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Le Erinni di Prè

di Placida Signora - 19 Novembre 2007

Quando le Genovesi si arrabbiano 

A Genova si trova la splendida Commenda di San Giovanni, uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di storia della città.

L’edificio religioso nacque nell’XI secolo per volere dei cavalieri gerosolimitani (futuro Ordine di Malta) che lo vollero per un duplice scopo; quello di fungere da “stazione marittima” che radunasse i pellegrini e i crociati in partenza per la Terrasanta, e quello di Ospedale per i forestieri che lì trovavano accoglienza sia per essere guariti, sia per trascorrere la quarantena se sospettati di malattie epidemiche.

Certamente non era un luogo tranquillo; infatti il quartiere dove si trova è quello di Prè, che già da allora non godeva buona fama; immerso nel centro storico, vicinissimo al porto, quella città vecchia da sempre cantata e conosciuta come residenza fissa di figuri più o meno raccomandabili. Continua »

L’Angelovergine che dipingeva da homo

di Placida Signora - 18 Ottobre 2007

La misteriosa morte di Elisabetta Sirani, pittrice

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Era un tipico agosto bolognese, quello del 1665; afa e caldo infernali.
Ma in via Urbana 7, casa del pittore Giovan Andrea Sirani, l’atmosfera era di cupo gelo, quello che fa venire i brividi all’anima.

Era preoccupato per la salute di Elisabetta, la primogenita ventisettenne che da un po’ soffriva di terribili dolori al ventre.
Adorava quella figlia; era diventata pittrice più famosa di lui e di riflesso dava lustro anche al suo nome e alla sua arte, che senza di lei darebbe stata abbastanza mediocre e soprattutto ignorata.

Ed era davvero brava, la Sirani; in un’epoca in cui le donne difficilmente emergevano nella vita quotidiana, figuriamoci in quella artistica, da quando aveva 17 anni nobili, religiosi, borghesi, popolani le commissionavano quadri: duchesse di Parma, di Baviera, di Braunschweigh,  principi di Toscana avevano in casa almeno una sua opera. Continua »

La storia di Ginevra degli Armieri

di Placida Signora - 3 Settembre 2007

…la quale, essendo morta, resuscitò.

A Firenze, in un palazzo di via dei Calzolai d’angolo con via delle Oche, nel 1348 abitavano Francesco Agolanti e sua moglie, Ginevra degli Armieri.
 
Aveva 18 anni la bellissima Ginevra, e da sempre era innamorata - ricambiata - di Antonio Rondinelli; ma suo padre, come s’usava allora, l’aveva destinata sin da bambina al più potente e ricco Agolanti.

Pochi mesi dopo il matrimonio scoppiò una terribile epidemia di peste; anche Ginevra si ammalò, ma non di quel morbo bensì di qualche strana febbre violentissima che la fece cadere in una sorta di coma profondo.

I parenti, pensando fosse morta, la seppellirono in fretta e furia nella cappella di famiglia nel Duomo.

Dopo qualche ora Ginevra si svegliò; immaginate il suo terrore nello scoprirsi sepolta viva…Ma fu proprio il terrore a darle la forza disperata di sollevare la pietra del sepolcro e di fuggire nelle strade immerse nella notte fiorentina.
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Nina e Camillo

di Placida Signora - 29 Maggio 2007

Storia d’un lume sempre acceso

A Voltri, nel ponente genovese, ai piedi del colle di Castellana e precisamente in via Nicolò da Corte, s’innalza la maestosa scenografia della villa Duchessa di Galliera.

Quasi un castello circondato da un grande parco, ospitò reali e politici potenti; ma un lume perennemente acceso di fronte a una Madonnina bianca, posta in una nicchia degli archi sotto il grande viale centrale, ricorda un tragico amore che coinvolse uno dei personaggi più famosi della storia d’Italia.

Agli inizi del XIX secolo la villa era proprietà del marchese Stefano Giustiniani, Gentiluomo di Camera del re Carlo Felice, nel 1826 sposò, con matrimonio combinato, la baronessa Anna Schiaffino detta Nina.

Aveva 19 anni, Nina; intelligente, colta, appassionata di politica, le sue idee contrastavano fortemente con quelle del marito.
Poco per volta sia la villa di Voltri sia la casa cittadina, Palazzo De Mari in piazza San Siro, diventarono salotti politici frequentati da liberali vicini alla Giovane Italia come Rubattino, che sarà l’armatore dell’imprese dei Mille, Mameli, e un giovane sottotenente piemontese del Genio Militare in forza a Genova: Camillo Benso conte di Cavour.

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Il tenente Franz Scanagatta

di Placida Signora - 15 Maggio 2007

Una storia sorprendente 

 Genova, che durante la napoleonica Campagna d’Italia aveva l’esercito francese in casa, iniziò ad essere assediata dai nemici del Bonaparte: navi inglesi sul mare e fanteria austriaca sui monti.

A Borzonasca, una delle basi austriache dell’entroterra ligure, un giorno di novembre del 1799 al Maggiore comandante del reggimento Deutsch-Banater si presentò un giovane ufficiale: “Sottoluogotenente Franz Scanagatta, agli ordini!”.

Il Maggiore lo guardò torvo; detestava quei damerini mollaccioni e leccati, eleganti, rasatissimi e pettinati a ricciolini che Vienna gli spediva.
La vita lì era durissima, sempre in combattimento fra impervie vallate, tra gente che li odiava già dall’epoca del ragazzetto di Portoria che urlò “Chi l’inse”…
Però in quel caso l’apparenza ingannava.

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