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Onomastica Felina

di Placida Signora - 27 Maggio 2008

 

IL NOME DEI GATTI

 

E’ un’impresa difficile, ve lo posso giurare,
Mettere un nome ai gatti…
A prima vista potreste anche pensare
Che sia più matto di un mulo, o che abbia un giudizio
Tutt’altro che sereno,
Se vi dico che un gatto deve avere almeno
TRE NOMI DIFFERENTI. Innanzitutto,
Un nome di famiglia, quello che tutti i giorni può venire usato
Un nome come Pietro o come Augusto, Alonzo o Diodato,
Come Vittorio o Gionata, come Guglielmo o Giuseppe Pascutto,
Tutti nomi sensati, utili in ogni circostanza ai gatti.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno
Nomi più fantasiosi vi posso consigliare,
Alcuni per signori, altri per belle dame su misura fatti:
Nomi come Platone e Admeto, Elettra o Filodemo,
E anche questi sensati, utili in ogni circostanza ai gatti.
Ma ve lo dico io, tutti i gatti han bisogno di un nome
Che sia particolare e peculiare, molto più dignitoso,
Che permetta ad ognuno di tenere la coda perpendicolare
E di mettere in mostra i lunghi baffi, e sentirsi orgoglioso.
Nomi di questa specie posso inventarne mille,
Nomi come Scapicchio, Burbax e Sfrondapille.
Come Bombalurina, Tisquàss e Ciprincolta,
Nomi che vanno bene soltanto ad un gatto per volta.
Tuttavia, in mezzo a tanti, ancora un nome manca,
Nome che non potrete certo indovinare:
Nome che la ricerca umana non potrà mai scovare
E che il GATTO CONOSCE, anche se mai lo vorrà confidare.
Quando vedete un gatto immerso in fonda meditazione,
Sempre la stessa, vi giuro, è la ragione:
La sua mente è perduta in rapimento ed in contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Del suo ineffabile effabile
Effineffabile
Profondo inscrutabile ed unico Nome.

(Thomas Stearns Eliot)

***

E il vostro gatto come si chiama?

E se ne aveste uno, come lo chiamereste?

***

La cuoca itagnola: Essendo io una gattara convinta, ecco i nomi dei miei attuali 4 gatti.
1)i più geloso dei gatti, giallino quasi albino, 10 anni, si chiama F.G.Lorca: Lorca per gli amici.
2)il più peloso, un bastardo siberiano, coccolone e buono come il pescivendolo che me lo ha affidato 10 anni fa, si chiama S.Dalì perché sono convinta che ami Lorca: solo Dalì, per brevità.
3)il più neurotico dei simil certosini del mondo, ha due anni, si chiama Carlito e si crede un uccello, ma in fondo è un buono.
4)il più tenero dei rosci del mondo, ha un anno e si chiama Picasso.
Ma ne ho avuto tanti altri: il tanto amato certosino Mao, morto di vecchiaia a 18 anni; Luna, scontrosa nera anche lei andata dalla dea Bastet a 18 anni; Balla padre e Balla junior, altri due simil certosini scomparsi dietro le femmine prima della castrazione e mai più ritornati; Dado, tenerone bianco e rosso morto a soli 10 mesi per un calcio di qualcuno che vorrei vedere sventrato come lui ha fatto con il mio caro micio…

Skip: La mia gatta striata di grigio chiaro e bianco si chiama Gri Gri: ha occhi grandi e dolci che a volte sembran verdi. Il mio fiero gattone simil soriano con la pettorina , “i guanti e i calzini” bianchi si chiama Tigro. In passato ho avuto altri gatti: Celestina, Biribissi, Rougiò, Lonza, Biòs, Romeo. Quest’ ultimo scelse la libertà diventando un vero “boss felino da quartiere”.

xlthlx  : I miei tre bellissimi gatti, figli della Micia, si chiamavano Prudenzio [detto Prudy, perche' quando gli altri due si lanciavano giu' dal divano lui tornava indietro], Celeste [per via degli occhi] e Virgola [non stava mai ferma, ma mai mai eh]. poi arrivo’ un loro fratellino che si chiamava Ron [lo sentivi fare le fusa a miglia di distanza]. mi mancano tanto, accidenti.

MimosaFiorita: Se avessi una gatta la chiameri Messalina. Comunque gioco volentieri con la gatta della mia vicina di pianerottolo, si chiama Rosita, e quando mi entra in casa, va diretta ad accucciarsi nell’angolino tra il divano e la lampada, e non schioda, in genere la devo portare via di peso, se devo uscire.

Clando: Guarda, il mio gatto si chiama Magoo, almeno da 14 anni, anche se Lucrezia a volte lo chiama Jess (cfr. Pat il postino, Rai sat Yoyo…). Già per la dieta imposta, la vecchiaia e per l’arrivo della piccola, da 10 kg netti è passato a 6, chissà come prenderà questa crisi di identità. Secondo me farà come sempre: ci dormirà su.

Adamo: Io e il mio ex avevamo 2 gatte, la prima era una gatta acida di nome Elsa, ma in realtà per noi era Gattaccia; la seconda invece era una amorevole gattina nera che il veterinario battezzò Beatrice, ma io la chiamavo PoveraGattaMicia (tutto attaccato ovviamente!)

Caravaggio: Il mio gatto 18enne ,ahimè morto , quello ufficiale era Tito Flavio Vespasiano, ma comunemente era chiamato Giò lo frangiato, avendo riportato in una lite felina un’orecchia sfrangiata permanente ,oppure Principe .

Noeyalin: Io e Atà abbiamo deciso che quando mai avremo un bel micio nero lo chiameremo Robert Smith, come il leader dei Cure :-) Al momento ho solo un branco di gatti del quartiere “adottati”, nel senso che la sera dopo cena, di tanto in tanto, vado a fargli le coccole in una delle strade più lussuose del circondario: il mio eletto è Ciucco, toscanamente scemo, cioè, perchè si fa fare qualunque cosa. Poi c’è Nerino, per il pelo color notte, “ino” perchè mi fa tanta tenerezza, mi si stringe il cuore ogni volta che lo vedo sgattaiolare, zoppo e timoroso com’è. C’è il Capo, un tigrato dagli occhi ferocissimi, bello e altero e boss di tutti gli altri.E ultimamente è comparso anche Schiacciatino, per il muso che pare abbia incontrato improvvisamente un muro :-) Basta, stasera li vado a trovare!

Pietro: La mia si chiama Maya. Sarebbe Ramaya come la canzone di Afric Simone, ma la Stefi lo odia e ha preferito diminuirlo in Maya. Comunque è un tantino pericolosa, come vedi da qua

Boh: La mia, quando ero bambina (4-5 anni), di chiamava Brigitte perché mi piaceva moltissimo Brigitte Bardot.:)

Graziano: Non ho gatti, ma se lo avessi lo chiamerei Lia se è femmina o Lio se è maschio!

Tittieco: La mia gattina deceduta l’8 marzo di quest’anno si chiamava Argentina, per gli amici Tina.
Poi ci sono i gattini un po’ di casa e un po’ randagi che sono: Rufus, Leon, Toby,Nando(er mejo der quartiere) e tutte le micette Rosy, Polly, Minnie, Nuvola, Skuiky, Missis Grey,Buffy ed infine un simpatico e intelligente gatto a pelo grigio di 4 anni di nome Ioda detto anche Babanetto (in genovese significa “piccoletto”)

Brigida: Cesare, cherie, ginger, vaniglia, strepito, zoppa, ortica, fifì, solero, p.j., ombra, pois, malvagio.

Krishel: Il mio gatto si chiama Birillo per via del suo modo di camminare da piccolo: prima arrivava il sedere e poi tutto il resto. Ma se fosse stato per me l’avrei chiamato o Tigro oppure Garfield.

Regi: Ricapitolando:
di famiglia
Mirtillo I
Mirtillo II
Mosè
Giuda
di amici
Mignomagno
Caramia
Cannella
Trampolino
Avvocato
Bobalino

Nikink: la gatta, che prendemmo nostra sponte, si chiama Cleo (per Cleopatra) quando poi il magnifico norvegese grigio, per amor di Cleo, abbandonò la vita di strada per stabilirsi da noi, mi venne naturale chiamarlo Cesare (infatti, è troppo un capo :)

Anna: La mia gatta si chiamava Bizet. Il nome l’avevano scelto i miei due figli, allora piccolini e freschi di “Aristogatti”, anche se si trattava di un nome maschile. Era deliziosa e quel nome le si addiceva, la zeta veniva fuori sempre con un tono dolce…

I Paesi del Pane

di Placida Signora - 2 Aprile 2008

Molti nomi di luoghi italiani traggono la loro origine dalle caratteristiche di vita che gli antichi abitanti - soprattutto contadini - vi menavano ; di certo a quei tempi non erano molte le pretese: bastava che ci fosse da mangiare grazie alla fertilità del terreno, e tutto andava ben.

Per questo Rivoli e il suo territorio, nel Medioevo, avevano come denominazione prediale “Bonodisnario”, “buon desinare”, e indicava quindi un luogo fruttifero, una terra che dava buoni prodotti così come, in Alta Val di Susa, troviamo una frazione di Fenestrelle che si chiama Chambons, “campi buoni”, alias produttivi.

Ovviamente simbolo del cibo e del relativo benessere era soprattutto il pane, elemento prezioso e sacro dal significato sempre positivo di felicità, benessere e salute.

Il toponimo Pamparato (anticamente Panparato) - ad esempio - è assai diffuso soprattutto in Piemonte dove troviamo Pamparato di Moncalieri, Pamparato di Dogliani, Pamparato di Ormea, Pamparato Madonna del Pilone (To).

Ma il più celebre è senza dubbio il delizioso Pamparato di Mondovì, dove una leggenda locale spiega così l’origine del nome.

Durante un lungo, estenuante assedio saraceno del 920, nel paese era rimasta un’unica pagnotta; allora gli abitanti la presero, la intinsero nel vino, la misero in bocca a un cane che spedirono fuori dalle mura.

I saraceni, vedendo il cane papparsi la pagnotta, convinti che di cibo gli assediati ne avessero a josa, dimostrando un’ottima cultura umanistica che li faceva ovviamente dialogare in perfetto latino durante gli assedi esclamarono: “Habent panem paratum!”, hanno il pane condito!
E delusi se ne andarono.
Per questo sullo stemma di Pamparato è raffigurato un cane che tiene in bocca la pagnotta e vicina una bianca colomba con ramoscello d’ulivo in becco, simbolo della pace e libertà conquistate.

In realtà il nome Pamparato pare che più semplicemente derivi da “paratus”, participio del verbo latino “parare”; ossia pane “pronto, apparecchiato” preparato cioè senza fatica,  perché sempre legato - in modo traslato - al concetto di “terreno fertile, produttivo”.

Ma se invece la sfortuna incombeva sui luoghi ove si abitava, ecco che i toponimi (che erano originariamente quasi tutti nomi di cascine divenuti ora frazioni) lo dichiaravano spietatamente.

Così si spiegano nomi come Mancapane (che troviamo sia in Valtellina che a Collecchio e Genivolta, vicino a Cremona), Piangipane (Ravenna), Pamperduto (Torino, Novara) o Pampuro (Mantova), che non significa “pane puro, raffinato” ma “pane solo, senza companatico”.

Il disagio e la miseria hanno anche ispirato i nomi di Mancalacqua a Verona; Mancasale a Reggio Emilia; i vari Guzzafame (a Como, Cremona, Brescia e Milano) e Mancatutto (Milano Borgo San Gottardo), situazioni tristissime causate dal “terreno maligno” denunciato dal toponimo Malegno (Cividate Brescia) e dalla conseguente Malpàga (Milano, Brescia, Bergamo, Pavia), sino a ridursi come Poggio Povero (Lucignano) o, peggio, Poggio Mendico (Bibbiena e Arezzo).

©Mitì Vigliero

Corollario : Toponimi ALIMENTARI

Roger: Comune di Panettieri. Panettieri è il più piccolo comune della Calabria (in base ai residenti, dati Istat 2001), con circa trecentottanta abitanti. Il comune è ai confini con la provincia di Catanzaro.

MimosaFiorita: Mi viene in mente PASTENA, in provincia di (FR) che si riferisce a un campo coltivato a vigneto, e OLEVANO ROMANO in provincia di Roma, in riferimento alle numerose piante di olive presenti in zona. Poi c’e’ LARIANO sempre in prov. Roma dove fanno un pane strepitoso, molto conosciuto ed apprezzato in tutto il Lazio.

Beppe: A me piacerebbe abitare a Filetto

Gianluca: che dire di Abbiategrasso (invito all’eccesso alimentare) e Gorgonzola, comuni della provincia di Milano? Tra l’altro ad Abbiategrasso c’è una nota casa produttrice di taleggio, tanto per restare tra i formaggi…

In silenzio viaggiando: Il pane, ovviamente, era usatissimo anche dai Latini. Ostia, che come tutti sanno vuol dire bocca (del Tevere), era un grande centro per l’importazione e la lavorazione del grano e dei cereali in genere. Sono ancora visibili nella parte antica i resti dei mulini e il pane lì prodotto era molto rinomato e richiesto a Roma. Segnalo infine, per gli interessati di passaggio, la mostra permanente del pane a Roma a via delle Terme di Caracalla c/o la FAO. “Mostra assai singolare che vanta alcuni “pezzi” rari, di varie epoche, allestita nel grande atrio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite”.

Princy60: Si crede che Savignone venga da “de sa dau vignun”, di qua dalla vigna, riferendosi ad una grande vigna oggi scomparsa.

26 dicembre: Stefano

di Placida Signora - 26 Dicembre 2007

Stefanòs era la corona d’alloro che veniva data in premio agli atleti vincitori delle Olimpiadi
Santo Stefano, diacono e primo martire cristiano, è il protettore dei muratori, scalpellini, selciatori e tagliapietre (perché la “pietra” è uno dei suoi simboli, poiché fu lapidato), e viene invocato contro l’emicrania.
L’onomastico è oggi, 26 dicembre.

In Francia troviamo Stéphane, Stéphanie, con i derivati Etienne e Etienette; in paesi di lingua inglese Stephen e Steve; in spagnolo Esteban; in tedesco Stephy, Stephan, Stefan.

Portafortuna
Colore verde; Pietra smeraldo; Metallo rame.

Blogger&Tesorimiei del PlacidoArcipelago da festeggiare oggi:

Elmundo, Noantri, Aghenor, Bibliotecadebabel, Stefigno, Stefania, Roger, Bonilli, Stefano Buso, Stefano Caffarri, Stefano Epifani, Stefano Frambi, Stefano Gorgoni, Stefano Hesse, Stark

Altri?

(Passato un Buon Natale? Tanti regali? Cibi? Baci? Litigi? ;-*) 

15 ottobre: Santa Teresa

di Placida Signora - 15 Ottobre 2007

Deriva dal verbo greco therào, “cacciare“, col significato di “cacciatrice, domatrice“, metaforizzato in seguito  - tramite l’antico tedesco theresia - nel significato di “donna amabile e forte“.

Santa Teresa d’Avila, il cui onomastico ricorre oggi, fu Dottore della Chiesa, riformatrice dell’ordine carmelitano e fondatrice delle Carmelitane scalze. Continua »

Ti chiamerò Trottolino Amoroso

di Placida Signora - 20 Agosto 2007

Il commediografo francese Jean-François Regnard era solito ripetere: “Quando l’Amore vuol parlare, la Ragione deve tacere”.
 
Basta leggere un po’ di lettere scritte da celebri innamorati per capire quanto il dolce “virus” non risparmi neanche i Grandi: Alfred De Musset chiamava Aimée D’Alton mio bel Cherubino; Robert Browning si rivolgeva a Elizabeth Barret con mia divina Ba e Marcel Proust, scrivendo il 26 aprile 1845 a Reynaldo Hahn, iniziava la lettera con Piccino mio e si firmava vezzosamente Il tuo Fanciullo.
 
Anche oggi quando due innamorati dialogano in presunta intimità (ma spesso anche in pubblico), le loro parole inevitabilmente si traducono in gorgheggi, pigolii, ciangottii, trilli, cinguettiii e teneri garriti perennemente uniti all’abitudine di appellarsi vicendevolmente con nomignoli affettuosamente cretini.
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