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Non morimmo, ma fummo

di Placida Signora - 1 Febbraio 2008

Le lapidi di Aquileia

Visitando uno qualunque dei tanti cimiteri monumentali italiani, si leggono spesso antiche iscrizioni lapidarie assai reboanti; non v’è uomo che non sia stato in vita “ottimo, onesto, integerrimo”, né donna che non abbia mostrato “pudore, serietà, dedizione”.

Ma quasi mai quelle lapidi, a meno che non appartengano a musicisti, scrittori, eroi e personaggi illustri in genere, indicano ai posteri il ruolo che il defunto ebbe nella società.

Non leggiamo mai, che so, “Sempronio Bianchi - postino” o “Tizia Rossi - cuoca”; di loro sappiamo solo che furono padri, madri, figli amorevolissimi, possiamo vederne i volti in foto sbiadite, ammirare magari le statue che ne decorano le tombe: angeli, figure velate, piangenti.

Invece vi fu un tempo in cui le lapidi sepolcrali mostravano il defunto ancora nel pieno delle sue forze, raffigurato in vitale attività, qualunque essa fosse: e le iscrizioni raccontavano con fierezza i mestieri svolti, anche i più umili. 

In epoca romana era del tutto diversa la concezione del ciclo vitale; per noi la tomba annuncia la fine, la cancellazione di tutto ciò che abbiamo fatto o vissuto.

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Storia del Fondotinta

di Placida Signora - 7 Gennaio 2008

Uno dei cosmetici più antichi utilizzato per uniformare la pelle e il colorito del volto possibilmente schiarendolo; almeno così impose la moda sino agli inizi del ‘900.

Gli Egizi sbiancavano le loro facce con la cerussa, ossia la biacca.
I Romani invece mescolavano la biacca col guano, cacca fermentata di uccelli marini, ottenendo così un mostruoso strato duro e bianco del tutto simile all’intonaco; Marziale negli “Epigrammi” sfotteva a questo proposito la matrona Fabulla, che si rifiutava di camminare sotto la pioggia per tema che la sua faccia potesse sciogliersi.

Invece Ovidio era a favore dei visi imbiaccati; nell’”Ars Amatoria” scriveva: Continua »

I maneggi per trovar marito

di Placida Signora - 7 Settembre 2007

Antiche credenze, rituali, formule e preghiere
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Sino a una cinquantina d’anni fa, per una donna il rimaner zitella era considerata una vera jattura; per questo in ogni regione esistevano varie forme di “rituali” utili ad evitarla.

Ad esempio in Lombardia si credeva che la fanciulla dovesse contare 100 uomini con la barba incontrati per strada; la sera del centesimo incontro, mettendosi a mezzanotte esatta di fronte allo specchio, avrebbe visto di certo riflesso il volto del futuro consorte.

In Liguria invece quelle da contare erano le donne incinta e ne bastavano 20, mentre nelle Marche, per vedere in sogno il futuro sposo, bastava dormire per 3 notti con un confetto nuziale sotto il cuscino.

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Gengive scorbutiche e Coliche violente

di Placida Signora - 29 Agosto 2007

Antichi Manuali Medici 

Chi non ha in casa un testo di “medicina pratica”, da consultare in caso d’emergenza?

Li avevano anche i nostri nonni, ma spesso allora servirsene poteve essere azione estremamente temeraria.

Vediamo ad esempio i consigli elargiti dal “Manuale di Medicina Domestica” (ed. Cioffi, 1863)  in due casi semplici e diffusi: mal di denti e mal di pancia.

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Antico spam farmaceutico

di Placida Signora - 24 Agosto 2007

Chi s’indigna per lo spam continuo che gli propone acquisti di V*iagra, V*alium et similaria via posta elettronica, sappia che comprare farmaci per corrispondenza era già un tempo una temeraria abitudine ben nota agli italiani.

Sfogliando riviste e quotidiani annate 1914-1927 si trovano miriadi di pubblicità decantanti medicinali d’ogni genere, e ovviamente privi del tutto di lista componenti, che si potevano ricevere comodamente in casa, previo pagamento alle Regie Poste.

Molto di moda era il purgante Jubol, ecclettico tuttofare che guariva “Stitichezza, Enterite, Vertigini, Acidità, Intontimenti, Gonfiori, Cattiva digestione, Emorroidi, Catarri, Emicranie, Insonnia, Lingua patinata, Alito cattivo, Colorito giallo, Foruncolosi”.
Il suo slogan era: “Jubolizzatevi!” e la pubblicità diceva: “Purgare equivale passare l’intestino con la carta vetrata. Jubolizzarlo significa invece praticare nel suo interno un massaggio dolce, prolungato, persuasivo. Vaglia L. 5 la scatola a Fabbrica Chatelain, Bastioni Vittoria, Milano».
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