Proverbi
L’acciuga ha ventiquattro virtù e ogni ora ne perde una: quali siano tutte le 24 in realtà non lo sa nessuno, ma è certo che l’acciuga, a meno che non sia in vasetto sott’olio o sotto sale, deve essere consumata freschissima.
Chi sala le acciughe in aprile, perde sale, acciughe e barile: alias fare molta attenzione nel periodo in cui si conservano le acciughe sotto sale. I saggi suggeriscono, come mese ad hoc, luglio, per poi iniziare a mangiarle a Ognissanti.
L’acciuga vuol nuotare tre volte: nell’acqua, nell’olio, nel vino: proverbio greco;ossia nell’acqua di mare, nell’olio in padella e nel vino nello stomaco.
Ficus post apuam: un fico dopo l’acciuga, consigliavano gli antichi romani. Il perché bisognerebbe chiederlo a loro.
Una piccola acciuga nel piatto vale più che un tonno in mare: proverbio francese simile a meglio un uovo oggi che una gallina domani, perché bisogna sempre accontentarsi di ciò che si ha.
Una piccola acciuga nuota tanto quanto una grossa cernia: proverbio spagnolo. Anche i pesci, come gli uomini, in fondo sono tutti uguali.
Sentir cantare le alici nell’acqua o Sentire il coro delle acciughe nell’acqua: proverbio portoghese usato per definire una cosa improbabile, se non impossibile.
La gatta vorrebbe mangiar le acciughe, ma non pescare: proverbio comune in tutto il Mediterraneo, usato per indicare colui(o colei) che vuol godere i frutti senza faticare per ottenerli.
Infine, secondo i toscani, Non v’è piccola acciuga che non speri di diventar balena. E lo Strafforello, noto studioso di proverbi del XIX sec., così spiegava: “Non v’è deputato così ciuco che non speri di diventar ministro o almeno sottosegretario”.
Modi di Dire
Far l’acciuga in barile: non compromettersi, far finta di niente, non farsi notare in nessun modo così come un’acciuga decapitata, salata e stipata in un barile insieme alle sue simili passa inosservata perché identica alle altre.
Pigiati come acciughe: stare in un luogo angusto e affollatissimo, come può esserlo solo un barile o un vasetto d’acciughe.
Il salto dell’acciuga: simile al salto della quaglia di montecitoriana memoria. Come le acciughe in branco in fuga, per salvarsi la pelle saltano e cambiano vicine di corsa, così i politici nel branco del parlamento per salvarsi la poltrona saltano scranno e alleati, cambiando cioè spesso e volentieri partito e ideali.
Vale come l’argento delle acciughe: detto di cosa di nessun valore, se non apparente. Le squame dell’acciuga scintillano come argento, ma dopo poco che l’acciuga è stata pescata, il luccicore scompare (insieme alla freschezza del pesce) . Difatti che è puro argento d’acciuga si dice scherzosamente di un oggetto o gioiello di finto argento il quale, dopo un po’ che viene usato o indossato, diventa nero, macchia la pelle ed emana il tipico, puzzolente odore di metallo caldo, assai simile a quello del pesce poco fresco.
Esser secca come un’acciuga o essere un’acciuga: si dice di persona molto magra.
Acciughina: è la lepisma, quell’insetto senz’ali abbastanza schifosino che si nutre di carta, conosciuto anche come pesciolino d’argento.
Acciugaio è notoriamente il venditore d’acciughe ma anche, per i commercianti di libri antichi, il modo per definire un libro di nessun pregio, buono soltanto per avvolgergi – appunto – le acciughe al mercato.
Il Dizionario Fanfani riporta:
“Ad uno il quale si lamenti che gli dolga la testa, sogliamo dire per ischerzo Benedette le acciughe!, poiché quelle salate son prive della testa”
Da parte loro i liguri, per definire una persona un po’ stupida, dicono che ha un çervellu cumme ‘e anciùe, sia perché il cervello suddetto è piccolissimo, sia perché le acciughe conservate vengono vendute senza testa.
In Emilia s’usa il gentil detto Ha due acciughe sotto le ascelle per definire una persona affetta da puteolenti problemi di traspirazione.
A Milano pantaloni tagliati male e in tessuti chiassosi erano detti “bragh de anciuatt“, da venditore di acciughe
Infine a Genova s’usa la definizione Pescôu d’anciue cö pignêu, pescatore d’acciughe col pinolo, atta a classificare un pescatore leggermente strambo che utilizza una curiosa tecnica secondo la quale si pesca stando accosciati a pelo d’acqua, tenendo un pinolo incastrato fra le natiche: quando l’acciuga abbocca, si stringono le natiche e ci si alza rapidamente.
E’ ovviamente un motto scherzoso riferito a chi di pesce e pesca non capisce proprio nulla, molto adattabile a quel celebre giornalista che circa trent’anni fa scrisse, su un famoso quotidiano, un lungo, romantico articolo in cui raccontava come i pescatori andassero di notte a pescare i bianchetti coi palamiti.
Solo che i palamiti sono attrezzi da pesca costituiti da una lunga corda a cui sono annodati ami talmente grossi che il bianchetto, se proprio volesse farsi pescare da uno di quelli, dovrebbe incastrarcisi a forza sulla punta, in una sorta di faticosissimo harakiri.
© Mitì Vigliero , da L’Alice delle meraviglie , Marsilio.

M’è venuta voglia di frittura O____o
Baol, chissà perché…;-*
Sempre molto interessante, ed un piacere, leggerti .. ciao
Claudia (Alias Lavia)
hahahahah delizioso! magari ci faccio un post e ti cito, bella idea. Io sto facendo una raccolta di ricette con le acciughe :-))
e vedrò di procurarmi anche il libro, chissà se c’è il detto livornese “andà a pettinà le acciughe” cioè fare una cosa inutile, perder tempo :-))
Ciao
Cristina