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Per la Serie “Quando un’immagine vale più di mille parole”: Lunedì

di Placida Signora - 17 gennaio 2011

Placide Segnalazio’: Cose belle da leggere sui blog

di Placida Signora - 16 gennaio 2011

Un elenco sempre in progress
Buona lettura!


- Quelli che stanno scappando, di Nemo

- Per sempre, di Daniela Farnese

- Mi avevi scelto tu, di Many

- Anno nuovo, vita vecchia, di pm10

- E’ stata una vertigine, di Noeyalin

- Da Parigi a Parigi: la mia seconda maggiore età, di Ataru

- Singola, uso doppia (Casa Potts), di MrPotts

- Il tram che ha fatto storia (San Francisco può attendere) di Alessio Baù

- No knead bread (pane senza impasto) anch’io!, di Elena Chesta

Chi l’aglio mangia, d’aglio sa: rimedi contro il puteolare.

di Placida Signora - 14 gennaio 2011

Se come me amate l’aglio, ma spesso evitate di mangiarne onde sfuggire gli “effetti collaterali” socialmente sgradevoli, provate a seguire questi consigli tratti dal mio Saporitissimo Giglio.

Innanzitutto sveliamo un arcano: perché l’aglio puzza?


Tutta la pianta, ma in particolare il bulbo, contiene allicina (alliisina , glucoside solforato), un enzima (alliinasi), vitamine A, B1, B2, C e niacina (vitamina del complesso B).

L’alliisina è inodore ma, per l’azione dell’alliinasi che si libera e agisce quando l’aglio viene schiacciato, si trasforma dapprima in allicina e successivamente in disolfuro di allile (la genina del glucoside), cioè i principi attivi più importanti che diffondono l’odore tipico dell’aglio.

L’alliisina e il disolfuro di allile sono sostanze molto volatili che si dissolvono facilmente nei liquidi e nei gas.
Una volta in circolo si propagano ovunque negli organi e nei tessuti e coinvolgono così l’intero organismo agendo, con maggior intensità, sugli organi attraverso i quali vengono eliminati: i polmoni, i bronchi, i reni e la pelle.

Per questo, dopo aver mangiato ad esempio una bagna cauda, emaniamo odore anche dai capelli e dai vestiti…

Ecco una serie di metodi depuzzanti che dovrebbero  mitigare gli effetti dell’allicina perlomeno sull’alito:

-Masticare foglie di salvia o prezzemolo (la clorofilla contenuta funziona da deodorante naturale, rinfresca l’alito e neutralizza il tipico odore).

-Masticare alcuni chicchi di caffé.

-Bere un decotto di menta e liquerizia

-Masticare un bastoncino di liquerizia (di quelli legnosi)

-Masticare qualche seme d’anice

-Mangiare lentamente un cucchiaino di miele.

-Mangiare lentamente una mela intera o grattugiata.

-Bere una grappa o una sambuca.

-Bere un canarino (implume: scorza di limone in acqua calda).

-Bere un sorso di latte o qualche cucchiaino di yogurt.

-Bere un sorso di vino rosso (tradizione popolare francese)

-Masticare lentamente due compresse di carbone vegetale

-Bere del bicarbonato

-Ciucciare uno spicchio di limone

-Ingerire un intero spicchio d’aglio prima di mangiare cibi a base di aglio (tradizione popolare greca, dicono che funzioni, ma sono lievemente scettica…)

-Risciacquare la bocca con un colluttorio preparato con soluzione di cloramina all’1%; il cloro che si libera, venendo a contatto coi tessuti, deodora completamente l’olio essenziale, perché reagisce chimicamente con esso.

-Non mangiare aglio. Ma che tristezza, però…;-)

©Mitì Vigliero


Per la Serie “Sono in convalescenza e ho solo voglia di giocare”: Li traduciamo?

di Placida Signora - 13 gennaio 2011

Una fanciulla francese che si chiami Geneviève sembra istintivamente più fascinosa di una sua omonima italiana che si chiami Genoveffa.

E così tradurre nella nostra lingua tanti nomi di personaggi famosi stranieri pare – chissà perché – immediatamente ridimensionarli…

Facciamo una prova? (Va bene anche il maccheronico ;-)

Tom Cruise - Tommaso Crociera
Nicholas Cage - Nicola Gabbia
Tom Hanks - Tommaso Matasse
Kevin Bacon –
Kevin Pancetta
Helen Hunt - Elena Caccia
John Carpenter - Giovanni Falegname
Oliver Stone - Oliviero Pietra
Ricky Martin - Riccardo Martino
Robbie Williams - Robertino Guglielmi
Freddie Mercury - Alfredino Mercurio
James Brown - Giacomo Marrone
Stephen King –
Stefano Re
Louis Armstrong – Luigi Fortebraccio
Michael Schumacher - Michele Calzolaio
Naomi Campbell – Naomi Campocampana
Peter Pan –
Pietro Pentola
Rodriguez Zapatero - Rodrigo Calzolaio
Charlie Brown -
Carlo Marrone
Sandra Bullock -
Sandra Manzo
Johan Sebastian Bach – Giovanni Sebastiano Ruscello
Albert Einstein -
Alberto Unapietra
William Shakespeare –
Guglielmo Scuotilancia
Paul Newman –
Paolo Uomonuovo
John Frog - Giovanni Rana

Altri?

Wanted d’Autore: I Pittori degli Impiccati

di Placida Signora - 12 gennaio 2011


(Leonardo da Vinci: Bernardo Baroncelli)

Vi fu un tempo in Italia in cui grandi pittori vennero incaricati di dipingere ritratti che avevano la stessa funzione delle odierne immagini segnaletiche delle forze dell’ordine, quelle con su scritto “Wanted”; opere usa e getta, che venivano cancellate una volta catturato o graziato il colpevole latitante.

Uno dei primi “ricercati” in questo modo fu Muzio Attendolo detto Sforza, capostipite della celebre famiglia.

Da ragazzo, mentre stava zappando un campo paterno, vide arrivare un drappello dell’esercito papale che batteva lo Stivale per arruolare gente.
Anziché lanciare in aria una monetina, usò per decidere il suo vigore fisico (non per nulla lo chiamavan “sforza”); gettando la zappa contro una quercia esclamò “Se cade a terra, resto: se si pianta nel tronco vado”.

Andò, divenendo uno dei più famosi condottieri pontifici; nel 1413 si ribellò al Papa schierandosi col Re di Napoli che ne appoggiava un altro (in quel periodo ce n’erano ben 3, di Papi).

Il Pontefice allora lo fece dipingere (da artisti il cui nome non ci è giunto) su tutte le porte e i ponti di Roma, ritratto appeso per un piede (simbolo di latitanza), con una zappa nella mano destra e nella sinistra un cartiglio con su scritto:

Io son lo Sforza, villano e traditore, che dieci tradimenti ho fatto alla Chiesa contro il mio onore”.

Per la cronaca, non fu mai catturato.

Andrea del Castagno, dopo la Battaglia di Anghiari (1440), su ordine delle autorità fiorentine dipinse – sulla facciata del Palazzo del Podestà – l’effigie impiccata dei latitanti Albizi e Peruzzi: fece un lavoro così bello che, nonostante la creazione di altre opere meravigliose, il poveretto da allora fu chiamato “Andrein degli Impiccati”.

Sempre a Firenze nel 1479 alcuni partecipanti alla Congiura de’ Pazzi vennero acciuffati ed impiccati immediatamente alle finestre del Palazzo del Bargello: passava di lì Leonardo da Vinci il quale, antesignano dei fotoreporter, non si lasciò sfuggir l’occasione e ritrasse rapidissimo su un foglio il cadavere di Bernardo Baroncelli penzolante per la gola.

Però molti altri congiurati riuscirono a fuggire e così le autorità commissionarono a vari artisti di ritrarli appesi per un piede sulle facciate dei Palazzi più in vista; così fece Sandro Botticelli, il quale immortalò sulla porta della Dogana i contumaci membri della famiglia dei Pazzi.

Andrea del Sarto invece, come racconta il Vasari, incaricato nel 1529 di dipingere sulla “facciata dov’è la Mercatanzia Vecchia” i ritratti d’un paio di capitani che erano fuggiti con le paghe dell’esercito, temendo di “acquistare come Andrea del Castagno il cognome (soprannome, ndr)  delli Impiccati” disse che li avrebbe fatti fare al suo allievo Bernardo del Buda e invece, tirata una lunga tenda davanti alla facciata, “v’entrava egli di notte et usciva similmente che non fussi veduto, e li condusse di maniera, che quelli vivi e naturali parevano”.
La stessa cosa fece con i ritratti di alcuni cittadini ribelli sul Palazzo del Podestà, “i quali finí egli, e ne dette il nome a Bernardo che il dí a tutte l’ore saliva e scendeva, perché ne fusse veduto”.

Quando si dice il Genio, eh?

© Mitì Vigliero

(PS. Le immagini degli impiccati di Andrea del Sarto sono tratte da qui)

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