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Quando canta il rospo il tempo si fa fosco

di Placida Signora - 22 Maggio 2008

Meteorologia Popolare: Proverbi e Modi di dire

Il cercare di prevedere il tempo che farà – nel senso di condizioni atmosferiche- è una delle occupazioni umane più diffuse; ma poiché spesso le scientifiche e moderne previsioni non ne imbroccano una, forse è meglio lasciarsi guidare dalla saggezza antica.

Ad esempio i lombardi, quando di mattina vedono la nebbia, si rallegrano dicendo “nebia basa bel temp la lasa”, mentre i siciliani se la vedono non esultano e ribattono “doppu ‘a neglia veni la figlia”, dopo la nebbia viene sua figlia, alias la pioggia figlia delle nuvole.

Quando i veneti si sentono la pelle delle mani secca, annunciano “man arse, vol piover”, e se i calabresi vedono lampi in cielo dicono “quanno lampa scampa: quannu trona chiove”, il che significa che i soli lampi annunciano il sereno, mentre il sentir tuonare assicura la pioggia.

Altamente specializzati in campo proverbial-climatico sono i contadini e i pescatori, gente per la quale le condizioni meteorologiche sono quasi vitali.

I marinai marchigiani, guardando il cielo di notte, dicono “stelle fute pioe sopra; stelle rade pioe londane”, ossia stelle fitte pioverà vicino, stelle rade pioverà lontano; gli istriani invece sono certi che “quando spuzza la sentina l’acqua, amighi, s’avizina”, cioè quando le acque di scolo raccolte nella sentina delle barche cominciano a puzzare, significa che ben presto pioverà.

I contadini toscani giurano che “quando canta il rospo il tempo si fa fosco” mentre per quelli piemontesicita pieuva a fa chité gran vent”, la piccola pioggia fa cessare un forte vento.In compenso i cuneesi fan di tutto per confermare certe dicerie sul loro conto col proverbio “Quand Besinauda (il monte Bisalta) a l’à ‘l capel (di nuvole), o a fa brùt o a fa bel”; però lo dicono anche a Torino, mettendo la collina di Superga al posto della Bisalta…

Secondo i marinai ligurinùvia russa, o che cieuve o che buffa”, cioè se le nuvole sono rosse o pioverà o tirerà gran vento; però i colleghi di Pola e Parenzo li tranquillizzano rispondendo “Nuvole rosse non fa done vedove”, ossia non porteranno tempeste tali da mettere in pericolo la vita dei naviganti.
Si preoccupano solo se vedono i delfini avvicinarsi giocando alla riva: “co buliga le code d’i delfini, preparite a far i gatisini”, “i gattini”, modo poetico di definire il dar di stomaco a causa del mal di mare.

Per quanto riguarda il resto del mondo, gli austriaci ad esempio dicono che “quando le galline mangian l’erba, vuol piovere”, gli imperturbabili inglesiquando piove, lascia piovere” e i saggi cinesichi prevede il temporale non si bagna”.

I tedeschi invece affermano “quando il leone rugge la pioggia è vicina”, lasciandoci però qualche perplessità riguardo l’esistenza di leoni germanici; in compenso dimostrano una grande acutezza osservando che “dove piove, non è mai asciutto”, interrompendo poi ogni discussione con il lapidario “piove o c’è il sole quando Dio vuole”.

In compenso tutti i popoli della terra sono concordi nell’affermare simultaneamente siarosso di sera buon tempo si spera” , siarosso di sera tempesta e bufera” : eppoi uno si chiede perché scoppino le guerre. 

©Mitì Vigliero

Corollario

Roger: -Quando piove e tira vento, serra l’uscio, e statti drento
-Chi si ripara sotto la frasca, ha quella che piove e quella che casca.
-Quando è sole e piove, il diavolo mena moglie.
-Quando canta il botto (cioè la state, quando canta il ranocchio), rasciuga un dì quanto non piove in otto (ovvero rasciuga più in un dì che il verno in otto
)

Clando: Probabilmente non sara corretto seconda la grammatica genovese ma ci provo. Mio nonno contadino diceva: “Quande e nuvie van a-o ma, piggia a sappa e vanni a cavà; quande e nuvie van a-o munte, piggia a sappa e vatte a scunde”. (Quando le nuvole vanno al mare prendi la zappa e vai a zappare; quando le nuvole vanno al monte prendi la zappa e vatti a nascondere).

MimosaFiorita: Quanne chiove chi sta’ a casa nen ze move-
Quatt’Aprilante, sessanta Juorne sonante
-(Se piove il quattro aprile, piove sessanta giorni) detti popolari Ciociari.

Baol: Gli inglesi che dicono “quando piove lascia piovere” sono fantastici :)

Tittieco: Canzoncina genovese:
Quande ciove e luxe o sou
tutte e streghe fan l’amou.
Traduco : Quando piove e splende il sole
tutte le streghe fan l’amore.

Rosy: Quando el Summan(monte summano) al gà el capelo,incò xe bruto e doman xe belo.
“Quando il Summano(monte)ha il cappello oggi è brutto domani bello” si dice a Schio.

ZiaPaperina: Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura (Verga, I Malavoglia)

Amore e Baci

di Placida Signora - 5 Marzo 2008

bacio-placida.jpg
(Placidobacio) 

In Veneto per  significare l’”innamorarsi follemente” dicono inamorarse come un pito (tacchino).
In Friuli impassionât
In Piemontese prendere una cotta è ancarpionesse
A Napoli per indicare un innamorato cotto usano il bellissimo: è pàzzo e pèrzo
A Mantova una magnifica espressione dialettale dice al s’è inasnì adré a cla là (si è inasinito dietro a quella) per indicare un innamoramento dissennato.

I Piemontesi innamorati chiamano il bacio basin
I Milanesi invece: fàmm òn basìn
I Napoletani chiedono e danno un vàso o un vasìllo
I Genovesi un baxo
I Friulani una bušade
I Veneti un baso

E da voi come si dice?

Graziano: a Bergamo basem.

Presveva: Mitì damm nu v-is. (Puglia)

CuoreAnalfabeta: Innamorato perso a Napoli si dice anche: “è asciut pazz pe chella” (è impazzito per quella lì)

Shaindel: posso aggiungere lo spagnolo anche se non è un dialetto?? Si dice: estoy loco por ti .

Vipera: (Puglia) Se ne sciout d c’p = Ha perso la testa
E’pr’dout a cabbein= Ha perso il senno
Voul a iedd= Ama lei
S’ voul z’tè= Si vuole fidanzare

Catepol: Bè in vibonese si dice “Vasami” o “Ammi nu vasu” (dammi un bacio) “vasamundi” (baciamoci)

Cristella: “U’s è ciapé ‘na bèla scòfia!” Si è preso una bella scuffia, una sbornia…(Romagna)

Princy60: Mia bisnonna (1890) quando aveva un corteggiatore, diceva” u l’ha idea” (Liguria).

Baol: Come dice la vipera: Mitì, nu v’s tutt p tè :*

MimosaFiorita: A Roma, in genere siamo molto coloriti, per esprimere l’innamoramento, ecco qualche esempio: - Hai proprio sbroccato pe’ quella eh! oppure: Aho! te’ annato in pappa er cervello.

Blimunda: Mia nonna invece, classe 1901, diceva “Facevamo l’amore dalla finestra” non per indicare un “galante” (=spasimante) superdotato ma per dire che, appunto, si parlavano dalla finestra e già voleva dire essere mezzi fidanzati, via! Oppure anche “Ci parlavamo” per spiegare un reciproco interesse con un ragazzo. (Liguria)

Fabdo: Dalle parti mie Puglia Salento
se ‘nda’ sciutu/sciuta te capu” = se n’è andato/a di testa
e per il bacio diciamo “baciu
nu baciu grande, grande a tie Mitì! :)

Settimane italiane

di Placida Signora - 16 Gennaio 2008

I dialetti (le lingue regionali) sono per me affascinanti.

Spesso molto simili anche se geograficamente lontani; spesso diversissimi anche se geograficamente vicini.

E a volte, in pochi km di distanza nella stessa regione, la stessa parola si “traduce” in modi completamente diversi.

Facciamo la prova coi giorni della settimana
Ditemi la “vostra” settimana, specificando bene la città-regione di provenienza.

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I Proverbi di Natale

di Placida Signora - 10 Dicembre 2007

palle-natale.jpg
 

(Colonna sonora: click)

I francesi dicono “tant crie l’on Noël, qu’il vient”; a furia di dire Natale, questo arriva; e infatti è quasi già qua.

E dato che i milanesi ricordano che “l’è minga Nadal sénza règall”, le case pullulano già di pacchettini multicolori contenenti la nostra tredicesima: ciò dimostra la verità del proverbio spagnolo “a Natale senza soldi si sta male”.

Un tempo, per molti il Natale era l’unico periodo dell’anno in cui si mangiava (“a Natale, grosso o piccino, su ogni tavola c’è un tacchino”); questa era condizione comune ovunque, dalla Germania - “Fino a Natale lardo e pane, dopo Natale freddo e fame”- alla Sicilia Avanti Natali, né friddu né fami; doppu Natali lu friddu e la fami”: oggi le cose vanno meglio per molti, ma forse peggio per tanti.

In ogni modo, secondo l’antica saggezza popolare, la vera importanza del Natale pare essere quella delle condizioni atmosferiche; innanzitutto, il tempo del 25 dicembre sarà uguale a quello del 1° novembre: “il tempo dei Santi è quello di Natale”, ergo fate uno sforzo di memoria e abbigliatevi di conseguenza.

Poi è indubbio che se a Natale splenderà il sole, a Pasqua il tempo sarà orribile, con tanto di neve e gelate: “verde Natale bianca Pasqua”; “Natale al balcone e Pasqua al tizzone”; “A Natale il solicello, a Pasqua il focherello”; “Se Natale ha mosche, Pasqua ha ghiaccioli” e così via.

E se questo in fondo può creare problemi solo per la scelta del luogo dove trascorrere le vacanze pasquali, pare che i problemi veri siano quelli delle campagne con previsione di pessimi raccolti: “se lucciano le stelle la notte di Natale, semina ai monti e lascia star la valle”; “quando Natale mette erba, se tu hai grano tu lo serba”; “chiaro Natale, rari covoni”; “Natale sereno covoni di meno” e così via.

Però un Natale bello fa felici i vignaioli perché “Natale bagnato, botti vuote” mentre “Luna chiara a Natale riempie cantina”.

In compenso, sole o neve che sia , da quel dì dovrebbe esserci un crescendo di freddo becco -“da Nadal un fredo coral (che stringe il cuore), da la Vecia (Epifania) un fredo che se crepa” (veneto)-  e si allungheranno le giornate: “a Natale il giorno cresce un passo di mosca, all’anno nuovo un passo di gallo, all’Epifania un salto di cervo” (prov. russo).

  Se gli inglesi osservano acutamente che ““Natale viene una sola volta all’anno” e  Ambrose Bierce lo definiva poeticamente  “giorno speciale, consacrato allo scambio di doni, all’ingordigia, all’ubbriachezza, al sentimentalismo più melenso, a domestiche virtù e alla noia generale”, Agatha Christie giurava che il 25 fosse “il giorno perfetto per gli omicidi”.

Forse si riferiva al famigerato detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, tradizione considerata da molti meravigliosa, da altri solo un pesante obbligo.

Comunque lo si passi, si spera sempre di trascorrerlo in serenità, senza litigi (“A Nadal la mare cria al par” - friulano -  la madre litiga col padre: si litiga sempre insomma) e armandosi di santa pazienza, ricordando che in fondo tutta “la vita è come un albero di Natale: c’è sempre qualcuno che rompe le palle”.  

©Mitì Vigliero 

 Ne conoscete altri?

LupoSordo: Natale a luna calante, annata mancante

Rosidue: Natali cu suli, Pasqua cu tuzzuni.

Michele: Ricordo una canzoncina che una volta che ti entra in testa è peggio del tuo “manamanà”:
Mo’ vene Natale, nun tengo denare,
me leggo ‘o giurnale e me vaco a curcà
!”
(tra poco è Natale, non ho soldi, leggo il giornale e poi vado a dormire)
Come proverbio ricordo
Chi magna a Natale e pava a Pasqua, fa nu buono Natale e na mala Pasqua
(chi mangia a Natale e paga a Pasqua fa un buon Natale ma una cattiva Pasqua - ovvero - i debiti non risolvono i problemi, li posticipano! :) )

Giorgia: A Eboli si dice “Come catarinéa, accussì nataléa” (”Come *caterinéggia* così *nataléggia”, ovvero il tempo che fa a Santa Caterina [d’Alessandria, 25 novembre] è quello che farà anche il giorno di Natale.).

ZiaPaperina: A Genova: “Dua da Natale a San Stea”, dura da Natale a Santo Stefano, per indicare una cosa (promessa, proponimento eccetera) effimera.

Francesca: “da Nadal en pass da gal, da l’epifania el pass de ‘na stria” Le giornate si allungano pian piano: a natale di un passo da gallo all’epifania il passo di una strega. (trentino)

Antar: A me piace citate il “poeta” RenatoPozzetto: “Il Natale quando arriva arriva…”

Roger: Babbo Natale co’ la barba bianca, si ancò nun ha ‘mbiancato presto ‘mbianca.
E’ Natale famme la mancia si te’ pare

Sonny&Me: Te Pasca e te Natale se mmùtane le furnare!

Cristella: Il lavoro di filatura, con fuso e rocca, era riservato alle lunghe serate invernali. La tessitura, fase successiva, avveniva invece più avanti verso primavera. Ecco il perché del proverbio romagnolo:
Chi d’Nadèl l’an fila, d’carnevèl suspira. (Chi a Natale non fila, a Carnevale sospira). Perché non avrà filati da tessere, cioè non è stato previdente.

 

Pioggia

di Placida Signora - 23 Novembre 2007

Piove, Madonna come piove, senti come viene giù… 

gatti-pioggia.jpg
(foto Gattoamico)

Pioggia in dialetto

piova - Veneto

aegua - Genovese

piova - Bolognese

ploe - Friulano

pieuva - Piemontese

pioeùva - Milanese

piòggia-chiove - Napoletano

…e nelle altre regioni, come si dice?

E quali proverbi/modi di dire dialettali e non, conoscete sulla pioggia?

***

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