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Giorno della Memoria: Signora Germania, di Giovannino Guareschi

di Placida Signora - 27 gennaio 2012

Per questa giornata riporto un piccolo brano tratto dal meraviglioso Diario Clandestino di Giovannino Guareschi.

Baracca 18 del Lager di Beniaminowo, 1944

Signora Germania, tu mi hai messo fra i reticolati, e fai la guardia perché io non esca.
E’ inutile, signora Germania: io non esco, ma entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi.
E questo è niente ancora, signora Germania: perché entra anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti.
Signora Germania, tu frughi nel mio sacco e rovisti fra i trucioli del mio pagliericcio. E’ inutile, signora Germania: tu non puoi trovare niente, e invece sono lì nascosti documenti d’importanza essenziale. La pianta della mia casa, mille immagini del mio passato, il progetto del mio avvenire.
E questo è ancora niente, signora Germania. Perché c’è anche una grande carta topografica al 25.000 nel quale è segnato, con estrema precisione, il punto in cui potrò ritrovare la fede nella giustizia divina.
Signora Germania, tu ti inquieti con me, ma è inutile. Perché il giorno in cui, presa dall’ira, farai baccano con qualcuna delle tue mille macchine e mi distenderai sulla terra, vedrai che dal mio corpo immobile si alzerà un altro me stesso, più bello del primo. E non potrai mettergli un piastrino al collo perché volerà via, oltre il reticolato, e chi s’è visto s’è visto.
L’uomo è fatto così, signora Germania: di fuori è una faccenda molto facile da comandare, ma dentro ce n’è un altro e lo comanda soltanto il Padre Eterno.
E questa è la fregatura per te, signora Germania.

(Giovannino Guareschi, Diario Clandestino, Rizzoli, pp.45-46)

Pillole di “Stupidario della Maturità”: I Promessi Sposi

di Placida Signora - 26 gennaio 2012

VOLGARI MINACCE
Fra Cristoforo alzò il dito e don Rodrigo capì subito.

DESTINO
Se Renzo non fosse stato bravo, sarebbe diventato un Bravo

L’INTRUSO
Don Rodrigo, svegliatosi dopo una notte di incubi, trovò nel suo letto un sozzo bubbone livido e paonazzo.

VU’ CUMPRA’?
Fra Galdino bussava di porta in porta per vendere noci.

IL MANIACO FLUVIALE I
Renzo Tramaglino attraversò l’Adige
Renzo arrivò al Ticino
Finalmente giunse al Po

IL MANIACO FLUVIALE II
Domanda: “Chi fece attraversare l’Adda a Renzo?”
Risposta: “Caronte”

DOPO, NO
Fra Cristoforo, prima di diventare prete, era figlio di un mercante

DEVOTA PREGHIERA
Lucia, la notte dell’Innominato, stette sveglia imprecando la Madonna di salvarla

GEOGRAFICAMENTE PARLANDO
Pescarenico è un paesino vicino a Recco

SOSPETTO
E chi ci dice che Lucia non avesse fatto la scema con don Rodrigo?

SCANDALO
Perpetua era la convivente di don Abbondio

CAVOLI A MERENDA
I commensali stavano parlando della carestia e a questo proposito Attilio disse che lui avrebbe picchiato un ambasciatore che gli avesse portato una cattiva notiza.

LE PORTE DEL ‘600
Renzo entrò a Milano attraverso Porta Garibaldi

PERCORSO ACCIDENTATO
Renzo, prima di ritrovare Lucia, dovrà superare molte traversine

IN CARROZZA!
Lucia raggiunse Monza in treno

L’EVOLUTA
Allora Gertrude telefonò ad Egidio

LATINUS GROSSUS
Fra Cristoforo, rispondendo a fra Fazio che gli contestava le donne in convento, disse “omnia munda mundis”, ossia “ogni mondo è mondo” e così fra Fazio rimase senza parole

VOLEVA FARE GOAL
Però il matrimonio a sorpresa va a monte grazie all’intervento di don Abbondio su Lucia

IPSE DIXIT
Gertrude, in sintesi, è una poco di buono

MUTAZIONI GENETICHE
In origine, fra Cristoforo era un uomo normalissimo

QUESTIONE DI ORMONI
Perpetua era una donna che, a confronto di don Abbondio, era tutto il contrario

LA SERAFICA
La Lucia manzoniana è il simbolo della fede; crede ciecamente nella Provvidenza e non va mai fuori dalla grazia di Dio

OVVIO
L’avvocato Azzeccagarbugli si chiamava così perché faceva solo garbugli, ossia incasinava le cose.

LA PRUDENTE
Perpetua a me non è che mi sia molto simpatica, ma anche perché non la conosco e quindi una persona per giudicarla bisogna conoscerla bene.

© Mitì Vigliero, da Lo Stupidario della Maturità, Rizzoli.

“Casa” e “Casa Mia”: riflessioni dedicate a chi ha bisogno di Radici

di Placida Signora - 3 gennaio 2012

Io sono nata a Torino, i miei abitavano in via Colli.

E poi sono stata a Verona, a Mondovì (ma ero troppo piccola per ricordarle) e poi di nuovo a Torino, in due case diverse (Corso Dante e via Canova) sino alla mia laurea.

E poi mi sono trasferita a Genova, dove ho cambiato anche qui tre case e tre zone.

Unica casa “fissa” della mia vita, quella avìta, a Margarita; ma per me, pur amandola tanto, è sempre stata casa di vacanza, non di stabilità.

Sino a qualche anno fa provavo una sorta di “destabilizzamento“; cercavo di capire a quale Casa e Città appartenessi veramente.

E soprattutto, dov’erano le mie radici.

Non tutti sentono il bisogno di radici lunghe, solide, ben piantate in una Terra-Casa amata che si sente “propria”.

Io sì.

E credo di non essere la sola, visto che sono tante le persone che, dopo essersi trasferite altrove dal luogo di nascita e averci vissuto anni e anni, ad un certo punto della loro vita tornano a Casa.

Oppure scelgono un’altra terra e un’altra Casa, in un luogo che hanno sognato per sempre e che istintivamente sentivano loro.

Ebbene, io ora so e sento che Casa Mia non è quella in cui sono nata e pur sono stata bene; dove sono cresciuta fisicamente, formata caratterialmente e culturalmente.

Ma ora so che la vera Casa Mia è questa, in cui ora vivo vicino a chi amo e conto di viverci per sempre.

Casa di cielo e di muri, Genova Castelletto, dalle strade in salita e lo sguardo che domina monte e mare.

Qui le mie radici tardive hanno ben attecchito; forse perché era già terra di famiglia, qui c’erano i nonni (anche se uno solo di loro era genovese, gli altri di razza SaleLanghe e Milano).

Forse perché è una Terra che mi somiglia, che bada assai poco alle apparenze esterne e molto alle concretezze interne.

Non so di preciso il perché: so solo che sono felice così.

E voi a cosa pensate quando dite “Casa mia”?

©Mitì Vigliero

L’Aggettivo per l’Anno che Vorrei e i Miei Auguri per Voi

di Placida Signora - 30 dicembre 2011

L’ANNO NUOVO

 Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
(Gianni Rodari)

Alla faccia di quelli che considerano il 2012 anno funesto non solo perché bisesto, ma anche apocalittico per colpa dei Maya, ricordo che si tratta solo di un numero convenzionale.

Infatti per il Calendario Armeno l’anno che arriva sarà il 1461, per il Calendario Berbero  il 2962; invece il Calendario Bizantino segna il 7520.

Il Calendario Buddhista aspetta il 2556, il Calendario Cinese il 4708, il Calendario Copto il 1728 e il Calendario Ebraico il 5771.

In compenso il Calendario Etiopico festeggerà il 2004, il Calendario Induista il 2067 (Vikram Samvat), il 1934 (Shaka Samvat) e il 5113 (Kali Yuga).

Infine il Calendario Islamico attende il 1433 e il Calendario Persiano il 1390.

Per noi che seguiamo il Calendario Gregoriano arriva sì il 2012, ma se lo calcoliamo dall’ Ab Urbe condita sarà il 2765.

Qualunque numero sia,  l’anno che sta finendo a me è volato fra le mani; fra impegni pressanti, nuove responsabilità, nuovi incarichi, dolori, rinascite, galòp di vari tipi, non mi sono quasi accorta del suo scorrere.

Quest’anno come non mai ho perso la nozione del tempo; l’ho vissuto in apnea, di corsa, senza tirare il fiato mai.

E nelle interviste tipiche di questo periodo, in cui colleghi m’interpellano per commenti, battute e speranze sull’Anno Nuovo, m’è rimasta impressa una delle prime domande che mi son state poste: “ Un aggettivo per definire il 2012 che vorrebbe 

Ho risposto, di getto e di cuore: Salutare.

Sì. Vorrei un 2012 salutare in ogni senso, fisico e metaforico: un anno salubre per tutti e tutto.

Un anno tutto volto al “riordinare”, al “ricostruire”, al “riequilibrare”, al “ritrovare” finalmente – e in ogni cosa – quella stabilità che dona sicurezza e serenità.

Un anno da vivere godendo delle piccole cose, possibilmente privo di frastuoni e rulli di tamburi.

Un anno senza titoloni sui giornali, senza grida, senza rabbie, senza patemi, senza affanni.

Un anno dolce e lieve, gradevole come il fuoco del caminetto, affettuoso come un abbraccio.

Ora cliccate QUI e Buon Anno, Tesorimiei.

Mitì

I miei Auguri per Voi: Natale 2011

di Placida Signora - 24 dicembre 2011

 

Tant crie l’on Noël, qu’il vient. Ed è arrivato.

Grazie a Internet siamo tutti vicini; come se le nostre case qui fossero una sola, con tante stanze e tanti alberi, tanti volti, tanto affetto.

Abbraccio voi, lettori e Amici di questo blog e dei Placidi Tumblr, FriendFeed e  Twitter.

Vi stringo forte forte tutti insieme e vi lascio i miei Auguri

QUI

Un bacio a Tutti dalla vostra

Mitì

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