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I miei Auguri per Voi: Natale 2011

di Placida Signora - 24 dicembre 2011

 

Tant crie l’on Noël, qu’il vient. Ed è arrivato.

Grazie a Internet siamo tutti vicini; come se le nostre case qui fossero una sola, con tante stanze e tanti alberi, tanti volti, tanto affetto.

Abbraccio voi, lettori e Amici di questo blog e dei Placidi Tumblr, FriendFeed e  Twitter.

Vi stringo forte forte tutti insieme e vi lascio i miei Auguri

QUI

Un bacio a Tutti dalla vostra

Mitì

Gli Alberi della Rete: Come Festeggiare insieme il Natale fra Blog e Social Network

di Placida Signora - 20 dicembre 2011

Ricordate quando festeggiammo insieme i nostri gatti , con tutte le loro fotografie?

Ora festeggiamo insieme il Natale, con tutti gli alberi e le decorazioni che in questi giorni sono nelle nostre case. 

Come “testi” ho scelto articoli, video, poesie, musiche, aforismi, cose da ridere e cose da magone, nel perfetto stile Blog&Social Network dove convivono tranquillamente battute feroci e frasi dolcissime, canzoni buffe e componimenti sacri.

E questi alberi, queste decorazioni sono tutte magnifiche perché “vere”, calde, spontanee e speciali come tutti voi.

Perché qui non c’è nulla di “virtuale”: solo concretissimi  Simpatia, Amicizia e Affetto.

***

 

L’Albero di Natale perfetto? Tutti gli alberi di Natale sono perfetti!
(Charles Barnard)

Sussex Carol 

(Claudiappì)

Se il Natale non esistesse già, l’uomo dovrebbe inventarlo. Ci deve essere almeno un giorno all’anno a ricordarci
che stiamo su questa terra per qualcos’altro oltre che per la nostra generale ostinazione
(Eric Sevareid)

(Kumiko-Chan)

The Huron Carol 1643 ♪

(Livefast e Ilenia)

Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 1
Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 2 

 

(Novecento)

Buon Natale a tutto il mondo – Domenico Modugno (1960) ♪

(Neuromancer)

The Muppets: Ringing of the Bells ♪

(Martag)

Alda Merini: Il mio Presepe privato

(Availableinblue)

LA NOTTE SANTA

 - Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei. 

Il campanile scocca
lentamente le sei. 

(Guido Gozzano, qui)

(Giulia Devani)

Babbo Natale ha avuto l’idea giusta – fare visita alla gente una volta all’anno.
(Victor Borge)

(H’anna Panofsky)

Hark! The Herald Angels Sing – Amy Grant ♪

(Lorenzo)

Il Natale è il giorno che tiene unito il tempo intero.
(Alexander Smith)

(mcalamelli)

Cherry Tree Carol – Sting  ♪

(Massimo Ghetti)

(Davide TheSgrash)

White Christmas-Joshua Held ♪

(PlacidaSignora)

NATALE

Nel buio della stanza
filtra un capello di luce
mentre noi tutti intorno
tratteniamo il respiro
nell’attesa di percepire
anche solo un vagito
che annunci  un Nuovo Mondo.

(Mitì Vigliero)

(Maura sindromedisnoopy)

(Rosalba)

Il Natale non è un evento eterno, ma un pezzo di casa
che ciascuno porta nel proprio cuore.

(Freya Stark)

(Ventotagliente)

Da Nadal un fredo coral , da la Vecia  un fredo che se crepa
(Proverbio Veneto)

(Vera Gheno)

The Christmas Song – Piero Tonin ♪

(HoldMe)

“S‘io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale in ogni casa,
in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento …

(Gianni Rodari)

(FarmaciaSerraGe)

NATALE DE GUERRA

Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
- Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?

(Trilussa)

(Annie)

Disney’s Christmas Songs ♪

(L’Albero di Franzen l’ha fatto Lorenzo)

Il Natale, bambini, non è una data. E’ uno stato d’animo.
(Mary Ellen Chase)

(MaxKava e il suo Patato)

Ninna Nanna piccoletta – Renato Rascel 

(Cogitabondo)

Quanno nascette Ninno -1816  ♪

(Massimo Mantellini)

Non vi è nulla di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino”
(Erma Bombeck)

(Delu)

La Notte Magica: Antiche Credenze Natalizie

(Alessandro Marzi)

La Peregrinación – Mercedes Sosa ♪

(Mitì)

La neve, le luci, l’albero … Tutto qui quello che mi ricordo dell’incidente.
(Flavio Oreglio)

(Micia&Spad)

 ”Un cane guardando un albero di Natale acceso: Finalmente hanno messo la luce in bagno.”
(Romano Bertola)

(Spora)

Lui è un brav’uomo. Pensa che ogni Natale va giù al canile, salva un gatto e un topo
e li regala a una famiglia affamata.

(Bart Simpson)

(Valeriotta)

The Holly and the Ivy  ♪

(Danix)

RITORNO PER UN DOLCE NATALE

Disse la madre: Lasciate socchiusa la porta, ch’egli verrà.
Fu lasciata socchiusa la porta: egli entra, disceso dall’eternità.
Per strade di neve e di fango gli fu guida la stella in cammino
nei cieli sol quando rinasce, dentro una stalla, Gesù Bambino…

(Ada Negri)

(A!ndrea e Manu)

Mele Kalikimaka – Mina  ♪

(Alenastrorosa)

God Rest Ye Merry Gentlemen 

(VioletaB)

I RE MAGI

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
- O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

(Gabriele D’Annunzio)

(Vincenzina Mancini)

PRESEPE

Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l’asinello di colore azzurro.

(Salvatore Quasimodo)

(Il Presepe di Mitia)

Te piace ‘o presebbio? Antichi e strani presepi italiani

(Il Presepe di Martag)

I Misteri nascosti nel Presepe Napoletano

(Calex)

Elio e Le Storie Tese – Natale Allo Zenzero ♪

(Pryntyl)

Perché a Natale ci scambiamo regali, circondati da colori e luci rosse e oro?

(Mery)

Non preoccuparti della dimensione del tuo albero di Natale.
Agli occhi di un bambino sono tutti alti 10 metri.

(Larry Wilde)

(Cassandra)

(Blimunda e Bea)

LA LEGGENDA DELL’ALBERO DI NATALE

A Babbo Natale tutto quello che poteva andare storto, andava storto. 

Le renne avevano avuto la dissenteria e avevano ridotto la stalla a un disastro e aveva dovuto spalare cacca per tutta la notte.

Aveva caricato la slitta da solo perché gli gnomi erano in sciopero e aveva dovuto scaricarla perché un pattino era rotto, 
aveva perso tutta la mattinata a ripararlo e si era anche tagliato malamente un pollice con l’ascia e quelle maledette renne erano scappate e ci aveva messo una vita a recuperarle.

Metà dei giocattoli non erano arrivati e quelli che gli avevano consegnato erano tutti della lista delle consegne dell’anno prima.

Gli elfi si erano ubriacati e aveva dovuto cercarsi i doni giusti in magazzino da solo e si era ammaccato il naso e un ginocchio 
quando gli si era rotta la scala.

Nel mettersi i pantaloni li aveva strappati perché era ingrassato troppo, non c’era verso di trovare il cappello, aveva perso gli occhiali, aveva bruciore di stomaco e quando aveva cercato una birra in frigo l’aveva trovato rotto e comunque la birra era finita.

In quel momento bussa alla porta un Angelo con un albero di Natale e domanda: “Dove devo metterlo questo abete?”. 

Ecco come è nata l’usanza di mettere l’Angelo sulla cima dell’albero di Natale.

(Autore non si sa, ma circola da anni in rete)

(Chiaratiz)

Chestnuts Roasting on an Open Fire ♪
 

(Auro)

Se fossi un filosofo, dovrei scrivere una filosofia dei giocattoli,
per dimostrare che nella vita non bisogna prendere nient’altro 
sul serio
e che il giorno di Natale in compagnia dei bambini è una delle pochissime occasioni

in cui gli uomini diventano completamente vivi.
(Robert Lynd)

(Leonaltro)

(VecchioGiovine)

The Little Drummer Boy ♪

(Cirdan il Timoniere)

UNA STELLA SULLA STRADA DI BETLEMME

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.
E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

(Boris Pasternak)

(Lisute)

Run DMC – Christmas in Hollis ♪

(A_G)

L’adulto non crede a Babbo Natale. Ma lo vota.
(Pierre Desproges)

(Sergio Mistro)

Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria,
poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.
(J. La Motta)

(Isolavirtuale)

Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo
e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta”
(Harlan Miller)

(Annarella G.)

Joy to the world – Nat King Cole ♪

(Manuela)

Perchè Natale è come un giorno normale in ufficio?
Perchè tu fai tutto il lavoro ed un ciccione col vestito rosso si prende lui tutto il merito!
(Joe Claro)

(Letizia)

Verde Natale bianca Pasqua
Natale al balcone e Pasqua al tizzone
A Natale il solicello, a Pasqua il focherello
Se Natale ha mosche, Pasqua ha ghiaccioli

(MeteoProverbi di Natale)

(Dania)

Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni.
Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.
(Shirley Temple)

(Liucci Van Pelt)

Rudolf the Rednosed Reindeer ♪ 

(Roberta Milano *)

I ricordi di un Natale alla vecchia maniera sono difficili da dimenticare.”
(Hugh Downs)

(xlthlx)

(Paolina)

Yourself Have A Merry Little Christmas ♪ 

(Batchiara)

Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.
C’è l’orsacchiotto giallo di stoffa
che ballonzola con aria goffa:
c’è il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e crolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.
Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta,
vanno in auto od in lambretta!
E l’orsacchiotto, al posto del cuore,
ha un modernissimo motore.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.
Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne sono contento.
“Viva la Scienza se ci dà
un poco più di felicità!”
Signori scienziati, vi prego, inventate
le meraviglie più raffinate:
ma per favore, lasciate stare
certi giocattoli che fanno tremare…
Non vanno bene per la mia sacca
le bombe atomiche e bombe acca!
Bella è la pace, chiara la via,
dite la vostra che ho detto la mia.
 (Gianni Rodari)

(Picchiu)

 The Secret of Christmas – Ella Fitzgerald  ♪

(AlessandraC)

Stella che brilla bella favilla, della buia notte prima scintilla, tu che brilli di lassù
guarda me che son quaggiù e il mio desiderio esaudisci orsù …
noi ti chiediamo che sia Natale tutti i giorni
.”
(Qui, Quo, Qua)

(MissFletcher)

San Giuseppe, assieme a Maria, incinta di Gesù, cerca un albergo, ma sono tutti pieni.
Per forza non trovi un albergo libero: sei sotto Natale!
(Paolo Rossi)

(Maxime)

Una tradizione dimenticata: il Ceppo di Natale e i suoi riti

(Ailyn Seen)

Jingle Bell Rock – Bobby Helms 1957 ♪

(Ci_Polla)

Come Sopravvivere alla SFN (Sindrome Fobica Natalizia): Galateo per un Natale quasi Sopportabile

(Pryntyl)

Baffo Natale – Elio e Jovannotti 

(Bak)

The First Noel 

(Marco Beccaria)

(Ladra di Caramelle)

Carol of the Bells ♪ 

Datteri e Grattacieli: Quando i Migranti eravamo Noi

di Placida Signora - 15 novembre 2011

Il 18 novembre verrà inaugurato a Genova il terzo piano del Galata Museo del Mare, interamente destinato a raccontare in maniera permanente l’emigrazione italiana e straniera via mare

E mi torna in mente un’altra storia collegata proprio all’emigrazione italiana, unita alla certezza che il reale spesso superi il fantastico e che i confini tra il vero e il romanzesco siano assolutamente labili.

Esistono situazioni non molto lontane dal nostro mondo, che hanno dell’incredibile; ma per coglierle e saperle poi riportare ci vuole l’occhio curioso del cronista unito a quello dell’artista.

Questo hanno fatto qualche anno fa due Tesorimiei: Massimo Calandri, giornalista di Repubblica, e Pino Petruzzelli, attore e regista, ma anche scrittore, fotografo e documentarista.

Due viaggi in Marocco, nelle città di Tangeri, Casablanca, Marakech, alla ricerca non di paesaggi da cartolina, trattati politici o testi letterari, ma alla caccia di storie e persone.

Caccia fruttuosa e un grande scoop; a Casablanca, in un pensionato cattolico gestito da suore, che si chiama  Ospizio degli Italiani in Marocco e che si trova in Boulevard Amne Mouen , Petruzzelli e Calandri scoprirono dieci anziani italiani, tutti ultra ottantenni, figli e nipoti superstiti di trentamila nostri “emigranti clandestini” che dal 1900 al 1920 si servirono discafisti siciliani per essere condotti abusivamente in America.

Ma questi, privi di ogni scrupolo e pieni di menzogna esattamente come gli scafisti di oggi, li scaricarono in Marocco, ove i nostri si rassegnarono a vivere arrangiandosi, facendo i mestieri più umili, anche i venditori ambulanti: vu’ cumprà italiani.

Questa e altre storie diventarono uno spettacolo teatrale Portraits: Marocco.

Ecco la parte che racconta la loro storia:

DATTERI E GRATTACIELI
da Portraits: Marocco, di Pino Petruzzelli e Massimo Calandri

(Scena: Entra Petruzzelli, va alla cartina geografica, indica Casablanca)
“Casablanca, capitale commerciale del Marocco. A Casablanca c’è un polveroso edificio che ospita l’ospizio degli italiani in Marocco. E mentre un vento leggero vi soffia dentro la preghiera pomeridiana del muezzin, un gruppo di anziani guarda rapito i programmi della Rai, Michele Cucuzza in testa. Sono una decina, all’inizio del secolo scorso erano trentamila. Ma, cosa ci facevano, direte voi, trentamila italiani in Marocco?

(Si siede, e inizia a parlare in siciliano)
“Credevamo di essere arrivati in America. Quel grandissimo figghi’e buttana del capitano della nave italiana che partiva da Palermo per l’America, ci disse a mio padre: non vi preoccupate, basta pagare e in America vi portiamo noi.
Per la verità, quando siamo sbarcati, a mia m’era sembrato un po’ strano, ma non dissi niente, per rispetto, a mio padre che si grattava la testa sotto il cappello. Sabbia, deserto, fichi d’India, datteri, palme… Minchia, ma dove sono finiti ‘sti grattacieli ammericani?!
A quell’epoca a Casablanca il porto non c’era, allora, il capitano della nave si avvicinò più che poteva alla riva e poi disse: più di così non posso fare. In questa zona porti non ce ne sono. L’Ammerica dovete raggiungerla a nuoto.
Ma capitano, ci disse mio padre, è sicuro che questa sia l’Ammerica? E il capitano: Ammerica. Ammerica… E ci cacciò tutti a mare.
Dalla riva per fortuna qualcuno ci vide e ci aiutò. Soprattutto alle fimmine e ai bambini. Brava gente. Qualcuno di noi due, tre parole in ammericano le sapeva: occhei, cam’n, paisà… E ce le abbiamo dette a quelli che ci aiutavano. Ma quelli non capivano una minchia!
Allora mia madre, vedendo che a mio padre cominciavano a girarci i cosiddetti, ci disse per tranquillizzarlo: “Aaaah, ma questa New York è proprio come la nostra Sicilia. E poi avevano detto che gli ammericani erano tutti biondi, con gli occhi azzurri, invece sono neri, neri. Come noi. Stai tranquillo Nuccio, vedrai ci troveremo bene qui.”
Casablanca, Ammerica. Chi ci capiva niente. Noi eravamo morti di fame. Non sapevamo niente. L’unica cosa che sapevamo era che per campare si doveva andare dall’altra parte del mare. In Ammerica.”

(Fine intervista. Petruzzelli ricomincia a raccontare )
E così quando scoprirono di essere stati truffati ormai era troppo tardi. Ci volevano mesi, anni per avere un visto per l’America: quella vera, stavolta. E così, molti finirono col fermarsi. “Dovevamo pensare a campare” mi dice uno dei superstiti “lavori di fatica, muratori, piccoli commerci, venditori ambulanti….”
(Rivolto al pubblico, parlando in siciliano) “…Venditori ambulanti? Minchia, ma lo sapevate? I primi vu’ cumprà erano italiani. Trentamila. In Marocco”. (Musica)

© Mitì Vigliero

Ritorni a Settembre

di Placida Signora - 6 settembre 2011

(Bagno Vignoni)

 

Eccomi di nuovo qui.

Ho trascorso giorni bellissimi di quiete e otium totale, rigenerando fisico e mente immersa in un paesaggio da fiaba e in un silenzio magico.

Ho passato notti di sonno sereno e ininterrotto, giorni di sole, acque calde, pisoli in giardino.

Ho letto 12 libri, ho avuto coccole e massaggi, comprato cose belle, mangiato cose buonissime, bevuto vini meravigliosi: ve ne parlerò.

Ho conosciuto storie bellissime e affascinanti di quella terra che mi ospitava: ve le racconterò tutte.

Ora devo solo disfare una tonnellata di bagagli, evadere una pila impressionante di posta cartacea, 186 email su outlook e 162 su gmail, riprendere contatto con la realtà.

D’altronde è Settembre: inizia un nuovo anno.

E sono felice di incominciarlo qui con voi, Tesorimiei.

Un bacio a tutti

Mitì

Nina e Camillo: Storia di un lume sempre acceso

di Placida Signora - 4 agosto 2011

Dedicato a Maria Rosa 

 

Voltri, nel ponente genovese, ai piedi del colle di Castellana e precisamente in via Nicolò da Corte, s’innalza la maestosa scenografia della villa Duchessa di Galliera.

Quasi un castello circondato da un grande parco, ospitò reali e politici potenti; ma un lume perennemente acceso di fronte a una Madonnina bianca, posta in una nicchia degli archi sotto il grande viale centrale, ricorda un tragico amore che coinvolse uno dei personaggi più famosi della storia d’Italia.

Agli inizi del XIX secolo la villa era proprietà del marchese Stefano Giustiniani, Gentiluomo di Camera del re Carlo Felice, che  nel 1826 sposò, con matrimonio combinato, la baronessa Anna Schiaffino detta Nina.

Aveva 19 anni, Nina; intelligente, colta, appassionata di politica, le sue idee contrastavano fortemente con quelle del marito.
Poco per volta sia la villa di Voltri sia la casa cittadina, Palazzo De Mari in piazza San Siro, diventarono salotti politici frequentati da liberali vicini alla Giovane Italia come Rubattino, che sarà l’armatore dell’imprese dei Mille, Mameli, e un giovane sottotenente piemontese del Genio Militare in forza a Genova: Camillo Benso conte di Cavour.

Dal 24 aprile 1830 tra Nina e Camillo esplose una passione infuocata; il marito ne era a conoscenza, ma si limitò a spargere la voce che sua moglie era pazza.

Quando nel ’31 Cavour venne spedito da Carlo Felice nella tetra fortezza di Bard in Val d’Aosta, per vedere se gli passavano le idee giacobine, Nina un po’ fuori di matto lo diede davvero, diventando una vera pasionaria mazziniana, contestando personalmente il Potere illiberale che l’aveva allontanata dall’amante.

Per quattro anni Camillo e Nina s’inseguirono, incontrandosi a Torino, Milano, Vinadio, Valdieri; ma se per lei le difficoltà del rapporto aumentavano l’amore, per lui la storia era finita da un pezzo.

Nina, quando non lo vedeva, gli scriveva; centinaia di lettere che finirono fra le mani del marito, il quale continuò pubblicamente a dichiararla matta e laconfinò nella villa di Voltri: qui, il 18 ottobre del 1834, avvenne l’ultimo incontro con Camillo, che la piantò definitivamente.

Nina cadde in una prostrazione tremenda che durò anni; tentò due volte il suicidio col veleno e, trasferita nella nuova casa a Genova, Palazzo Lercari, in via Garibaldi al numero 3, nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1841 anniversario del suo primo incontro con Cavour – gli scrisse un’ultima dolcissima lettera, mezza in genovese, mezza in italiano:

Camillo caro,
Camillo bello te veuggio tanto ben, ma quando te ou pourrò dì 
(te lo potrò dire)… Son tanta fiacca, a me existensa (esistenza) a l’è così precaria che non ho coragio de pensà à l’avvegnì (avvenire).
Però, quello che posso assegurà, le che ou me coeu (
cuore) ou sarà sempre to (tuo), viva o morta son a to (tua) - e tanto che questa machinetta (il cuore) a m’apparten, a sarà a to – vorreivo (volevo) ese bella per piaxeite (piacerti), vorreivo ese forte e ben stante e libera e avei molti dinai (denari) per seguite de lungo apreuvo (a lungo)
Questi son seunni 
(sogni): beseugna che m’adatte ae (alle) triste circostanze ne’ quali me treuvo, e che seggie (sia) ben contenta che ti te ricordi de mi. Te daggo tanti baxi .
Tutta to Nina.
«Io non so nulla tranne d’amarti tanto.
Tu sei tutto per me. Sei un essere soprannaturale. Tu assorbi tutti i miei pensieri, tu mi domini….
Voglio la tua felicità prima della mia…
Camillo, sono tua per sempre  

Poi, dopo aver fatto testamento, si lanciò dalla finestra di camera sua.

Un volo di 11 metri, sei giorni di agonia e finalmente la morte, il 30 aprile.

Aveva trent’anni.

Il marito rifiutò di seppellirla nella tomba di famiglia; lo stesso fece il padre, idem la famiglia della madre.

Le sue spoglie riposano a Genova nella chiesa di Padre Santo, in piazza dei Cappuccini.

Nel testamento Nina chiese alla Duchessa di Galliera, nuova proprietaria della villa di Voltri, che il lume posto davanti alla Madonnina bianca rimanesse sempre acceso, affinché tutti ricordassero la fiamma del suo amore infelice.

E così fu, e così è ancora.

©Mitì Vigliero

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