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Toccaferro in Pillole – Noce e Noci: Sesso, Streghe e Soldi

di Placida Signora - 7 luglio 2011

Nella Roma del tempo di Catullo le noci, grazie alla loro forma che ricorda anatomici attributi maschili, simboleggiavano virilità e forza proliferatrice (infatti erano dette Jovis glans, le “ghiande di Giove”) ed erano considerate afrodisiache, tanto che durante i banchetti di nozze venivano distribuite come oggi i confetti, da consumare con apposite focaccine: per questo si dice “Pane e noci, mangiare da sposi”.

Nel Medioevo invece, forse per punizione della sensuale nomea, il noce venne ritenuto il pericoloso “albero della notte“, sotto le cui fronde si radunavano spiriti maligni di ogni tipo;  famoso era  il “Noce di Benevento” ove si diceva che la vigilia della festa del Battista (24 giugno) si radunassero tutte le streghe italiane per un Sabba infernale.

E per colpa di quelle cattive compagnie, in Sicilia si pensa che dormire sotto un noce  faccia risvegliare storpi; in Calabria con l’emicrania, nelle Marche con la febbre.

In realtà l’unico pericolo possono essere i fulmini; è un albero talmente bello, alto e maestoso, che spesso purtroppo li attira.

Invece i frutti di questo meraviglioso albero sono sempre di buon augurio: l’unico avvertimento è mangiarne pochi – sono ipernutrienti e possono risultare pesanti – e sempre in numero dispari.

Tre noci mangiate a Capodanno mentre scocca la mezzanotte portano ricchezze; mescolate ad altri cibi infondono coraggio in ogni campo e il liquore ottenuto dai malli, il celeberrimo nocino, avrà virtù magiche solo però se le noci saranno state raccolte tra il 23 e il 24 di giugno, giorni dedicati a San Giovanni.

In Liguria le noci sono simbolo di prosperità e benessere economico tanto che le mance e le gratifiche date a Natale venivano dette “dinâ da nöxe“, denaro della noce

© Mitì Vigliero

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Perché si Dice: “La Bellezza dell’Asino” e “A tutta birra”

di Placida Signora - 16 giugno 2011

Metto insieme questi due modi di dire innanzitutto perché entrambi sono frutto di corruzioni linguistiche dovute al passaggio da una lingua all’altra; in questo caso, dal francese all’italiano.
E poi perché ambedue, curiosamente, parlano di equini.

La bellezza dell’asino definisce in modo scherzoso una bellezza snella e luminosa,  dovuta però esclusivamente alla giovane età e destinata quindi a svanire presto.

Cosa c’entri l’asino con la giovinezza pare abbia questa spiegazione; la frase originaria è sempre francese, La beauté de l’âge: la bellezza dell’età.

Ma l’età francese (âge) è stata storpiata (quando, non si sa; come, probabilmente per un iniziale refuso scritto) in âne, che in italiano è l‘asino.

Invece A tutta birra, che significa “assai velocemente”, pare derivi dalla locuzione francese à toute bride, letteralmente “a briglia sciolta“, ossia al galoppo.

Solo che la parola bride (briglia) è stata compresa dai nostri avi come birra, e quindi birra è rimasta sino a noi.

© Mitì Vigliero

 

Perché si Dice: Eminenza Grigia

di Placida Signora - 3 giugno 2011

(Jean-Léon Gérôme, Éminence grise, 1873)

Nata in Francia, questo modo di dire denota il consigliere segreto o anche colui che, mantenendosi nell’ombra, detiene il vero potere.

Pur ricordando il cervello (materia grigia) e quindi l’intelligenza, eminenza grigia deriva dal colore del saio di Père Joseph, alias  François Leclerc du Tremblay, provinciale dei cappuccini di Tourraine e consigliere del cardinal Richelieu.

Quindi éminence rouge, eminenza rossa era il Richelieu per via del colore della veste cardinalizia, ed éminence grise era padre Giuseppe il cui saio da cappuccino era, appunto, grigio.

Ed essendo Pére Joseph un uomo di carattere estremamente schivo, ma ambiziosissimo di potere, a tutti gli effetti governava nell’ombra suggerendo al Richelieu le cose da fare.

Perciò il detto “essere l’eminenza grigia di qualcuno” finì da allora con l’identificare chi consiglia, suggerisce, manovra, impone, decide: insomma,  chi fa danni senza apparire.

© Mitì Vigliero

Perché si Dice: “Andare in giro col naso per aria” e “Guarda dove metti i piedi”

di Placida Signora - 11 maggio 2011

La prima è una frase  in origine usata per sfottere gli intellettuali, e soprattutto i filosofi, che spesso si occupano solo di cose alte ed elevate, trascurando quelle pratiche.
La seconda, usata spesso per strada dalle madri nei confronti dei figli saltellanti e distratti, ne è strettamente collegata.

Un antico aneddoto  racconta infatti che una notte Talete il filosofo passeggiava per la campagna studiando attentamente il cielo stellato; all’improvviso mise un piede in fallo e cadde in un profondo fosso pieno d’acqua.

Soccorso solo  dopo ore da un contadino, gli spiegò l’accaduto e questo gli rispose: “Prima di andare in giro col naso per aria a guardar le stelle, faresti meglio a guardar dove metti i piedi”.

Oggi, non essendovi più grandi filosofi e magni intellettuali, andare in giro col naso per aria significa soprattutto e genericamente “essere distratti”.

©Mitì Vigliero

Perché si dice: Parlare o Comportarsi in Punta di Forchetta

di Placida Signora - 27 aprile 2011

Fino al XVIII secolo, usare le posate per mangiare e soprattutto possedere le forchette era un lusso proprio delle classi più nobili e abbienti.

Il popolo usava le mani per smembrare i cibi o portarseli alla bocca se solidi, un cucchiaio/mestolo per quelli liquidi e un coltello (di solito proprietà dei maschi di casa), che serviva a tagliar tutto, dalle corde ai rami alle pance dei nemici al pane sulla tavola.

Quando iniziarono a diffondersi le forchette anche nella piccola borghesia, il popolo, soprattutto quello contadino, considerò la cosa come una ridicola e stupida esibizione di finta nobiltà, oltreché un’inutile fatica.

Perciò “Parlare, comportarsi in punta di forchetta” ha assunto il significato di “esprimersi, muoversi con esagerata ricercatezza

© Mitì Vigliero

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