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Serate

di Placida Signora - 19 marzo 2010

(foto di Andrea)

E riunire una sera persone che ami, familiari ed amiche e a cena, seduta a capotavola – dove ti mettono stile Matriarca, ma lo sono, davvero, la più grande – osservarle chiacchierare fra loro, ridere, scherzare, mangiare di gusto, parlare e ascoltare.

E vedere la ragazza bionda, che l’anno scorso ha reso insonni me e suo padre per la preoccupazione dovuta alla sua salute; vederla ridere e divorare la focaccia col formaggio che da tanto sognava, sotto lo sguardo soddisfatto e allegro di tre medici – amici e fratelli miei – che l’han seguita, amata e coccolata come noi.

E vedere la giovane splendida coppia che con gli occhi che brillano ti racconta progetti di vita e lavoro, gioiosa e tranquilla, determinata e sorridente.

E vedere due bimbi che s’incontrano per la prima volta, lui maschio, tuo adorato nipote “di sangue”, lei femmina, figlia dell’amica più cara, un anno di differenza; dolcissimi e belli, tanto, ambedue, che appena si vedono iniziano a chiacchierare e giocare come si conoscessero da sempre.

“Io ho un dente che mi balla” fa lui.

“Io tre” fa lei.

E si mettono uno di fronte all’altro, con le bocche spalancate come due passerotti, tastandosi a vicenda i denti ballerini con espressioni fra l’orripilato e il divertito, di quel divertimento meravigliosamente irresistibile tipico solo di quell’età, che chiamo “sc-ciopar di stupidera“.

E fra il profumo della farinata e della focaccia, cullata da voci amiche e amate, mentre fuori il mare sospirava lungo le rive dell’antico porto, io ho passato una delle serate più belle e serene della mia vita.

Grazie, di tutto, a tutti.


Placidi Lunedì

di Placida Signora - 15 marzo 2010

Oggi è un lunedì che più lunedì non si può.

E tutta la settimana che seguirà sarà per me composta esclusivamente di lunedì, con un’unica parola d’ordine: GALÓP.

Spero solo di non inciampare.


Il Callo

di Placida Signora - 10 marzo 2010

Ho sempre avuto il callo dello scrittore.

Non solo metaforicamente, ma concretamente: sin da quando era ragazzina, sul dito medio della mano destra – tra la prima e la seconda falange - mi si formava un ispessimento assai poco estetico, ma di cui andavo molto fiera perché simbolo di riconoscimento delle mie grafomani fatiche scolastiche prima e letterarie poi.

Sino al 1997 ho sempre scritto lettere, articoli e libri a mano.

Poi li copiavo sulla macchina per scrivere (Olivetti Lettera 22 prima,  35 poi e infine una elettrica di cui ricordo poco, avendola letteralmente fusa subito).

Facevo fuori quintali di bianchetto, soprattutto nelle ultime stesure; le prime, se sbagliavo, mi limitavo a correggerle cancellando l’errore con una fila variabile di xxxxxxx.

Infine mi sono convertita al computer; ma lo usavo semplicemente come una tastiera e foglio/monitor, dove copiare e correggere in modo molto più comodo i testi che continuavo indefessa a scrivere tutti a mano.

Il primo libro scritto completamente al pc è stato questo, tranne gli appunti iniziali vergati come sempre in stile amanuense su quindici quadernoni.

Ora, dopo 10 anni, a mano non so quasi più scrivere; mi limito a frasi brevissime o numeri, e di conseguenza anche il callo dello scrittore è praticamente scomparso.

Però oggi, mentre mi lavavo le mani ho sentito qualcosa di duro sotto il dito indice destro.

Tra la prima e la seconda falange, dietro, ho visto una fiacchetta spessa e bianca.

All’inizio non capivo cosa potesse essere ma ora, guardando il Logitech blu con rotella centrale posato sulla mia scrivania, ho realizzato.

E’ il callo da mouse.

©Mitì Vigliero

Confessione

di Placida Signora - 2 dicembre 2009

Devo confessarvi una cosa.

Una cosa che va controcorrente.

Una cosa per nulla progressista.

Una cosa per niente alternativa.

Una cosa che non è più di moda.

Una cosa che non è né snob né chic. 

Una cosa che è l’esatto opposto di quello che dichiara in questi giorni ogni intellettual trendy che si rispetti.

Lo confesso:

Io adoro
Fare e ricevere regali.
E l’Albero e il Presepe.
E i nastri luccicanti.
E le lucine intermittenti.
E i canti natalizi.
E gli auguri.
E il cenone/pranzone coi miei cari.
E i baci sotto il vischio.
Insomma:
Io adoro il Natale.
 

E ora che ve l’ho confessato, torno a fare pacchetti (s’allontana al galòp seminando pezzetti di carta colorata e scintillanti fiocchetti dorati).

Placide Soddisfazio’

di Placida Signora - 24 novembre 2009

 

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Oggi sono al galòp, ma scrivo due righe veloci per dire che
mi hanno assegnato
l’Ecletic Site Award – Premio Internazionale per il Web Eclettico
.

M’appunto commossa e fiera il badge sul template, e ringrazio con un bacio.

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