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Come si chiamano gli abitanti di…

di Placida Signora - 12 Agosto 2008

Visto che abbiamo parlato di come nascano i nomi dei paesi e di relativi nomi strani, oggi vi propongo un giochino che forse a prima vista parrà elementare, ma che probabilmente non lo è poi così tanto…;-)
Stasera metterò le soluzioni

Intanto voi, nei commenti o nei vostri blog, volete dirmi come si chiamano gli abitanti dei luoghi elencati qui sotto?

Ore 20. Ecco le soluzioni:

1) Acerra (NA) - Acerrani

2) Ivrea (TO) - Eporediesi

3) Alassio (SV) - Alassini

4) Castellamare di Stabia - Stabiesi

5) Chiavari (GE) - (a proposito, se siete in zona domani sera potreste andare dove consiglia Luca) - Chiavaresi

6) Bastardo PG) - Bastardesi

7) Muggia (TS) - Muggesani

8) Nola (NA) - Nolani

9) Perosa Argentina (TO) - Perosini

10) Petrosino (TP) - Petrosileni

11) Saint-Vincent (AO) - Saint Vincentines

12) San Giovanni in Persiceto (BO) - Persicetani

13) San Maurizio Canavese (TO) - Sammauriziesi

14) San Mauro Torinese (TO) - Sammauresi

15) Somma Lombardo (VA) - Sommesi

16) Spello (PG) - Spellani o Ispellesi

17) Stresa (VB) - Stresiani

18) Acquapendente (VT) - Aquesiani

19) Cantù (CO) - Canturini

20) Fano (PS) - Fanesi

21) Lerici (SP) - Lericini

22) Mondovì (CN) - Monregalesi

23) Rho - Rhodensi

24) Santa Teresa di Gallura (SS) - Lungonesi

25) Firenzuola (FI) - Firenzuolini

26) Cefalù (PA) - Cefalutani

27) Acireale (CT) - Acesi

28) Treppalle (SO) - Superdotati ;-D. Scherzo! Livignaschi di Trepalle, perché Trepalle è una piccola  frazione di Livigno i cui abitanti si chiamano, appunto, Livignaschi.

Come nascono i nomi dei paesi

di Placida Signora - 8 Agosto 2008

I toponimi un po’ strani che caratterizzano i paesi italiani, hanno quasi tutti origini precise.

Alcuni nascono semplicemente da caratteristiche faunistiche; ad esempio le due Anguillara (una in provincia di Roma, l’altra di Padova), significano come si sa “luoghi ricchi d’anguille”, così come l’isola Asinara già nel XII sec. era chiamata dagli arabi “gazirat ‘umm ‘alhimār isola madre degli asini che lì vivevano selvatici. 

Bovolone (VR) deriva dal latino “bovolonis”, terra delle rane; infatti era una malsana palude prima di venir bonificata dai romani mentre Torre le Nocelle (AV) è ricca di nocciole: non per nulla c’è una sede della Ferrero nutellesca.

Ma spesso i nomi vengono originati da errori dati da storpiature lessicali: Golfo Aranci (SS) in realtà sarebbe Golfo Li Ranci (Golfo dei granchi) ma i piemontesi, al tempo del Regno sabaudo, non masticavano né comprendevano bene la “limba” sarda…

E sulle pendici dell’Etna c’e’ Trecastagni, ma i castagni non c’entrano niente: il nome significa “tre casti agni“, cioe’ agnelli, e si riferisce ai tre santi fratelli Alfio, Cirino e Filadelfo, tuttora venerati nel santuario a loro dedicato.

Infatti molti paesi prendono il nome da personaggi famosi lì nati o residenti; in provincia di Avellino troviamo sia Gesualdo, perché venne a viverci il principe Carlo Gesualdo in ritiro, dopo aver ammazzato la moglie Maria D’Avalos e lì, ispirato, inventò i madrigali, sia Morra De Sanctis che prima era Morra Irpina, ma in seguito prese il “cognome” di Francesco De Sanctis.

In zona Arcole, vicino a Verona, luoghi di battaglie bonapartiste, c’è Desmontà che dicono ricordi appunto Napoleone sceso (desmontà in dialetto piemontese) da cavallo in quel luogo.

Ultimo in ordine di tempo, in tema di omaggi a personaggi celebri, è stato Porto Empedocle che nel 2003, in onore del “figlio” Camilleri, affiancò al nome originale quello di Vigata, inesistente luogo d’azione del commissario Montalbano

A volte invece è il fato a battezzare i paesi.

Alluvioni Cambiò (AL) un tempo si chiamava Sparvara ed era un fiorente borgo medioevale posto sulla sponda sinistra del Po; ma una notte buia e tempestosa il fiume ruppe gli argini, facendo strage di case e persone. Non solo, ma quando il giorno dopo i superstiti si guardarono attorno, si accorsero con stupore di essere finiti sulla sponda destra; il Po aveva cambiato corso. Così gli alluvionati decisero, in perenne ricordo del fatto, di ribattezzare il loro paese.

Altre volte il cambio avviene per scaramanzia degli abitanti, come quelli di Malpasso (CT) che dopo un’eruzione etnea (1669) e un terremoto (1693) che distrussero completamente il paese, durante la ricostruzione decisero di mutare il nome il un più beneaugurante Belpasso.

Infine, sempre a proposito di nomi variati, interessante è l’esempio di Poggiridenti (Sondrio) che ha questo nome dal 1929. Prima si chiamava Pendolasco, cambiato in periodo fascista con la motivazione “che il nome di Pendolasco si presta a interpretazioni sconvenienti in contrasto con la sana giovinezza del paese…”

©Mitì Vigliero

Altri nomi curiosi li trovate nell’altra mia casa :-)

E ora aggiungo i vostri:

Nessuno: Ti segnalo che tra gli errori dei Sabaudi in Sardegna vi è anche l’isola di Mal di Ventre poco distante da Oristano. In principio era Maluentu ovvero Vento cattivo per via del fatto che i Saraceni si nascondevano dietro l’isola in attesa del vento favorevole a portare attacchi veloci e quindi il vento che soffiava da lì non portava mai nulla di buono.

Luca: noi qui (Liguria) abbiamo Lavagna che è tutto un dire (per via delle cave di ardesia, NdPS’)

Alianorah: Dalle mie parti c’è Strangolagalli. Si dice che il suo nome derivi da una storpiatura dei termini “strongylos” e “wall”, cioè “palizzata circolare”, in quanto un tempo il paese era fortificata in questo modo (fonte Wikipedia).

Marea di luce: Il mio paese natio (oggi Cleto) nel Trecento prese il nome di Pietramala, perché sorge attaccato ad una roccia, “pietra dura”, inaccessibile per pirati e predatori.
Ma una leggenda narra che il nome Pietramala fu voluto da un vescovo che per salire in paese si ruppe una gamba ;) La cosa curiosa è che a pochi kilometri sorge un altro di paesino, Belmonte, che prendeva il nome dal monticello verde su cui sorgeva l’antico castello.
Proseguendo lungo la costa, arriva poi Fiumefreddo, anche qui l’origine del nome è palese.

Credenze sulla Pioggia

di Placida Signora - 31 Luglio 2008

Nonostante spesso rompa le scatole ai vacanzieri, non bisogna scordare che è sempre un  elemento prezioso perché, come dicono in Alto Adige, “la pioggia è oro e non si può pagar con l’oro”.

E visto che non la si può comprare, la saggezza popolare in casi d’emergenza, quali l’afa e la siccità, ha sempre tentato altri rimedi per procurarsela.

Nelle campagne serbe (e in quelle rumene e renane) un gruppo di ragazze sceglieva - e ancora sceglie, nelle zone molto rurali - una di loro, chiamandola Dodola; questa viene spogliata completamente e rivestita  solo di frasche, fiori e verdura.

Poi è messa alla testa di un corteo che passa di casa in casa cantando e invocando l’acqua dal cielo: e da ogni uscio visitato esce la padrona di casa che rovescia un secchio d’acqua sulla testa della Dodola.

Non si sa quanto funzioni, ma almeno lei quel giorno sarà di sicuro rinfrescata.

In Bulgaria i contadini versano nei campi dell’acqua benedetta passandola da uno staccio, per imitare la pioggia; in Spagna, Austria, Italia in processione attraverso i campi, anziché la Dodola si portano statue di Vergini, Crocifissi, salme di Santi.

Sempre la saggezza popolare insegna che gli animali sono importanti segnalatori di pioggia; traducendo innumerevoli proverbi italiani, si scopre che pioverà presto quando le farfalle svolazzano numerose e agitate intorno alle finestre delle case; i lombrichi escono dalla terra; i buoi e le mucche bevono più a lungo e i cavalli alzano la testa verso il cielo; le api restano attorno all’aveare e non vanno a cercare il polline; gli aironi lasciano stagni e paludi e volano alti; l’asino tiene gli orecchi dritti e raglia in continuazione; il corvo canta insistentemente; il cuculo canta verso oriente; i delfini giocano più del solito a pelo d’acqua; le formiche brulicano frenetiche fuori dai formicai; i gabbiani vanno verso terra o si ammasso sulle scogliere; le galline si “spollinano” nella terra polverosa come facessero il bagno; i galli cantano fuori orario o bevono in continuazione; il gatto si passa la zampina dietro l’orecchio; le mosche diventano più noiose del solito e pizzicano; le lumache escono all’aperto; le oche e le anatre sbattono frequentemente le ali; il ragno abbandona la sua tela; le rane gracidano tutte insieme; le rondini volano basse; i rospi e le serpi vanno in giro per prati, strade e sentieri e i topolini di campagna entrano nelle case.

Anche l’aspetto delle nuvole sul mare è da tener d’occhio: nel VenetoNuvole verdi o negrete/son tempesta e saete” e “Quando le nuvole xe fate a lana/piove d’ancuò (da oggi,ndr) a na setemana”; in LiguriaNuvia russa/ o che cieuve o che buffa” (nuvola rossa, o che piove o che tira vento).

I contadini francesi dicono che in estate “La pioggia è imminente quando il fumo non vuole uscir di casa”, ossia quando i camini tirano poco; per gli inglesise tira vento a mezzogiorno in punto”.

E se pioverà ad agosto in Italia sarà “festa per il mosto” e gaudio per i golosi di trifole (“pioggia tiepida, grossi funghi”).

Infine, se c’è il sole e contemporaneamente piove, si tratta de “il Diavolo  e le Streghe che fan l’amore” oppure, più piamente, degli “Angeli che si pettinano”.

©Mitì Vigliero

Update

Alianorah: La mia maestra delle elementari, quando pioveva con il sole, diceva: “si sposa la volpe”. Mai capito perché.

Te lo dico io.
E’ un antichissimo modo di dire, derivato dalla mitologia giapponese. Per i nipponici, la Volpe (Kitsune) è considerata una sorta di demone-spirito dalle varie capacità e molto sapiente.
Quando piove col sole, in Giappone si dice che c’è Kitsune no Yomeiri (il Matrimonio della Volpe); ossia da qualche parte si stanno celebrando le nozze tra due volpi. Quindi veder piovere col sole è qualcosa di magico, che porta bene: ma vedere la cerimonia nuziale delle Kitsune porta malissimo.  Lo racconta Akira Kurosawa nel primo episodio del suo bellissimo Sogni .

La Danza d’U Màsciu e la Léna

di Placida Signora - 23 Luglio 2008

Una leggenda medioevale, riportata dal vescovo di Genova Jacopo da Varagine (di Varazze) nella sua “Legenda Aurea” (1260), racconta che per sfuggire alle persecuzioni cristiane scatenatesi dopo la morte di Gesù, vari apostoli insieme a famigliari e a Maria Maddalena salirono su una zattera senza remi che li condusse per il Mediterraneo sino a Marsiglia; da qui Maria di Magdala, divenuta eloquente come un apostolo e dopo aver compiuto vari miracoli, si ritirò in eremitaggio in una grotta (Sainte Baume) dove visse ancora trent’anni e alla sua morte fu accolta trionfalmente in Cielo.

Durante il viaggio in mare però la zattera toccò vari paesi; fra questi Taggia, nella Liguria di Ponente, dove pare che la Maddalena abbia sostato un po’ in un eremo immerso fra i boschi delle alture, per far penitenza dei suoi giovanili peccati: ancora oggi un proverbio locale – per indicare i trascorsi non proprio virginali di una persona – dice “Ha fatto anche lei le sue maddalenate”.

La devozione per la Santa “mirofora” (“portatrice di profumi”, fu lei a ungere d’unguento profumato il cadavere di Gesù) è quindi a Taggia molto sentita; nel 1716 nacque la Confraternita dei Maddalenanti che da quella data, ogni penultima domenica di luglio, subito dopo il giorno onomastico (Santa Maddalena, 22 luglio) organizza la “Festa de Santa Maria Madarena du boscu”.

I confratelli, tutti uomini a dorso di mulo o a piedi, partono da Taggia sfilando lungo il Pantan (via Soleri) e raggiungono in tre ore di cammino la chiesina-eremo della Maddalena del Bosco; dopo aver cenato abbondantemente con minestrone e stoccafisso e dormito all’aperto, il giorno dopo vengono raggiunti dalle donne (e dai turisti).

Una Messa al campo, un’altra pantagruelica mangiata, musiche e giochi e poi la parte più caratteristica della festa: il Ballo della Morte.

E’ un rito arcaico: protagonisti due Maddalenanti, uno detto “U Màsciu” (il maschio), l’altro “la Léna” (diminutivo di Maddalena).

Danzano una sorta di tarantella allegra, mimando corteggiamenti e amplessi; ad un tratto però la Léna stramazza a terra, morta.

U Màsciu disperato, fra funebri note, la copre di lavanda, premendogliela soprattutto sul ventre: a quel punto Léna, sollevandosi con una botta di reni, risorge fra grida di gioia.

La danza, ripetuta per tre volte, l’ultima nel centro del paese, è strettamente legata al mondo rurale che da sempre unisce paganesimo e cattolicesimo: la fine di luglio è un periodo critico per la campagna, la canicola rischia di bruciare i raccolti che dovrebbero assicurare benessere per tutto il resto dell’anno.

La Léna è dunque la Terra resa fertile dall’uomo, ma è esposta a gravi rischi (sia metereologici che, simbolicamente, del peccato, come la Maddalena).

La lavanda che la fa risorgere simboleggia la redenzione (l’unguento profumato con cui l’ex peccatrice unse Gesù) e quindi i frutti della rinascita (il raccolto): infine il colpo di reni con cui  Léna risorge balzando in piedi è quindi sia il parto della Terra, sia la nuova vita dell’anima salvata. 

©Mitì Vigliero

In Vacanza fra i Fantasmi

di Placida Signora - 17 Luglio 2008

Ve ne state tranquilli in ferie, sparapanzati in luoghi ameni di mare, lago, monti, campagna…Ma in realtà, cosa sapete di preciso di quei posti?
Chissà, magari proprio lì o nei dintorni aleggia qualcosa di strano, eccheggiano storie inquietanti

L’Italia pullula di luoghi e palazzi infestati da fantasmi; nel parco di Villa d’Este a Cernobbio, sotto i pallidi raggi della luna piena dicono s’aggiri uno spirito simile a un lungo velo di candido chiffon: si mormora appartenga a una ricca signora, lì uccisa nel 1940 da un ladro che giunse a mozzarle le dita per strapparle gli anelli.

Commovente è lo spettro della giovane figlia di Germano dei Gibelli, morta di dolore per non aver potuto sposare l’uomo che amava: talvolta si affaccia piangendo fra i merli delle mura del Castello di Valbona (Padova), ma la può vedere soltanto chi in quel momento soffre di pene d’amore.

A Soragna invece, nella Rocca dei nobili Meli Lupi vaga invece Donna Cenerina, fantasmessa menagramo: viva era Cassandra Marinoni di Brescia, sposa del Marchese Diofebo II Meli Lupi.
Bella donna dai capelli biondo cenere, fu uccisa nel 1573 dal cognato Giulio Anguissola; per vendicarsi appare ogni volta che un membro della sua famiglia sta per defungere. 

Invece nel Castello di Fumone (Frosinone) si sentono i passi di Emilia Caetani Longhi, antica proprietaria, che nel 1800 fece imbalsamare e coprire di cera il cadavere del figlioletto morto a 5 anni; poiché la salma è tutt’ora conservata lì in una teca di cristallo, da brava mamma affettuosa ogni notte la va a trovare.

Decisamente frenetici sono i due spettri che infestano i ruderi romani di Villa Pollio Felice a Sorrento: ad ogni plenilunio dal mare arriva una donna vestita di un bianco peplo che corre come una folle verso la villa, inseguita da un cavaliere nero su un cavallo nero pure lui che l’insegue senza mai raggiungerla. 

Nel Museo di Benevento imperversano ben due fantasmi; il primo è quello di un ragazzino  maligno detto Scazzapurrel, indossa un berrettino rosso e si diverte a terrorizzare solo i suoi coetanei: il secondo è lo spirito fosforescente di un Monaco perennemente in fuga, con tanto di abito svolazzante.  

A luglio chi si avvicinerà al Lago dell’Accesa (Grosseto), vedrà le acque incresparsi di colpo e strane luci provenire dal fondo, insieme a suoni che paiono urlanti voci soffocate; pare provengano da un villaggio etrusco sommerso (intorno al lago sono state scoperte recentemente grandi tracce di stanziamenti etruschi) .

Invece a Scandicci (Firenze) vicino all’autostrada si trova il palazzo Castelpulci, ex manicomio dove - tra gli altri - morì nel 1932 il poeta Dino Campana; si racconta che alla fine dell’800 molti pazienti venissero utilizzati come cavie per strani esperimenti medici e, se morivano, erano seppelliti di nascosto nel parco: le loro ombre furono più volte viste sbirciare dalle finestre del triste edificio. Ma ora è in pieno restauro e destinato a sedi più amene, e forse le infelici se ne sono andate fortunatamente in pace per sempre. 

Infine, se nel Castello di Illasi (Verona) ogni 23 agosto a mezzanotte attorno al biliardo si svolge un’avvicente e rumorosa partita fra giocatori invisibili, nelle strette strade di Pontremoli che conducono alla fortezza del Piagnaro, fra le ore 24 e le 3 dei pleniluni estivi si potrebbe incontrare un Lupo Mannaro che si morde le mani e strappa i capelli ululando disperato; per salvarsi bisogna tacere e ignorarlo onde evitare anche figuracce poiché, anziché in un licantropo, può darsi benissimo che vi siate imbattuti in uno scrittore sconfitto al Bancarella.
 
© Mitì Vigliero

Ne conoscete altri?Tittieco: Nel Castello di Bracciano, si aggira il fantasma della bella e giovane Isabella De’ Medici, strangolata dal consorte Giordano Orsini, stanco dei suoi tradimenti la strangolo’ con un nastro di seta rosso. Si narra che la bella castellana per in vidia getterebbe i suoi malefici sui matrimoni che si celebrano nel maniero. Effettivamente alcuni matrimoni di personaggi “famosi”sono andati in malora e non soltanto quelli, ricordo che il matrimonio di due giovani calabresi addirittura non si celebro’finendo in una rissa generale.

 

Beppe: Nel Castello di Sorci ad Anghiari c’è il fantasma di Baldaccio d’Anghiari, che dicono abbia un gran brutto carattere

Pievigina: A Collalto(TV)appare il fantasma di Bianca quando per i membri della famiglia dei Conti di Collalto è imminente una grande gioia o una sciagura.
Bianca era l’ancella dei Conti e addetta alla contessa Chiara, moglie di Tolberto e gelosissima del marito.  (continua)

Roger: Il Castello di Crevole e il Vescovo che Ulula alla Luna, qui la storia…Strozzavolpe: Un Castello, Mille Fantasmi e Un Tesoro

In silenzio viaggiando: Si narra che nel Castello di Duino, paese vicino a Trieste famoso per le Elegie Duinesi di Rilke e la splendida passaggiata omonima del grande scrittore di lingua tedesca (camminando in silenzio, ovviamente, su sentieri a picco sul mare con panorami mozzafiato), abitasse in tempi remoti un malvagio cavaliere. (continua)

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