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Caccia al Tesoro

di Placida Signora - 9 Maggio 2008

Pare che l’Italia pulluli di tesori nascosti; in Piemonte, ad esempio, e precisamente a Belveglio (Asti), sotto il castello Belvedere che anticamente aveva l’allegro nome di Malamorte, esiste un dedalo di gallerie, anfratti, grotte dove si cela un ricchissimo tesoro composto da monete e gemme preziose.

Nelle  vicinanze di Villar Perosa invece c’è il “Roccio d’la Fantina”, un masso su cui qualcuno ha tracciato con la calce dei misteriosi segni, quasi una mappa: dicono che chi riuscirà a decifrarli troverà tutti i tesori nascosti nella vallata.

Per scoprire quelli anfrattati nei territori marchigiani bisogna munirsi di una “palla simpatica”, una sfera di legno alla quale è legata, con un rametto di faggio, una calamita; ad ogni modo molti oggetti preziosi sembra siano sepolti sotto le rovine del castello posto sul Colle di Santa Colomba vicino a Pergola, mentre nelle viscere del monte San Cristoforo è nascosto un telaio tutto d’oro.

Nella lombarda Trezzo sull’Adda, sotto i ruderi del castello, dicono che vi siano ancora pezzi dimenticati del tesoro del Barbarossa, arraffato dai milanesi dell’epoca.

Altre ricchezze stanno nei fondi dei castelli di Urgnano e di Pandino;  visto che l’unione fa la forza anni fa, a Treviglio, un gruppo di speranzosi amici  fondò l’”Associazione Anonima Tesori” con tanto di sedi (via Adua 1 e via Terraccio 1), regolamento e carta intestata: purtroppo il sodalizio si sciolse dopo varie infruttuose esplorazioni dei succitati sotterranei.

A Gaeta, vicino al promontorio detto La Nave, c’è un buco nella roccia chiamato Pozzo del Diavolo dal quale esce uno stranissimo rumore prodotto dalle onde che si rifrangono sul fondo: dicono che lì si trovino anfore zeppe di preziosi d’altissimo valore.

A Cosenza, nel fiume Busento, insieme a Re Alarico sono sepolte le sue ricchezze e a Longobuco, poco dopo il ponte sul Trionfo, ci si imbatte in una grossa roccia chiamata “la Gnazzita”; basta sollevarla per trovare sotto di essa una chioccia d’oro attorniata da tanti pulcini d’oro anch’essi.
Per la cronaca, la chioccia d’oro coi pulcini o le uova era una tipica opera d’arte d’epoca bizantina, una specie di divinità casalinga che simboleggiava la famiglia e la relativa protezione matriarcale.
Quasi tutte le dame nobili ne avevano una, più o meno grande a seconda della ricchezza familiare; e di tesori leggendari che citano chiocce d’oro ce ne sono molti sparsi in tutta Italia: basta cercarli.

Infine è interessante sapere che nel 492 d.C. gli abitanti di Aquileia, assediati dalle truppe di Attila, decisero di abbandonare la città; ma prima scavarono un profondo pozzo, vi nascosero tutte le loro ricchezze e lo riempirono di terra.

Però nessuno fu poi in grado di ritrovarlo e, sino ai primi del 1900, nei contratti di vendita dei terreni vi era inclusa una clausola tramite la quale il venditore si riservava, in caso fosse stato localizzato, l’esclusiva proprietà del pozzo e del suo contenuto: ma  ancora oggi è sempre lì, che aspetta paziente di essere scoperto.

©Mitì Vigliero

Toccaferro in Pillole: Tarli e Tarme

di Placida Signora - 25 Aprile 2008

Affinchè i panni, maglie e vestiti di lana non vengano divorati dalle tarme, secondo le varie credenze popolari bisogna: esporli alla rugiada della magica notte di San Giovanni (24 giugno); non lavare i panni nuovi in luna crescente; non confezionare gli abiti di venerdì; mettere tra le stoffe una pannocchia di mais munita di chicco apicale oppure delle castagne d’India; indossare gli abiti di lana nuova, per la prima volta, la notte di Natale e, infine, non tosare le pecore in luna calante.

Il suono sgradevole e ritmico che fanno i tarli mentre rosicchiano il legno veniva detto, a seconda delle zone, Orologio di San Bernardo, di Sant’Antonio, di san Vitale; il più diffuso è Orologio di San Pasquale, santo portinaio che aveva l’inquietante facoltà di avvertire la presenza o la vicinanza della Morte mediante colpi alla porta chiamati toccus.

Con la polvere fatta dai tarli, gli antichi curavano le ferite della pelle.

©Mitì Vigliero

Toccaferro in pillole: la Gazza

di Placida Signora - 30 Marzo 2008

gazza.jpg
(foto Renzo Pietribiasi)

Credenze e Superstizioni

Conosce lei sola un’erba capace di incidere il ferro come se fosse burro; per farsela dare, basta coprire il suo nido con del fil di ferro.
La Gazza, per entrare nel nido, taglierà i fili con la portentosa erba, e poi la lascerà cadere ai piedi dell’albero, tutta per voi.

Sognare una Gazza significa litigi. Sognarne due, significa innamoramento in arrivo.  Continua »

Placidi Auguri di Primavera e Pasqua

di Placida Signora - 21 Marzo 2008

Qui

 

E ricordate che stasera, 21 marzo, dalle 20.39  ci sarà la Luna dei Regalini.

Che siano Desideri esauditi e splendide Sorprese per tutti voi!

Toccaferro in pillole: le Orecchie

di Placida Signora - 15 Marzo 2008

Quando fischia l’orecchio destro, qualcuno sta parlando bene di noi; se fischia il sinistro, qualcuno parla male. Per alcuni è il contrario (destro/male, sinistro/bene).  Continua »

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