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Siete pronti con i desideri?

di Placida Signora - 9 Agosto 2008

Chissà se quest’anno riusciremo a vedere le stelle cadenti striare l’italico cielo…

Di solito, quando arriva San Lorenzo puoi star sicuro che sarà nuvolo, pioverà, le città accenderanno le luci come a Natale solo per farti un dispetto, ti addormenterai alle otto di sera, avrai un raffreddore che ti obbligherà a letto o che ci sarà una luccicantissima Luna  a rovinarti lo spettacolo.

Ma cerchiamo di essere logici e raziocinanti umani del Duemila: in fondo, che c’importa delle stelle cadenti?

Innanzitutto gli astrofisici dicono che non sono stelle ma  sciami di Perseidi, meteoritine, banalissimi detriti di roccia, polvere e ghiaccio, celeste rumenta insomma staccata dalla cometa periodica Swift Tuttle e portata in giro per l’Infinito dal vento solare.

Le stelle cadenti poi sono minuscole; sempre gli scienziati affermano con  certezza che la maggioranza di loro non raggiunge il centimetro di diametro; certo la velocità con la quale viaggiano è notevole, si muovono dai 10 ai 60 chilometri al secondo e quando entrano nell’atmosfera, a circa un centinaio di chilometri di altezza, la loro velocità diminuisce e l’attrito fa completamente consumare – bruciandola - la materia di cui sono composte.

E poi quante storie; mica ci sono solo ad agosto, le stelle cadenti.

Praticamente ci piovono in testa quotidianamente: gli studiosi del settore stimano che in un giorno cadano sulla Terra non meno di 400 tonnellate di polveri e granuli interplanetari, e di questi solo una piccola parte può essere osservata perché molti sono troppo piccoli per produrre la scia e molti cadono di mattina.

Ma nelle notti dal ’1 al 5 gennaio possiamo ammirare benissimo le Quadrantidi; dal 21 aprile al 12 maggio le Eta Aquaridi; dal 7  al 30 giugno le Draconidi; dal 15 al 26 aprile le Lyridi; dal 14 al 20 novembre le Leonidi (che sono anche le più grandi e belle); dal 3 al 19 dicembre le Geminidi… 

E invece no, noi dobbiamo per forza guardare le Perseidi, che piombano giù dal 15 luglio al 24 agosto; e perché?

Perché siamo e restiamo romantici pieni di desideri.

Per fortuna.

Perché solo quando arriva il 10 agosto notte di San Lorenzo, si sa, ad ogni stella cadente vista corrisponde un desiderio esaudito personalmente dal Santo finito sulla graticola.

Ci sono quelle color giallo-rossastro, che promettono passioni di ogni tipo, e non tutte salutari; quelle bianche, sensazioni pure e caste; quelle cangianti, portatrici di certezze.

Se farai un nodo al fazzoletto prima di guardarle (ottima la posizione sdraiato su un prato o su una spiaggia o sul tetto di casa, dove vuoi, basta che sia a pancia in su ), ad ogni desiderio corrisponderà pure una vincita al lotto.

Bel colpo, vero?

L’importante sarà non indicare mai col dito la stella che cade, perché di certo non s’avvererà…

Sono anni che non vedo stelle cadenti; capitava nelle estive e lontane notti di San Fruttuoso di Camogli, luci cittadine niente, buio pesto, polpi che si cullavano pigri tra mare e spiaggia e sopra il Monte di Portofino una pioggia incessante di scie luminose piene di promesse.

E poi in campagna, a Margarita, sempre lustri fa; così di colpo, all’improvviso, vedevi lo scuro velluto del cielo ferito da una riga incendiata come la coda d’un fuoco d’artificio ma più misteriosa, e in quell’istante ti rendevi conto che nessuna mano umana avrebbe potuto creare una cosa simile.

Spero proprio di rivederle quest’anno, le stelle cadenti, perché sono piena di desideri.

E voi?

©Mitì Vigliero

Perché è bello non andare in vacanza

di Placida Signora - 27 Luglio 2008

Quest’estate pare che il 75% degli italiani abbia dichiarato di non andare in ferie per motivi vari; lavoro, famiglia, soldi.

Comunque sia, è una buona scelta: chi l’ha detto che uno, d’estate, debba andarsene per forza in vacanza?

Sta scritto da qualche parte? E’ un obbligo sociale?

Durante le ferie non ci si distrae mai veramente: se uno ha grane in ufficio, se le porta mentalmente dietro anche al club Mediterranée, così resta sempre coi musi o ancorato al cellulare per tentare di risolverle da lontano.

Inoltre in vacanza esplodono più facilmente le crisi di coppia a causa di gelosie o semplicemente perché uno voleva andare al mare e l’altro sui monti (a riguardo Serena suggerisce di rivederci questo ;-); indubbiamente in una città deserta vi sono meno tentazioni e di certo è molto meglio litigare liberamente nel proprio salotto o eliminare i dilemmi locativi semplicemente standosene fermi.

E si vabbé in città restano pochi negozi aperti; ma esistono i supermercati, basta fare scorta come gli abitanti della Florida in attesa degli uragani.

Nei luoghi di villeggiatura invece i negozi sono strapieni e perché uno magari appena tornato sudato, sporco, stravolto da spiaggia o scampagnate sui bricchi sognando una doccia, deve farsi una coda di due ore solo per comprare 3 etti di pane? Eh?

Per una donna andare in vacanza nella “seconda casa” vuol dire non riposarsi affatto perché deve cucinare, lavare, stirare, pulire esattamente come fa in città, anzi: di solito le seconde case sono meno organizzate della prima, non c’è la lavapiatti, latita l’aspirapolvere…

Sì certo negli alberghi si sta più comodi, però è anche più facile non trovarsi a proprio agio (stanze rumorose, troppo calde, armadi minuscoli) o sopportare convivenze semi obbligate con persone antipatiche o rompiballe.

Inoltre le ferie sono dannose alla salute.

Tutti i dietologi vi parleranno per ore dell’alimentazione errata e squilibrata cui tutti i vacanzieri si sottopongono, tornando a casa più grassi e con il pancino in disordine.

Anche starsene troppo al sole fa male; favorisce i melanomi, ci si scotta, ci si spela, la pelle s’inaridisce, vengono le rughe; guardatele bene le facce dei sempre abbronzati ultraquarantenni: sembrano di cuoio come quella di un vecchio apache.

Se i costumi da bagno in nylon uniti al sudore, all’acqua di mare e alla sabbia provocano eczemi da contatto, vivere immersi nella natura fra prati e erbe cagiona spessissimo nei metropolitani abituati al cemento congiuntiviti e allergie respiratorie; sorvolo su altre malattie “del gatto” determinate dall’iperattività sessuale favorita dall’incosciente clima vacanziero.

E in mare ci sono le meduse, tra le rocce le vipere, ovunque gli insetti: chi se ne va in ferie su favolose spiagge del centro-sud America, ad esempio, è quasi certo che si becchi la nigrans, una larva schifosa che entra nella pelle e vi cammina lasciando una lunga scia rossa.

Ma anche gli insetti nostrani non scherzano e si sa che essere morsicati da una zanzara a Milano urta psicologicamente meno che esserlo da una rapallina.

Infine non è mica vero che in vacanza ci si rilassa e riposa, anzi; la smania del divertimento a tutti i costi costringe a spostamenti massacranti e orari incredibili per vedere tutto o sfruttare ogni luogo ludico a disposizione, col risultato che uno torna in città a lavorare più stanco e nevrotico di prima. 

E  ora impariamo a memoria questo post, cercando di autoconvincerci che quelle code chilometriche d’auto che intasano le autostrade in questi giorni sono solo ologrammi, mentre noi facciamo benissimo a passare le ferie in città.

Sigh. 

©Mitì Vigliero 

L’estate più bella

di Placida Signora - 25 Luglio 2008

All’improvviso stamane ho sentito nell’aria un profumo misto di crema abbronzante e sassi caldi; un miraggio olfattivo, indubbiamente, visto che sono inchiodata in città per tutta l’estate.

Però, grazie all’effetto proustiano delle madeleinette, mi sono trovata catapultata all’improvviso in una Rapallo del 1972.

15 anni, una Truppa di amici inseparabili, con età variabili dai 13 ai 20 anni; vita di mare vera dalle 9,00 del mattino alle 23.00 - quando scattava il coprifuoco, e bisognava a quell’ora già essere a casa- zompando da un Primero (i battelli che facevano rotta Rapallo-Santa Margherita- Portofino- San Fruttuoso e ritorno) a un gommone a un gozzo a una barca vela; avevamo la cabina a San Fruttuoso, e lì era il punto di ritrovo della Truppa munita di barche e barchini di varie dimensioni con le quali scorrazzavamo fra i Bagni Fiore di Paraggi, i Covo, i Miramare e gli Helios di Santa, gli Excelsior di Rapallo…Insomma, tutti gli stabilimenti balneari dove si trovavano le cabine dei numerosi componenti della suddetta Truppa; ricordo ancora gli sguardi tra il terrorizzato e il divertito delle madri, quando ci vedevano piombare all’arrambaggio…Sembravamo veramente dei pirati, spettinati, abbronzatissimi, vestiti solo di costumi/magliette sbrindellate/ciabattine di gomma: chi se ne fregava della moda? Eravamo gente di mare!

Quell’estate mi è rimasta fortemente impressa perché eravamo tutti particolarmente felici e assolutamente spensierati; nessuno di noi aveva esami a settembre o grane familiari; stavano tutti bene di salute, piccoli e grandi; giornate sempre splendide e nottate (per noi le notti iniziavano alle 20 e finivano, come ho detto, rigorosamente alle 23) trascorse fra falò sulla spiaggia, picnic a Nozarego, feste in casa dell’uno o dell’altro (memorabili i Crêpes Improbabel (sic) Party: centinatia di crêpes da riempire con qualunque cosa di commestibile, spesso con abbinamenti improbabili, appunto)…

E una colonna sonora che da stamane mi risuona in testa, assorbita assieme al profumo di crema abbronzante di sassi caldi:  Popcorn degli Hot Butter

E la vostra estate più bella, qual è?

Noia

di Placida Signora - 12 Luglio 2008

Forse sarà questo tempo umido, appiccicoso e bigio; forse il galòp che mi sfianca; forse semplicemente che oggi ho il berrettino inverso, fatto sta che gran parte delle cose che mi circondano mi dà noia.

Mi dà noia notare in ogni campo l’assoluta latitanza del buon gusto e della buona educazione.

Mi dà noia l’assenza generale di rispetto nei confronti degli altri; il parlare sempre solo di diritti e mai di doveri, il giudicare la libertà e la democrazia strumenti del tutto personali, utili solo per poter fare gli affaracci propri e averne un tornaconto. 

Mi dà noia la carenza di professionalità e serietà in qualunque mestiere, sostituite da pressapochismo e superficialità.

Mi dà noia l’arroganza spacciata per cultura, la furbizia per debolezza,  la spudoratezza per sincerità, l’odio per giustizia. 

Mi dà noia l’apparenza prediletta alla sostanza, l’urlo al posto del dialogo, la violenza e l’insulto usati come ragionamento.  

Mi dà noia l’agire prima di riflettere, il pontificare senza conoscere, il leggere senza capire, il giudicare senza sapere. 

Mi dà noia il trionfo del banale e del vuoto in ogni ambito, la mancanza di approfondimento e attenzione in ogni azione.

Mi dà noia la sempre più diffusa apologia del cialtronismo; il disprezzo per la fatica altrui e la conseguente poca voglia di sudare e applicarsi prima di arrivare. 

Mi dà noia il veder manipolare le menti, inculcando il desiderio continuo e collettivo di essere trendy, di possedere, indossare, mangiare, dire, fare esclusivamente cose “alla moda”; atteggiamenti livellanti che impediscono ogni originalità di idee e crescita di personalità.

Mi dà noia anche provare noia per tutte queste cose; è segno di poca integrazione e allineamento.

Fa sentire soli.

Ma forse sentirsi poco integrati e allineati oggi - in questo mondo sbarellato - è solo una fortuna.

E speriamo che domani torni il sole.  

Placida Nova

di Placida Signora - 10 Luglio 2008

Stamane, mentre  dalle 7,30 ero alle prese col trasloco n° 7 e 2 addetti alla rumenta differenziata che disintegravano a martellate i mobili della cucina e un paio di vecchi armadi stagionali e 2 idraulici + 2 muratori che sfasciavano il bagno della casa di mamma causa improvviso guasto condominiale (”Se non le spiace spacchiamo qui, tanto il nuovo proprietario butterà tutto all’aria…”) e 1 Direttrice dei lavori di ristrutturazione (di chi e cosa mica ho ancora capito, ma non indago) + 1 vicina ottuagenaria che mi conosce da 30 anni e non faceva che vagolare per le stanze vuote declamando ”Ma che tristezza tutto questo vuoto, ma perché non ci sei venuta a vivere tu, ma come mi dispiace che non ci sia più nessuno di voi, ma dove li hai messi tutti i mobili, ecc ecc ecc), stamattina dicevo mi ha telefonato Enrica per dirmi che sull’inserto del 24 Ore di oggi, Nova, c’era un articolo che mi citava.

E l’articolo è bello; e che sia bello non mi stupisce, visto che l’ha scritto Luca De Biase (che bacio).

Racconta di “giochi” piccini e lievi, quelli “da spiaggia” da fare “in compilazione collettiva” fra amici; e cita il test del Quanto sei rimasto bambino, quello che abbiamo fatto insieme pochi giorni fa.

Luca scrive:
“Non c’è ovviamente nulla di infantile nel fenomeno storicamente fondamentale dell’homo ludens (il link è mio, NdPlà) studiato pioneristicamente da Johan Huizinga. Anzi. Il gioco è, per Huizinga, un vero e proprio generatore di cultura.”

Ed è proprio per questo che qui spesso io “gioco” con voi; perché ascoltare ciò che vedete nelle nuvole, o le vostre spiegazioni di un’immagine, o i vostri sogni, le vostre fantasie, altro non è che un arricchimento collettivo di sensibilità, sorriso e poesia

Lo dico sempre che la parte più bella dei post di questo blog è nei commenti; per questo motivo spesso li riporto nel testo principale: sono preziosi.

E sono felice, perché non è mica da tutti avere dei lettori speciali come voi, di cui sono estremamente fiera

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