7 Gennaio: Tanti Auguri al Beggi!
Più che un amico è un fratello per me e Fabs.
E’ l’uomo più amato e stimato dall’Italica Rete.
Perché è impossibile non voler bene al Beggi.
Buon Compleanno, Andrea!!

Più che un amico è un fratello per me e Fabs.
E’ l’uomo più amato e stimato dall’Italica Rete.
Perché è impossibile non voler bene al Beggi.
Buon Compleanno, Andrea!!
L’ANNO NUOVO
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
(Gianni Rodari)
Alla faccia di quelli che considerano il 2012 anno funesto non solo perché bisesto, ma anche apocalittico per colpa dei Maya, ricordo che si tratta solo di un numero convenzionale.
Infatti per il Calendario Armeno l’anno che arriva sarà il 1461, per il Calendario Berbero il 2962; invece il Calendario Bizantino segna il 7520.
Il Calendario Buddhista aspetta il 2556, il Calendario Cinese il 4708, il Calendario Copto il 1728 e il Calendario Ebraico il 5771.
In compenso il Calendario Etiopico festeggerà il 2004, il Calendario Induista il 2067 (Vikram Samvat), il 1934 (Shaka Samvat) e il 5113 (Kali Yuga).
Infine il Calendario Islamico attende il 1433 e il Calendario Persiano il 1390.
Per noi che seguiamo il Calendario Gregoriano arriva sì il 2012, ma se lo calcoliamo dall’ Ab Urbe condita sarà il 2765.
Qualunque numero sia, l’anno che sta finendo a me è volato fra le mani; fra impegni pressanti, nuove responsabilità, nuovi incarichi, dolori, rinascite, galòp di vari tipi, non mi sono quasi accorta del suo scorrere.
Quest’anno come non mai ho perso la nozione del tempo; l’ho vissuto in apnea, di corsa, senza tirare il fiato mai.
E nelle interviste tipiche di questo periodo, in cui colleghi m’interpellano per commenti, battute e speranze sull’Anno Nuovo, m’è rimasta impressa una delle prime domande che mi son state poste: “ Un aggettivo per definire il 2012 che vorrebbe ”
Ho risposto, di getto e di cuore: Salutare.
Sì. Vorrei un 2012 salutare in ogni senso, fisico e metaforico: un anno salubre per tutti e tutto.
Un anno tutto volto al “riordinare”, al “ricostruire”, al “riequilibrare”, al “ritrovare” finalmente – e in ogni cosa – quella stabilità che dona sicurezza e serenità.
Un anno da vivere godendo delle piccole cose, possibilmente privo di frastuoni e rulli di tamburi.
Un anno senza titoloni sui giornali, senza grida, senza rabbie, senza patemi, senza affanni.
Un anno dolce e lieve, gradevole come il fuoco del caminetto, affettuoso come un abbraccio.
Ora cliccate QUI e Buon Anno, Tesorimiei.
Mitì
Tant crie l’on Noël, qu’il vient. Ed è arrivato.
Grazie a Internet siamo tutti vicini; come se le nostre case qui fossero una sola, con tante stanze e tanti alberi, tanti volti, tanto affetto.
Abbraccio voi, lettori e Amici di questo blog e dei Placidi Tumblr, FriendFeed e Twitter.
Vi stringo forte forte tutti insieme e vi lascio i miei Auguri
Un bacio a Tutti dalla vostra
Mitì
Ricordate quando festeggiammo insieme i nostri gatti , con tutte le loro fotografie?
Ora festeggiamo insieme il Natale, con tutti gli alberi e le decorazioni che in questi giorni sono nelle nostre case.
Come “testi” ho scelto articoli, video, poesie, musiche, aforismi, cose da ridere e cose da magone, nel perfetto stile Blog&Social Network dove convivono tranquillamente battute feroci e frasi dolcissime, canzoni buffe e componimenti sacri.
E questi alberi, queste decorazioni sono tutte magnifiche perché “vere”, calde, spontanee e speciali come tutti voi.
Perché qui non c’è nulla di “virtuale”: solo concretissimi Simpatia, Amicizia e Affetto.
***
“L’Albero di Natale perfetto? Tutti gli alberi di Natale sono perfetti!”
(Charles Barnard)
“Se il Natale non esistesse già, l’uomo dovrebbe inventarlo. Ci deve essere almeno un giorno all’anno a ricordarci
che stiamo su questa terra per qualcos’altro oltre che per la nostra generale ostinazione”
(Eric Sevareid)
Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 1
Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 2
Buon Natale a tutto il mondo – Domenico Modugno (1960) ♪
The Muppets: Ringing of the Bells ♪
(Martag)
Alda Merini: Il mio Presepe privato
LA NOTTE SANTA
- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
(Guido Gozzano, qui)
“Babbo Natale ha avuto l’idea giusta – fare visita alla gente una volta all’anno.”
(Victor Borge)
Hark! The Herald Angels Sing – Amy Grant ♪
(Lorenzo)
“Il Natale è il giorno che tiene unito il tempo intero.”
(Alexander Smith)
NATALE
Nel buio della stanza
filtra un capello di luce
mentre noi tutti intorno
tratteniamo il respiro
nell’attesa di percepire
anche solo un vagito
che annunci un Nuovo Mondo.
(Rosalba)
“Il Natale non è un evento eterno, ma un pezzo di casa
che ciascuno porta nel proprio cuore.”
(Freya Stark)
“Da Nadal un fredo coral , da la Vecia un fredo che se crepa”
(Proverbio Veneto)
The Christmas Song – Piero Tonin ♪
(HoldMe)
“S‘io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale in ogni casa,
in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento … ”
(Gianni Rodari)
NATALE DE GUERRA
Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
- Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
(Trilussa)
(Annie)
(L’Albero di Franzen l’ha fatto Lorenzo)
Il Natale, bambini, non è una data. E’ uno stato d’animo.
(Mary Ellen Chase)
(MaxKava e il suo Patato)
Ninna Nanna piccoletta – Renato Rascel ♪
“Non vi è nulla di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino”
(Erma Bombeck)
(Delu)
La Notte Magica: Antiche Credenze Natalizie
La Peregrinación – Mercedes Sosa ♪
(Mitì)
“La neve, le luci, l’albero … Tutto qui quello che mi ricordo dell’incidente.”
(Flavio Oreglio)
”Un cane guardando un albero di Natale acceso: Finalmente hanno messo la luce in bagno.”
(Romano Bertola)
(Spora)
“Lui è un brav’uomo. Pensa che ogni Natale va giù al canile, salva un gatto e un topo
e li regala a una famiglia affamata.”
(Bart Simpson)
(Danix)
RITORNO PER UN DOLCE NATALE
Disse la madre: Lasciate socchiusa la porta, ch’egli verrà.
Fu lasciata socchiusa la porta: egli entra, disceso dall’eternità.
Per strade di neve e di fango gli fu guida la stella in cammino
nei cieli sol quando rinasce, dentro una stalla, Gesù Bambino…
(VioletaB)
I RE MAGI
Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
- O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
(Gabriele D’Annunzio)
PRESEPE
Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l’asinello di colore azzurro.
(Salvatore Quasimodo)
(Il Presepe di Mitia)
Te piace ‘o presebbio? Antichi e strani presepi italiani
(Il Presepe di Martag)
I Misteri nascosti nel Presepe Napoletano
(Calex)
Elio e Le Storie Tese – Natale Allo Zenzero ♪
(Pryntyl)
Perché a Natale ci scambiamo regali, circondati da colori e luci rosse e oro?
(Mery)
Non preoccuparti della dimensione del tuo albero di Natale.
Agli occhi di un bambino sono tutti alti 10 metri.
(Larry Wilde)
(Blimunda e Bea)
LA LEGGENDA DELL’ALBERO DI NATALE
A Babbo Natale tutto quello che poteva andare storto, andava storto.
Le renne avevano avuto la dissenteria e avevano ridotto la stalla a un disastro e aveva dovuto spalare cacca per tutta la notte.
Aveva caricato la slitta da solo perché gli gnomi erano in sciopero e aveva dovuto scaricarla perché un pattino era rotto,
aveva perso tutta la mattinata a ripararlo e si era anche tagliato malamente un pollice con l’ascia e quelle maledette renne erano scappate e ci aveva messo una vita a recuperarle.
Metà dei giocattoli non erano arrivati e quelli che gli avevano consegnato erano tutti della lista delle consegne dell’anno prima.
Gli elfi si erano ubriacati e aveva dovuto cercarsi i doni giusti in magazzino da solo e si era ammaccato il naso e un ginocchio
quando gli si era rotta la scala.
Nel mettersi i pantaloni li aveva strappati perché era ingrassato troppo, non c’era verso di trovare il cappello, aveva perso gli occhiali, aveva bruciore di stomaco e quando aveva cercato una birra in frigo l’aveva trovato rotto e comunque la birra era finita.
In quel momento bussa alla porta un Angelo con un albero di Natale e domanda: “Dove devo metterlo questo abete?”.
Ecco come è nata l’usanza di mettere l’Angelo sulla cima dell’albero di Natale.
(Autore non si sa, ma circola da anni in rete)
Chestnuts Roasting on an Open Fire ♪
(Auro)
“Se fossi un filosofo, dovrei scrivere una filosofia dei giocattoli,
per dimostrare che nella vita non bisogna prendere nient’altro sul serio
e che il giorno di Natale in compagnia dei bambini è una delle pochissime occasioni
in cui gli uomini diventano completamente vivi.”
(Robert Lynd)
UNA STELLA SULLA STRADA DI BETLEMME
Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.
E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.
(Boris Pasternak)
(Lisute)
Run DMC – Christmas in Hollis ♪
(A_G)
“L’adulto non crede a Babbo Natale. Ma lo vota.”
(Pierre Desproges)
“Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria,
poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.”
(J. La Motta)
“Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo
e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta”
(Harlan Miller)
(Annarella G.)
Joy to the world – Nat King Cole ♪
(Manuela)
“Perchè Natale è come un giorno normale in ufficio?
Perchè tu fai tutto il lavoro ed un ciccione col vestito rosso si prende lui tutto il merito!”
(Joe Claro)
(Letizia)
“Verde Natale bianca Pasqua”
“Natale al balcone e Pasqua al tizzone”
“A Natale il solicello, a Pasqua il focherello”
“Se Natale ha mosche, Pasqua ha ghiaccioli”
(MeteoProverbi di Natale)
(Dania)
“Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni.
Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.”
(Shirley Temple)
Rudolf the Rednosed Reindeer ♪
“I ricordi di un Natale alla vecchia maniera sono difficili da dimenticare.”
(Hugh Downs)
(xlthlx)
(Paolina)
Yourself Have A Merry Little Christmas ♪
Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.
C’è l’orsacchiotto giallo di stoffa
che ballonzola con aria goffa:
c’è il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e crolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.
Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta,
vanno in auto od in lambretta!
E l’orsacchiotto, al posto del cuore,
ha un modernissimo motore.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.
Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne sono contento.
“Viva la Scienza se ci dà
un poco più di felicità!”
Signori scienziati, vi prego, inventate
le meraviglie più raffinate:
ma per favore, lasciate stare
certi giocattoli che fanno tremare…
Non vanno bene per la mia sacca
le bombe atomiche e bombe acca!
Bella è la pace, chiara la via,
dite la vostra che ho detto la mia.
(Gianni Rodari)
(Picchiu)
The Secret of Christmas – Ella Fitzgerald ♪
“Stella che brilla bella favilla, della buia notte prima scintilla, tu che brilli di lassù
guarda me che son quaggiù e il mio desiderio esaudisci orsù …
noi ti chiediamo che sia Natale tutti i giorni.”
(Qui, Quo, Qua)
“San Giuseppe, assieme a Maria, incinta di Gesù, cerca un albergo, ma sono tutti pieni.
Per forza non trovi un albergo libero: sei sotto Natale!”
(Paolo Rossi)
(Maxime)
Una tradizione dimenticata: il Ceppo di Natale e i suoi riti
Jingle Bell Rock – Bobby Helms 1957 ♪
(Ci_Polla)
Come Sopravvivere alla SFN (Sindrome Fobica Natalizia): Galateo per un Natale quasi Sopportabile
(Pryntyl)
Baffo Natale – Elio e Jovannotti ♪
(Bak)
Il 18 novembre verrà inaugurato a Genova il terzo piano del Galata Museo del Mare, interamente destinato a raccontare in maniera permanente l’emigrazione italiana e straniera via mare
E mi torna in mente un’altra storia collegata proprio all’emigrazione italiana, unita alla certezza che il reale spesso superi il fantastico e che i confini tra il vero e il romanzesco siano assolutamente labili.
Esistono situazioni non molto lontane dal nostro mondo, che hanno dell’incredibile; ma per coglierle e saperle poi riportare ci vuole l’occhio curioso del cronista unito a quello dell’artista.
Questo hanno fatto qualche anno fa due Tesorimiei: Massimo Calandri, giornalista di Repubblica, e Pino Petruzzelli, attore e regista, ma anche scrittore, fotografo e documentarista.
Due viaggi in Marocco, nelle città di Tangeri, Casablanca, Marakech, alla ricerca non di paesaggi da cartolina, trattati politici o testi letterari, ma alla caccia di storie e persone.
Caccia fruttuosa e un grande scoop; a Casablanca, in un pensionato cattolico gestito da suore, che si chiama Ospizio degli Italiani in Marocco e che si trova in Boulevard Amne Mouen , Petruzzelli e Calandri scoprirono dieci anziani italiani, tutti ultra ottantenni, figli e nipoti superstiti di trentamila nostri “emigranti clandestini” che dal 1900 al 1920 si servirono discafisti siciliani per essere condotti abusivamente in America.
Ma questi, privi di ogni scrupolo e pieni di menzogna esattamente come gli scafisti di oggi, li scaricarono in Marocco, ove i nostri si rassegnarono a vivere arrangiandosi, facendo i mestieri più umili, anche i venditori ambulanti: vu’ cumprà italiani.
Questa e altre storie diventarono uno spettacolo teatrale Portraits: Marocco.
Ecco la parte che racconta la loro storia:
DATTERI E GRATTACIELI
da Portraits: Marocco, di Pino Petruzzelli e Massimo Calandri
(Scena: Entra Petruzzelli, va alla cartina geografica, indica Casablanca)
“Casablanca, capitale commerciale del Marocco. A Casablanca c’è un polveroso edificio che ospita l’ospizio degli italiani in Marocco. E mentre un vento leggero vi soffia dentro la preghiera pomeridiana del muezzin, un gruppo di anziani guarda rapito i programmi della Rai, Michele Cucuzza in testa. Sono una decina, all’inizio del secolo scorso erano trentamila. Ma, cosa ci facevano, direte voi, trentamila italiani in Marocco?”
(Si siede, e inizia a parlare in siciliano)
“Credevamo di essere arrivati in America. Quel grandissimo figghi’e buttana del capitano della nave italiana che partiva da Palermo per l’America, ci disse a mio padre: non vi preoccupate, basta pagare e in America vi portiamo noi.
Per la verità, quando siamo sbarcati, a mia m’era sembrato un po’ strano, ma non dissi niente, per rispetto, a mio padre che si grattava la testa sotto il cappello. Sabbia, deserto, fichi d’India, datteri, palme… Minchia, ma dove sono finiti ‘sti grattacieli ammericani?!
A quell’epoca a Casablanca il porto non c’era, allora, il capitano della nave si avvicinò più che poteva alla riva e poi disse: più di così non posso fare. In questa zona porti non ce ne sono. L’Ammerica dovete raggiungerla a nuoto.
Ma capitano, ci disse mio padre, è sicuro che questa sia l’Ammerica? E il capitano: Ammerica. Ammerica… E ci cacciò tutti a mare.
Dalla riva per fortuna qualcuno ci vide e ci aiutò. Soprattutto alle fimmine e ai bambini. Brava gente. Qualcuno di noi due, tre parole in ammericano le sapeva: occhei, cam’n, paisà… E ce le abbiamo dette a quelli che ci aiutavano. Ma quelli non capivano una minchia!
Allora mia madre, vedendo che a mio padre cominciavano a girarci i cosiddetti, ci disse per tranquillizzarlo: “Aaaah, ma questa New York è proprio come la nostra Sicilia. E poi avevano detto che gli ammericani erano tutti biondi, con gli occhi azzurri, invece sono neri, neri. Come noi. Stai tranquillo Nuccio, vedrai ci troveremo bene qui.”
Casablanca, Ammerica. Chi ci capiva niente. Noi eravamo morti di fame. Non sapevamo niente. L’unica cosa che sapevamo era che per campare si doveva andare dall’altra parte del mare. In Ammerica.”
(Fine intervista. Petruzzelli ricomincia a raccontare )
E così quando scoprirono di essere stati truffati ormai era troppo tardi. Ci volevano mesi, anni per avere un visto per l’America: quella vera, stavolta. E così, molti finirono col fermarsi. “Dovevamo pensare a campare” mi dice uno dei superstiti “lavori di fatica, muratori, piccoli commerci, venditori ambulanti….”
(Rivolto al pubblico, parlando in siciliano) “…Venditori ambulanti? Minchia, ma lo sapevate? I primi vu’ cumprà erano italiani. Trentamila. In Marocco”. (Musica)
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Tema WordPress modificato a partire da un originale di Karen Blundell (aka arwen54)
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