sol che pria d’amor mi scaldò il petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando il dolce aspetto

Beatrice, quel sole che per primo mi aveva fatto innamorare,
aveva scoperto per me la bella verità del suo petto,
dopo varie prove io avevo visto quel dolce aspetto

Oh la sublime visione! Però Beatrice, che legge benissimo nell’animo di Dante, si secca un po’:

V vv. 88-89
Lo suo tacer e ‘l tramutar sembiante
puoser silenzio al mio cupido ingegno

Il fatto che Beatrice stette zitta e cambiò espressione
mise a tacere il mio pensiero lussurioso

Ma la dolce figlia del Portinari si riprende subito e, amorevolmente, si rivolge al suo poeta sussurrandogli:

V v.1
“S’io ti fiammeggio nel caldo d’amore”

Se io ti arrostisco nel caldo dell’amore

tenere parole dette forse mentre lo fa ruotare sensualmente su uno spiedo?

Ad un tratto però, probabilmente esasperata dal fatto che Dante non faccia altro che fissarla come un ebete, sempre secondo i maturandi sbotta dicendogli:

XXI v.16
Ficca di retro gli occhi tuoi la mente

Ficcati gli occhi dietro la testa!

ma l’Alighieri, imperterrito, continua ad ammirarla estasiato, definendo in tal modo l’effetto che Beatrice ha sulle sue facoltà intellettive:

XXX vv. 26-27
Lo rimembrar del dolce riso
la mente mia da me medesmo scema

Il ricordo del suo dolce sorriso
fa diventare scema da sola la mia mente

sinché Beatrice, ormai totalmente sconvolta:

XXXI vv. 92-93
Sorrise e riguardommi:
poi si tornò nell’eterna fontana.

Mi sorrise, mi guardò di nuovo:
poi si gettò per sempre nella fontana

e tutte le Anime Beate all’unisono, intonarono il loro inno nazionale: Funiculì Funiculà.

XIV vv. 61-62
Tanto mi parver subiti e accorti
e l’uno e l’altro coro a dicer: “Amme!” (Amen)

Tanto mi sembrarono veloci e attenti
sia un coro che l’altro a dire: “Jamme!”

©Mitì Vigliero

Altre pillole di Stupidario qui, qui, qui e qui

Onomastica Felina

di Placida Signora - 27 Maggio 2008

 

IL NOME DEI GATTI

 

E’ un’impresa difficile, ve lo posso giurare,
Mettere un nome ai gatti…
A prima vista potreste anche pensare
Che sia più matto di un mulo, o che abbia un giudizio
Tutt’altro che sereno,
Se vi dico che un gatto deve avere almeno
TRE NOMI DIFFERENTI. Innanzitutto,
Un nome di famiglia, quello che tutti i giorni può venire usato
Un nome come Pietro o come Augusto, Alonzo o Diodato,
Come Vittorio o Gionata, come Guglielmo o Giuseppe Pascutto,
Tutti nomi sensati, utili in ogni circostanza ai gatti.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno
Nomi più fantasiosi vi posso consigliare,
Alcuni per signori, altri per belle dame su misura fatti:
Nomi come Platone e Admeto, Elettra o Filodemo,
E anche questi sensati, utili in ogni circostanza ai gatti.
Ma ve lo dico io, tutti i gatti han bisogno di un nome
Che sia particolare e peculiare, molto più dignitoso,
Che permetta ad ognuno di tenere la coda perpendicolare
E di mettere in mostra i lunghi baffi, e sentirsi orgoglioso.
Nomi di questa specie posso inventarne mille,
Nomi come Scapicchio, Burbax e Sfrondapille.
Come Bombalurina, Tisquàss e Ciprincolta,
Nomi che vanno bene soltanto ad un gatto per volta.
Tuttavia, in mezzo a tanti, ancora un nome manca,
Nome che non potrete certo indovinare:
Nome che la ricerca umana non potrà mai scovare
E che il GATTO CONOSCE, anche se mai lo vorrà confidare.
Quando vedete un gatto immerso in fonda meditazione,
Sempre la stessa, vi giuro, è la ragione:
La sua mente è perduta in rapimento ed in contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Del suo ineffabile effabile
Effineffabile
Profondo inscrutabile ed unico Nome.

(Thomas Stearns Eliot)

***

E il vostro gatto come si chiama?

E se ne aveste uno, come lo chiamereste?

***

La cuoca itagnola: Essendo io una gattara convinta, ecco i nomi dei miei attuali 4 gatti.
1)i più geloso dei gatti, giallino quasi albino, 10 anni, si chiama F.G.Lorca: Lorca per gli amici.
2)il più peloso, un bastardo siberiano, coccolone e buono come il pescivendolo che me lo ha affidato 10 anni fa, si chiama S.Dalì perché sono convinta che ami Lorca: solo Dalì, per brevità.
3)il più neurotico dei simil certosini del mondo, ha due anni, si chiama Carlito e si crede un uccello, ma in fondo è un buono.
4)il più tenero dei rosci del mondo, ha un anno e si chiama Picasso.
Ma ne ho avuto tanti altri: il tanto amato certosino Mao, morto di vecchiaia a 18 anni; Luna, scontrosa nera anche lei andata dalla dea Bastet a 18 anni; Balla padre e Balla junior, altri due simil certosini scomparsi dietro le femmine prima della castrazione e mai più ritornati; Dado, tenerone bianco e rosso morto a soli 10 mesi per un calcio di qualcuno che vorrei vedere sventrato come lui ha fatto con il mio caro micio…

Skip: La mia gatta striata di grigio chiaro e bianco si chiama Gri Gri: ha occhi grandi e dolci che a volte sembran verdi. Il mio fiero gattone simil soriano con la pettorina , “i guanti e i calzini” bianchi si chiama Tigro. In passato ho avuto altri gatti: Celestina, Biribissi, Rougiò, Lonza, Biòs, Romeo. Quest’ ultimo scelse la libertà diventando un vero “boss felino da quartiere”.

xlthlx  : I miei tre bellissimi gatti, figli della Micia, si chiamavano Prudenzio [detto Prudy, perche' quando gli altri due si lanciavano giu' dal divano lui tornava indietro], Celeste [per via degli occhi] e Virgola [non stava mai ferma, ma mai mai eh]. poi arrivo’ un loro fratellino che si chiamava Ron [lo sentivi fare le fusa a miglia di distanza]. mi mancano tanto, accidenti.

MimosaFiorita: Se avessi una gatta la chiameri Messalina. Comunque gioco volentieri con la gatta della mia vicina di pianerottolo, si chiama Rosita, e quando mi entra in casa, va diretta ad accucciarsi nell’angolino tra il divano e la lampada, e non schioda, in genere la devo portare via di peso, se devo uscire.

Clando: Guarda, il mio gatto si chiama Magoo, almeno da 14 anni, anche se Lucrezia a volte lo chiama Jess (cfr. Pat il postino, Rai sat Yoyo…). Già per la dieta imposta, la vecchiaia e per l’arrivo della piccola, da 10 kg netti è passato a 6, chissà come prenderà questa crisi di identità. Secondo me farà come sempre: ci dormirà su.

Adamo: Io e il mio ex avevamo 2 gatte, la prima era una gatta acida di nome Elsa, ma in realtà per noi era Gattaccia; la seconda invece era una amorevole gattina nera che il veterinario battezzò Beatrice, ma io la chiamavo PoveraGattaMicia (tutto attaccato ovviamente!)

Caravaggio: Il mio gatto 18enne ,ahimè morto , quello ufficiale era Tito Flavio Vespasiano, ma comunemente era chiamato Giò lo frangiato, avendo riportato in una lite felina un’orecchia sfrangiata permanente ,oppure Principe .

Noeyalin: Io e Atà abbiamo deciso che quando mai avremo un bel micio nero lo chiameremo Robert Smith, come il leader dei Cure :-) Al momento ho solo un branco di gatti del quartiere “adottati”, nel senso che la sera dopo cena, di tanto in tanto, vado a fargli le coccole in una delle strade più lussuose del circondario: il mio eletto è Ciucco, toscanamente scemo, cioè, perchè si fa fare qualunque cosa. Poi c’è Nerino, per il pelo color notte, “ino” perchè mi fa tanta tenerezza, mi si stringe il cuore ogni volta che lo vedo sgattaiolare, zoppo e timoroso com’è. C’è il Capo, un tigrato dagli occhi ferocissimi, bello e altero e boss di tutti gli altri.E ultimamente è comparso anche Schiacciatino, per il muso che pare abbia incontrato improvvisamente un muro :-) Basta, stasera li vado a trovare!

Pietro: La mia si chiama Maya. Sarebbe Ramaya come la canzone di Afric Simone, ma la Stefi lo odia e ha preferito diminuirlo in Maya. Comunque è un tantino pericolosa, come vedi da qua

Boh: La mia, quando ero bambina (4-5 anni), di chiamava Brigitte perché mi piaceva moltissimo Brigitte Bardot.:)

Graziano: Non ho gatti, ma se lo avessi lo chiamerei Lia se è femmina o Lio se è maschio!

Tittieco: La mia gattina deceduta l’8 marzo di quest’anno si chiamava Argentina, per gli amici Tina.
Poi ci sono i gattini un po’ di casa e un po’ randagi che sono: Rufus, Leon, Toby,Nando(er mejo der quartiere) e tutte le micette Rosy, Polly, Minnie, Nuvola, Skuiky, Missis Grey,Buffy ed infine un simpatico e intelligente gatto a pelo grigio di 4 anni di nome Ioda detto anche Babanetto (in genovese significa “piccoletto”)

Brigida: Cesare, cherie, ginger, vaniglia, strepito, zoppa, ortica, fifì, solero, p.j., ombra, pois, malvagio.

Krishel: Il mio gatto si chiama Birillo per via del suo modo di camminare da piccolo: prima arrivava il sedere e poi tutto il resto. Ma se fosse stato per me l’avrei chiamato o Tigro oppure Garfield.

Regi: Ricapitolando:
di famiglia
Mirtillo I
Mirtillo II
Mosè
Giuda
di amici
Mignomagno
Caramia
Cannella
Trampolino
Avvocato
Bobalino

Nikink: la gatta, che prendemmo nostra sponte, si chiama Cleo (per Cleopatra) quando poi il magnifico norvegese grigio, per amor di Cleo, abbandonò la vita di strada per stabilirsi da noi, mi venne naturale chiamarlo Cesare (infatti, è troppo un capo :)

Anna: La mia gatta si chiamava Bizet. Il nome l’avevano scelto i miei due figli, allora piccolini e freschi di “Aristogatti”, anche se si trattava di un nome maschile. Era deliziosa e quel nome le si addiceva, la zeta veniva fuori sempre con un tono dolce…

Marzo Show

di Placida Signora - 1 Marzo 2008

violette-pensiero.jpg 

Vogliamo festeggiare con uno spettacolo fatto a modo nostro questo mese che profuma di Primavera, dedicandogli canzoni, poesie, proverbi che parlino di lui?

Come sigla d’apertura proporrei 
Águas de Março , interpretata da Tom Jobim ed Elis Regina. Se volete cantarla con loro, il testo è qui

E poi?

John: Primavera vicina, di Johann Wolfgang Goethe

Boh: Posso mettere una poesia di Emily Dickinson? E’ intitolata proprio Marzo e mi sa di fresco e di rinascita, di parole che sono state chiuse tutto l’inverno e a marzo, con la primavera, escono fuori…March.

Beppe: Folgore di San Gimignano, Di Marzo

Chamfort: I Giardini di Marzo, canta Lucio Battisti!

ZiaPaperina: Marzo di Giorgia!

Tittieco: Vento di marzo

Roger: 4 marzo 1943 di Dalla, proverbi vari e tante altre cose qui

Luca: opere personali? M’illumino di marzo

Elle: Ho giusto un proverbio in dialetto genovese: 1) “de marzo, chi n’ha de scarpe vadde descaso, ma chi l’ha, no e lasce a cà”…cioè: di marzo, chi non ha scarpe vada scalzo, ma chi l’ha non le lasci a casa.
Di marzo infido non ti fidare.Il cielo è azzurro ma l’inverno, sotto sotto si sente ancora. Allora è bene seguire il consiglio.

Elisa: un piccolo detto popolare della provincia di Venezia sui mesi primaverili:
Marzo va scalzo, aprile non ti scoprire, maggio vai adagio”.
(diciamo che è un invito a non “strafare”, perchè anche se sono mesi tiepidi ci si può beccare lo stesso un malanno!)

Placiditramonti

di Placida Signora - 26 Giugno 2007

Lo sapevate voi che, di notte, il mare sospira?
Sciacquio monotono all’apparenza tranquillo,
in ogni bolla della salata spuma che s’infrange a riva
sono raccolte le storie che ognuno di noi ha vissuto
in ogni ora della giornata appena passata. Continua »

La pappa!

di Placida Signora - 9 Marzo 2007

 

Dedicato a tutti i blog-genitori di bimbi piccoli e paciugoni…;-)


(La mia figlioccia Larissa fotografata dalla sua Mamma)

Come trovo dipinto il mio bambino
in fin di desinare: è uno sgomento!
ha le patacche addosso a cento a cento,
e la bocca color di stufatino;
ha il nasetto, si sa, tinto di vino
e sulla fronte un po’ di condimento,
e uno spaghetto appiccicato al mento
che gli penzola giù dal grembuilino.
E sfido!, in tutto pesca e tutto tocca,
e si strofina la forchetta in faccia
e stenta un’ora per trovar la bocca;
e son tutti i miei strilli inefficaci;
egli, vecchio volpone, apre le braccia
ed io gli netto il muso co’ miei baci.

(Edmondo De Amicis)

 

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