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Crescere sul tapis roulant

di Placida Signora - 8 Luglio 2008

Domenica ero particolarmente in tilt causa esaurimento da galòp.

E quando crollo per la stanchezza, cerco di fare il meno possibile: soprattutto pensare.

Ma dato che ferma non so stare, alla ricerca di un relax che coccoli le mie superstiti celluline grigie (chi indovina la citazione?), mi dedico ugualmente alla ricerca di cose carine da collezionare, appiccicandole sul tumblr o nei miei privati appunti-archivio, esattamente come facevo con frasi e versi di poesie e canzoni, foto belle o solo buffe sui diari del liceo.

Così per caso, giochicchiando con Google, ho trovato un test carino: Quanto sei rimasto bambino ? (Per la cronaca, io al 56%)

Ho notato che la mia piccola segnalazione ha avuto subito un successo inaspettato.

E questo, nonostante il tilt da galòp, mi ha fatto riflettere.

Ho pensato che in questo preciso periodo storico, il ricordare in qualche modo l’infanzia che abbiamo vissuto sia per tutti noi, qualunque sia l’età che abbiamo ora, uno dei pochi punti fermi della nostra vita. 

Allora avevamo certezze ferree.
La Mamma è mi vuole bene e il Pediatra invece no, visto che mi fa le iniezioni; giocare è cosa buona e giusta mentre riordinare i giocattoli è una palla infinita; Natale è meraviglioso, andare a trovare la vecchia Zia è uguale a riordinare i giocattoli; la pizza è buona invece gli spinaci bolliti fanno schifo (ehm…veramente io resto tutt’ora di questa opinione…;-))

Avevamo anche idee chiarissime sul nostro futuro; dichiaravamo solenni la nostra futura professione “Io da grande farò…”

Trascorrevamo le giornate immersi nelle sicurezze: casa, genitori, nonni, maestri, vacanze, amici.

Erano lì, presenti, sempre. Stabili, come l’arredo della nostra cameretta.

Per noi allora il Bianco era bianco e il Nero era nero: e tutta la nostra esistenza era scandita da cose bianche e cose nere.

Certe cose erano decisamente Male, altre erano decisamente Bene.

Alcune erano concepibili e normali; altre assurde e incredibili solo a pensarci 

Avevamo attorno realtà nette, definite, precise, limpide e chiare.

E poi siamo cresciuti.

E con noi, attorno a noi è cresciuto il Mondo, evolvendosi, cambiando, mutando e trasformandosi con velocità e “rivoluzioni interne” a volte (e qui mi riferisco a generazioni almeno 2 volte più giovani della mia) esagerate in eccedenza rispetto alle nostre crescite e “rivoluzioni” private.

E’ come camminare su un tapis-roulant che all’improvviso si metta ad andare a una velocità superiore a quella delle nostre gambe; non riconosciamo più il paesaggio attorno, che ci passa accanto velocissimo; ne perdiamo dei pezzi, insieme all’orientamento; cerchiamo di tenere il passo, aumentiamo l’andatura, ma spesso temiamo d’inciampare, non trovando sicurezza e appigli cui tenersi saldi.

Perdendo l’Equilibrio, insomma.

Che sia proprio lui la cosa che, qualunque sia l’età che ora abbiamo, di questi tempi ci manca di più della nostra infanzia? 

Chissà…

(PS. Come spesso accade su questo blog, la parte più interessante, intelligente e bella si trova nei suoi commenti )

Osservazioni bucoliche e ornitologiche

di Placida Signora - 27 Giugno 2008

Nei commenti qui sotto mi chiedete se, visto che sto facendo un trasloco, io vada a vivere a Roma.
La risposta è no; vicino a Roma, in un ridente paesino campestre, c’è la casa del ‘me maju (marito, per i foresti): casa che usiamo solo come rilassante luogo di villeggiatura. Rilassante anche perché qui non funzionano i cellulari, la connessione del pc va a pedali e quindi si è completamente tagliati fuori dal mondo.

Essa casa si trova non nel ridente paesino, comoda quindi per negozi e vita quotidiana, ma  adagiata in mezzo ad ubertosi campi dove corrono liberi cavalli e pascolano pecore e mucche; ergo, nell’aere puro volano miriadi di vespe, mosche, tafani, calabroni, zanzare, tutte bestiacce schifose le quali, essendo io gravemente allergica alle loro pizzicate, attentano in ogni momento alla mia vita.
Nella casa immersa nel verde ci sono anche i ragni; qualcuno dice che portan fortuna, ma a me rovinano solo la cena .

Per rendere più poetica et ecologica la vita in una casa di campagna, i Numi della Bucolicità favoriscono l’uso di candele e lampade a petrolio; infatti manca la luce elettrica in continuazione, possibilmente quando mi trovo carica di masserizie a metà della pericolosissima scala a chiocciola che unisce i 3 piani della suddetta casa, o quando la lavatrice è a metà programma.
I motivi per cui manca sono i più fantasiosi:
- C’è un temporale (in questi giorni ci sono 36° e di fulmini manco l’ombra)
- Il cognato che abita a fianco sta innaffiando il giardino (e quindi la pompa dell’acqua fa saltare la luce)
- L’innaffiatura del giardino unita all’apertura del cancello elettrico (pompa + motorino) crea le tenebre
- I pannelli solari (che copron metà casa) sono invidiosi dei pali della luce che funzionano meglio di loro, e quindi creano sabotaggi.
- I Numi della Bucolicità amano il buio.

Anche l’acqua corrente vive in piena anarchia, scomparendo all’improvviso possibilmente quando sono sotto la doccia, coperta di bagno schiuma e shampoo e sto per risciacquarmi.
I motivi per cui latita sono da ricercarsi in:
- Il cognato che sta annaffiando i campi.
- La lavatrice che centrifuga.
- La pompa del pozzo che è entrata in sciopero.
- I Numi della Bucolicità che prediligon gli umani sporchi e spuzzolenti come capre.

Di notte invece si dorme bene, nel silenzio più assoluto; e andando in questi giorni a nanna intorno all’una di notte (i mobili si spostano e svuotano meglio col fresco della sera), una spererebbe di poter riposare le stanche membra almeno sino alle 9 del mattino.

E invece alle 5, con la prima luce dell’Aurora, attacca il gallo.
Gallo che avrebbe bisogno di qualche lezione di canto.
Infatti parte deciso con in CHICCHIRIC perfetto, m ogni volta termina con una sorta di rantolo impressionante; il risultato è un potentissimo CHICCHIRICGREEEEAAAARGH ripetuto almeno una ventina di volte, perché è un gallo ligio al dovere e vuole esercitarsi sino a quando non impara.

Il suo verso dà il là a tutta la fauna pennuta dei dintorni, che si risveglia trulla e inizia a cinguettare.
Oddio, cinguettare…A Genova gli uccelli fanno cip cip, e i pappagalli una sorta di ghegheghé .

Qui, dove la specie ornitologica è infinita (è un parco naturale: ci sono rondini, tortore, colombe, cornacchie, upupe, picchi, gruccioni, merli, falchetti, pettirossi ecc), e dormendo noi con le finestre aperte causa la temperatura amazzonica di questi giorni, scopriamo ogni mattina “cinguettamenti” che hanno ben poco di naturale e di cui ignoriamo l’uccello di provenienza.

Ad esempio.
Alle 5,01 una probabile ventina di bipedi pennuti emettono un fortissimo suono identico a quello di un cacciavite picchiato ritmicamente su una tazza di porcellana: DING DING DING DING…
Subito dopo, altri iniziano a fare l’identico verso di una bottiglia d’acqua gasata col tappo chiuso male: GGGGSSSSHHHHGGGGSSSSSSHHHHH…
Poi ci sono quelli che si credono mitragliatrici: TARA’TARA’TARA’…
Quelli d’origine partenopea: UE’UE’UE’UE’ (ogni volta m’aspetto un “guaglio’!” subito dopo, o l’attacco d’una tarantella), e quelli che vorrebbero essere serpenti: SSSSSSSSSSSSSSSH, SSSSSSSSSSSSSSSSSSH…

Va bé. Dopo avervi dimostrato che sono ancora (più o meno) viva, vi mando un bacio al galòp e torno a camallare, canticchiando Viva la campagna

 

Giornate un po’ così

di Placida Signora - 18 Giugno 2008

Càpitano, inevitabilmente.
Come quella di oggi, in cui si sommano problemi e ricordi.
Sarebbe stato il suo compleanno, oggi.
E immersa come sono in quella casa, lo sento ancora di più.
E’ inutile: passano gli anni, ma il vuoto c’è sempre.
Qualche volta è nascosto, sopito, tranquillo.
Ma poi basta appunto una foto, un oggetto, una data, e ci si riprecipita dentro.
E oggi avrò anche un impegno difficile, che affronto ogni volta con poca serenità.
Càpitano inevitabilmente giornate un po’ così; con meno emotività, fifa, memoria, stanchezza, galòp, ansie, pensieri, si vivrebbero meglio.
Lo so.
Però càpitano.
E basta.
Tesorimiei, oggi vi chiedo solo, per favore, pensieri positivi.
E passerà anche ’sta nuttata.
Come sempre.
    

   

Vorrei essere Mary Poppins

di Placida Signora - 14 Giugno 2008

Stanotte ho sognato d’esser Mary Poppins.

Con un mio cenno della testa decine e decine di piatti, piattini, tazze e bicchieri si fasciavano da soli nella carta velina, sistemandosi poi ordinatamente in decine di scatole.

Schioccavo le dita e pentole, padelle, teglie, posate, mestoli, ciotole e taglieri s’avvolgevano diligentemente in fogli di giornale, adagiandosi lieti nelle casse.

Fischiettavo un poco e tendine, tende e tendoni si staccavano dalle mantovane, e dopo aver volteggiato leggiadre poer l’aere si piegavano impilandosi le une sugli altri.

Così le coperte, i copriletti, i plaid; e gli asciugamani, le lenzuola, le federe e le tovaglie si dividevano da sole in “ancora belle e usabili” e “questi ormai son stracci”.

E con un semplice battito di mani, tutte le scatole e le casse si sollevavano da sole andandosi infine a posare ordinate una sull’altra, in attesa d’esser portate via…

Tutto questo in nemmeno 5 minuti.

Poi mi sono svegliata e sono andata a prendermi un voltaren per cercare di calmare i dolori alla schiena.

E voi, quale personaggio delle fiabe, dei fumetti o dei romanzi vorreste essere, e perché?

Beppe: Aladino col tappeto volante, per poter muovermi nei week end evitando il traffico volando, e col tappeto carico delle cose da portare nella casa al mare. Potrei farti anche i traslochi, così ;)

Clarita: anch’io vorrei essere Mary Poppins!!! E’ il mio personaggio preferito!!! Avrò visto quel film una ventina di volte e quasi ogni estate me lo rivedo!!! A me piace Mary x il suo ottimismo, la sua semplicità e la sua velocità nel mettere tutto apposto :)))

MaxG: L’Uomo Invisibile, ma non per sempre, solo ogni tanto, per poter nascondermi dai rompiballe.

John: Superman così potrei volare dove voglio quando voglio.

Marea di Luce: in questo momento vorrei essere un qualsiasi personaggio in grado di teletrasportarsi. Devo uscire per delle commissioni e diluvia che sembra di esser sotto il Niagara
:(

Zazie: Zazie di “Zazie dans le metro”, ovviamente ;-).

Rosy: Mi intriga Peter Pan; ma quando faccio il minestrone in dose industriale per tutta la famiglia, mi sento molto Maga Magò.

Krishel: Samantha di “Mia moglie è una strega”. Così il lavori di casa li sbrigo in due secondi, posso essere dove voglio quando voglio senza starmi a preoccupare di bus, treni, alberghi e via dicendo. E potrei aiutare di più, stando vicino fisicamente alle persone che amo e che sono lontane.

Luca: non credo esista un controeroe verso il ministero delle finanze vero?

Paolo: Nonostante il mio sesso rigorosamente maschile e la mia veneranda età, vorrei essere Pippi Calzelunghe.

Bibina: la signora in giallo, per scoprire tutti i misteri della tranquilla provincia..e poi è una scrittrice famosa

Marguerited: vorrei diventare Paperina per avere un bel paio di scarpette come le sue e soprattutto per come riesce a far rigare dritto (qualche volta) il Sig. Paperino.

Alianorah: Io sono già un personaggio dei fumetti e anche il mio alias, Alianorah, lo è. Sono a posto così, si fa per dire.

Guido: Io sono, a volte, un supereroe. Sono Fluo, Super Fluo (Superfluo, per gli amici).

Tittieco: LA PANTERA ROSA per far divertire grandi e piccoli con l’umorismo fuori dalla logica, poi perchè mi piace da impazzire il tema musicale: daran daran daran daran

Odiamore: Jessica Rabbit… ma come, perché?! Perché è sposata con Roger, donna fortunata ;)

Caravaggio: vorrei anche io merry poppins e x copiarti meglio,non ho preso il voltaren ma l’aulin x tutta un dolore e poi dimmi che non sono solidale! buona domenica invocando merry poppis!

Skip: io vorrei essere un drago buono delle fiabe,che dall’alto osserva con ironia le umane vicende
ma mi piace anche eta beta che viaggia nel tempo e nello spazio…

La generazione dei ricordi in bianco e nero

di Placida Signora - 10 Giugno 2008

Durante lo splendido lunedì, trascorso ad allenare l’anima - essì lo so, non è che faccia altro di diverso in questo periodo…Ancora un mesetto di pazienza e poi la smetto. Spero.

Dicevo che durante lo splendido ecc. mi sono arrivate tante belle, dolcissime mail che mi rimproveravano affettuosamente di non parlare mai di me, della mia famiglia, della mia vita in questo blog.

Veramente io di me non parlo quasi mai anche fuori da qui. 

Ma visto il periodo che sto vivendo, dove per forza vengo bombardata da ricordi lontanissimi (concretamente bombardata: oggi da un soppalco m’è caduta sulla testa una scatolona zeppa di vecchie foto)…Insomma, vabbé, farò un’eccezione.
Però ve la siete voluta eh? ;-)

Allora.

Questi due bei giovini sono il mio papà, Filippo, e la mia mamma, Anna (1956)

Il 5 luglio di un anno dopo, sono arrivata io; leggiadra virgulta già incline ai bagordi mondani ( Natale ‘57; notare il fiocchetto sulla testa)

Vivevo felice e serena e soprattutto figlia unica fra Torino e Rapallo;  qui sono in giardino a Rapallo, a 1 anno con Mamma, Cherry il barboncino e Zio Dedi, Amedeo, fratello di mamma: 10 anni meno di lei, 10 più di me.
Dei protagonisti di questa foto, sono rimasta solo io…

Poi un bel giorno del 1960, i miei hanno deciso di darmi un fratellino.
Guido.
Bellissimo.
Dolce e tenerissimo.

Siamo molto legati, noi due.
E dato che abbiamo sempre abitato in case molto grandi, allora l’aiutavo ad attraversarle (ora è lui che ricambia, non con le case ma con l’auto in città: mai preso la patente, io…)

E come tutti i bimbi della nostra epoca, potevamo stare alzati la sera solo in occasioni speciali.
Ad esempio la Notte di Natale - come questa del ‘64 - autorizzati ad aspettare svegli l’arrivo di Gesù Bambino.

E poi…

E poi domani, anzi, vista l’ora, oggi mi devo svegliare prestissimo causa il trasloco numero 1 (casa là - casa qua; ad esempio, quella poltroncina dell’ultima foto ha già un posto qui che l’aspetta); e lo zzzii zzziii dello scanner mi concilia il sonno.
Continuerò a caricarle le foto, se proprio vorrete…

Ma vi chiedo…Trovate qualcosa di tanto diverso tra queste immagini e quelle vostre, di voi, che appartenete alla mia generazione?
Noi, che abbiamo i ricordi in bianco e nero.
In fondo, non siamo un po’ tutti fratelli?
 

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