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Genova Poetica: Nevicata a Boccadasse

di Placida Signora - 2 febbraio 2012

(foto ©Simone Lertola via Claire)

Nevicata a Genova

Antagonismo assurdo la neve a Boccadasse*
che ricopre la spiaggia unendosi col mare
in un amplesso contro natura
mentre subito dopo
il sole, scandalizzato, appare.

(Mitì Vigliero, da Teatrino)

* Il testo originale della poesia dice “alla Foce”. Ma la foto è troppo bella e meritava una variazione ;-)

Curiosità Linguistiche: I Versi degli Animali

di Placida Signora - 13 settembre 2011

Sicuri di conoscerli tutti?

Allodola- fischia, trilla, canta
Ape (calabrone, mosca,vespa, zanzara) – ronza
Aquila- grida
Asino, Mulo- raglia
Beccaccino- fischia
Canarino- canta, gorgheggia
Cane- abbaia, guaisce, ringhia, latra, ulula, uggiola, mugola
Capinera- cinguetta (Passero- idem)
Capra, Pecora- bela
Cavalletta- stride
Cavallo- nitrisce, soffia, sbuffa
Cervo- bramisce
Cicala- frinisce, stride
Cigno- sibila, soffia
Cinghiale- grugnisce, ruglia
Civetta- squittisce, stride
Colombo (piccione, tortora) – tuba, gruga
Coniglio- squittisce, ziga
Cornacchia (corvo, gazza)- stride, gracchia
Elefante- barrisce
Falco- stride
Fringuello, Pettirosso- chioccola
Gallina- crocchia, chioccia
Gallo- canta
Gatto- miagola, soffia, fusilla (quest’ultimo l’ho coniato io ;-)
Grillo- canta, stride
Gufo- gufa (vero, giuro!), soffia
Iena- ride, ulula
Leone- ruggisce, soggia
Lupo- ulula, abbaia, urla
Maiale- grugnisce, grufola
Merlo- canta, chioccola, fischia, zirla
Mucca-muggisce
Oca- gracida, grida, soffia
Orso- bramisce, ringhia, ruglia
Pappagallo- garrisce, gracchia, parla
Pavone- grida, stride
Pulcino- pigola
Quaglia- stride
Rana- gracida, canta
Rondine- garrisce
Scimmia- grida, urla
Serpente- fischia, sibila, soffia
Tacchino- gloglotta
Topo- squittisce, zirla
Tordo- zirla, fischia
Tortora- gruga
Usignolo- trilla, canta, gorgheggia
Volpe- guaiuola, abbaia, guaisce

E il Lonfo?

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
(Fosco Maraini)

Quando si diventa grandi? (Dedicato alla nostra Annie, che oggi compie 30 anni)

di Placida Signora - 1 luglio 2011

Per la nostra splendida Annie, che oggi compie 30 anni


(foto © Fabs)

Me lo chiedono spesso, da tanto, con lettere o parole. Soprattutto giovani donne.

Ma credo sia una domanda comune a tutti: quando si diventa grandi?

C’è un’età precisa? Un momento esatto?

Da cosa si capisce che si è diventati definitivamente adulti?

(foto © Fabs)

E io non so rispondere, se non con una poesia che scrissi molti anni fa, quando ero io a chiedermi Quando? :

Che fretta di crescere, di scoprire,
di diventare donne adulte
per decidere da sole la direzione
da dare alla nostra libertà.
Ma i compleanni sono tutti uguali:
“Quando diventerò grande?”
Quando troverò il Vero stampato
a lettere di bragia su di un muro qualunque,
quando non sbaglierò più nelle mie certezze,
quando tirerò il fiato dicendo “sono arrivata”,
quando forse una mano piccolissima prenderà la mia
e una vocina mi chiederà
“Quando?”
allora capirò che non è cambiato nulla,
che il tempo non è trascorso affatto,
che la direzione è sempre vaga
e che forse non ho mai vissuto,
ma solo sognato.

(© Mitì Vigliero, da Teatrino)

(foto © Fabs)

(foto © Fabs)

(autoritratto fatto da bimba)

(Annie a il suo papà Fabs)

Lo sapevate voi che, di notte, il mare sospira?

di Placida Signora - 4 aprile 2011

(Video di Sarita)

Lo sapevate voi che, di notte, il mare sospira?

Sciacquio monotono all’apparenza tranquillo,
in ogni bolla della salata spuma che s’infrange a riva
sono raccolte le storie che ognuno di noi ha vissuto
in ogni ora della giornata appena trascorsa.

Ogni risata, ogni sospiro, ogni lacrima, ogni imprecazione,
ogni pentimento, ogni spavento, ogni finzione, ogni confessione,
ogni malvagità, ogni atto di bontà, ogni vendetta, ogni gesto d’amore,
ogni perdono, ogni ansia, ogni abbandono, ogni fiducia, ogni tradimento
ogni promessa, ogni perdita, ogni sussurro, ogni alto grido,
ogni preghiera, ogni speranza, ogni passione

di giorno s’innalzano nel cielo
e si compattano formando grosse nubi rosa e grigie
gonfie di lacrime gioiose o disperate, quelle che non versiamo
mai su questa terra, ma tratteniamo orgogliosi dentro il cuore.

Spinte da scirocchi e maestrali fin sul mare
le nuvole liberano quella salata pioggia
che si mescola alla salata acqua del mare.

Ma giunta con l’onda alla sua madre terra,
l’acquea anima umana si distacca
e canta la sua storia infinita, da millenni uguale.

Ed è per questo che il mare, di notte, al posto nostro sospira.

© Mitì Vigliero

Amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge

di Placida Signora - 29 marzo 2011

Mi piacciono i sassi della spiaggia; mi piace toccarli, stringerli fra le mani, sentirne la superficie sotto i polpastrelli.

Mi piace osservarne i colori, le striature; cerco di immaginare come e cosa fossero prima dell’azione del tempo e dell’acqua che li ha resi piccoli, tondi, lisci.

Montagne, rocce, scogli di chissà quale paesaggio. E poi muri, lastricati, soffitti e pareti di chissà quali abitazioni.

Ogni sasso racchiude una memoria speciale: potrebbe narrare storie infinite.

Mi piacciono soprattutto quei sassi verdi di cui le spiagge di Liguria sono piene.

Hanno lo stesso colore degli vecchi pavimenti delle case di qui, agglomerati di graniglie che formano disegni simili a tappeti orientali , ma anche quando non hanno decori ricordano il fondo del mare visto attraverso acque limpide.

E mi chiedo chi ci abbia camminato, sui quei pavimenti; a quali stanze appartenessero, di quali vite siano stati spettatori e perché siano un giorno finiti in mare.

Non so perché, ma da sempre quei sassi per me sono simbolo di case e famiglie; di genitori e figli, di risate e pianti, di progetti e di speranze e di ore, giorni, mesi, anni trascorsi in un rincorrersi di generazioni e accadimenti.

Per questo amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge.

Sono piccoli sogni concreti, ricordi solidificati, istanti pietrificati di un passato che non tornerà più, ma che è dolce rammentare.
(foto ©Kika23)

Se può servire un tuffo in mare
per salvarti la vita da quelle che sono
le intemperie della banale esistenza
forse basta lasciarsi consolare (o illudere)
dai minimi pensieri che il giorno offre,
come perdersi nel colore cielo di due occhi
o annegare una mano in ricci biondi
proprietà del figlio dei vicini d’ombrellone.
Le voci della spiaggia sono senza tempo;
sotto le palpebre chiuse rivivi la tua infanzia,
quando chiamavi gridando la madre
per mostrarle orgogliosa un sasso verde:
guarda mamma, com’è verde.
Tra gli odori degli olii e delle creme,
col salato del mare sulle labbra
nulla ha più significato; tentare
il ritorno nel grembo è solo un sogno,
come riprovare le emozioni vissute.
Rimane un po’ di noia e rabbia.
Di sassi verdi ce ne sono mille,
ma nessuno è uguale a  quello.

(San Fruttuosoda Teatrino)
© Mitì Vigliero

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