©

Malinconico Zapping: alla Ricerca del Tempo Perduto, con un Telecomando

di Placida Signora - 17 luglio 2010

 

Interminabile pomeriggio d’estate in città. Persiane socchiuse alla ricerca d’un po’ d’ombra, il ventilatore che ronza muovendo aria calda.

La macaja abbassa sia la pressione sia la lucidità mentale; l’unica è stare sdraiati sul divano con in mano il telecomando e guardare la tv in uno zapping distratto.

Non so manco che canali siano: sono troppi. 
Ignoro che cosa sia quello che sto vedendo; so solo che sono cose vecchie.
Vecchi film, vecchi telefilm, spezzoni di vecchi spettacoli.

Come l’ennesima replica su una tv locale de La casa nella prateria, che l’ennesimo zap mi mostra. Io e Laura Ingolls siamo quasi cresciute insieme; guardavo recitare Laura bambina ed ero bambina come lei.

Ora mi fa un certo effetto vederla cristallizzata a dodici anni, con le treccine e la vocina, mentre io potrei essere pluricomodamente sua madre.

Altri zap frenetici, altro film in bianco e nero: Cerasella, con Marisa Allasio. In una sequenza sfoggia un abito a strisce chiare e scure, vitino di vespa, corpetto a scollatura quadra, gonna larga.

E di nuovo all’improvviso ricordo e mi rendo conto che è identico, ma proprio identico, a quello che indossava mia madre in una foto in bianco e nero scattata a Portovenere.
Era la fine degli anni ‘50, e quel vestito è stato per anni appeso in un armadio in campagna. Chissà che fine ha fatto.
Le strisce erano color avorio e salvia; di quello dell’Allasio ignoro la tinta, il film è in bianco e nero, come la foto di mamma, come quasi tutti i ricordi di quelli della mia generazione.

Ma guarda un po’ che roba.
Marcel Proust ritrovava il suo tempo perduto mangiando madeleinettes: io ritrovo il mio facendo zapping col telecomando.

Invece che quel gioco da bambini, il “filo di parole” – dove una parola ne richiama un’altra - mi metto a fare il “filo delle immagini“, che richiamano ricordi. Un gioco dell’anima.

E con un altro zap-madeleinette ecco comparire Enrico Simonetti: anno 1966, gli orecchioni.
Li avevamo presi in contemporanea io (9 anni) e mio fratello (6 anni); ricordo noi due insieme nel lettone dei genitori a guardare Il signore ha suonato?, uno spettacolo musicale.
Simonetti raccontava buffe favolette accompagnandosi al piano e noi ridevamo mentre nostra madre piangeva: perché fa malissimo ridere con la faccia gonfia per gli orecchioni presi a 30 anni.

Rifaccio zap ed ecco Il cow-boy col velo da sposa, titolo idiota per un film molto carino; la prima volta che lo vidi fu alle medie, a scuola, Istituto Sant’Anna, via Massena Torino.

Due volte al mese, al pomeriggio, le monache “facevano cinematografo” per le allieve; un’orda di femmine dai 6 ai 18 anni stipate in auditorium a guardare pellicole romantiche e dolci: Tutti insieme appassionatamente, Sette spose per sette fratelli, FBI operazione gatto, Piccole donne, Pollyanna

Ricordo che per noi, allora, il film era bello solo se l’ultima sequenza si chiudeva con un bacio fra il lui e la lei protagonisti principali.

Che sceme eravamo.

O forse no?

©Mitì Vigliero

E voi avete madeleinettes televisive legati a particolari ricordi della vostra infanzia?

Tocco di Carne alla genovese

di Placida Signora - 7 aprile 2010

Marcella mi chiede la ricetta del Tocco di Carne alla genovese e io l’accontento (quasi) al volo.

I foresti si chiederanno: Ma cos’è il Tocco?

Il Tocco (che qui pronuncian toccu o tuccu) è un sugo di carne per la pasta, la cui preparazione tradizionalmente antica ne fa un qualcosa di speciale e prezioso. Ha bisogno di cotture lunghe ed è il simbolo della pazienza e dell’amore per la cucina.

Per questo col Tocco un tempo si condivano solo i ravioli fatti in casa con ore e ore di lavoro, perché  il Tocco, come un bambino, ha bisogno di ore e ore di cure e coccole.

Discorsi romantici e un po’ malinconici, che riportano a quelle vecchie cucine con la stufa economica a legna, con le pentole dal fondo lungo fatte apposta per incastrarsi nel buco del fornello…Il tocco cuoceva per ore nelle casseruole di rame o coccio, vegliato come un neonato dalle massaie (e ciascuna aveva la sua ricetta, che era l’unica e vera) affinché non attaccasse, non bruciasse, non soffrisse.

Lo so che oggi andiamo tutti al galòp, ma se avrete un pomeriggio in cui proprio non saprete cosa fare, provate: ne vale davvero la pena.

500 gr. di coscia o culatta di manzo
60 gr. di midollo di bue
1 l. di brodo
5 pomodori maturi o 4 cucchiai di salsa o 2 cucchiai di conserva tripla sciolta nel brodo.
1 spicchio d’aglio
1 carota
1 cipolla
1 ciuffetto di prezzemolo
1 gambo di sedano
1 foglia di alloro
2 rametti di rosmarino
2 o 3 funghi secchi
1 bicchiere di vino rosso (io uso la barbera)
1 cucchiaio di farina abbrustolita
olio
sale

In una pentola di coccio mettere a rosolare nell’olio il manzo e il midollo.
In un pentolino far rosolare interi, sempre nell’olio, l’aglio, la cipolla, la carota, il rosmarino, i 2 o 3 funghi secchi ammollati precedentemente e il sedano.
Quando saranno quasi cotti, toglierli e tritarli fini fini col prezzemolo fresco, mettendoli poi insieme alla carne, versando il vino rosso, la foglia di alloro e la farina.
Aggiungere i pomodori a tocchetti, o la salsa o la conserva diluite in una tazza di brodo.

Mettere il coperchio alla pentola, abbassare il fuoco e cuocere per 3 ore minimo, rimestando spesso e aggiungendo quando è troppo asciutta dei mestolini di brodo, poco per volta, dolcemente, piano piano.

La carne, sempre con poco liquido nel fondo pentola, non dovrà bollire ma  rosolarsi lentissimamente.

Alla fine risulterà così morbida da poter essere passata al setaccio con tutto il suo sugo, e usata per condire i ravioli. O le tagliatelle. O la pasta che volete: il Tocco è sublime ovunque.

©Mitì Vigliero

N.B. anche il commento di Nives

Qual è la vostra Madeleinette Olfattiva?

di Placida Signora - 29 dicembre 2009

 

Aqua_di_genova

 

Mi hanno regalato uno dei più buoni  ricordi olfattivi della mia infanzia. 
La usava sempre Nonna Teresita, questa colonia, e annusarla mi ha catapultato immediatamente in uno dei suoi abbracci caldi e morbidi.

E mi sono venuti in mente Natali di tanti anni fa, in cui la guardavo per ore preparare ravioli e croccante (meraviglioso il momento in cui lo versava sul piano di marmo del tavolo della cucina…).
Natali in cui attorno al tavolo eravamo in tanti, e “i grandi” -tutti i nonni compresi- erano tutti ancora giovani e in perfetta salute.
Natali con lunghe vacanze trascorse tra Genova e Rapallo e per noi, che abitavamo a Torino, quel mare d’inverno era meglio di una cura ricostituente.
Soprattutto per Mamma, che della sua Liguria sentiva la mancanza in modo lancinante; e quando le chiedevano “Dove abiti, a Torino?”, anziché via Canova rispondeva “Verso Genova”.

Un’acqua di colonia che mi fa da proustiana madeleinette; oggi, in questa campagna laziale bagnata dalla pioggia, io sento ilprofumo del mare e del croccante di Nonna, e le voci di tutti quelli che amavo e che non so cosa darei per poterli riabbracciare.  

E per voi, qual è la vostra madeleinette olfattiva?

Fatacarabina: Che bella questa domanda che poni, Mitì mia. L’odore della crema, quella fatta con le uova e il latte, che mi ricorda l’infanzia. E poi l’odore del Opium, profumo maschile così buono che a volte lo rubo a mio padre. E poi l’odore dell’acqua di melissa, a 90 gradi, che ogni tanto, quando ho coraggio metto nel tè. E poi c’è l’odore di mandarini, che mi ricordano una pelle indimenticabile :)

Tittieco: Per me questa

Leonardo (su FF): l’odore dell’erba bagnata. i fiori di robinia

Beatrice Bruni (su FF): La salvia colta dall’orto. L’odore di mobili antichi. La spiraletta d’estate. L’acqua di colonia alla violetta. Il profumo della cipria. Il profumo del panino bianco mantovano.

Nastja (su FF): l’acqua di melissa e le saponette alla lavanda di Atkinsons, memoria dei miei nonni

Mimosafiorita: La mia memoria olfattiva è corsa a mia nonna e ai suoi abbracci profumati di Presage di Atkinson, mi sembra di sentirlo ancora, e poi il profumo delle sue ciambelline, che lei chiamava crespelle, ed era semplicemente pasta lievita cresciuta e poi fritta, spolverizzata con zucchero e cannella,un sapore indimenticabile nella sua semplicità

la Rejna (su FF): i gelsomini la notte, in sicilia

Ciocci:  l’odore dei kinder cereali. mi rimanda a pomeriggi spensierati passata a casa dei nonni, a passeggiate in campagna, guanti e cappelli.

Pietro: L’acqua di colonia della nonna (si chiamava proprio “acqua di colonia”). Odore di bosco, umido, vecchio. Non a caso i profumi che prediligo hanno queste note qua. Anche l’odore di marciapiede di città alle prime piogge estive.

Graziella: Il profumo di zucchero farina burro uova e buccia di limone che sulla spianatoia aspettavano che nonna, e poi mamma, tramutassero in fragranti crostate. E’ il mio profumo di casa e di nostalgia.

Xarabas: Due odori liguri. L’odore della Farinata e l’odore dei testaroli appena estratti dalla busta.

Baol: Bellissimo quesito. per ora mi viene di rispondere: il profumo delle pagine del libro di storia della scuola superiore.

Leo: A dire la verità, mi stupisco che riusciate ad essere così precisi. Quel che a me colpisce nelle mie personali esperienze-madeleine è che siano sempre così inaspettate da essere quasi incongruenti, al punto che l’esperienza-madeleine (un fulmineo ricordo accompagnato da un non so che di struggimento, nostalgia e coscienza di un tempo passato in modo irrecuperabile) sorge mooolto prima dell’individuazione di ciò che l’ha provocata. In altri termini, è dall’esperienza-madeleine che parto per andare in cerca di ciò che l’ha scatenata (e a volte trovo un nulla di profumo, a volte trovo qualcosa che sento ma non riesco ad identificare); ma non mi accade mai il contrario, cioé di avvertire un profumo (o un suono: ah, le madeleinette acustiche!), identificarlo, e da lì partire coi ricordi. Non so se mi sono capito, eh.

Natalizi Ricordi Golosi

di Placida Signora - 12 dicembre 2009

Borg nei commenti scrive:

“Uno dei ricordi più golosi che ho dei natali della mia infanzia, è il panettone ripieno di gelato che faceva mia nonna.”

E voi quale ricordo goloso avete dei Natali della vostra infanzia?

Nonna Papera: Mi ricordo il panettone inzuppato nello spumante. Le coppe del servito buono, basse e larghe come si conviene a uno spumante dolce. Orrore, orrore! mi son redenta: non lo faccio più! Ma ricordo anche il torrone Strega, mai più ritrovato in quel tipico incarto giallo zafferano con il disegno della strega di Benevento.

Fatacarabina: il pandoro con la nutella di mia madre, tagliato a stella :)

Gianni: il profumo del brodo.

Caavaggio: io ricordo i toto, profumatissimi biscottini che ormai in sicilia non fa più nessuno,la solita storia le ricette povere che vengono snobbate

Aglaia: Ricordo il sapore dell’attesa, della meraviglia dei doni,ricevuti e fatti, del brodo e gli agnolotti così cari a mio padre, del ripieno del cappone e dei fruttini mostardati,del panettone e Ricciarelli e Panforte a fine pasto e immancabili torroni spaccadenti!

Graziella: Ricordo un mobile basso e lungo della sala da pranzo ricoperto di coppe di cioccolatini,pandolce,marrons glacés,frutta secca e (facevamo sempre il natale con zii e cugine) l’immancabile, deliziosa torta della zia a base di cacao, noci e patate. Era deliziosa! Ogni tanto la faccio ma non ha più quel sapore. E poi ricordo…ricordando mi viene anche il magone e vorrei avere ancora quelle persone vicine.

Borg: Anche i ravioli che facevano insieme mio padre e mia madre. Lavoravano per due giorni, ridendo e litigando. Per lunghi anni siamo stati in 20 attorno alla tavola di Natale. Poi sempre meno. Mai più mangiato dei ravioli così.

Regi: Mia madre appendeva all’albero dei cioccolatini a forma di Babbo Natale, di trombetta, di cavallino e via dicendo, coperti di stagnola colorata e stampata secondo la forma prescelta. Noi bambini desideravamo ardentemente mangiarli, ma dovevamo aspettare il giorno della Befana, quando l’albero veniva smontato. Quel cioccolato al latte, probabilmente dozzinale, era la cosa più buona dei cibi di Natale.

Tittieco: Ricordo le mie “TRE FATINE” mamma, zia, e nonna nella enorme cucina di casa (era grande come una piazza d’armi) indaffarate e intente a preparare il ripieno per i ravioli, il brodo di cappone, insalata russa, costine d’agnello impanate……. profumo di famiglia, profumo d’amore; basta va là che poi mi commuovo e mi si alza la pressione!

Nives: Ricordi diversi in cucine diverse: da Nonna Ida, ancora viva e vegeta a 91 anni a dirigere la Zia che non fa le “cose” a dovere, la sfoglia per i tortellini, ritagliata a ovali con un bellissimo marchingegno che avrei tanto voluto usare, ma che mi tenevano accuratamente lontano, il ripieno speziato che rubato era ancora più buono e nonna, zia e mamma ad arrotolare tortellini attorno al dito. In casa della nonna materna era tutto diverso, i ravioli già pronti sul tavolo della sala e la cima in “carregoia” già dalla vigilia la cui cena prevedeva cavoli neri e patate bollite. Alla mattina di natale, giusto per preparare lo stomaco, mentre gia’ sobbolliva il tocco si faceva colazione con le beelette di agnello! Certo la preparazione del pranzo occupava due giorni, ma si restava a tavola sino alle 16 quando arrivavano gli altri nonni e si riapriva spumante e pandolce ( unica variante concessa il pandoro) per trascinarci tutti alla cena quando si mettevano i ravioli in brodo e si ricominciava con il bollito la salsa verde…!

Anna Righeblu: Ricordi natalizi golosi: i tortellini in brodo, le lasagne preparate da mia madre, e la frutta secca dei panpepati con la cioccolata fondente… ma il “sapore” che ricordo di più era quello dei preparativi nel periodo precedente il Natale, l’idea del calore della famiglia…
Ricordi piacevoli Mitì, con un fondo di tristezza.

Renata: Che bei ricordi Mitì! Si arrivava da nonna in campagna la mattina della Vigilia e si iniziava a preparare gli ingredienti per le “fritole”. Chi preparava la frutta secca aprendola con lo schiaccianoci, chi aiutava mamma a pelare le mandorle e le noci della pellicina, mentre nonna tostava le nocciole, io dovevo grattuggiare la cioccolata e mi leccavo con gusto le mani che calde facevano squagliare il blocco durante l’operazione, mamma pesava gli ingredienti, nonna toglieva dalla madia gli aromi, mio fratello grattuggiava gli agrumi.
Tutti collaboravano a sbucciare le mele perché bisognava preparare velocemente la base dell’impasto: venivano messe a disfarsi in poca acqua nel paiolo della polenta: poi pian piano venivano aggiunti i vari ingredienti, per ultima la farina, che deve amalgamare il tutto in una “polenta” morbida ma consistente. Questa veniva fatta raffreddare sulla “tavola dei gnocchi” e la si lasciava riposare fino a che fredda diventava consistente. Con un cucchiaio si prendeva un po’ di pasta e si formavano le palline, passate prima in farina e poi fritte in abbondante olio caldissimo sempre nel paiolo della polenta.
La sera nonna e mamma friggevano alla luce del cucinino, scambiandosi le ultime notizie di avvenimenti, parenti, mentre noi impazienti, allestendo il presepe e l’albero di Natale, attendevamo di mangiare le prime fritole.
Quando vengono a galla e sono cotte, bisogna sgrondarle dall’olio e riporle su di un vassoio con carta da fritto e subito spolverarle di zucchero semolato (se trovate quello bello grosso è meglio). Solo quando saranno fredde potrete riporle in ciotole profonde (altrimenti se sono calde si schiacciano). Conservatele in luogo fresco e asciutto durano fino alla Befana.
Le dosi per le Fritole istriane : 4 kg. mele, 300 gr. di mandorle, 300 gr. di noci, 300 gr. di nocciole, 200 gr. di pinoli, 2 quadrati di cioccolato fondente, 300 gr. uva passa, 100 gr. di cacao, (cedrini 150 gr. solo se piacciono), 1 uovo 400 gr. zucchero (ma aggiustatelo a vostro gusto ed a seconda della dolcezza delle mele). un bicchierino di rum Bacardi, i semi di un baccello di vaniglia, 500 gr. di farina, sale.
La nonna la settimana prima del nostro arrivo faceva le pinze (pan dolce) di farina di frumento: la pasta subiva a casa una prima lavorazione, ma veniva portata al fornaio del paese per la cottura nel grande forno dopo una o due giornate di lievitazione nella camera della panetteria. Durante le feste erano riposte sul pianerottolo in scatoloni foderati di vecchie tovaglie e profumavano tutte le scale!

Simple: Il panettone che il nonno faceva apposta per noi nipoti, sudando come un matto accanto al forno a legna nonostante i più di 35° che c’erano a Buenos Aires in dicembre.

Marina: Mannaggia non ho nessun ricordo nostalgico come i vostri. Quando si andava dai nonni a Perugia era un freddo boia e la casa piuttosto gelida. Mia nonna preparava un pranzone e poi alle donne di casa toccava lavare i piatti (una montagna), mentre i maschi parlavano in un’altra stanza.Qui ad Ancona situazione più soft, ma zero tradizioni anche perché mia mamma ha sempre odiato cucinare però siccome ha lo spirito della martire e la tendenza poi al rinfaccio, preferiva fare tutto lei piuttosto che andare a pranzo fuori o comperare tutto pronto.

Chamfort: I sottaceti che, su un piatto di cristallo diviso a spicchi, venivano posati sulla tavola dall’antipasto e ci restavano sino al dolce. Non li mangiava praticamente nessuno tranne me. Impazzivo soprattutto per i carciofini sott’olio preparati da un anno all’altro e in quantità industriale da zia Tica, la sorella più grande di nonno e che si chiamava Scolastica, poverina ;o). Mai più trovati dei carciofini così, mai. (questo post è una meraviglia)

Vestiti e Colori e Nonna Bis

di Placida Signora - 22 gennaio 2009

Colonna sonora

 


(©Epiphanyglass)

 

Non ho mai seguito la Moda, né nei comportamenti né nell’abbigliamento; sono grata a mia madre che mi ha insegnato l’importanza della diversificazione: fare o indossare caparbiamente una cosa solo perché è di Moda non è indice di carattere e personalità, ma di esser vittime della massificazione
E mi è sempre piaciuta la definizione della Moda nei vestiti che diede Claus Biederstaedt, attore tedesco degli anni ‘50: “Moda si chiama l’obbligo di divisa dei civili“.

In ogni caso sono contenta che quest’anno il colore di moda sia il viola; adoro il viola, in tutte le sue sfumature (e qui ci vorrebbe l’esperta Giarina per illustrarcele).

E’ una passione che ho ereditato dalla Nonna Bis, mamma di mia Nonna, che ho avuto la fortuna di avere vicino per molti anni (tra me e Mamma c’erano 20 anni; 40 tra me e Nonna, 60 fra me e la Bis: quando è mancata avevo 22 anni…).

La Bis era milanese, si chiamava Anna Bresso Grigioni; moglie del mio Bisnonno Arturo (costruttori del quartiere Grigioni a Milano) era rimasta vedova giovanissima e dopo la guerra, quando un bombardamento aereo le aveva disintegrato casa, si era trasferita a Genova da sua figlia.

Nonostante i lustri e lustri passati nella Superba, la Bis continuava a parlare e pensare in meneghino; leggeva il giornale e diceva “C’è stata una rapina in via Assarotti numero vundes“, chiamò per tutta la vita Ambrosiano il Corriere Mercantile e mi chiamava cinciapétta. Amava il viola, la Bis; ricordo i suoi vestiti, che avevano sempre almeno un punto di viola; ricordo i suoi gioielli di ametista, che ora indosso quotidianamente. 
Usava come profumo la Violetta di Parma, ed era golosa di piccole caramelle alla liquerizia al sapore di viola.

 

Per questo io, che proseguo quella sua predilezione, sono contenta quest’anno di vedere le vetrine dei negozi pullulanti accessori e indumenti color viola; perché ogni volta che li compro e li indosso, mi sembra di avere a fianco la mia Bis che mi guarda soddisfatta.

Non c’è Moda che tenga; vestire con determinati colori è per me rispecchiare l’umore della giornata, o “portarmi addosso” ricordi e affetti.  

Certo esistono colori che non indosserei mai, e per i quali provo un’antipatia istintiva; l’arancione, ad esempio. O le tinte “acide” come certi gialli o verdi.
Solo a vederle provo disagio; il motivo non lo so, ma davvero mi vengono i brividi solo a vederle. 

In poche parole: scelgo i colori con l’epidermide e il cuore.

Capita anche a voi?

Beppe: Indubbiamente sì. Mi piacciono molto i colori del bosco; certi marrone, certi verdi, perché mi ricordano mio padre. Indosso con un particolare piacere certi suoi maglioni o giacche, ormai vecchi ma sempre belli. E’ come mi abbracciasse ogni volta.
Invece non riesco a mettere niente di giallo, per pallido che sia. Odio il giallo, ma ne ignoro il motivo.

ZiaPaperina: Verissimo! Io vesto soprattutto di blu, in tutte le sue sfumature. Mi rende serena il blu. Ora che ci penso quasi tutti in famiglia vestiamo di blu (e grigio i maschietti). Odio invece i colori confetto, rosa e azzurro; li trovo leziosi e irritanti. Forse perché li associo a mia cognata che veste sempre così ;oD

Tittieco: Mi piace indossare il colore Bianco con vari accostamenti di nero, marrone, grigio,
blu
…Adoro il bordeaux. Odio il rosa confetto, la mia infanzia è costellata di vestitini rosa, coroncine di panno lenci con roselline rosa, nastri rosa, volants rosa, persino le lenzuola del mio lettino rosaaaaa!

Rosy: Imitando Picasso potrei dire di avere avuto il mio periodo viola. Non riuscivo a indossare altro. Una dottoressa che praticava anche una medicina alternativa (non mi ricordo il genere, forse Moroterapia?) mi disse che questa scelta era dovuta a una mia profonda ricerca spirituale. Penso avesse ragione perché erano gli anni in cui mi interessavo al Buddismo. Il viola mi piace sempre ma, per fortuna, ora indosso anche altri colori.

Boh: mi dispiace molto, io invece adoro l’aragosta (arancio caldo) e non sopporto il viola. Anche perché ehm temo a portarlo.. Mi piace il lilla, ma solo per oggetti, pareti o maglioni e vestiti altrui. Però anche io vesto spesso di blu e mi piace molto! E le tinte acide le lascio volentieri agli altri, davvero non le sopporto. Mi fanno quasi venire il nervoso.

Conchi: I miei colori preferiti sono il nero e il marrone.È stata una torinesa,Carla Bruni, chi ha messo di nuovo di moda il viola questo inverno

Betta: Placida, anche io come Zia Paperina amo il blu, in tutte le sfumature, mi fa sentire in pace, a mio agio, lo metterei dappertutto, e non a caso anche nella cucina e nella stanza da letto della casa in Umbria, è tutto blu, piatti bianco e blu, bicchieri, tovaglie, canovacci, ora ho anche ricamato a punto croce un bordo segnapiani per la mia nuova credenza, nei toni del blu. Direte… che noia che barba che barba che noia, no, non è così, entrare in quelle stanze è un gran piacere ogni volta.

Anna righeblu: Il mio colore preferito è il blu, in quasi tutte le tonalità, ma indosso molto anche il nero…con qualche accessorio colorato… Il colore viola piace molto anche a me, ma solo se è in una tonalità decisa.

Pietro Izzo: ANCHE IO chiamavo la mia bisnonna NONNA BIS! :-))) quanti ricordi!
comunque il mio colore preferito da indossare è il verde salvia / verde muschio / verde oliva. In alternativa, il marrone… In effetti, tendenzialmente sembro sempre uno hobbit o un elfo dei boschi…

Zawa: Da ragazzina vestivo di nero. Poi son passata al viola (ci avevo fatto anche le tende in camera!!).
Poi son passata al grigio. D’inverno adoro i colori del bosco come Beppe. Verdi e Marroni.
D’estate i verdi chiari, i celesti, i rossi scuri. L’arancione non piace nemmeno a me.

Skip: Scelgo i colori a seconda delle stagioni (in base al colore della carnagione o alla tinta dei capelli ;)) e dell’umore. Preferisco tinte più accese in estate, più neutre in inverno. Mi piace il viola nelle sue varie sfumature e quest’anno ho osato !

Marina Minelli: Che bello questo racconto sulla Nonna Bis che amava il viola. Ecco, la mia gatta si chiama Violetta e se avessi avuto una figlia sarebbe stata Viola. Quest’anno vado a nozze con tutto questo viola, in teoria, perché in pratica centellino onde evitare un fastidioso effetto “gregge di pecore”. Ma sono anche una appassionata di blu in tutte le sue sfumature, dal celeste al blu notte. Perché mi sta bene addosso e mi rilassa guardarlo. Blu-azzurro è il mio cassetto degli asciugamani e delle lenzuola, blu sono i piatti (Spode), azzurre le tende. Sarò malata? E nello stesso tempo DETESTO arancione, giallo e marrone. Un’amica esperta di tendenze mi ha rassicurato, l’anno prossimo il viola-mania scemerà un po’, così noi vere appassionate potremo tornare ad indossarlo con serenità.

Silvia: Io sono una amante del rosso.
Ho sempre qualcosa di rosso addosso.
Il mio preferito è un particolare punto di rosso che indosso spessissimo, accessori compresi (scarpe, occhiali, borsetta) … questo punto di rosso è talmente mio che i miei colleghi hanno cominciato a chiamarlo “rosso-mirri” (mirri è il mio cognome)

Noeyalin: Adoro vestirmi di nero, mi fa sentire sicura ed elegante. Da quando ho preso un po’ più di fiducia in me stessa d’estate oso il bianco che risalta bene sulla mia pelle scura. Ma il colore della mia anima ha i toni caldi dei rosso scuro, con sfumature dal rubino alla ciliegia. Odio il rosa confetto, altrimenti da me definito “rosa barbie” che per fortuna mia madre mi ha sempre risparmiato anche quando ero piccola. Mi piace il marrone bruciato, invece, che mi coccola su una giacca di velluto in inverno. Mi piace il turchese, ma lo indosso poco…

« Post precedenti  






PlacidaSignora.com
PageRank


   Placida Klip

              Per aggiungere la Placida Klip al vostro KlipFolio


   Placide visite

   Placidi visitatori nel mondo


   Placido Eclectic

          [Eclectic Site Award]