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Onomastici: 10 agosto, Lorenzo

di Placida Signora - 10 agosto 2010

Lorenzo (e Lorenza) è un nome che deriva dal latino e significa “originario della città di Laurento“, città del Lazio che doveva il nome all’abbondanza di allori che vi crescevano.

Suoi diminutivi sono RenzoEnzo.
All’estero è diffuso nelle forme  Laurence (Francia), LawrenceLarry (Inghilterra), LorenzLenz (Germania), Lars (Svezia)
Loris un po’ ovunque.

L’onomastico è oggi, 10 agosto, notte di scintillanti e infuocate stelle cadenti  che ricordano San Lorenzo martire arrostito sulla graticola; al suo carnefice, l’imperatore Valeriano che assisteva al supplizio, Lorenzo – dotato di sorprendente humour noir – prima di morire disse:
Da questa parte sono arrostito; girami dall’altra e poi mangiami”.

San Lorenzo è il protettore dei rosticceri (ovviamente), dei cuochi, pompierivetraibibliotecari, librai.

Viene invocato contro gli incendi e il mal di schiena.

Il suo colore portafortuna è il verde, la pietra lo smeraldo e il metallo ilmercurio.  

© Mitì Vigliero

Perché si Dice: Avere il Magone

di Placida Signora - 27 luglio 2010

Il magone è quella sensazione di stretta alla gola data da un dolore, dalla malinconia o da qualunque cosa provochi tristezza.

Qualcuno, anzi, diciamo pure quasi tutti i vocabolari d’italiano, senza dare spiegazioni, lo fan derivare dal tedesco magen, stomaco, ventriglio.
E il Cortellazzo-Zolli indica, come periodo di diffusione della parola, il XV secolo.

Ma  le origini pare siano molto, molto più antiche e prettamente genovesi.

Era il 205 a.C., e imperversava la Seconda Guerra Punica, romani contro cartaginesi.

Genova era una fedele alleata di Roma; invece quasi tutti gli altri popoli liguri tifavano Cartagine.

Federico Mario Boero, signore delle vernici e scrittore appassionato di storia, nel suo Genova, genovesi e foresti – da Giano a Colombo (ed. Stringa, 1983), così descrive brevemente quel periodo

Da tre lustri c’è in Italia Annibale: è arrivato quasi in inverno, valicando le Alpi con gli elefanti. Ha incontrato i romani alla Trebbia e li ha riempiti di botte; ha proseguito e li ha riempiti ancora di botte al Trasimeno; è sceso e li ha nuovamente riempiti di botte a Canne. Per anni ha vissuto con il suo esercito nel meridione, ed è il terrore di Roma. Quando le cose cominciano ad andare un po’ meglio per i romani, chiama in aiuto il fratello Asdrubale il quale si precipita in Italia: ma i romani distruggono il suo esercito al Metauro e mandano la sua testa ad Annibale perché sappia

E qui salta fuori Magone, il fratello più piccolo di Asdrubale e Annibale.

Per aiutare quest’ultimo, partendo dalle Baleari - come narra Tito Livio - piomba all‘improvviso con più di 30 navi rostrate e un numero imprecisato di navi da carico su Genova, sbarcandole addosso 12.000 fanti e 2.000 cavalieri.

Fu una rovina; la città venne messa a ferro e fuoco, praticamente distrutta.

Rase completamente al suolo le mura, incendiate le case, le navi, gli orti.

Saccheggiata ogni ricchezza, che Magone portò trionfante nell’oppidum di Savona, sua alleata.

L’inaudita violenza dell’attacco e le spaventose perdite di vite, case e beni, segnarono talmente in profondo l’animo e la memoria dei genovesi che da allora ogni sensazione d’ansia, paura, travaglio, patema e sofferenza venne espressa col modo di dire avéi o magon (pron: u magùn), in perenne ricordo dell’artefice del primo dei tanti momenti brutti  che Genova, nella sua lunga storia, purtroppo sarà destinata a vivere.

©Mitì Vigliero

E voi, in dialetto o no, avete altri modi di dire che esprimano il magone?

(QUI i commenti su FriendFeed)

Onomastici: 26 luglio, Anna.

di Placida Signora - 26 luglio 2010


E’ un nome che amo moltissimo, perché era quello di mia madre; così come amo questo meraviglioso dipinto di Leonardo da Vinci (insieme a questo disegno): Anna che tiene seduta in braccio la figlia Maria che a sua volta stringe suo figlio.

Un’immagine speciale del rapporto che unisce le madri alle figlie; figlie che, per le mamme, il più delle volte  restano le loro “bambine” per sempre, qualunque sia il loro destino da adulte e anche se diventeranno madri a loro volta.

Anna deriva dall’ebraico Hanna, “la benefica“: antichissimo, è usato da millenni.

Per i Romani Anna Perenna era la divinità che regolava lo scorrere del tempo, e proteggeva i parti e le partorienti.

Per i Cristiani Sant’Anna è la mamma della Madonna, anche lei santa protettice di parti e partorienti.

E’ uno dei nomi più diffusi al mondo; anche se oggi qui pare un poco passato d moda, solo in Italia sono quasi un milione le Anne, oltre le varie Annamaria, Annalisa, Annarita, Annarosa ecc.

In Francia troviamo Anne, Annie, Annette,  Anaïs, Nanette, Ninon.
In Inghilterra Anne, Ann, Nan, Nancy, Nace, Nanny.
In Spagna e Portogallo Aña, Anina e Anita.
In Russia Hanna e Annick.

Portafortuna per le Anne:
Il colore : il blu.
La pietra: lo zaffiro.
Il metallo: l’oro.

E auguri alle Tesoremie Anna Righeblu, LaFlauta , AnnaLisa, Annarella!
(Se dimentico qualche Anna ditemelo, eh? ;-*)

 

©Mitì Vigliero

I Paesi del Pane

di Placida Signora - 20 luglio 2010

Molti nomi di luoghi italiani traggono la loro origine dalle caratteristiche di vita che gli antichi abitanti - soprattutto contadini - vi menavano ; di certo a quei tempi non erano molte le pretese: bastava che ci fosse da mangiare grazie alla fertilità del terreno, e tutto andava ben.

Per questo Rivoli e il suo territorio, nel Medioevo, avevano come denominazione prediale “Bonodisnario”, “buon desinare”, e indicava quindi un luogo fruttifero, una terra che dava buoni prodotti così come, in Alta Val di Susa, troviamo una frazione di Fenestrelle che si chiama Chambons, “campi buoni”, alias produttivi.

Ovviamente simbolo del cibo e del relativo benessere era soprattutto il pane, elemento prezioso e sacro dal significato sempre positivo di felicità, benessere e salute.

Il toponimo Pamparato (anticamente Panparato) – ad esempio – è assai diffuso soprattutto in Piemonte dove troviamo Pamparato di Moncalieri, Pamparato di Dogliani, Pamparato di Ormea, Pamparato Madonna del Pilone (To).

Ma il più celebre è senza dubbio il delizioso Pamparato di Mondovì, dove una leggenda locale spiega così l’origine del nome.

Durante un lungo, estenuante assedio saraceno del 920, nel paese era rimasta un’unica pagnotta; allora gli abitanti la presero, la intinsero nel vino, la misero in bocca a un cane che spedirono fuori dalle mura.

I saraceni, vedendo il cane papparsi la pagnotta, convinti che di cibo gli assediati ne avessero a josa, dimostrando un’ottima cultura umanistica che li faceva ovviamente dialogare in perfetto latino durante gli assedi esclamarono: “Habent panem paratum!”, hanno il pane condito!
E delusi se ne andarono.
Per questo sullo stemma di Pamparato è raffigurato un cane che tiene in bocca la pagnotta e vicina una bianca colomba con ramoscello d’ulivo in becco, simbolo della pace e libertà conquistate.

In realtà il nome Pamparato pare che più semplicemente derivi da “paratus”, participio del verbo latino “parare”; ossia pane “pronto, apparecchiato” preparato cioè senza fatica,  perché sempre legato – in modo traslato – al concetto di “terreno fertile, produttivo”.

Ma se invece la sfortuna incombeva sui luoghi ove si abitava, ecco che i toponimi (che erano originariamente quasi tutti nomi di cascine divenuti ora frazioni) lo dichiaravano spietatamente.

Così si spiegano nomi come Mancapane (che troviamo sia in Valtellina che a Collecchio e Genivolta, vicino a Cremona), Piangipane (Ravenna), Pamperduto (Torino, Novara) o Pampuro (Mantova), che non significa “pane puro, raffinato” ma “pane solo, senza companatico”.

Il disagio e la miseria hanno anche ispirato i nomi di Mancalacqua a Verona; Mancasale a Reggio Emilia; i vari Guzzafame (a Como, Cremona, Brescia Milano) e Mancatutto (Milano Borgo San Gottardo), situazioni tristissime causate dal “terreno maligno” denunciato dal toponimo Malegno (Cividate Brescia) e dalla conseguente Malpàga (Milano, Brescia, Bergamo, Pavia), sino a ridursi come Poggio Povero (Lucignano) o, peggio, Poggio Mendico (Bibbiena e Arezzo).

©Mitì Vigliero

 Conoscete altri paesi dai nomi “alimentari”?

L’Italia dai Nomi Strani: curiosità toponomastiche

di Placida Signora - 13 luglio 2010

©di Mitì Vigliero

Le ferie estive sono un ottimo momento per studiare la toponomastica italiana; e vi assicuro che non è affatto una scienza noiosa.

Ad esempio, quei beati che nel genovese si crogiolano al sole di Rapallo, lo sapevano che l’elegante cittadina in realtà un tempo era una palus, palude?

Portofino era il portus prediletto dai delphini; tenerissima Camogli, “casa delle mogli” sempre sole per via dei mariti naviganti di professione.
Per questo ancora oggi le navi mercantili che passano al largo del borgo suonano lunghi colpi di sirena: simbolico saluto di uomini alle loro compagne lontane.

Riccione invece era ricca di arcion, piante di tasso barbasso mentre a Follonica(GR), fullonica, si andava per lavare i panni.

Se siete in montagna a Brunico(BZ) sappiate che prende il nome dal vescovo Bruno, costruttore del locale castello; andando sull’Adamello, guardando i luccicanti candidi ghiacciai, capirete come sia logico che derivi dal latino adamas, “diamante”.

In vacanza sul lago si scoprirà che Fiumelatte(CO) è il nome del torrente che si getta nel lago con salto quasi perpendicolare di 300 metri provocando una densissima spuma candida come il latte, appunto; scorre solo da marzo a ottobre, e quando piove molto diventa rosso come vino annacquato.

E se, tornati in città, qualcuno si vanterà con voi d’esser stato in ferie a Filadelfia, prima di dire “oooh..!” assicuratevi che non si tratti di quella in provincia di Catanzaro; d’altronde in Italia ci sono pure due paesi che si chiamano California, il primo in provincia di Modena, l’altro in Brianza, vicino a Lesmo: la cosa non dovrebbe stupire, visto che in California esistono posti made in USA nomati Venezia, Napoli e Lodi.

In Italia però ci sono luoghi dai nomi davvero strani; nell’astigiano è divertente passare in auto e leggere l’uno dopo l’altro quelli di tre paesi in fila: Frinco, Zanco e Tonco.

In provincia di Alessandria c’è Alluvioni Cambiò, che un tempo si chiamava Sparvara ed era un fiorente borgo medioevale con tanto di castello posto sulla sponda sinistra del Po; ma una notte buia e tempestosa il fiume ruppe gli argini, facendo strage di case e genti.
Non solo. Quando il giorno dopo i superstiti si guardarono attorno, si accorsero con stupore di essere finiti sulla sponda destra; il Po aveva cambiato corso. Così gli alluvionati decisero, in perenne ricordo del fatto, di ribattezzare il loro paese.

Esistono nomi brevissimi come Lu (AL), Alà(SS), Alì(MS), o sportivi come Calcio(BG), Fallo(CH) e Piscina(TO); si sa che l’Italia è ricca di fonti, terme, sorgenti e perciò vi è un incredibile numero di paesi il cui nome inizia per Acqua seguito da vari aggettivi: fredda(BS), canina(MC), formosa(CS), negra(CR), pendente(VT), viva(CB): persino santa(AP), seria(CO) e lagna(PS) per il fastidio provocato dall’incessante scorrere dei fiumi Burano e Candigliano.

La toponomastica ha pescato a piene mani sia dal regno vegetale battezzando un luogo col nome di piante, fiori e frutti che lo caratterizzavano – Nespolo(RI), Mirto(ME), Oliva(PV),Olmo(BG); Pigna(IM); Pero(MI), Pesco(BN), Noci(BA)- che da quello animale, vero o soprannome umano che fosse: Cicala(CZ), Falcone(ME), Tortora(CS), Gallo(CN e CE), Leonessa(RI), Pavone(TO).
Felino(PR) invece non ha nulla a che fare coi gatti, ma deriva dal latino figulinus, “fabbricante di vasi”.

Anche le caratteristiche fisiche del posto o del suo antico proprietario servivano all’uopo; un esempio ne sono Occhiobello(RO), Destro(CS), Erto(PN), Vasto(CH, che per la precisione deriva da Guasto, poiché fu devastato dall’esercito di Pialy Pascià), Spessa(PV), Lustra(SA), Donnadolce(RG): ma chissà che mucche infelici nei pascoli di Pocapaglia(CN)…

Il numero 3 ha sempre qualcosa di magico e divino, nonostante ciò che possa seguirlo: per questo in provincia di Catania troviamo Tremestieri, Trepunti, Trepuzzi, mentre nei dintorni di Sondrio esiste Treppalle.

Se ci sono paesi dai nomi gentili e allegri come Bene(CN), Benestare(RC), Benetutti(SS), Ameno(NO), Campodimiele (LT), Buonabitacolo(SA), Sostegno(VC) e Buonvicino(CS), ne esistono anche di poco rassicuranti quali Malvicino(AL), Bomba(CH), Ossaia(AR) e Strozza(BG), oppure tristissimi quali Travagliato(CS), Sospiro(CR), Tornimparte(AQ) e Femminamorta(PT).

Meglio la quiete di posti mistici dove Casto(BS), Morigerati(SA) e Provvidenti(CB) si sentirebbero a proprio agio: parlo di Altare(SV), Cappella(CR), Candela(FG), Cardinale(CZ) e Cattolica(FO).

In compenso chissà quanti agognerebbero trascorrere ferie felici a Canna(CS) o a Belvedere di Spinello(CZ)…

Perché l’Italia è un paese libero, democratico e parcondicèsco: infatti se esiste Bellona(CE) può esserci pure Barbona(PD); se c’è Primiero(TN) c’è anche Ultimo(BZ).

E se capisco che magari abitare a Cessalto (autostrada Trieste-Mestre, cercatevelo un po’ da soli), piuttosto che a Bastardo o a Casa del Diavolo (ambo in provincia di Perugia) o magari Aramengo(AT) possa causare qualche problema anche psicologico, mi domando invece quanto siano felici gli abitanti di Carini(PA) e di Bellino(CN): l’importante per questi ultimi è che il nome del loro paese non venga pronunciato da un ligure…

Voi ridete, ma forse non sapete che -ad esempio- Cantello(VA), a tre km dalla Svizzera, sino a poco tempo fa si chiamava Cazzonne, pronunciato e scritto però regolarmente senza una N; Piero Chiara raccontò che il cambiamento venne chiesto non dagli abitanti, bensì dal Comando generale della Guardia di Finanza a seguito delle lamentele dei militari accasermati in quel luogo di confine e stanchi di ricevere dalle famiglie lettere con su scritto come indirizzo “A Salvatore Cacace, Cazzone“.

Stessa cosa accadde a Lieto Colle(CO), pur’esso al confine confederato e sede di caserma della Finanza, che in origine si chiamava Figazzo; sempre nel varesotto Cazzago ha invece coraggiosamente mantenuto il suo nome, come il monte Baciaculo(BS).

Infine sappiate che cercare di scoprire l’origine di alcuni toponimi è terribilmente difficile nonché estremamente faticoso: abbiate pietà di me e limitatevi quindi ad assaporare l’armonia meramente surreale di splendidi nomi quali Ioppolo Giancaxio(AG), Lettomanoppello(PE), Portobuffole(TV), Lunamatrona(CA), Monte Vidon Combatte(AP) nonché quello che forse allude a voi, che durante ogni vacanza vi sparpagliate allegramente per l’Italia: Foresto Sparso(BG).

©Mitì Vigliero

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