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Le Ricette di Casa Placida: Ragù di Tonno Fresco

di Placida Signora - 31 maggio 2011

Un ragù molto appetitoso e profumato per una pastasciutta che può servire da piatto unico.

Per 4 persone:

1 trancio di tonno da 350 gr
250 gr di salsa di pomodoro
2 cipolle di Tropea piccole
vino bianco secco
2 spicchi d’aglio
3 chiodi di garofano
origano
rosmarino
olio d’oliva
sale e pepe

In una ciotola mettere il tonno a marinare nel vino bianco a cui siano stati aggiunti gli spicchi d’aglio schiacciati, i chiodi di garofano, l’origano e il rosmarino.
Lasciarlo lì per almeno 2 ore.
In una padella dai bordi alti, far rosolare nell’olio le cipolle affettate non troppo sottili, unire il tonno ben sgocciolato dalla marinata e rosolarlo accuratamente girandolo spesso.
Coprire il tonno con la salsa di pomodoro, salare, pepare, abbassare la fiamma, mettere un coperchio su metà pentola a lasciar cuocere piano piano per 40 minuti abbondanti, mescolando spesso perché non si attacchi e facendo ben restringere la salsa.

Bollire la pasta (io preferisco spaghetti grandi o bucatini), scolarla, versarla direttamente nella padella del ragù, mescolare bene, spolverare di origano e servire.

© Mitì Vigliero

Toccaferro in Pillole: i Fagioli

di Placida Signora - 30 maggio 2011

Anche se oggi pochi lo ricordano, i fagioli sono sempre stati considerati potenti talismani: proteggono i bambini, cacciano gli influssi maligni e portano in genere fortuna.

Gli Egizi li consideravano simbolo di immortalità, e per questo li ponevano nelle tombe; gli antichi Romani invece li gettavano nel fuoco per sortilegio e gli Scozzesi ne indossavano collane per proteggersi dalle stregonerie.

Sempre in Scozia si crede che esista il “muluka bean”; un fagiolo magico che non solo rende immuni dal malocchio, ma appeso al collo del bambini cambia colore e diventa nero quando questi sono minacciati da una malattia.

Gli Inglesi, quando vogliono maledire qualcuno, usano la frase: “I will give him beans”: (“Gli darò dei fagioli”) forse per indicare il potere che i fagioli hanno contro gli spiriti cattivi, o forse intendendo…altro (“beans” in gergo significa anche testicolo).

In alcune regioni del Nord Europa, si nasconde nel dolce di Natale un fagiolo crudo: colui che lo troverà avrà fortuna per tutto l’anno seguente.

Invece in Abruzzo si crede che i lampi notturni brucino i fiori del fagiolo, mentre nel Piacentino esiste la convinzione che non vadano mai seminati nei mesi con la erre.

In ogni caso,  possono essere anche usati come amuleti amorosi; in Sicilia si crede che una ragazza che voglia conquistare (o riconquistare) un uomo, non debba far altro che posare sulla strada che l’uomo solitamente percorre sette fagioli disposti in cerchio: se l’amatobene li calpesta, l’amore è assicurato. Altrimenti, meglio trovarsi un altro fidanzato.

© Mitì Vigliero

Placide Segnalazio’: Elenco in progress di cose belle da leggere e guardare

di Placida Signora - 29 maggio 2011

(Milano 27/5/2011 - foto©jAsOn)

- Dopo questo, la prossima fase è contemplare i lavori in corso, di Andrea Beggi

- Come si fa un libro, di Personalità Confusa

- Al Salone del Libro vanno anche i peggiori, di Sandrone Dazieri

- Schegge di Liberazione 2011, un e-book da scaricare

- M’è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico, un e-book di Enrico Bianda, ed Webgol da scaricare

- La primavera sembra fare sul serio, di Daniela Farnese

- Donne del Risorgimento: Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati, di Skip

- Brianza Siren, di Brianzolitudine

- La vita sociale di una bambina di 4 anni, di Panzallaria

- La febbre del sabato pomeriggio, di Fabio Altomare

- I morti sorridono di più, di Mentz

So’ diventata suocera, di Lia

- Somma 40, di Novecento

Metafisica del mio terrazzo, di Scorfano

Preferenze, di Alberto Ragni

La cipolla di Maillard, di Dario Bressanini

- Liguria ricette: sciroppo e frittata di rose, di Tittieco

- Per gli amanti dei gatti:  il tumblr Miezekatzen

- Per gli amanti dei gufi: il tumblr Hey y’Owls!


Risalire la china, da I nasoni di Joshua Held

Toccaferro in Pillole – Il Destino è scritto negli Antichi Testi: la Bibliomanzia

di Placida Signora - 27 maggio 2011

Un tempo si credeva che i libri classici quali la Bibbia, i Vangeli, la Divina Commedia, l’Eneide, l’Odissea eccetera, potessero essere interrogati quasi come i tarocchi.
Questo metodo di divinazione si chiamava, e si chiama,  Bibliomanzia.

Ci si poneva mentalmente una domanda ( Es: “Il mio progetto andrà a buon fine?” “Mi ama davvero?” “Che futuro m’attende?” ecc.) e poi si apriva a caso il testo prescelto leggendo la prima frase o verso che capitava sott’occhio, interpretandolo come risposta (nella Bibbia i più usati come consultazione erano i Proverbi).

Altrimenti con uno spillo, tenendo gli occhi chiusi e concentrandosi sulla domanda, si forava a caso il volume aperto sempre a caso; nell’ultima delle pagine che risultavano forate, bisognava leggere la parola che recava il segno dello spillo .

Ad esempio se la parola bucata fosse stata “fiore”, la risposta sarebbe stata “il tuo progetto (o il tuo amore, il tuo futuro ecc) fiorirà”; se fosse stata “fuoco” si poteva interpretare “tutto sarà luminoso” oppure “attento a non scottarti”; se fosse stata “lento” si poteva pensare a “senza novità particolari” o a “non avere fretta”, “procedi con prudenza” e così via.

In tempi più recenti, venivano usati come divinatori anche i libri semplicemente più amati.

Volete provare anche voi?

PS Sconsigliati i testi conservati nei Kindle ;-)

© Mitì Vigliero

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Parole e Promesse: Proverbi e Modi di Dire

di Placida Signora - 26 maggio 2011

Un tempo venire considerati uomini di parola” era una questione d’orgoglio; “mantener fede alla parola data” voleva dire mantenere reputazione, stima, onore e dignità, cose allora considerate più importanti della vita stessa.

Però l’universale saggezza popolare vecchia di secoli e secoli, attesta che già nei tempi passati una cosa era promettere, un’altra mantenere.

Chi promette in debito si mette insegnavano i saggi nonni ai nipotini, ben sapendo loro per primi che “Quel che si promette ai fanciulli e ai disperati bisogna averlo in mano“; infatti non v’è nulla di peggio che far capire presto agli infanti quanto poco ci si debba fidare degli adulti, o illudere chi già sta male per i fatti suoi con false promesse.

Eppure spesso, soprattutto nel momento del bisogno e della necessità, bisogna per forza “prendere in parola” solo mezze parole captate magari a fatica in mezzo ad un “diluvio di parole molto gentili e fascinose come allettanti sirene ma che poi, all’atto pratico, si rivelano solo miraggi di chimere, perché colui che aveva promesso anche pur vagamente, quasi sempre quella parola se la rimangia.

Siamo ben consci che tra il promettere e l’ottenere si smarrisce il mantenere“; ma rimanere sospesi in situazioni incerte, solo “tenuti in parola” da chi  ha fatto promesse da marinaio” può deprimere e innervosire.

Vi sono  persone davvero specialiste, soprattutto nei momenti di buia crisi o di eccitato entusiasmo, a “prometter mari e monti” (o “vacche dalle corna d’oro“, come dicono gli olandesi); eppure bisognerebbe ormai aver capito che “Il mescere, non il promettere, riempie il bicchiere“ (Germania), che “Pane promesso non riempie lo stomaco“, “Legna promessa non accende la stufa“ (Russia), “Medicina promessa non cura“ (Cina), “Legge promessa crea delitti” (Francia) e “Ricchezza promessa porta miseria“.

Sarebbe importante invece seguire quel vecchio proverbio dal duplice significato che recita “Chi promette nel bosco, mantenga in città“; le promesse fatte in un momento “diverso” dal solito, lontano sia materialmente che metaforicamente dalla quotidianità, che sia un momento del pericolo collettivo o uno in cui ci si sente tutti particolarmente allegri, rilassati e bendisposti, devono essere sempre mantenute una volta tornati alla normalità.

A essere solleciti, accorti, generosi, rassicuranti “solo a parole” sono buoni tutti, ma “Il promettere è la vigilia del dare“: crea aspettative e fiducia.

Promettere una capra e non dare un pelo della sua barba“, come dicono i greci, è non solo crudele, ma anche pericoloso:  “Le promesse spesso rompon le ossa” (Portogallo) poiché “Promessa non mantenuta vale proprio una battuta“, non di spirito ma di randello.

Chi promette in fretta se ne pente con calma” e “Pazzo è colui che non potendo dare un pollo promette un bue“ (Spagna); eppure di “promettitori” professionisti (citati anche dal Boccaccio nel Decamerone,VIII, 2) pare sia pieno il mondo; gente che pur di raggiungere i propri fini sarebbe disposta a promettere, secondo gli armeni, “Il latte delle galline e un giro in volo sulla groppa del mulo“.

Quindi ancor più pazzo è colui che ci crede, visto che ormai è noto a tutti che: “Il furbo promette e lo sciocco aspetta“.

© Mitì Vigliero

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