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I Gioielli. Il Corallo: Storia, Credenze e Cura.

di Placida Signora - 19 aprile 2010

Il corallo ha affascinato il genere umano sin dall’antichità, e la sua origine è stata per secoli fonte di supposizioni fra i primi naturalisti.

Plinio il Vecchio (23/79 dC) racconta che Perseo, dopo aver decapitato la Gorgone (creatura malvagia che pietrificava chiunque osasse guardarla) posando la di lei testa su di una grande conchiglia bianca vide con stupore che i rivoli di sangue che scendevano dal collo mozzato s’indurivano pietrificandosi a “forma di virgulti d’arbusto“.

Sino al XVIII secolo esisteva invece la convinzione che il corallo fosse un’alga che, una volta portata dal fondo del mare alla luce del sole, seccava diventando durissima.

Fu un medico marsigliese, tal Jean André Peyssonel, che alla fine del ‘700 scoprì finalmente che il corallo era in realtà una colonia di microrganismi vivi riuniti in formazione calcarea (90% di carbonato di calcio) la quale crescendo prendeva la forma di alberello.

L’archeologia ha scoperto che il corallo veniva utilizzato già 25.000 anni fa per fabbricare piccoli utensili; i Sumeri furono i primi ad utilizzarlo come ornamento prezioso, seguiti dai Micenei e Romani.

Da sempre si è convinti che il corallo possieda qualità magiche e portentose; si dice che preservi dai demoni, dalle influenze negative e soprattutto dall’invidia.

Per questo in Italia durante il Quattrocento, la collana di corallo era elemento indispensabile nei corredi delle giovani spose di qualunque ceto sociale, nonchè il primo gioiello regalato ai neonati sotto forma di pendaglio da attaccare alle culle, braccialettino o collanina.

Nel Settecento a Napoli e Torre del Greco nacquero le prime “industrie” di lavorazione artigianale del corallo; oggetti meravigliosi che non comprendevano solo gioielli ma anche statuette e i celeberrimi “cornetti” portafortuna.

Anche Genova fu sino ai primi del Novecento patria di mastri corallieri, che avevano le botteghe nella zona di via San Vincenzo; erano specializzati nell’incisione, creando fantastici cammei, fiori, paesaggi, rosari che, incorniciate nelle filigrana, venivano richiesti da tutto il mondo.

Il mercato corallifero genovese  (e quello italiano in genere) scomparve definitivamente attorno al 1970, per mancanza di materia prima visto che il corallo italiano è praticamente introvabile; oggi è giustamente tutelatissimo, assolutamente proibito pescarlo tranne rarissime concessioni molto oculate.

Proprio per questo motivo, se possedete vecchi gioielli di corallo di qualsiasi colore, teneteli cari!
Il corallo mediterraneo autentico (purtroppo ci sono molte imitazioni fatte con vetro, o oggetti ottenuti con la “pasta di corallo”, bella sì, però non è corallo) ha raggiunto – proprio a causa della sua rarità – prezzi incredibili.

Se avete collane di corallo magari appartenute alla nonna, portatele a ri-infilare in una gioielleria di fiducia; se fossero corte, potrete allungarle magari con sferette o rombi d’argento o oro, piccole perle, o altro materiale il cui colore ben si abbini: una collana di corallo, anche a sfere piccine, è sempre raffinata ed elegante, indossata soprattutto in estate sulla pelle abbronzata.

Stessa cosa per gli anelli o gli orecchini; se montati in argento o oro, e magari dimenticati in fondo a un cassetto, e diventati opachi e scuri, basterà farli pulire sempre dal gioielliere la prima volta. Se la montatura non fosse di vostro gradimento, fate staccare la perla (o l’ovale, o il cammeo) in corallo, e rimontatelo.
Non sono spese eccessive; spesso abbiamo in casa pezzettini d’oro inutilizzato, microcatenine spezzate, orecchini spaiati, medagliette o ciondolini che non indossiamo più perché danneggiati o troppo infantili…Un buon orefice potrà fonderli e creare nuove basi su cui montare il vostro prezioso corallo.

Pulizia e Cura

Il corallo, come le perle, è elemento “vivo” e quindi va trattato con delicatezza.
Non va mai esposto a fonti di eccessivo calore, perché cambia colore e sbiadisce.
Non bisogna mai spruzzargli su profumi, ché diventa opaco e si macchia.
Per pulirlo, se fosse molto sporco e opacizzato causa vecchiaia, come ho già detto è meglio farlo pulire per la prima volta dal gioielliere che userà prodotti perfetti ma che bisogna saper usare; una piccola spesa che vale però il valore del gioiello.
Le altre volte, basterà passare il monile con un panno morbidissimo di cotone.
Alcuni, una volta all’anno, lo immergono in acqua di mare per qualche minuto; poi lo sciacquano in acqua dolce, asciugandolo poi perfettamente col panno morbido.

Anche le cose di corallo, come le perle, si graffiano a contatto con pietre o metalli duri; collane, anelli e orecchini andranno perciò riposti da soli in scatoline imbottite o impacchettati in pezzetti di stoffa morbida (benissimo il velluto o i panni di pelle di camoscio, vera o fasulla che sia)

©Mitì Vigliero


In questa rubrica abbiamo già parlato di:
Perle

I Gioielli. Le Perle: storia, credenze, cura.

di Placida Signora - 12 aprile 2010

Come promesso tempo fa, inizio oggi una nuova rubrica dedicata ai gioielli e alle pietre preziose.

E oggi vi parlo di perle.

Della loro storia e delle credenze a loro legate vi avevo già raccontato .

Aggiungo ora che ad esempio in Liguria e in Inghilterra, un filo di perle stretto girocollo è il classico dono che i genitori fanno alla figlia quando diventa maggiorenne. 
Un altro filo un po’ più lungo quando si sposa.
E un altro ancora ogni volta che diventa mamma.
E’ una tradizione antica, che spiega l’origine delle collane multifilo; allora era un piccolo patrimonio che la donna poteva gestire da sola nei momenti di crisi, e che non entrava nella dote gestita totalmente dal marito.

La perla è portafortuna per tutti i segni d’acqua dello Zodiaco: Cancro, Scorpione e Pesci
Ma soprattutto per il Cancro, dominato dalla Luna e dal Mare: della Luna la perla ha il colore, nel Mare la perla nasce e vive.

La perla è un perfetto e sin dall’antichità classico  anello di fidanzamento; montata da sola su una fedina d’oro bianco, magari accompagnata da due mini diamanti ai lati, secondo gli antichi testi è il simbolo della sublimazione dell’amore e del senso della vita umana.

Le perle tenute al buio e al chiuso muoiono, diventano gialle, si crepano (anche fuori dall’ostrica contengono sempre un 4% d’acqua, quindi di acqua e umidità hanno bisogno sempre).
Conservatele quindi in contenitori trasparenti (scatolette di vetro o cristallo) per far prendere loro luce.
Indossatele spesso a contatto della pelle;  il calore e l’umidità “umana” le mantiene vive.

Se montate su anelli o orecchini, fateci anche il bagno in mare.

Le collane no, in acqua non vanno; se il filo in cui le perle sono infilate non è di nylon, rischia di macerare e rompersi.

Le collane di perle, soprattutto se usate spesso, andrebbero fatte ri-infilare ogni 10 anni; il filo tende a consumarsi e rompersi, soprattutto vicino alla chiusura.

Pulitele sfregandole con un panno morbido ogni volta che le riponete.

Non mettetele mai in portagioielli mescolate insieme a monili con pietre dure; le perle si graffiano, sono sensibili.
Devono stare da sole.

Non truccatevi mai con perle addosso; rischiereste di corroderle con spruzzi di profumo o lacca.

Non maneggiate mai limoni o aceto con anelli o bracciali di perle addosso; rischiate di scioglierle.

Se sono montate su oro molto sporco (magari una vecchia spilla della nonna, o un anello, o orecchini), immergetele per poco in acqua tiepidissima in cui sia stato aggiunto un pizzichino di sale e uno spruzzo di sapone neutro.
Spazzolate con spazzolino morbidissimo, sciacquate e fate asciugare all’aria.

Le perle naturali, quelle nate grazie al casuale ingresso di un granello di sabbia all’intero dell’ostrica, hanno prezzi iperbolici e sono ormai introvabili. Quindi più un gioiello con perle è antico, più è facile che la perla sia preziosa.

La perla coltivata è vera a tutti gli effetti, e varia il valore a seconda della perfezione della forma e del colore.

La perla scaramazza (o barocca), è una perla vera che ha però una forma irregolare e bizzarra.

Fra le perle vere le più preziose, perché rare data la “cagionevolezza” del ostriche che naturalmente le producono, sono le perle nere

Le perle di fiume sono vere ma molto meno pregiate di quelle di mare, e vengono prodotte da un mitilo d’acqua dolce.

Le perle di Majorca sono sintetiche, un composto di scaglie di pesce, resina acrilica e cellulosa in cui vengono tuffate perline di vetro. Quindi non sono assolutamente perle vere, ma lo sembrano e spesso hanno costi elevati.

Le perle decisamente finte invece sono fatte o in plastica o pasta di vetro, o sono palline di vetro ricoperte da uno o più strati di “essenza di perla”, una sottile lacca liquida a base di madreperla.

Per questo per vedere se una perla è autentica la si morde: i denti possono far saltare via la lacca, come uno smalto da unghie.

E infine una curiosità: per vedere se le perle sono vere o no, i periti esperti le sottopongono a radiografie.
Più piccolo sarà il nucleo scuro centrale (il briciolino di sabbia che dà origine alla perla naturale, o il minuscolo pallino di madreperla che viene immesso nell’ostrica per le perle coltivate), più la perla avrà valore.

@Mitì Vigliero

 






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