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Perché si Dice: Avere il Magone

di Placida Signora - 27 luglio 2010

Il magone è quella sensazione di stretta alla gola data da un dolore, dalla malinconia o da qualunque cosa provochi tristezza.

Qualcuno, anzi, diciamo pure quasi tutti i vocabolari d’italiano, senza dare spiegazioni, lo fan derivare dal tedesco magen, stomaco, ventriglio.
E il Cortellazzo-Zolli indica, come periodo di diffusione della parola, il XV secolo.

Ma  le origini pare siano molto, molto più antiche e prettamente genovesi.

Era il 205 a.C., e imperversava la Seconda Guerra Punica, romani contro cartaginesi.

Genova era una fedele alleata di Roma; invece quasi tutti gli altri popoli liguri tifavano Cartagine.

Federico Mario Boero, signore delle vernici e scrittore appassionato di storia, nel suo Genova, genovesi e foresti – da Giano a Colombo (ed. Stringa, 1983), così descrive brevemente quel periodo

Da tre lustri c’è in Italia Annibale: è arrivato quasi in inverno, valicando le Alpi con gli elefanti. Ha incontrato i romani alla Trebbia e li ha riempiti di botte; ha proseguito e li ha riempiti ancora di botte al Trasimeno; è sceso e li ha nuovamente riempiti di botte a Canne. Per anni ha vissuto con il suo esercito nel meridione, ed è il terrore di Roma. Quando le cose cominciano ad andare un po’ meglio per i romani, chiama in aiuto il fratello Asdrubale il quale si precipita in Italia: ma i romani distruggono il suo esercito al Metauro e mandano la sua testa ad Annibale perché sappia

E qui salta fuori Magone, il fratello più piccolo di Asdrubale e Annibale.

Per aiutare quest’ultimo, partendo dalle Baleari - come narra Tito Livio - piomba all‘improvviso con più di 30 navi rostrate e un numero imprecisato di navi da carico su Genova, sbarcandole addosso 12.000 fanti e 2.000 cavalieri.

Fu una rovina; la città venne messa a ferro e fuoco, praticamente distrutta.

Rase completamente al suolo le mura, incendiate le case, le navi, gli orti.

Saccheggiata ogni ricchezza, che Magone portò trionfante nell’oppidum di Savona, sua alleata.

L’inaudita violenza dell’attacco e le spaventose perdite di vite, case e beni, segnarono talmente in profondo l’animo e la memoria dei genovesi che da allora ogni sensazione d’ansia, paura, travaglio, patema e sofferenza venne espressa col modo di dire avéi o magon (pron: u magùn), in perenne ricordo dell’artefice del primo dei tanti momenti brutti  che Genova, nella sua lunga storia, purtroppo sarà destinata a vivere.

©Mitì Vigliero

E voi, in dialetto o no, avete altri modi di dire che esprimano il magone?

(QUI i commenti su FriendFeed)

Perché si dice: Burocrazia

di Placida Signora - 25 giugno 2010


Deriva dal termine francese bureau (ufficio) e dal verbo greco crateo(dominare).

Bureau, in provenzale bureus, in spagnolo buriel, in italiano ottocentesco burello, era la spessa stoffa in lana (tappeto o tovaglia) che si metteva sul tavolo per proteggerlo da macchie d’inchiostro o graffi.

Il termine è in seguito rimasto prima a definire solo il tavolo; grande, di legno, con cassetti e cassettini, alzate, scomparti, tiretti: la scrivania, insomma.

Poi è passato a indicare la stanza dove stavano le scrivanie e gli impiegati dell’ufficio e infine a significare l’impiegato stesso e il suo lavoro: il bureau.

Il concetto è sempre stato così radicato nell’idea di Stato che a Roma ci sono persino due antiche strade dedicate agli impiegati degli ufficiVia e Vicolo dei Burrò, che nel Settecento – durante l’occupazione francese - designavano l’ubicazione dell’Ufficio (Bureau) della Dogana di Terra.

Gli inglesi definiscono invece da secoli la burocrazia red-tape (nastro rosso), e per definire un iter burocratico lento e pesante che li ha coinvolti (e sconvolti), dicono di essere passati “attraverso un nastro rosso“.

Insomma, cambiano i termini, ma il senso di profondo fastidio e perdita di tempo che Burocrazia, Burocrati e Burocratitudini varie incutono nei cittadini, è identico in ogni Paese.

E I Burosauri di Silvano Ambrogi non si estingueranno mai.

©Mitì Vigliero

Perché si Dice: “Giornata Nera”

di Placida Signora - 11 giugno 2010

Quando sbottiamo dicendo “Oggi è stata una giornata nera!“, difficilmente ci rendiamo conto di star parlando esattamente come un antico romano.

Il calendario dei Romani, infatti, considerava un giorno di ogni mese infausto: e in quel giorno era sconsigliabile – se non addirittura proibito – intraprendere qualunque azione importante sia privata che pubblica.

Il periodo più propizio alla giornata infausta poteva essere dopo le idi (che cadevano il 13° o il 15° giorno del mese), dopo le none (5° o 7°) o dopo lecalende (il 1° del mese).

Ma poiché il calendario romano era mobile e complicatissimo, ossia aveva sì i giorni fissi di none, calende e idi, ma gli altri variavano di lunghezza e venivano definiti a seconda della distanza dal giorno fisso successivo ( l’avevo detto che era complicato no? ;-) si può dire che giorno infausto poteva essere il 14, o il 16, o il 2, o il 6 o l’8.
Più o meno.

In ogni caso c’erano nell’anno i giorni ufficialmente infausti, quelli in cui – nel passato – erano accaduti avvenimenti tragici per la comunità e l’Urbe tutta: sconfitte di eserciti, disastri naturali, invasioni nemiche, incendi ecc ecc.

E poi c’erano i giorni privatamente infausti, quelli cioé in cui ogni romano nel suo piccolo aveva subìto o vissuto personamente una disgrazia particolare (fallimento, lutto, malattia ecc ecc).

E i Romani - da bravi superstiziosi – sui loro calendari personali (erano tavolette in pietra) segnavano diligentemente in bianco legiornate particolarmente positive, felici e allegre; in nero (in lat. ater) quelle tristi o sfortunate dette – proprio dal colore del segno - dies atros :giorni neri.

©Mitì Vigliero

E voi, avete una data da segnare come “giornata nera”?

Perché si dice: Nuotare a Crawl

di Placida Signora - 27 maggio 2010


(video Johnny Weissmüller Olympic.org)

Ne 1873 venne importato in Occidente da John Arthur Trudgen, maestro di nuoto  australiano, un nuovo  stile, quello morbido e veloce dei polinesiani.

Il nome derivava dall’inglese “to crawl”, strisciare: un movimento sincronizzato di gambe e braccia a pelo d’acqua, con la respirazione effettuata girando alternativamente la testa a destra e sinistra.

Ma a farlo conoscere professionalmente ovunque fu l’americano Johnny Weissmüller, vincitore dei 100 metri stile libero alle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928.

Datosi poi al cinema e diventando uno dei più famosi Tarzan della storia, Weissmüller diffuse popolarmente il crawl anche attraverso le sue pellicole cinematografiche, in cui non mancava mai almeno una scena che lo vedesse impegnato a nuotare, tra coccodrilli e ippopotami del fiume, il suo fantastico crawl.

©Mitì Vigliero

Perché si dice: Scendere dal letto col piede sinistro

di Placida Signora - 28 aprile 2010

Quando qualcuno si dimostra particolarmente nervoso e di cattivo umore, la domanda classica che si sente rivolgere è:
Stamattina sei sceso dal letto col piede sinistro?”.

La colpa è tutta degli antichi Romani i quali, negli atri (vestiboli) delle loro case, piazzavano apposta un servo il cui compito era esclusivamente quello di avvisare sulla porta gli ospiti dicendo “Entra pure col piede destro”, ossia “In questa casa oggi tutto va bene”.

Infatti si entrava col piede sinistro solo in case in cui erano accaduti lutti, sventure o grane varie.

Sarebbe bello che l’usanza esistesse anche oggi nei posti di lavoro…

Un usciere, o un amministrativo apposito che, prima che voi entriate in ufficio, vi avvisasse prima dei nervi del Capo!

©Mitì Vigliero

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