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La Luna: un po’ fata, un po’ strega

di Placida Signora - 3 Marzo 2007

Colonna sonora: Debussy 

Dopo una giornata trascorsa con gli occhi rivolti all’ingiù per leggere quotidiani, prendere appunti, scrivere al pc, seguire notizie, affrontare terrene, banali e solite grane sempre a testa bassa, per disintossicarsi è bello la sera affacciarsi alla finestra e rivolgerla un poco all’insù a guardare la Luna.

Pallida e luminosa, più dolce del Sole perché se lui è simbolo di forza, concretezza, razionalità, lei è introspezione, senso del sovrannaturale, della poesia, riflessione, ingredienti di cui l’umanità pare sempre più carente.
La Luna rimarrà sempre un mistero, nonostante l’uomo sia riuscito a passeggiarci sopra seminando sui crateri sismografi, microfilm, palline da golf, bottigliette di Coca Cola, bandierine di plastica, dimostrando una volta di più che ovunque il bipede raziocinante passi debba lasciare segni tangibili della sua presenza con scie di spazzatura.

Ma per me resta sempre l’intatta Luna, quella che dialogava col Pastore Errante e sorniona non rispondeva alla domanda

che fai tu Luna in ciel,
dimmi che fai, silenziosa Luna.

Anche ora continua a guardarci dall’alto, e credo che sia un po’ malinconica perché le mancano le poetiche dediche passate, sensuali come la dannunziana

o falce di luna calante 
che brilli sull’acque deserte

alla stranamente dolce definizione di Luciano Folgore

morbida
come un cuscino di piume

fino alla gozzaniana

romantica luna fra un nimbo leggero, che baci le chiome
dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo…

Signora solo apparentemente incurante dei nostri dubbi e delle nostre cure, rimane serena lassù, la bella faccia tonda e un po’ attonita china ad osservare noi, sempre più simili a formichine omologate costrette a camminare in fila seguendo non più istinti, ma comandi.
Talvolta si commuove, e per risvegliare la nostra fantasia tenta di stupirci vestendosi di rosso fuoco, come farà stasera con l’eclissi, o sembrando appesa apposta nel cielo da qualche Cupido che voglia ammaliarci: chi è che in una placida notte di chiaro di luna non ha almeno sognato di poter dare e ricevere un bacio, e poi due e poi mille ancora?

La guardo e mi chiedo quanti sospiri d’amore corrisposto o di lancinante solitudine abbia ascoltato in questi millenni; quante lacrime e quanti sorrisi abbia tinto d’argento; quanta gioia e quanto dolore abbia carezzato e assorbito coi suoi raggi.
Perché la Luna, come l’amore e tutti gli altri sentimenti, è volubile, e della volubilità è il perfetto simbolo; varia il suo aspetto da pieno a tre quarti, da mezzo a unghia sottile; lunatico è detto chi cambia spesso umore e non per nulla dominato dalla Luna è l’ipersensibile e dolce segno del Cancro, capace di passare dal riso al pianto nel giro di un battito di ciglia…

Per tutto questo mi affascina la Luna, un po’ fata e un po’ strega: proprio come le umani passioni può dare emozioni, ma fare anche paura.
Regola maree, flussi, parti, semine e raccolti; però alla sua luce si svegliano pure i lupi mannari, si acuiscono i mali della mente.
Otello, subito prima di tirare il collo a Desdemona, diceva “è colpa della luna; quando si avvicina di più alla terra rende gli uomini folli”: in questi ultimi tempi deve essersi avvicinata un po’ troppo, vista l’imperante e collettiva pazzia che ci circonda.

Continuo a guardarla, e ricordo l’Ariosto quando raccontava che sulla Luna finiscono tutte le cose perdute e dimenticate dagli uomini: ideali, lumi della ragione, giuramenti, progetti, reputazioni, onestà, giustizie, obiettività, amori, senno, promesse, amicizie…
E riabbassando gli occhi a terra realizzo di colpo che se Astolfo ci tornasse ora, sulla Luna, troverebbe il materiale aumentato a dismisura.

©Mitì Vigliero

Nei commenti Mary segnala un sito dove, nuvole permettendo, si potrà vedere l’eclissi in diretta.

La notte della Luna Rossa

di Placida Signora - 26 Febbraio 2007

Segnatevi queste date:
2 marzo: Luna dei Regalini
3-4 marzo: Eclissi totale di Luna

Colonna sonora

 

Come tutti gli avvenimenti inspiegabili, strani o semplicemente rari, l’eclissi lunare (così come quella solare) ha sempre colpito molto la fantasia popolare, dando loro connotazioni di negativi presagi o manifestazioni diaboliche.

Nel 1504 Cristoforo Colombo, il quale sapeva da testi scientifici che ci sarebbe stata un’eclissi, la sfruttò in modo bieco per ottenere l’aiuto degli indios della Giamaica: fece finta di pregare Dio dicendo più o meno “Fai vedere a questi oscuri selvaggi quanto sei potente: oscura la Luna!”.
Cosa che regolarmente avvenne e convinse i giamaicani.

Effettivamente vedere il disco luminoso e candido della Luna venire lentamente coperto da un altro disco estraneo, nero e buio come gli Inferi, sottolinea il presunto carattere magico del fenomeno: come se le tenebre volessero letteralmente “mangiare” la luce, come se la morte prendesse il sopravvento sulla vita.

Per questo gli antichi e pagani guerrieri degli eserciti, se vedevano la notte prima della battaglia un’eclissse, di comune accordo con l’avversario rinviavano la tenzone ad un altro momento; non solo, ma si mettevano tutti insieme a ululare in direzione della Luna, per spaventare il nero Essere mostruoso che la stava “divorando”.

Se il popolo Maya non aveva affatto paura dell’eclissi lunari, anzi sapeva predirle con estrema esattezza, i Persiani credevano che l’eclissi fosse una punizione divina nei confronti degli uomini. Pensavano che tutte le volte che qualcuno stava per compiere o aveva compiuto gesta malvage (tradimenti, infanticidi ecc), gli dei chiudevano in una specie di tubo l’astro celeste (luna o sole che fosse) e lasciavano gli umani nel buio più completo, con la sola compagnia di Incubi e Rimorsi.

E nel Medioevo i contadini erano convinti che le eclissi fossero causate da certe parole magiche pronunciate da streghe cattive; queste parole avevano il potere di “ipnotizzare” la Luna, obbligandola ad avvicinarsi alla terra per deporre una sorta di rugiada schiumosa sulla erbe che poi sarebbero servite alle fattucchiere per compiere ogni sorta di nefandi sortilegi.
Quindi, per impedire che la Luna udisse le stregonesche parole, all’inizio dell’eclissi tutti gli abitanti dei villaggi si mettevano a correre sui campi facendo un fracasso infernale, agitando campanacci da mucca, martellando lastre di rame e di bronzo, percuotendo incudini e urlando come pazzi.

Infine, per i napoletani, le eclissi di Luna devono essere guardate non da dietro i vetri della finestra, bensì all’aperto, a viso nudo: e il giorno dopo bisognerà correre alla prima ricevitoria del Lotto a giocare il numero 70.

© Mitì Vigliero

La Luna della Neve

di Placida Signora - 1 Febbraio 2007

(foto Angelocesare)

Dicono gli Indiani d’America che il suo nome è Luna della Neve e sarà domani sera; per noi è la Luna dei Regalini di Febbraio.

Dei 3 desideri che ho espresso l’altra volta, 2 si sono esauditi; riformulerò il terzo, aggiungendone un altro paio.
Tanto ne ho una riserva infinita quest’anno, di desideri…;-)

La Luna dei Regalini

di Placida Signora - 3 Gennaio 2007

lunafoglie.jpg

Oggi vi sarà la prima Luna dei Regalini del 2007.
Ogni notte di luna piena, quella in cui il plenilunio è al culmine, è magica e speciale. Infatti, secondo un’antichissima credenza anglosassone, la Luna Piena viene detta la Luna dei Regalini. Bisogna guardarla fissa, in silenzio per qualche secondo, concentrarsi e poi sussurrare senza farsi sentire da nessuno: “Luna Luna dei Regalini, fammi questo regalino…”.
Poi bisogna esprimere mentalmente un desiderio e subito dopo fare alla Luna un piccolo inchino, anche solo con il capo.
Questo piccolo rito va ripetuto per tre volte, perché la Luna è generosa e i regalini-desideri concessi sono ben tre; almeno uno dovrebbe avverarsi.”
Io li ho già pronti, quei 3 desideri.
E voi?

La Luna

di Placida Signora - 27 Dicembre 2006

Fred Buscaglione cantava Gù-arda che luna!”: molto probabilmente si riferiva a una Luna simile a quella che consentì a Rodolfo di stringere nel buio d’una soffitta la gelida manina con la scusa “ma per fortuna è una notte di luna”, o a quella che ispirò a Debussy la musica per le parole di Verlaine in Claire de lune, o a quella che permise a D’Annunzio di vedere in una sottile falce di luna calante un magico simbolo d’erotismo mentre per Fo e Jannacci era  “ona lampadina tacata in sul plafun”…
Amica da sempre di poeti e maghi, sorella del Sole, figlia dei titani Tia e Iperione, la Luna mostrò da subito un carattere variabile e, ovviamente, “lunatico”; si divise così in tre personalità distinte chiamandosi Selene da piena, placida e sensuale, Artemide in fase crescente, cacciatrice energica di prede con cui litigare ed infine -da “nuova” e  quindi “nera”- divenne Ecate,  malinconica, riflessiva, legata alle arti magiche e al regno delle Ombre.
Una e trina governa da sempre nascite, morti, maree, flussi, crescite, raccolti e umori: se uno ha la “luna di traverso” è meglio girargli al largo e avvicinarlo solo quando “è in luna buona”.
In Veneto di chi è cagionevole e tonto si dice che “xe nato in calar de luna”, mentre se è sveglio e vigoroso “xe nato in cressar de luna”; i personaggi biblici che campavano centinaia d’anni in realtà contavano ogni “luna” (29 giorni) di vita e anche gli indiani d’America calcolano il tempo in lune (“sono passate molte lune”).
Ma il senso del tempo e ogni cosa terrena in realtà non tange la Luna la quale “non si cura dell’abbaiar dei cani” ossia dei lamenti inutili, così come ignora chi vuol mostrar “la luna nel pozzo” illudendoci con false promesse, e disprezza chi- vanaglorioso e arrogante- “siede sul sole e posa i piedi sulla luna”; infine non compatisce chi, causa i “chiari di luna”, è costretto a “sbarcare il lunario” magari dormendo all’”albergo della luna”, ossia senza un tetto sulla testa.
Forse però sorride vedendo chi di noi ha la “faccia di luna” troppo tonda e magari pure “la luna fra le gambe”, ossia gambe tanto incurvate all’infuori da formare una “O”.
Dice una leggenda che quando è piena diventa generosa tramutandosi in “Luna dei Regalini” che si otterranno fissandola e formulando mentalmente tre desideri, accompagnati da un piccolo, rispettoso inchino; nello stesso periodo invece può diventar pericolosa, ma solo per lupi mannari o per gli ammalati di “mal di luna”, l’epilessia.
Di certo invece predilige gli amanti, la Luna, cullandoli per il primo mese di matrimonio in “luna di miele” e facendoli vivere sognanti “sulla luna”, staccati cioé dalla realtà; e come sempre sono soprattutto le donne a lei affini (“donna e luna oggi serena, domani bruna”) a goderne gli amorosi influssi, come scrisse Totò nella A’ Cunzegna:

 

‘A sera quanno ‘o sole se nne trase
e dà ‘a cunzegna a luna p’ ‘a nuttata,
lle dice dinto ‘a recchia: “I’vaco ‘a casa:
t’arraccumanno tutt’ ‘e ‘nnammurate.


© Mitì     

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