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	<title>Placida Signora &#187; Casalinghitudine</title>
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		<title>Le Ricette di Casa Placida: Code di Gamberi all&#8217;Avocado</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 09:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando inizia il caldo, in Casa Placida si prediligono cibarie fredde e soprattutto rapide da cucinare. Ecco quindi una ricetta facile facile, ma appetitosissima. Per 4 persone 20 code di gamberi 3 limoni 1 cipolla di Tropea 1 &#8220;gambo&#8221; di sedano 50 gr di capperini sotto sale 2 avocadi non troppo maturi 1 cucchiaio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando inizia il caldo, in Casa Placida si prediligono cibarie fredde e soprattutto rapide da cucinare.</p>
<p>Ecco quindi una ricetta facile facile, ma appetitosissima.</p>
<p>Per 4 persone</p>
<p><em>20 code di gamberi</em><br />
<em>3 limoni</em><br />
<em>1 cipolla di Tropea</em><br />
<em>1 &#8220;gambo&#8221; di sedano</em><br />
<em>50 gr di capperini sotto sale</em><br />
<em>2 avocadi non troppo maturi</em><br />
<em>1 cucchiaio di senape</em><br />
<em>olio</em><br />
<em>sale</em><br />
<em>pepe nero</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sgusciare e pulire bene le code di gamberi, lavarle, asciugarle e metterle in una grossa ciotola.</p>
<p>Lavare bene i capperi togliendo il sale e tritarli fini con la cipolla e il sedano.</p>
<p>Unire il trito alle code e coprire tutto col succo dei limoni.</p>
<p>Mettere la terrina in frigo per 6 ore buone, e andare a far dell&#8217;altro.</p>
<p>Tornare, tirare fuori la ciotola dal frigo.</p>
<p>Pulire gli avocadi e tagliarli a fettine sottili disponendoli su un grande piatto di portata.</p>
<p>Preparare una salsina con olio, pepe, sale, il cucchiaio di senape e un cucchiaio della marinata del gamberi.</p>
<p>Scolare bene i gamberi, e adagiarli sulle fette di avocado.</p>
<p>Versare la salsina sulle code e sull&#8217;avocado.</p>
<p>Lasciar riposare dieci minuti.</p>
<p>Portare a tavola.</p>
<p>Pappare.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">© Mitì Vigliero</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per la Serie &#8220;Casalinghitudine&#8221;: Il Sacro Fuoco Forbitore</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[AutoRefenzialità]]></category>
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		<description><![CDATA[Approfittando di un paio di giorni di galòp leggero, mi sono buttata anima e corpo in quel momento per me – pessima casalinga – tremendo nomato “Pulizie di Primavera“. Ogni anno è la stessa storia. Travolta dal Sacro Fuoco Forbitore, saccheggio il supermercato sotto casa di prodotti quali Vetribrill, Luccicamarm, Legnolustr e Nettatappet, scagliandomi poi come una furia nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/04/casalinghitudo.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-8901" title="casalinghitudo" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/04/casalinghitudo.bmp" alt="" /></a></p>
<p>Approfittando di un paio di giorni di galòp leggero, mi sono buttata anima e corpo in quel momento per me – pessima casalinga – tremendo nomato “<em><strong>Pulizie di Primavera</strong></em>“.</p>
<p>Ogni anno è la <strong>stessa </strong>storia.</p>
<p>Travolta dal <strong>Sacro Fuoco Forbitore</strong>, saccheggio il supermercato sotto casa di prodotti quali <em>Vetribrill, Luccicamarm, Legnolustr</em> e <em>Nettatappet</em>, scagliandomi poi come una furia nel salone (e vorrei sapere perché parto sempre da lì, che è il più faticoso…) dove sposto divani, poltrone, consolle, buffet, scaravento tappeti sui terrazzi insieme alla foresta di piante verdi, sradico quadri e tende, impilo ammennicoli, soprammobili, vasi, cornici, trumeau e sedie in corridoio, accatasto tavoli, tavolini e tavoletti in ingresso.</p>
<p>Infine mi siedo in mezzo alla stanza deserta d’arredi e piango, dato che mi accorgo di essermi imprigionata da sola con i mobili e oggetti vari incastrati accuratamente a bloccare ogni uscita.</p>
<p>Così risposto tutto, riattacco quadri e tende, ricolloco al loro posto sedie, soprammobili, divani, poltrone, buffet, consolle, tavoli eccetera e me ne vado dignitosamente senza <strong>neanche</strong> passare l’aspirapolvere a terra perché sono troppo stanca.</p>
<p>Stesso delirio frenetico riguarda il <strong>Cambio di stagione</strong> degli armadi.</p>
<p>Possedendone tre stagionali oltre una cabina di m. 4×3, ed essendo allergica al motto “<em>chi va piano va sano e va lontano</em>“, inizio a <strong>svuotarli completamente</strong> riversando il contenuto ovunque.</p>
<p>Dopo cinque ore di lavoro e dopo aver seppellito l’arredamento di quattordici vani (cucina e bagni compresi) sotto cumuli variopinti di cappotti, prendisole, giacconi, caftani, pantaloni, gonne, maglioni, costumi da bagno, tailleur, camicie, top, stivali, scarpe, sandali, borse, calze, magliette, reggiseni, mutande, piumoni, lenzuola, vestaglie e coperte, mi fumo con calma una sigaretta contemplando l’effetto artisticamente surrealista della cosa.</p>
<p>Poi esco e vado a prenotare una camera in albergo perché io, <em><strong>là dentro</strong></em>, non ci torno di sicuro.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">© Mitì Vigliero</a></p>
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		<title>Come le Brave Massaie d&#8217;antan riciclavano gli avanzi in cucina</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 09:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casalinghitudine]]></category>
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		<description><![CDATA[Un tempo sprecare il cibo era considerato sacrilegio degno di punizione divina. &#8220;Se butti via il pane fai piangere Gesù, e quando morirai andrai all&#8217;Inferno ove sarai costretto a raccogliere le briciole con le ciglia!&#8221; era la frase minacciosa che Mamme e Nonne di allora ripetevano a figli e nipoti. Perciò le italiche donne divenivano sin dall&#8217;infanzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo sprecare il cibo era considerato<strong> sacrilegio</strong> degno di punizione divina.</p>
<p>&#8220;Se butti via il pane fai piangere Gesù, e quando morirai andrai all&#8217;Inferno ove sarai costretto a raccogliere le briciole con le ciglia!&#8221; era la frase minacciosa che Mamme e Nonne di allora ripetevano a figli e nipoti.</p>
<p>Perciò le italiche donne divenivano sin dall&#8217;infanzia <strong>Maestre di</strong> <strong>riciclaggio culinario degli avanzi</strong>, seguendo il motto del &#8220;Nulla si spreca, nulla si distrugge, tutto si ricrea&#8221;. </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/carne.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8134" title="carne" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/carne-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Avanzavano<span style="color: #0000ff;"> <strong>bistecche o arrosti</strong></span>? Li sminuzzavano con bianco d&#8217;uovo (anche quello non si buttava mai via), un po&#8217; di formaggio e &#8211; a seconda della quantità &#8211; li tramutavano in <strong>polpettoni o polpettine</strong> da mangiare in brodo o da infilare nella pasta al forno.</p>
<p>Avanzava del<span style="color: #0000ff;"> <strong>bollito</strong></span>? Tagliato in quadratini era riproposto a tavola sotto forma <strong>d&#8217;insalata con fagioli e cipo</strong>lle crude affettate; oppure in <strong>umido con funghi e scalogno</strong>, o ancora<strong> tritato in frittata con erbette</strong>.</p>
<p>Riciclavano persino gli<strong> scarti e le teste dei<span style="color: #0000ff;"> pesci</span></strong>, buttandoli in pentola con poca acqua, pomodori, aglio, sale e aromi: fatti bollire, venivano passati al setaccio e serviti come<strong> brodetto</strong> bollente versato su fette di pane raffermo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/pane.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8135" title="pane" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/pane-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;">Il <strong><span style="color: #0000ff;">pane </span></strong> veniva <strong>grattato e chiuso in vasetti di vetro assieme a foglie d&#8217;alloro</strong>, affinché si aromatizzasse; oppure si tramutava in <strong>pancotto</strong>: acqua salata bollente, tre cucchiai d&#8217;olio, due spicchi d&#8217;aglio, pan secco ridotto a tocchetti, una presa d&#8217;origano e due cucchiai di formaggio grattugiato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/formaggi.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8136" title="formaggi" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/formaggi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
Coi rimasugli di<span style="color: #0000ff;"> <strong>formaggi duri</strong></span> le massaie del nord-ovest creavano il mitico “<em><strong>brus</strong></em>”: avanzi di grana, tomma (tùma), asiago, gruviera, caciotta ecc, croste comprese, tagliati a pezzetti e messi in un vaso a chiusura ermetica, coperti di cognac o grappa. <br />
Settimanalmente il composto veniva mescolato con cura e dopo 30 giorni si otteneva, e si ottiene, una spussolentissima ma fantastica crema antifreddo e ammazzamicrobi, forte e appetitosa, da mangiare d&#8217;inverno spalmata su fette di pane abbrustolito sul runfò. <br />
I <strong><span style="color: #0000ff;">formaggi molli</span></strong> finivano invece <strong>mescolati a ripieni</strong> o a <strong>ricoprire sottili focacce</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/verdure.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8137" title="verdure" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/verdure-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
Ma era con le<span style="color: #0000ff;"><strong> verdure</strong> </span>che facevano miracoli.</p>
<p style="text-align: left;">Gli avanzi cotti di <strong><span style="color: #0000ff;">ceci, lenticchie e legumi</span></strong> vari erano soffritti anche tutti insieme in olio e cipolla, coperti di brodo, insaporiti con sale, pepe e un cucchiaio di concentrato di pomodoro; il tutto passato e trasformato in <strong>vellutata </strong>da servire bollente con crostini di pane abbrustolito.</p>
<p>Dei <strong><span style="color: #0000ff;">carciofi</span></strong> non buttavano via nulla; le<strong> foglie esterne</strong>, troppo dure per essere consumate in pinzimonio o cucinate, divenivan <strong>decotti</strong> ricchi di cinarina, dalle proprietà diuretiche e stimolanti la bile.<br />
E dopo aver spelato e affettato a rondelle sottilissime i <strong>gambi legnosi</strong>, li rosolavano in olio, burro, cipolle, pomodoro e vin bianco facendone <strong>sugo per la pastasciutta</strong>: nel frattempo passavano in padella con olio, pinoli, uvetta, aglio, pepe e sale gli <strong><span style="color: #0000ff;">spinaci lessi</span></strong> avanzati il giorno prima.</p>
<p>© <a href="http://miti.vigliero.com/">Mitì Vigliero</a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>E vi come li riutilizzate gli avanzi?</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi l&#8217;aglio mangia, d&#8217;aglio sa: rimedi contro il puteolare.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 09:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casalinghitudine]]></category>
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		<description><![CDATA[Se come me amate l’aglio, ma spesso evitate di mangiarne onde sfuggire gli “effetti collaterali” socialmente sgradevoli, provate a seguire questi consigli tratti dal mio Saporitissimo Giglio. Innanzitutto sveliamo un arcano: perché l’aglio puzza? Tutta la pianta, ma in particolare il bulbo, contiene allicina (alliisina , glucoside solforato), un enzima (alliinasi), vitamine A, B1, B2, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/aglio-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8063" title="aglio 1" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/aglio-1-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p>Se come me amate l’aglio, ma spesso evitate di mangiarne onde sfuggire gli “<strong>effetti collaterali</strong>” socialmente sgradevoli, provate a seguire questi consigli tratti dal mio <a href="http://www.marsilioeditori.it/autori/libro/3177874-saporitissimo-giglio" target="_blank"><strong><em>Saporitissimo Giglio</em></strong></a>.</p>
<p>Innanzitutto sveliamo un arcano:<strong> perché l’aglio puzza?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/aglio-21.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-8071" title="aglio 2" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/aglio-21-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p>Tutta la pianta, ma in particolare il bulbo, contiene<strong> allicina</strong> (<strong>alliisina</strong> , glucoside solforato), un enzima (<strong>alliinasi</strong>), vitamine <strong>A, B1, B2, C</strong> e<strong> niacina</strong> (vitamina del complesso B).</p>
<p>L’alliisina è inodore ma, per l’<strong>azione dell’alliinasi che</strong> <strong>si libera e agisce quando l’aglio viene schiacciato</strong>, si trasforma dapprima in allicina e successivamente in <strong>disolfuro di allile</strong> (la genina del glucoside), cioè i principi attivi più importanti che diffondono l’odore tipico dell’aglio.</p>
<p>L’alliisina e il disolfuro di allile sono <strong>sostanze molto volatili</strong> che si dissolvono facilmente nei liquidi e nei gas. <br />
 Una volta in circolo <strong>si propagano ovunque negli organi e nei tessuti</strong> e coinvolgono così l’intero organismo agendo, con maggior intensità, sugli organi attraverso i quali vengono eliminati:<strong> i polmoni, i bronchi, i reni e la pelle</strong>.</p>
<p>Per questo, dopo aver mangiato ad esempio una bagna cauda, emaniamo odore anche dai capelli e dai vestiti…</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/saporitissimo-giglio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8065" title="saporitissimo giglio" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2011/01/saporitissimo-giglio.jpg" alt="" width="120" height="200" /></a></p>
<p>Ecco<strong> </strong>una serie di<strong> <em>metodi</em></strong><em> <strong>depuzzanti</strong></em> che dovrebbero  mitigare gli effetti dell’allicina perlomeno sull&#8217;alito:</p>
<p><strong>-Masticare foglie di salvia o prezzemolo (la clorofilla contenuta funziona da deodorante naturale, rinfresca l’alito e neutralizza il tipico odore).</strong></p>
<p><strong>-Masticare alcuni chicchi di caffé.</strong></p>
<p><strong>-Bere un decotto di menta e liquerizia</strong></p>
<p><strong>-Masticare un bastoncino di liquerizia</strong> (di quelli legnosi)</p>
<p><strong>-Masticare qualche seme d’anice</strong></p>
<p><strong>-Mangiare lentamente un cucchiaino di miele.</strong></p>
<p><strong>-Mangiare lentamente una mela intera o grattugiata.</strong></p>
<p><strong>-Bere una grappa o una sambuca.</strong></p>
<p><strong>-Bere un canarino</strong> (implume: scorza di limone in acqua calda).</p>
<p><strong>-Bere un sorso di latte o qualche cucchiaino di yogurt.</strong></p>
<p><strong>-Bere un sorso di vino rosso</strong> (tradizione popolare francese)</p>
<p><strong>-Masticare lentamente due compresse di carbone vegetale</strong></p>
<p><strong>-Bere del bicarbonato</strong></p>
<p><strong>-Ciucciare uno spicchio di limone</strong></p>
<p><strong>-Ingerire un intero spicchio d’aglio prima di mangiare cibi a base di aglio</strong> (tradizione popolare greca, dicono che funzioni, ma sono lievemente scettica…)</p>
<p><strong>-Risciacquare la bocca con un colluttorio preparato con soluzione di cloramina all’1%; </strong>il cloro che si libera, venendo a contatto coi tessuti, deodora completamente l’olio essenziale, perché reagisce chimicamente con esso.</p>
<p><strong>-Non mangiare aglio.</strong> Ma che tristezza, però…;-)</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></p>
<p style="text-align: center;"><em><br />
 </em></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per la Serie &#8220;Storia della Casalinghitudine&#8221;: il Ferro da Stiro</title>
		<link>http://www.placidasignora.com/2010/10/14/per-la-serie-storia-della-casalinghitudine-il-ferro-da-stiro/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 08:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Placida Signora</dc:creator>
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		<category><![CDATA[stora del frro da stiro]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli affreschi delle varie tombe sparse nelle Valle dei Re, possiamo notare che i Faraoni indossavano gonnellini fittamente plissettati, così come i nobili della civiltà minoica rappresentati in quelli di Santorini nelle Cicladi; pure le Cariatidi sfoggiano i “kitoni“, tuniche a pieghe. Ergo, anche i tessuti di 4000 anni fa venivano stirati. Gli Egiziani usavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli <strong>affreschi</strong> delle varie tombe sparse nelle <strong>Valle dei Re</strong>, possiamo notare che i <strong>Faraoni</strong> indossavano <a href="http://it.qsbd.com/camaras_digitales/noticias/10_Egipto4_FOTO3.jpg" target="_blank"><strong>gonnellini fittamente plissettati</strong></a>, così come i nobili della civiltà<strong> minoica</strong> rappresentati in quelli di<strong> Santorini</strong> nelle Cicladi; pure <a href="http://www.marisalento.it/Localit%E0/ATHENE/Portico%20delle%20Cariatidi.jpg" target="_blank">le Cariatidi sfoggiano i “kitoni“</a>, tuniche a pieghe. </p>
<p>Ergo, anche i tessuti di 4000 anni fa venivano <strong>stirati</strong>.</p>
<p>Gli <strong>Egiziani</strong> usavano un pesante <strong>“lisciatoio”</strong> piatto di pietra o legno che veniva passato a freddo sui tessuti immersi in una soluzione di <strong>acqua e gomma</strong> per formare la plissettatura.</p>
<p>I primi che usarono il calore furono i <strong>Cinesi </strong>che attaccarono <strong>lunghi manici in legno</strong> ai <strong>fornelli che fungevano da “bruciatori di profumo</strong>“; esiste un esemplare risalente alla <strong>dinastia Han</strong>, in bronzo inciso di<strong> simboli beneauguranti</strong>, così come il<strong> dragone</strong> in bronzo in cui è infilato il manico raffigurante una dea protettrice della casa: tutti questi portafortuna dovevano  tutelare dalle<strong> inevitabili ustioni</strong>.</p>
<p>Per le stoffe pesanti e resistenti, il ferro veniva riempito di <strong>braci</strong>; di <strong>sabbia calda</strong> invece per le sete sottili. <br />
E il lavoro non poteva essere compiuto da una sola persona, come minimo bisognava mettercisi<strong> in tre</strong>: due ai lati che tenevano steso il tessuto, e uno al centro che ci passava su il ferro.</p>
<p>A <strong>Roma</strong> 2000 anni fa esistevano già i <em><strong>funiculum</strong></em>,  botteghe-lavanderia dove la stiratura delle pieghe era fatta a freddo con lo stesso metodo degli egizi: ma al posto della gomma i nostri antenati usavano un<strong> appretto</strong> probabilmente efficace ma decisamente disgustoso:<strong> acqua, sapone e pipì</strong>. <br />
Più tardi vennero usate <strong>piastre  in bronzo</strong>, anche loro munite di lunghi manici come i ferri cinesi, che però venivano riscaldate direttamente sul fuoco.</p>
<p>Nel <strong>1200 dC in Olanda</strong> venne inventato <strong>il primo ferro dalla forma simile ai nostri</strong>; fatto a barchetta, il manico era posto sopra lo strumento solo che era in ferro pure esso e per afferrarlo bisognava indossare un <strong>guantone </strong>scomodissimo.<br />
Si scaldava ponendolo direttamente<strong> nei forni</strong> di casa; strinava, più che stirare, e macchiava i tessuti di cenere.</p>
<p>Nel <strong>‘400</strong>, grazie alla moda che imponeva vestimenta di tessuti pesanti quali damaschi, velluti, rasi, il ferro venne reso più pratico, con <strong>fornello interno riempito di braci o sabbia e il manico in legno per isolare dal calore</strong>.<br />
Questo “modello”, variando leggermente nella forma, durò per secoli.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/10/ferro-da-stiro.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7496" title="ferro da stiro" src="http://www.placidasignora.com/wp-content/uploads/2010/10/ferro-da-stiro-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a></p>
<p>Nell<strong> 1800</strong> negli <strong>USA</strong> apparve l’illuminazione a gas e si crearono dei <strong>ferri da collegare direttamente al tubo del gas</strong>; le esplosioni furono innumerevoli e le donne preferirono tornare ai vecchi ferri battuti a carbonella.</p>
<p>Nel <strong>1891</strong> tal <strong>Henry Seeley</strong> brevettò l’<em><strong>Electric Flat Iron</strong></em>, il primo ferro con piastra che si scaldava<strong> elettricamente</strong>: l’idea era geniale ma non ebbe immediato successo visto che quel coso<strong> pesava quasi 7 kg</strong>.</p>
<p>Perfezionata l’invenzione, i ferri elettrici divennero d’uso comune; nel <strong>1926</strong> a <strong>New York</strong> nacque<em><strong> Eldec</strong></em> il primo<strong> ferro elettrico a vapore</strong>; anche lui era talmente grosso e ingombrante, da venir utilizzato <strong>solo nelle lavanderie professionali</strong>.</p>
<p>Fu solo alla<strong> fine degli anni ’70</strong> che i modelli vennero finalment rimpiccioliti e utilizzati in massa da milioni di<strong> casalinghe riconoscenti</strong>.</p>
<p><a href="http://www.vigliero.com/" target="_blank">©Mitì Vigliero</a></p>
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