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26 dicembre: Santo Stefano

di Placida Signora - 26 dicembre 2009

Stefanòs era la corona d’alloro che veniva data in premio agli atleti vincitori delle Olimpiadi
Santo Stefano, diacono e primo martire cristiano, è il protettore dei muratori, scalpellini, selciatori e tagliapietre (perché la “pietra” è uno dei suoi simboli, poiché fu lapidato), e viene invocato contro l’emicrania.
L’onomastico è oggi, 26 dicembre.

In Francia troviamo Stéphane, Stéphanie, con i derivati Etienne e Etienette; in paesi di lingua inglese Stephen e Steve; in spagnolo Esteban; in tedesco Stephy, Stephan, Stefan.

Portafortuna
Colore verde; Pietra smeraldo; Metallo rame.

©Mitì Vigliero

Tanti Placidi Auguri a

Stefania, Noantri, Aghenor, Bibliotecadebabel, StefignoRoger, Stefano Buso, Stefano Caffarri, Stefano Epifani, Stefano Frambi, Stefano Gorgoni, Stefano Hesse, Stark

Dimentico qualcuno?

(Passato un Buon Natale? Tanti regali? Cibi? Baci? Litigi? ;-*) 

Curiosità sui Nomi: Barbara

di Placida Signora - 3 dicembre 2009

Di origine greca, è un nome onomatopeico, che riproduce cioé un suono, un rumore.

In questo caso doveva riprodurre il balbettare (babr…) degli stranieri che non riuscivano a parlare bene la lingua greca; da qui nacque il termine barbaros che significa “forestiero” e anche “balbuziente, che ha difficoltà a parlare“.

E’ un nome molto diffuso nel mondo, e in tutte le lingue possiede molteplici diminutivi:

Italiano: Barbi,Barbarella.
Inglese: Barb, Babs,Barbie, Barby, Barbra.
Irlandese: Baibre, Baibín, Bairbra.
Francese: Babette, Barb, Barbe, Barbot.
Tedesco: Bärbel, Bärbele.
Spagnolo: Barbabrita.
Russo: Varvara, Varenka.
Ungherese: Borbála, Bora, Borhala, Boriska, Borka, Borsala,Broska.
Cecoslovacco: Barbora, Barcinka, Barka, Barunka, Baruna, Baruska.

Una truce leggenda medioevale racconta che Santa Barbara fosse figlia di Dioscuro , ricco dignitario pagano di Nicomedia, che gelosissimo di lei la faceva vivere praticamente imprigionata in un torre (dotata di ogni comfort eh? persino terme private!). 
Però lo stesso padre  arrivò a denunciarla alle autorità pagane, torturarla e infine decapitarla perché si rifiutò di sposare l’uomo che lui aveva scelto e perché si convertì al cristianesimo.
 
Ma subito dopo l’omicidio della figlia, il padre fu colpito e incenerito da un fulmine.

Per questo motivo Santa Barbara è la santa protettrice di tutti coloro che hanno a che fare con fuoco e materiali esplosivi: artiglieri, armaioli, minatori, pompieri, addetti alle caldaie, fabbricanti di fuochi artificiali ecc.

Anche il luogo dove vengono depositate munizioni ed esplosivi deriva dal suo nome, chiamandosi “santabarbara“.

Portafortuna

Numero: 7

Colore: giallo

Pietra: acquamarina

Metallo: rame

L’onomastico di Barbara è il 4 dicembre: auguri a lei e a lei!

©Mitì Vigliero

Vi vengono in mente altre cose (proverbi, canzoni, poesie, opere d’arte ecc) in cui c’entri il nome Barbara?

15 ottobre: Santa Teresa

di Placida Signora - 15 ottobre 2009

santamiti

Teresa deriva dal verbo greco therào, “cacciare“, col significato di “cacciatrice, domatrice“, metaforizzato in seguito  – tramite l’antico tedesco theresia - nel significato di “donna amabile e forte“.

Santa Teresa d’Avila, il cui onomastico ricorre oggi, fu Dottore della Chiesa, riformatrice dell’ordine carmelitano e fondatrice delle Carmelitane scalze.

E’ la santa patrona della Spagna, e viene invocata contro le malattie e i problemi di cuore non solo fisici.

In italiano Teresa è molto diffuso nella versione Maria Teresa; in inglese Theresa, Terry, Tracy, Tess; in francese Thérèse e Tessa; in tedesco Theresia; in spagnolo Teresa e Teresita.

Portafortuna
Numero: 5
Colore: rosso
Pietra: acquamarina
Metallo: ferro

Sì, è il mio onomastico; ma di solito ricevo pochi auguri, perché sono in pochissimi a conoscere il mio nome anagrafico: Maria Teresa.

Anzi, già che ci sono ve li dico tutti, i nomi che ho: Maria Teresa Bianca Agata Anita.  

Ai neonati si usava mettere tutti i nomi di famiglia; nel mio caso: nonna paterna (Teresa, anzi, Teresita), zia (Bianca), nonna materna (Agata), altra zia (Anita). 

E meno male che i miei si son fermati lì…

Capite ora perché tutti mi chiamano, da sempre, solo e semplicemente con le iniziali del primo nome: MiTì? ;-D

 E voi avete  secondi, terzi, quarti nomi?
E  usate anche voi un diminutivo?

 

I Nomi delle Strade di Genova

di Placida Signora - 26 giugno 2009

Dedicato a GattostancoBarbara e Marco e a tutti quelli trasferiti tra foresti ;-)Chi abita da anni in una città è convinto di conoscerne a fondo caratteristiche e aspetti, vizi, virtù e stranezze: ma a volte basta un gesto qualunque, come sfogliare per caso lo stradario detto “Tutto Città” per rendersi conto di quanto siano strani, curiosi e tutti da scoprire – magari con l’aiuto del “Dizionario delle strade di Genova” (Bianca Maria Vigliero, Tolozzi ed., 1973, 5 voll.) – i nomi delle vie, salite e vicoli della Superba.

 

Ce ne sono davvero per tutti i gusti…I dotati di pollice verde, ad esempio, sarebbero felici di abitare in strade dedicate ad Acacie, Anemoni, Arancio, Camelie, Castagne, Cavoli , Ciclamini, Cipressi, Edera, Erbe, Faggio, Fava greca, Fico, Fragola, Gelsomino, Genziane, Gerani, Giglio, Ginestre, Giuggiola, Iris, Mele, Mimosa, Mirto (da cui deriva anche Multedo), Noce che non va confusa con Noce bella, Oleandri, Oliva, Olivette, Olivo, Olmo, Palme e Palmetta, Pero, Pino, Pigna e Pignolo, Platani, Pomograno, Rosa, Sambugo, Viole, e, a Quezzi, Finocchiara dalle piante di finocchiaccio, fennoggiaêa, con la quale si lessavano le castagne per renderle più morbide e profumate.

Gli amanti degli animali invece si troverebbero a proprio agio in strade nomate Agnello, Aquila, Camoscio, Castoro, Cicala, Corallo, Cornacchia, Falcone, Formiche, Fringuello, Gallo, Gazzella, Grillo, Lodola, Muli, Oche, Orso, Pantera, Passero, Pavone, Pesce, Scimmia, Tartaruga, Tortora, Vacca, e Zebra.

A Rivarolo, in via Rocca dei corvi, si crede che facciano il nido tutti i neri pennuti del territorio circostante. Vico Leone invece, come tanti vicoli dedicati ad animali esotici, deve il suo nome dal nome di un’antica locanda , forse il “Leon Rouge” in cui Mazzini venne arrestato nel 1830.

Sino al 1858 esisteva anche un vicolo dedicato ai Gatti, ma qualche besugo municipale evidentemente allergico ai felini (o nemico della famiglia Gatti che abitava in zona) lo tramutò in vico Foglie vecchie, per distinguerlo ovviamente dall’attinente vico Foglie nuove.

Il Passo della Rondinella, invece meno poetico di quanto si pensi poiché non si riferisce alle rondini, ma al servizio di “ronda” affidato, nel XVII secolo, a mercenari tedeschi.

Ai golosi sarebbero adatte le vie chiamate Biscotti, Cioccolate, Zucchero, Sale, Olio, Salumi; vico del Pepe dove, nel XII secolo, si commerciava la “droga” (l’unica circolante allora) che aveva lo stesso valore dell’oro e dell’argento tanto da venir usata come moneta, e vico Lavezzi, dove venivano vendute e fabbricate quelle pentole di terracotta con il manico dette laveggi o, appunto, lavezzi.

Genova dimostra un grande rispetto per militari e combattenti; infatti troviamo vie dedicate a Alabardieri, Arditi, Alpini, Fanti, Pionieri e Aviatori, Bersaglieri e Marinai d’Italia, Ragazzi del ’99, Combattenti Alleati, Brigate Bisagno, Brigate Liguria, Divisione Aqui e Forestale.

Ci sono pure strade dedicate a oggetti militari, come Gavette, Bersaglio e vico Carabraghe: del nome di quest’ultimo si è molto discusso poiché si pensava che il termine avesse il significato goliardico di “cala braghe”, visto che per anni e anni il vicolo aveva ospitato tre case chiuse. In realtà si riferisce alla “carabraga”, un antico strumento di guerra, sorta di catapulta per lanciare proiettili sui nemici.

I genovesi antichi e saggi tenevano anche in grande considerazione le professioni e le arti che mantenevano alacremente viva la città; ciò è testimoniato da tutte quelle strade dedicate a corporazioni di mestieri anche scomparsi e spesso, scomparso il mestiere, scompariva anche la strada: Artigiani, Bottai, Carrettari, Carpentieri, Cassai, Conservatori del mare, Cordanieri, Draghieri, Floricoltori, Lavandaie, Macellari, Notari, Operai, Pescatori, Pollaiuoli, Scudai, Sellai, Stoppieri, Tessitori, Indoratori, Tintori.

Nei dintorni di Sottoripa c’era vico dei Cartai: ora non esiste più, così come i fabbricanti di carta genovesi i quali erano famosi in tutta Europa. Pensate che il Parlamento di Londra aveva stabilito che tutti i documenti da riporre in archivio fossero redatti esclusivamente su carta proveniente dalle fabbriche del genovesato. In compenso piazzetta dei Librai è rimasta fino a oggi.

Ci sono poi i vicoli dedicati ai Fraveghi che poi sarebbero gli Orefici, e ovviamente lì intorno troviamo strade chiamate Pietre preziose, Oro e Argento, i quali però non sono gli unici metalli presenti nella toponomastica genovese, come dimostrano via dell’Acciaio, vico del Ferro e del Piombo.

Altri “materiali” a cui è stata dedicata una strada: Marmi, Mattoni rossi, Terre rosse, Lavagna, Sassi, Paglia, Fieno, Pece, Pelo, Cera, Seta e Lana.

Particolare è vico del Filo, uno dei più antichi di Genova già menzionato negli atti del 1345. Vi si trovavano le botteghe d’arte dei merciai e dei mercanti di filo che fornivano anche le varie “officine librarie” lì presenti, ove abilissimi amanuensi copiavano manoscritti, miniandoli e rilegandoli, appunto, con quel filo.

Dai materiali ai “luoghi” caratterizzati da particolari presenze architettoniche come Archi, Archivolto, Baracchette, Casette, Cisterna, Cittadella, Molini, Pozzetto, Truogoli, Lavatoi e anche un Labirinto, la cui spiegazione logica nasce dalla disposizione topografica dei vicoli in cui realmente facile smarrirsi; ma qualcuno parla anche di “smarrimento” morale, visto che il luogo pullulava e pullula di “femmine pubbliche”.

I nomi delle strade segnalano anche la presenza di botteghe e magazzini: Fornaci, Fucine, Laminatoi, Fiascaie, Pellicceria, Pescheria, Piccapietra, Macelli di Soziglia, Porcile, Saponiera, Forni, Granaio e Gattamora che non si riferisce ad una micia dal pelo scuro, ma a quelle fosse che venivano praticate nel terreno per conservarvi il grano, dette anche “mattamore”; e in tanto fervore affaristico non potevano certo mancare vie dedicate alla Mercanzia, alle Compere e al Commercio.

Le strade ricordano pure antichi luoghi bucolici ormai scomparsi come Castagneto, Giardini, Giardino fiorito, Cian de vì (viti), Vigne, Ginestrato, Luccoli (dal nome latino luculi, boschetti), Noceti, Orto, Canneto (in origine, dall’odierna piazza Matteotti a via Mascherona, c’era un lungo fossato pieno d’acqua e circondato da canne, che proseguiva sino al mare) e la celeberrima via del Campo dove, grazie a Fabrizio De Andrè, tutti sappiamo che c’erano, nell’ordine, una graziosa che offriva a tutti la stessa rosa, una bambina con le labbra color rugiada, una puttana dagli occhi grandi color di foglia e un illuso che voleva sposarla.

In una città di mare e piena di fonti, sorgenti e ruscelli non potevano mancare strade e piazze dedicate all’acqua: Acquamarsa, Acquasanta,  Acquasola, Acquaverde, Acquedotto, Fontana, Fontanile, Fontanino, Fontanella, Rio torbido, Sorgenti sulfuree e Fontane marose.
Sull’origine di quest’ultimo nome ci sono stati litigi selvaggi sino ai primi del secolo: lo troviamo scritto in tre modi diversi: Fontane Amorose, Marose, Morose. Poi hanno scoperto che era sufficiente leggere le antichissime lapidi – una del 1206 e l’altra del 1427 – murate all’angolo di Palazzo Pallavicini verso via Interiano, in cui si parla delle Fontane Marose: tre bocche di una grande fontana costruita nel 1206 e distrutta nel 1849, che versavano tonnellate d’acqua scrosciante e spumeggiante appunto come i “marosi”.

I vecchi genovesi dimostrarono inoltre una particolare vena aulica e sensibile nel battezzare vicoli (in molti ora fatiscenti, ma rimasti poetici almeno sulla targa) e strade con il nome di cose belle quali Ardimento, Fortuna, Misericordia, Pace, Perdono, Provvidenza, Garbo, Prudenza, Tempo Buono, Umiltà, Virtù, Libertà, Salute, Speranza, Vittoria, Amore e Amor perfetto, di cui vi ho già raccontato la storia

Esistono vicoli battezzati Purgatorio, Paradiso, Angeli, Sole, Stella, Luna (per la cronaca, vico Luna è largo appena un metro e otto centimetri), e persino Fate: perché l’abbian chiamato così resta un mistero, mentre l’unica certezza è che, oggi, sarebbe da chiamare vico dell’Orride Streghe Rumentose e Spuzzolenti, visto com’è ridotto e frequentato.

Però ci sono anche strade dai nomi deprimenti quali Ombra, Fumo, Tosse (dal nome di una Madonna protettrice delle malattie di petto), Ruinà (franata) e Ubbia, nel senso di “opaco”; e si sa che un vicolo di solito è per sua natura Profondo, Stretto, Sottile, Deserto, Ombroso: ma anche a Molassana esiste una salita Luvega, ossia tristemente umida e poco soleggiata.

E infine i nomi bizzarri e misteriosi: vi sembra logico che nel cuore del centro storico genovese vi sia un vico dedicato alla Neve?
Certo che sì, visto che un tempo  c’era un’edicola con una piccola e splendida statua (poi regolarmente rubata) dedicata alla Madonna della Neve e che, sino ai primi del ‘900, il vico ospitava le botteghe dei venditori di ghiaccio.

La salita Gaiello di Nervi, invece,  chiamata così per la sua forma lunga e stretta proprio come i “gaielli”, ossia i capezzoli delle mucche; il nome di Calcapere a Sturla si spiega probabilmente intendendo “calca” per “grande quantità”, e quindi un frutteto (“pereto” non mi convince) molto folto; a meno che non si voglia ricordare l’abitudine di un antico pazzo lì residente che si divertiva a “calcare”, ossia a “camminare” sulle pere. Mah.

Se vogliamo continuare a dare un po’ i numeri, possiamo accennare a via Diciotto Fanciulli  a Pegli, che ricorda i diciotto ragazzi e bambini appartenenti alla famiglia dei Giustiniani, martirizzati nel 1566 a Scio dai Turchi; di via dei Mille sappiamo tutto, mentre via dei Sessanta è dedicata ai Sessanta membri del secondo Consiglio del Potere Legislativo sancito  nell’”Atto Costituzionale per il Popolo Ligure” il 2 dicembre 1797.

Via Untoria a Pré non ha nulla a che fare con peste e monatti, bensì con le botteghe dei conciatori che “ungevano” le pelli con olio di pesce; la salita della Bella Giovanna a San Teodoro mantiene il perenne ricordo di un’ostessa donna ideale poiché non solo era bellissima, ma pare fosse dotata anche di una superba abilità gastronomica.

Via del Ciazzo a Sturla non si riferisce a quello che state pensando, ma allo storpiamento della parola latina plaxium che indica “terreni degradanti verso il mare e pendii erbosi in lieve inclinazione”; le varie vie Chiappa, Chiappare, Chiappe, Chiappella traggono origine da quelle pietre sporgenti e lisce di cui parla anche Dante Alighieri: “Potevam su montar di chiappa in chiappa” (Inf. XXIV v.33); via della Coscia invece ha il nome di un’antichissima zona i cui abitanti, caratterizzati da una particolare inflessione dialettale, hanno dato origine alla popolazione di Sampierdarena.

Per finire, la palma del nome meno romantico va senza dubbio alla via di Nervi chiamata Fossato Scagaggino, che deriva dalla voce dialettale scagagge, ossia le cacchette di mosche, pulci e topi.

©Mitì Vigliero

P.P. (Post post)
Quando la Corsica parlava Genovese: vicoli di Bonifacio, foto regalatemi via mail da Andrea .

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I Nomi delle Castagne

di Placida Signora - 22 ottobre 2008


(Foto ©AlbinoDiLieto)

L’arrivo della televisione cancellò per sempre ”le veglie”, riunioni serali fra parenti e vicini che durante i lunghi inverni nelle campagne liguri (e non solo) si tenevano regolarmente nei luoghi più caldi delle case contadine: cucine e stalle.

Durante le veglie si chiacchierava, si raccontavano fiabe, leggende e ricordi, probabilmente molto più intelligenti, divertenti e interessanti degli odierni programmi tv.
Intanto le donne filavano o cucivano, gli uomini aggiustavano arnesi da lavoro, intagliavano legno o intrecciavan panieri e, ogni sera, si cuocevano le castagne: a seconda di come venivan cotte, cambiavano (e cambiano) nome.

Ci sono le rustìe, arrostite sul fuoco dentro la tradizionale pentola coi buchi. 

E poi le peæ (e qui ci vorrebbe un circonflesso ^ sull’æ, ma non so metterlo…) le pelate, castagne fresche e senza scorza bollite dolcemente e per quasi un’ora in acqua lievemente salata e una bella manciata di semi di finocchio ogni mezzo chilo circa di castagne.

Infine i balletti , castagne fresche lessate con la buccia in acqua e sale; e balletta, pallina, è anche il soprannome affettuoso che in Liguria si dà ai bimbi piccoli.

L’acqua delle castagne fresche bollite con la buccia, diventa scurissima e densa; ed è per questo che i genovesi, quando si trovano di fronte a un affare dubbio o un tipo losco, lo definiscono in modo poeticamente sarcastico “Cëo cumme l’ægua du balletti“, chiaro, limpido come l’acqua di quelle castagne lesse, attraverso la quale non si vede manco il fondo della pentola.

Anche nella vostra regione le castagne cambiano nome a seconda della cottura?

Roger: (Toscana) Ballotti: castagne lessate in acqua con foglie di alloro e finocchio. Bruciate, quelle arrostite, con la variante “Frugiate”, il termine usato in tutto l’Alto Reno per indicare le caldarroste (continua)

Mareadiluce: in calabria chiamiamo caldarroste le castagne che scoppiettano sul fuoco. Le castagne secche sono le mosciarelle, quelle bollite si chiamano.. castagne bollite.

Pimpirulin: In Veneto le castagne secche si chiamano “stracaganasse” cioè “stanca mandibole”.

Regi: Quando ero piccola le castagne secche le chiamavamo mosciarelle. In realtà erano dure da spaccare i denti.

Mimosafiorita: A Roma molto semplicemente si dice: callarroste e castagne bollite.

Partenio: In piacentino si distintguono:
- bastürnòn, ossia le caldarroste;
- plòn, che sono le castagne sbucciate e lessate (la sera del giorno dei morti c’era l’usanza di cucinare i plòn da dare ai poveri);
- balìtt, che sono invece le castagne lessate (”ill castagn còtt i’énn tütt balitt” che significa letteralmente “le castagne cotte sono tutte balloge”, ma figurativamente “le promesse sono un conto, ma i fatti sono un altro”).

Roger: castagne napoletane: * castagne arrostite con le bucce = “veróle” (sono le “caldarroste”);* castagne lesse con bucce = “vàllane” o, più recentemente, “palluotte”; * castagne lessate senza bucce = “allesse”;* castagne lasciate seccare senza bucce = “spezzate” o “spistate”;* castagne lasciate seccare con le bucce = “castagne d’ ‘o prèvete”.

Phoebe: In Umbria, ma solo vicino al lago Trasimeno, le castagne arrostite nella classica padella coi buchi si chiamano “brige”.

Cristella: In Romagna “i cuciarùl” (singolare: e’ cuciaròl) sono le castagne secche. La “balòsa” è la castagna lessata con la buccia, ma ha anche un significato sexual.

Eli: A parte le callaroste, mia nonna chiamava “pelatelle” quelle sbucciate e messe a bollire, mentre quelle bollite con tutta la buccia erano le “callalesse”.

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