Vi Racconto Perché Si Dice: Scendere Dal Letto Col Piede Sinistro

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Quando qualcuno durante la giornata si dimostra particolarmente nervoso e di cattivo umore, la domanda classica che si sente rivolgere è: “Stamattina sei sceso dal letto col piede sinistro?”.

La colpa è tutta degli antichi Romani i quali, negli atri (vestiboli) delle loro case, piazzavano apposta un servo il cui compito era esclusivamente quello di avvisare sulla porta d’ingresso gli ospiti dicendo “Entra pure col piede destro”, ossia “Vai tranquillo, in questa casa oggi tutto va bene”.

Infatti si entrava col piede sinistro solo in case in cui erano accaduti luttisventure o grane varie.

Sarebbe bello che l’usanza esistesse anche oggi nei posti di lavoro…

Un apposito addetto che, prima che voi entriate in ufficio, vi avvisasse prima dei nervi del Capo!

©Mitì Vigliero

Vi Racconto Una Curiosità Del Monumento Dei Mille A Genova Quarto: U Garibaldi a l’è Maciste!

Monumento Garibaldi a Quarto

Chi è solito percorrere l’Aurelia da Genova verso Levante, chissà quante volte sarà passato a Quarto davanti al monumento dedicato ai Mille  senza mai soffermarsi a osservarlo con calma e scoprirne una piccola curiosità che non tutti conoscono.

Per farlo occorre guardarlo dal davanti (visto che dà la schiena alla strada) e cercare d’immaginare la gran folla di persone e barche che la mattina di mercoledì 5 maggio 1915 gremiva il piazzale e il mare di fronte allo “scoglio”, in attesa di assistere all’inaugurazione.

Il progetto dello scultore Eugenio Baroni era risultato vincitore fra 52 bozzetti ed era ispirato all’“Inno di Garibaldi” di Luigi Mercantini: “Si scopron le tombe, si levano i morti…

Gli eroi garibaldini infatti erano (e sono) rappresentati in gruppo compatto di uomini nudi, capeggiati dal Generale colto nell’atto solenne di scrutare l’orizzonte del mare, mentre su di loro è sospesa una figura femminile dalle braccia arcuate che giunge le mani, come un serto: la Gloria.

L’attesa era tanta, e gli animi non particolarmente sereni; erano quelli giorni politicamente bollenti, si attendeva da un momento all’altro l’annuncio dell’intervento in guerra e il Re e l’allora Presidente del Consiglio, Salandra, avevano preferito non presenziare.

La scena così fu tutta dell’oratore ufficiale, Gabriele D’Annunzio, appena tornato in Italia dalla Francia; il suo discorso che iniziava “Maestà assente e presente del Regno d’Italia, Popolo grande di Genova, Corpo del risorto San Giorgio, Liguri delle due Riviere e d’oltregiogo, Italiani d’ogni generazione e confessione, nati da un’unica Madre, gente nostra, sangue nostro, fratelli…”, fu una solenne e ufficiale dichiarazione interventista.

E appena l’enorme drappo amaranto che copriva il monumento fu levato, dalla folla si levò un “Oooh!” ammirativo e il boato degli applausi coprì l’immediato seguente mormorìo: 
Ma ‘u Garibaldi a l’è Maciste!

Pagano-Maciste

Infatti il Baroni aveva scelto come modello della massiccia figura dell’Eroe dei Due Mondi un altro eroe molto amato dall’Italia d’allora: Bartolomeo Pagano, classe 1878, nato a Sant’Ilario gigantesco camallo del porto di Genova, voluto dal regista Giovanni Pastrone come interprete del personaggio di Maciste nel celeberrimo “Cabiria” (1914). 
Lo stesso D’Annunzio ne aveva scritto la sceneggiatura, inventato i nomi dei protagonisti e composto le didascalie, guadagnandoci 50.000 lire in oro.

Pagano, invece, come attore non professionista fu pagato pochissimo, ma il suo personaggio da macho buono e invincibile ebbe un successo straordinario in tutto il mondo tanto che, in 15 anni, girò 29 filmMaciste atleta, Maciste imperatore, Maciste alpino (sì, penna nera ed eroe di guerra: d’altronde è del 1916, pieno conflitto), Maciste sonnambulo, Maciste innamorato, Maciste contro lo sceicco, Maciste contro Macistee ccetera.

Ritiratosi dalle scene nel 1929 per problemi di salute, Bartolomeo Pagano morì nel 1947 nella splendida casa di Sant’Ilario ove aveva investito quasi tutti i suoi guadagni: come si chiamava? Ma Villa Maciste, ovvio.

© Mitì Vigliero

Acque Italiane Magiche, Incendiarie, Eccitanti, Afrodisiache E Spasimose

fonti

In Italia esistono parecchie  fonti d’acqua dalle proprietà magiche o decisamente particolari.

villa varda

Una delle più strane è di sicuro quella che si trova a San Cassiano di Livenza in Friuli, nel bel parco di Villa Varda; da una fontanella sgorga un’acqua all’apparenza normale, ma se si prova ad avvicinarle una fiamma l’acqua si accende, ossia prende fuoco perché pare sia mescolata a un’esalazione di gas naturale.
Meglio non fumarle vicino.

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Francolise vicino a Caserta invece c’è la Sorgente di Cantarone, più conosciuta come Acqua Catena; 22° di temperatura, estremamente ricca di bicarbonato, già i Romani la usavano come bagno termale e ne erano assai entusiasti grazie a una sua particolarissima caratteristica testimoniata anche da Plinio il Vecchio: “Vini modo temulentos facit”, ossia “ubriaca come il vino”.

Eccitante e inebriante come “quello buono” insomma, ma senza i pericolosi effetti epato-neuro-distruttivi dell’alcool, la sorgente di Cantarone venne sfruttata per molti secoli e persino venduta in bottiglia come acqua minerale da uno stabilimento in loco.
Anni fa però assurde speculazioni edilizie l’hanno soffocata sotto colate di cemento, ricacciandola nelle viscere della terra. Peccato.

cetica

Note fin dall’epoca romana e considerate altamente benefiche erano pure le acque dei Bagni di Cetica, nel Casentino; la leggenda però narra che ottennero la qualifica ufficiale di “miracolose” nell’XI secolo quando i Santi locali Romualdo e Giovanni Guarlberto, senza conoscersi e bevendo fianco a fianco lo stesso giorno da quella stessa fonte, videro apparire fra loro lo spirito di Romolo, un terzo Santo a cui erano entrambi devoti: tutti e tre allora per festeggiare l’incontro, benedirono quelle acque dotandole di magiche virtù.

Effettivamente qualche particolare magia ci deve essere se i bagnanti riescono a sopravvivere all’assideramento o alle broncopolmoniti immergendosi tutt’oggi per ben 3 volte, una per Santo, nelle antichissime vasche di pietra dei “camerini da bagno” colme d’acqua a 7°- 8°, meglio se dopo aver fatto una sudata infernale…

Ma pare che il gelido sacrificio venga compiuto volentieri poiché da sempre si sussurra la certezza che le fonti di Cetica abbiano, tra quelle più genericamente definite “rinvigorenti”, virtù più potenti del Viagra.

bersone adana

Altre acque dalle riconosciute proprietà afrodisiache si trovano anche in alcune terme trentine e altoatesine, come quelle di Merano e di Levico; sempre eccitanti, ma in modo esagerato, pare che invece siano le acque del torrente che scorre nei pressi di Bersone (Trento).

Sono conosciute come “Acque spasimose”, e gli abitanti del luogo sconsigliano di berle o di tuffarvici perché la “reazione” potrebbe essere sì, ehm, estremamente esaltante: ma condurrebbe addirittura alla pazzia. Dicono, eh?

Sino a due secoli fa i medici e le mamme desiderose di nipotini le consigliavano alle giovani spose troppo inibite e freddine; e pare che ancora oggi i turisti ne riempiano bottigliette da centellinare poi con somma discrezione a casa propria…

© Mitì Vigliero