Serate
E riunire una sera persone che ami, familiari ed amiche e a cena, seduta a capotavola – dove ti mettono stile Matriarca, ma lo sono, davvero, la più grande – osservarle chiacchierare fra loro, ridere, scherzare, mangiare di gusto, parlare e ascoltare.
E vedere la ragazza bionda, che l’anno scorso ha reso insonni me e suo padre per la preoccupazione dovuta alla sua salute; vederla ridere e divorare la focaccia col formaggio che da tanto sognava, sotto lo sguardo soddisfatto e allegro di tre medici – amici e fratelli miei – che l’han seguita, amata e coccolata come noi.
E vedere la giovane splendida coppia che con gli occhi che brillano ti racconta progetti di vita e lavoro, gioiosa e tranquilla, determinata e sorridente.
E vedere due bimbi che s’incontrano per la prima volta, lui maschio, tuo adorato nipote “di sangue”, lei femmina, figlia dell’amica più cara, un anno di differenza; dolcissimi e belli, tanto, ambedue, che appena si vedono iniziano a chiacchierare e giocare come si conoscessero da sempre.
“Io ho un dente che mi balla” fa lui.
“Io tre” fa lei.
E si mettono uno di fronte all’altro, con le bocche spalancate come due passerotti, tastandosi a vicenda i denti ballerini con espressioni fra l’orripilato e il divertito, di quel divertimento meravigliosamente irresistibile tipico solo di quell’età, che chiamo “sc-ciopar di stupidera“.
E fra il profumo della farinata e della focaccia, cullata da voci amiche e amate, mentre fuori il mare sospirava lungo le rive dell’antico porto, io ho passato una delle serate più belle e serene della mia vita.
Grazie, di tutto, a tutti.





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