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	<title>Placida Signora &#187; Parole ©Mitì Vigliero</title>
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	<description>blog di Mitì Vigliero</description>
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		<title>Gastronomica Sensualità: le Parole Voraci, palleggiate dalla Cucina all&#8217;Eros.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole ©Mitì Vigliero]]></category>
		<category><![CDATA[Placidi Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
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		<category><![CDATA[verbi indicanti mangiare e fare l'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riflettendo  ieri con voi sulle magnifiche parole di Elsa Morante: La frase d’amore più vera, l’unica è: “hai mangiato? &#8211; ho pensato quanto siano simili, grazie al loro linguaggio, il cibo e l’amore.
In fondo Gola e Lussuria sono molto legati, sia nelle parole che negli atteggiamenti. 
 A volte si mangia con un misto di erotismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/07/gastronomica-sensualita.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7073" title="gastronomica sensualita" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/07/gastronomica-sensualita-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://friendfeed.com/placidasignora/65bc6270/la-frase-damore-piu-vera-lunica-e-hai-mangiato" target="_blank"><strong>Riflettendo</strong></a><a href="http://friendfeed.com/placidasignora/65bc6270/la-frase-damore-piu-vera-lunica-e-hai-mangiato" target="_blank"> </a> ieri con voi sulle magnifiche parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elsa_Morante" target="_blank">Elsa Morante</a>: <strong>La frase d’amore più vera, l’unica è: “hai mangiato?</strong> &#8211; ho pensato quanto siano<strong> simili,</strong> <strong>grazie al loro linguaggio</strong>,<strong> il cibo e l’amore.</strong></p>
<p>In fondo<strong> Gola</strong> e<strong> Lussuria</strong> sono molto legati, sia nelle parole che negli atteggiamenti. <br />
 A volte si mangia con un misto di erotismo e piacere: quando assaggiamo qualcosa che ci piace spesso reagiamo estasiasti socchiudendo gli occhi e mugolando “Mmmmh, che buono!”.</p>
<p>Entrambi, la Gola e la Lussuria, sono definiti “<strong>peccati della carne</strong>“ e la parola “<strong><span style="color: #000000;"><a href="http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/C/carnalita.shtml" target="_blank">carnalità</a></span></strong>” deriva dal latino dell’<em>Ecclesiaste</em> <em><strong>carnalitas</strong></em>, “<strong>concupiscenza, sensualità</strong>“, sì, ma derivato sempre da <em><strong>caro carnis</strong></em>, “<strong>carne</strong>“, componente fondamentale sia del corpo umano che dei menù nonché – proprio per questo? – proibita nei cristiani giorni di penitenza in cui si deve mangiare di magro. <br />
 Infatti anche “<strong>astinenza</strong>” si usa allo stesso modo nel<strong> </strong>doppio senso<strong> </strong>di &#8220;tenersi lontano&#8221; da cibi e piaceri.</p>
<p>E pensate all’uso dei termini più comuni: “<strong><span style="color: #000000;">fame</span></strong>”, ad esempio.</p>
<p>Dire alla persona amata “<em>Ho fame di te</em>“.</p>
<p>Oppure ai <strong>verbi</strong> che usiamo normalmente riferendoci al<strong> cibo</strong>: <span style="color: #000000;">succhiare, leccare, mordere, inghiottire, lambire, suggere</span>…(occhio che vi leggo i pensieri! ;-)</p>
<p>E lo stesso “<strong>mangiare</strong>“: “<em>Ti mangerei di baci</em>“.</p>
<p>Sono indubbiamente parole “<strong>voraci</strong>“, da<em> vorax voracis</em>, a sua volta derivato da<em> vorare</em><em><span style="font-style: normal;">:</span> </em>”<strong>divorare</strong>“.</p>
<p>“Voraci“ come un bacio, appunto…</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></p>
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		<title>Numeri: Proverbi e Modi di Dire</title>
		<link>http://www.placidasignora.com/2010/07/09/numeri-proverbi-e-modi-di-dire/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 08:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole ©Mitì Vigliero]]></category>
		<category><![CDATA[Proverbi e Modi di Dire]]></category>
		<category><![CDATA[Mitì Vigliero]]></category>
		<category><![CDATA[numeri]]></category>
		<category><![CDATA[proverbi e modi di dire sui numeri]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Numero dispari, numero sacro” dicono i tedeschi, riprendendo l’antico detto latino “Numero Deus impari gaudet”; ma pari o dispari che siano, i numeri sono ben presenti nei modi di dire e nei proverbi.
Apprezziamo quelle persone che “hanno dei numeri”, perché sono certezza di professionalità e capacità; che poi l’origine del modo di dire stia nel fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/07/numbers.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6962" title="numbers" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/07/numbers-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a></span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">&#8220;<strong>Numero dispari, numero sacro</strong></span></em>” dicono i tedeschi, riprendendo l’antico detto latino “<em><strong><span style="color: #0000ff;">Numero Deus impari gaudet</span></strong></em>”; ma pari o dispari che siano, i numeri sono ben presenti nei<strong> modi di dire e nei proverbi</strong>.</p>
<p>Apprezziamo quelle persone che “<span style="color: #0000ff;"><strong>hanno dei numeri</strong></span>”, perché sono certezza di <strong>professionalità e capacità</strong>; che poi l’origine del modo di dire stia nel fatto che i numeri posseduti erano quelli buoni da giocare al<strong> Lotto </strong>(e che li facevano vincere ogni volta), altro non è che un’ulteriore garanzia di qualità di “fortunati portabuoni”.</p>
<p>Se organizzano qualcosa quindi meglio per noi “<span style="color: #0000ff;"><strong>esser del numero</strong></span>”, cioè accodarsi all’impresa che di certo si rivelerà un “<span style="color: #0000ff;"><strong>numero vincente</strong></span>”, evitandoci di essere <span style="color: #0000ff;"><strong>considerati soltanto un numero</strong></span> dall’inglobante società.</p>
<p>“<span style="color: #0000ff;"><strong>Essere un numero</strong></span>” però può essere piacevole, visto che si dice di persone <strong>divertent</strong>i, buffe, sempre pronte a far sorridere; l’importante è non esagerare troppo nel “<span style="color: #0000ff;"><strong>fare i numeri</strong></span>”, dando quindi  l’impressione di “<span style="color: #0000ff;"><strong>dare i numeri</strong></span>”, onde evitare d’esser presi per matti e non voluti da nessuna parte, manco solo “<span style="color: #0000ff;"><strong>per far numero</strong></span>” in luoghi ove si rischia d’esser “<span style="color: #0000ff;"><strong>in quattro gatti</strong></span>”.</p>
<p>“<span style="color: #0000ff;"><strong>Essere il numero uno</strong></span>” da qualche parte è il sogno di molti, ma anche diventare “<span style="color: #0000ff;"><strong>il numero due</strong></span>” non è malaccio; certo sarebbe meglio <strong>non</strong> esserlo a vita, come capita spesso a molti che non riescono mai a raggiungere la vetta, e non potranno mai esclamare come i <strong>ciclisti</strong> d’una volta “<em><strong>Sono contento d’esser arrivato uno!</strong></em>” facendosi “<span style="color: #0000ff;"><strong>dare il cinque</strong></span>” a mano aperta dall’allenatore soddisfatto.</p>
<p>Si dice che ”<span style="color: #0000ff;"><em><strong>una volta per uno non fa male a nessuno</strong></em></span>”; anzi la pubblica <strong>divisione dei meriti</strong> (o delle colpe, dipende dai casi) spesso aiuta a  “<span style="color: #0000ff;"><strong>prendere due piccioni con una fava</strong></span>”, migliorando le faccende interne di qualunque nucleo sociale (scuola, famiglia, ufficio) e facendo buon uso del senso della vera giustizia.</p>
<p>Certo che se all’interno di un gruppo economico o politico, “<span style="color: #0000ff;"><strong>facendo due più due</strong></span>” ci si rende conto che magari c’è chi “<span style="color: #0000ff;"><strong>serve due padroni</strong></span>”, giocando sporco e <strong>rischiando</strong> quindi di mandare tutti i progetti e i lavori fatti “<span style="color: #0000ff;"><strong>a carte e quarantotto</strong></span>”, occorrerà prima avvisarlo con le buone, poi con le meno buone, e dato che “<em><span style="color: #0000ff;"><strong>non c’è due senza tre</strong></span></em>” alla fine bisognerà prendere provvedimenti dolorosi “<span style="color: #0000ff;"><strong>piantando un quarantotto</strong></span>”. <br />
 E se questo protesterà gli si potrà tranquillamente rispondere “<strong><span style="color: #0000ff;">Te l’ho detto sette volte</span></strong>” o <em>cento, mille</em>, dipende da quanto si sarà esasperati.</p>
<p>Si sa infine che dopo una lunga fatica, prima di arrivare definitivamente allo scopo prefisso capita di sentirsi dire “<span style="color: #0000ff;"><em><strong>fatto trenta, fai anche trentuno</strong></em></span>”, ossia fai ancora un piccolo sforzo come <strong>Leone X</strong> che limitando a<strong> 30</strong> il numero dei <strong>nuovi cardinali</strong>, si accorse di aver <strong>dimenticato</strong> un vescovo amico e alzò quindi il numero di uno; “<span style="color: #0000ff;"><strong>fare trenta e trentuno</strong></span>” significa infatti compiere un’impresa in modo il più accurato possibile.</p>
<p>Ma se il lavoro svolto, nonostante la fatica, non sarà apprezzato, allora si “<span style="color: #0000ff;"><strong>prenderà il trentuno</strong></span>” , andandosene offesissimi e magari troncando ogni rapporto, come facevano quelli che decidevano di <strong>licenziarsi </strong>proprio il 31 del mese, antico giorno di paga.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank"><span style="font-size: x-small;">©Mitì Vigliero </span></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>E visto che <strong>ciascuno di noi ha un numero</strong> che considera<strong> suo prediletto</strong>,<br />
 mi dite qual è il <strong>vostro </strong>e <strong>perché</strong>?<br />
 E poi: conoscete <strong>altri proverbi o modi di dire</strong><br />
 che <strong>contengano numeri</strong>?</em></p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le Parole Antipatiche: quali sono le vostre?</title>
		<link>http://www.placidasignora.com/2010/06/02/le-parole-antipatiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 22:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Placide Varie]]></category>
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		<description><![CDATA[

Esistono  parole, intecalari,  modi di dire ecc. che proprio vi sono antipatici,  che non potete tollerare, che appena li sentite pronunciare o li leggete vi provocano violenti attacchi di molestia, disagio, fastidio, irritazione, raccapriccio, stizza, nervoso e orticaria?
Se possibile, vorrei saperne anche il perché, anche se so che molto spesso non è facile spiegarlo…
Io, ad esempio, non so di preciso perché mi comporterei come la Marge ritratta lassù ogni volta che leggo o sento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/06/reazione-alle-parole-antipatiche.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6687" title="reazione-alle-parole-antipatiche" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/06/reazione-alle-parole-antipatiche.png" alt="" width="265" height="300" /></a></p>
<p>Esistono <strong> parole,</strong> <strong>intecalari</strong>,  <strong>modi di dire</strong> ecc. che proprio vi sono <strong>antipatici</strong>,  che <strong>non potete tollerare</strong>, che <strong>appena </strong>li sentite pronunciare o li leggete vi<strong> provocano</strong> <strong>violenti attacchi di</strong> <strong>molestia, disagio, </strong><strong>fastidio, irritazione, raccapriccio, stizza, nervoso e orticaria?</strong></p>
<p>Se possibile, <strong>vorrei saperne anche il perché,</strong> anche se so che molto spesso non è facile spiegarlo…</p>
<p>Io, ad esempio, non so di preciso <em>perché</em> mi comporterei come la <strong>Marge</strong> ritratta lassù ogni volta che leggo o sento dire &#8221;<strong><em>ma anche no&#8221;</em></strong>…</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La Luna</title>
		<link>http://www.placidasignora.com/2010/05/13/la-luna/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 22:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

(foto©Rick Leche)
Fred Buscaglione cantava “Guarda che luna”: molto probabilmente si riferiva a una Luna simile a quella che consentì a Rodolfo di stringere nel buio d’una soffitta la gelida manina con la scusa “ma per fortuna è una notte di luna”, o a quella che ispirò a Debussy la musica per la poesia di Verlaine  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/luna.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6548" title="luna" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/luna-300x291.jpg" alt="" width="300" height="291" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;">(<a href="http://www.flickr.com/photos/rick_leche/1245435663/" target="_blank">foto©Rick Leche</a>)</p>
<p><strong>Fred Buscaglione</strong> cantava “<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rHyqYAbWiMY" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>Guarda che luna</strong></span></a></em>”: molto probabilmente si riferiva a una Luna simile a quella che consentì a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_boh%C3%A8me" target="_blank"><strong>Rodolfo</strong></a> di stringere nel buio d’una soffitta la gelida manina con la scusa “<em><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=L_gqxrXlC7w" target="_blank"><strong>ma per fortuna è una notte di luna</strong></a></span></em>”, o a quella che ispirò a<strong> Debussy</strong> la musica per la <a href="http://astrocultura.uai.it/astroarte/musica/verlaine.htm" target="_blank">poesia di<strong> Verlaine</strong> </a><strong> <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tSzOWTy2I9Q" target="_blank">Claire de lune</a></em></strong>, o a quella ancora che permise a <strong>D’Annunzio </strong>di vedere in una sottile <a href="http://www.recmusic.org/lieder/get_text.html?TextId=220" target="_blank"><em><strong><span style="color: #0000ff;">falce di luna calante</span></strong></em></a> un magico simbolo d’erotismo mentre per <strong>Jannacci</strong> era “<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ET5_FQNjoC4" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><strong>ona lampadina tacata in sul plafun</strong></span></a></em>”…</p>
<p>Amica da sempre di poeti e maghi, sorella del Sole, figlia dei Titani<strong> Tia</strong> e<strong> Iperione</strong>, la Luna mostrò da subito un carattere variabile e, ovviamente, “<strong><span style="color: #0000ff;">lunatico</span></strong>”; si divise così in tre personalità distinte chiamandosi <span style="color: #0000ff;"><strong>Selene </strong></span>da piena, placida e sensuale,<strong><span style="color: #0000ff;"> Artemide</span></strong> in fase crescente, cacciatrice energica di prede con cui litigare ed infine -da “nuova” e quindi “nera”- divenne<strong><span style="color: #0000ff;"> Ecate</span></strong>, malinconica, riflessiva, legata alle arti magiche e al regno delle Ombre.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/fasi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6547" title="fasi" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/fasi-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: center;">(<a href="http://www.flickr.com/photos/tizianoj/411913693/" target="_blank">foto©tizianoj</a>)</p>
<p>Una e trina governa da sempre nascite, morti, maree, flussi, crescite, raccolti e umori: se uno ha la “<span style="color: #0000ff;"><strong>luna di traverso</strong></span>” è meglio girargli al largo e avvicinarlo solo quando “<strong><span style="color: #0000ff;">è in luna buona</span></strong>”.</p>
<p>In <strong>Veneto</strong> di chi è cagionevole e tonto si dice che “<strong><span style="color: #0000ff;">xe nato in calar de luna</span></strong>”, mentre se è sveglio e vigoroso “<strong><span style="color: #0000ff;">xe nato in cressar de luna</span></strong>”; i personaggi<strong> biblici</strong> che campavano centinaia d’anni in realtà contavano ogni <strong><span style="color: #0000ff;">“luna</span></strong>” (29 giorni)<strong><span style="color: #0000ff;"> di vita</span></strong> e anche gli indiani d’America calcolano il tempo in lune (“<strong><span style="color: #0000ff;">sono passate molte lune</span></strong>”).</p>
<p>Ma il senso del tempo e ogni cosa terrena in realtà non tange la Luna la quale “<strong><span style="color: #0000ff;">non si cura dell’abbaiar dei cani</span></strong>” ossia dei lamenti inutili e insensati, così come ignora chi vuol mostrar “<strong><span style="color: #0000ff;">la luna nel pozzo</span></strong>” illudendoci con false promesse e disprezza chi- presuntuoso e arrogante- si comporta come uno che “<strong><span style="color: #0000ff;">siede sul sole e posa i piedi sulla luna</span></strong>”.</p>
<p>Forse invece compatisce chi, causa i “<strong><span style="color: #0000ff;">chiari di luna</span></strong>”, è costretto a “<strong><span style="color: #0000ff;">sbarcare il lunario</span></strong>” magari dormendo all’”<strong><span style="color: #0000ff;">albergo della luna</span></strong>”, ossia senza un tetto sulla testa; tenta di consolarlo con la sua luce chiara, per far le notti meno spaventose.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/677786684_ca7686fedb.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6546" title="677786684_ca7686fedb" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/05/677786684_ca7686fedb-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/luchilu/677786684/" target="_blank">(foto©Flowery Luza)</a></p>
<p>E forse sorride vedendo chi di noi ha la “<strong><span style="color: #0000ff;">faccia di luna</span></strong>”,  tonda e gioviale e magari pure “<strong><span style="color: #0000ff;">la luna fra le gambe</span></strong>”, ossia gambe tanto incurvate all’infuori da formare una “O”.</p>
<p>Dice la leggenda che quando è<strong> piena</strong> diventa generosa tramutandosi in “<strong><span style="color: #0000ff;">Luna dei Regalini</span></strong>” che si otterranno fissandola e formulando mentalmente tre desideri, accompagnati da un piccolo, rispettoso inchino; nello stesso periodo altra leggenda vuole che possa diventar pericolosa, ma solo per i lupi mannari o per gli ammalati di “<strong><span style="color: #0000ff;">mal di luna</span></strong>”, l’epilessia.</p>
<p>Di certo invece predilige gli <strong>amanti</strong>, la Luna, cullandoli per il primo mese di matrimonio in “<strong><span style="color: #0000ff;">luna di miele</span></strong>” e facendoli vivere sognanti “<strong><span style="color: #0000ff;">sulla luna</span></strong>”, staccati cioé dalla realtà; e come sempre, sono soprattutto le donne a lei affini (“<strong><span style="color: #0000ff;">donna e luna oggi serena, domani bruna</span></strong>”) a goderne gli amorosi influssi, come scrisse<strong> Totò</strong> nella<em><strong> A’ Cunzegna</strong></em>:</p>
<p style="text-align: center;"><em>‘A sera quanno ‘o sole se nne trase<br />
 e dà ‘a cunzegna a luna p’ ‘a nuttata,<br />
 lle dice dinto ‘a recchia: “I’vaco ‘a casa:<br />
 t’arraccumanno tutt’ ‘e ‘nnammurate</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank"> ©Mitì Vigliero</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perpetue, Narcisi, Gradassi &amp; C.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 10:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole ©Mitì Vigliero]]></category>
		<category><![CDATA[Perché si dice di Mitì Vigliero]]></category>
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		<description><![CDATA[Spesso utilizziamo come aggettivi nomi di personaggi coniati dalla penna di grandi scrittori.
Ad esempio definiamo gradassi quei tizi litigiosi e attaccabrighe che si comportano da veri spacconi, facendo grandi sceneggiate per minimi motivi,  sbraitando di solito coi più deboli, minacciando spesso a vuoto perché sanno di avere le spalle coperte da qualche potente o da una loro particolare forza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso utilizziamo come <strong>aggettivi</strong> nomi di <strong>personaggi</strong> coniati dalla penna di <strong>grandi scrittori</strong>.</p>
<p>Ad esempio definiamo<strong> <span style="color: #0000ff;">gradassi</span></strong><span style="color: #0000ff;"> </span>quei tizi <strong>litigiosi e attaccabrighe</strong> che si comportano da veri spacconi, facendo grandi sceneggiate per <strong>minimi</strong> motivi,  sbraitando di solito coi <strong>più deboli</strong>, minacciando spesso a vuoto perché sanno di avere le <strong>spalle coperte</strong> da qualche potente o da una loro particolare forza, fisica, “monetaria” o ‘ndranghetoria.</p>
<p>Il nome deriva da <span style="color: #0000ff;"><strong>Gradasso</strong></span>, di cui sia <em><strong>l’Orlando innamorato</strong></em> del <strong>Boiardo</strong> che <em>l<strong>‘Orlando furioso</strong></em> dell<strong>‘Ariosto</strong> raccontano le avventure.</p>
<p>Era un re “<em>dal cor di drago e membra di gigante</em>“, cavaliere pagano leggermente affetto da manìe di grandezza che – da buon gradasso – decise di piombare in Francia dall’Oriente con un <strong>esercito di centomila uomini</strong> armati sino ai denti non per combattere i Cristiani, ma solo per impadronirsi del cavallo di Rinaldo (Baiardo) e della spada di Orlando (Durlindana).</p>
<p>Altro personaggio letterario entrato a far parte del linguaggio comune è la <strong><span style="color: #0000ff;">Perpetua</span></strong> dei manzoniani <em><strong>Promessi Sposi</strong></em>, celeberrima governante di Don Abbondio.<br />
 Grazie a lei vennero da allora chiamate familiarmente così tutte quelle donne che, per una professione ormai in via di estinzione, facevano da “colf” ai parroci che arrivavano privi di familiari nelle parrocchie di paesi lontani.<br />
 Oggi <em><span style="color: #0000ff;">perpetua</span></em><em> </em>viene usato soprattutto per definire una donna  particolarmente <strong>intrigante, pettegola e curiosa</strong> e irrimediabilmente <strong>zitella</strong>.</p>
<p>Definiamo <strong><span style="color: #0000ff;">Circe</span></strong> – come la maga dell’omerica <em><strong>Odissea</strong></em>, una donna che d’abitudine <strong>ammalia</strong> i maschietti per <strong>poterli usare a proprio esclusivo vantaggio</strong> per poi – dopo averli usati e rovinati nella reputazione e nello spirito (rovina simboleggiata dai <strong>porci</strong> in cui la Circe tramutava gli uomini) – farli soffrire abbandonandoli o trattandoli malissimo.</p>
<p>E&#8217; simile alle sempre omeriche <strong><span style="color: #0000ff;">sirene</span></strong><strong> , </strong>malefiche figure  che con canti, complimenti, promesse sottintese e lusinghe riescono ad <strong>illudere</strong> soprattutto i <span style="color: #0000ff;"><strong>Narcisi</strong></span> d&#8217;ogni sesso pieni di ambizioni artistiche.<strong> </strong></p>
<p>Poi  ci sono le <strong><span style="color: #0000ff;">lolite <span style="color: #000000;"><span style="font-weight: normal;">di nabokoviana memoria, specializzate in capelli brizzolati e coniugi frustrati, sempre pronte a dispensare coccole e gnegné  in cambio di favori, regali e carriera. </span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="font-weight: normal;">Il capufficio esigente o il professore severo sono <span style="color: #0000ff;"><strong>cerberi</strong><span style="color: #000000;">; l&#8217;avvocato che non ci soddisfa nello svolgimento del suo incarico è un <span style="color: #0000ff;"><strong>azzeccagarbugli</strong></span>; il fidanzato geloso è un <strong><span style="color: #0000ff;">Otello</span> </strong>mentre quel tipo che cerchiamo urgentemente per lavoro e non si fa mai trovare, è come la <strong><span style="color: #0000ff;">Primula Rossa</span>.</strong></span></span></span></span></span></strong></p>
<p>Invece il ricordo di una <strong>cattiva azione</strong> o di una <strong>colpa</strong> diventa la nostra privata<strong> </strong><strong><span style="color: #0000ff;">Ombra di Banco</span></strong>, spettro ossessionante descritto da <strong>Shakespeare</strong> nel <em>Macbeth<strong>.</strong></em></p>
<p>Questo modo di dire è un po’<strong> passato di moda</strong>, forse perché le cattive azioni oggi spesso sono <strong>motivo di premio e vanto</strong>, o forse perché Shakespeare in Italia lo conoscono sempre più in pochi<strong>.</strong></p>
<p>Al contrario, chi ha un vocabolario<strong> superiore</strong> alle 200 parole,  continua a definire <strong><span style="color: #0000ff;">pantagruelico</span></strong> un pranzo estremamente succulento e abbondante; degno di <strong><span style="color: #0000ff;">Pantagruel</span></strong>, il golosissimo e famelico personaggio inventato nel ‘500 da <strong>Rabelais</strong>.</p>
<p>Infine, anche il <strong>mondo delle fiabe</strong> ha contribuito a “eternare” dei tipi precisi: chi corre dietro le donne è un <span style="color: #0000ff;"><strong>dongiovanni</strong></span>, come il <strong><span style="color: #0000ff;">Don Giovanni</span></strong><span style="color: #0000ff;"> </span>protagonista della celeberrima <strong>leggenda spagnola del XIV sec</strong>. che ispirò molti autori; una fanciulla trattata male in famiglia o in ufficio è una <strong><span style="color: #0000ff;">Cenerentola</span></strong>, come l’eroina di <strong>Charles Perrault</strong> ; all&#8217;amico o parente sempre pieno di saggi consigli -possibilmente non richiesti- affibbiamo il soprannome di <strong><span style="color: #0000ff;">Grillo Parlante</span></strong> mentre i sempre collodiani <strong><span style="color: #0000ff;">Gatto e la Volpe</span></strong> rappresentano – nel mondo degli affari - una coppia di individui mica tanto perbene.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></p>
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