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Il Callo

di Placida Signora - 10 marzo 2010

Ho sempre avuto il callo dello scrittore.

Non solo metaforicamente, ma concretamente: sin da quando era ragazzina, sul dito medio della mano destra – tra la prima e la seconda falange - mi si formava un ispessimento assai poco estetico, ma di cui andavo molto fiera perché simbolo di riconoscimento delle mie grafomani fatiche scolastiche prima e letterarie poi.

Sino al 1997 ho sempre scritto lettere, articoli e libri a mano.

Poi li copiavo sulla macchina per scrivere (Olivetti Lettera 22 prima,  35 poi e infine una elettrica di cui ricordo poco, avendola letteralmente fusa subito).

Facevo fuori quintali di bianchetto, soprattutto nelle ultime stesure; le prime, se sbagliavo, mi limitavo a correggerle cancellando l’errore con una fila variabile di xxxxxxx.

Infine mi sono convertita al computer; ma lo usavo semplicemente come una tastiera e foglio/monitor, dove copiare e correggere in modo molto più comodo i testi che continuavo indefessa a scrivere tutti a mano.

Il primo libro scritto completamente al pc è stato questo, tranne gli appunti iniziali vergati come sempre in stile amanuense su quindici quadernoni.

Ora, dopo 10 anni, a mano non so quasi più scrivere; mi limito a frasi brevissime o numeri, e di conseguenza anche il callo dello scrittore è praticamente scomparso.

Però oggi, mentre mi lavavo le mani ho sentito qualcosa di duro sotto il dito indice destro.

Tra la prima e la seconda falange, dietro, ho visto una fiacchetta spessa e bianca.

All’inizio non capivo cosa potesse essere ma ora, guardando il Logitech blu con rotella centrale posato sulla mia scrivania, ho realizzato.

E’ il callo da mouse.

©Mitì Vigliero

Confessione

di Placida Signora - 2 dicembre 2009

Devo confessarvi una cosa.

Una cosa che va controcorrente.

Una cosa per nulla progressista.

Una cosa per niente alternativa.

Una cosa che non è più di moda.

Una cosa che non è né snob né chic. 

Una cosa che è l’esatto opposto di quello che dichiara in questi giorni ogni intellettual trendy che si rispetti.

Lo confesso:

Io adoro
Fare e ricevere regali.
E l’Albero e il Presepe.
E i nastri luccicanti.
E le lucine intermittenti.
E i canti natalizi.
E gli auguri.
E il cenone/pranzone coi miei cari.
E i baci sotto il vischio.
Insomma:
Io adoro il Natale.
 

E ora che ve l’ho confessato, torno a fare pacchetti (s’allontana al galòp seminando pezzetti di carta colorata e scintillanti fiocchetti dorati).

Placide Soddisfazio’

di Placida Signora - 24 novembre 2009

 

EM_badge_award_blue

 

Oggi sono al galòp, ma scrivo due righe veloci per dire che
mi hanno assegnato
l’Ecletic Site Award – Premio Internazionale per il Web Eclettico
.

M’appunto commossa e fiera il badge sul template, e ringrazio con un bacio.

Come dite voi…

di Placida Signora - 5 novembre 2009

…quando starnutite? O starnutate? O come diavolo si dice?

Etcì?
Etciùm?

Etchòum?

Conosco persone che dicono Atcià.

Io faccio come lui (disegnato da Perogatt): 

 

 

starnuto

Salto in aria compreso.
Però metto il fazzoletto davanti la bocca, eh.
E da ieri mattina ne ho fatto fuori 26, di fazzoletti. 
Di quelli grandi grandi, da uomo, cotone spesso e morbido. 
Quelli di carta non sono omologati per i placidi raffreddori.
Ora me ne vado a letto con tre rotoli di scottex da cucina.
Di quelli maxi.
E un’aspirina.
Etcì.

15 ottobre: Santa Teresa

di Placida Signora - 15 ottobre 2009

santamiti

Teresa deriva dal verbo greco therào, “cacciare“, col significato di “cacciatrice, domatrice“, metaforizzato in seguito  – tramite l’antico tedesco theresia - nel significato di “donna amabile e forte“.

Santa Teresa d’Avila, il cui onomastico ricorre oggi, fu Dottore della Chiesa, riformatrice dell’ordine carmelitano e fondatrice delle Carmelitane scalze.

E’ la santa patrona della Spagna, e viene invocata contro le malattie e i problemi di cuore non solo fisici.

In italiano Teresa è molto diffuso nella versione Maria Teresa; in inglese Theresa, Terry, Tracy, Tess; in francese Thérèse e Tessa; in tedesco Theresia; in spagnolo Teresa e Teresita.

Portafortuna
Numero: 5
Colore: rosso
Pietra: acquamarina
Metallo: ferro

Sì, è il mio onomastico; ma di solito ricevo pochi auguri, perché sono in pochissimi a conoscere il mio nome anagrafico: Maria Teresa.

Anzi, già che ci sono ve li dico tutti, i nomi che ho: Maria Teresa Bianca Agata Anita.  

Ai neonati si usava mettere tutti i nomi di famiglia; nel mio caso: nonna paterna (Teresa, anzi, Teresita), zia (Bianca), nonna materna (Agata), altra zia (Anita). 

E meno male che i miei si son fermati lì…

Capite ora perché tutti mi chiamano, da sempre, solo e semplicemente con le iniziali del primo nome: MiTì? ;-D

 E voi avete  secondi, terzi, quarti nomi?
E  usate anche voi un diminutivo?

 

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